[EDIZIONI RADIO SPADA] Intervista a M. Simonetti, autore de ‘La verità sul Piano Kalergi’

kalergi

 

RS: Matteo, hai scritto il primo libro in italiano sul piano Kalergi. Che cos’è questo piano?

M. Simonetti: Si tratta del primo libro in italiano, è vero, ma soprattutto del secondo in assoluto. Ciò che si trova in rete è, senza esclusione, la visione della punta dell’iceberg, un approccio superficiale, dal punto di vista storico e filosofico, alla questione. Questa assenza di studi completi cozza, apparentemente, con la caratura politica di un personaggio che è considerato il padre dell’Unione Europea, di un pensatore al cui nome è intitolato un prestigioso premio, ancor oggi ritirato dalle figure più importanti del panorama politico. Il lettore scoprirà, nel corso della lettura, come mai non sia stato fino ad oggi affrontato uno studio serio sul pensiero e l’opera di Kalergi. Chi affronterà questo testo realizzerà gradualmente la dimensione di ciò che “dev’essere taciuto”.

Nel titolo del mio libro si legge “piano Kalergi”, come se fosse tutta farina del suo sacco. In realtà Kalergi non è che uno degli attori, forse il prescelto “esteriormente” per portare a compimento un progetto ideato e realizzato anche e soprattutto da altri.

Il Piano Kalergi, possiamo convenzionalmente continuare a chiamarlo così, è un elemento della mondializzazione, il più importante perché è quello che insiste sui luoghi, gli Stati europei, nei quali la storia delle identità e delle differenze ha vissuto i suoi momenti più felici. Attaccare in tal senso l’Europa è sancire di fatto la vittoria totale del globalismo.

Il tentativo di eliminare le differenze, siano esse nazionali, identitarie, culturali, religiose, etniche, della produzione economica e del consumo o quelle fisiognomiche e giuridiche non fa differenza: ciò è quello a cui mira tale progetto. Non si tratta di qualcosa di totalmente nascosto, bensì di qualcosa di subdolamente realizzato, innanzitutto attraverso l’arma più potente disponibile dopo la prima guerra mondiale: la propaganda ideologica. I popoli vengono convinti che per vivere in pace basta semplicemente eliminare le cause di ogni sorta di conflitto, ovvero, appunto, le differenze. Quando scompariranno i popoli non vi sarà più possibilità di guerra tra gli stessi. Quando vi sarà un unico Stato non vi saranno più conflitti tra Stati, ma la semplice risoluzione di un problema interno, attraverso un’azione di polizia. I popoli vengono così convinti dell’ineluttabilità e della bontà, anche per loro stessi, della loro scomparsa, del loro suicidio. In quanto elemento della mondializzazione, i fautori del Piano Kalergi sono gli stessi di questa, genericamente intesa.

 

RS: Come si fa a dire che in Europa è in atto il piano Kalergi? C’è qualche prova di sorta?

M. Simonetti: Certamente abbiamo delle prove. Dal punto di vista storico la mia analisi su documenti, rapporti, spostamenti di denaro e via dicendo non lascia spazio a dubbi. Al di là della genesi e della costruzione, cioè guardando agli effetti, l’Europa in cui viviamo, tecnocratica, centrata sulla finanza, incapace di darsi una costituzione con dei valori fondanti, martoriata da una immigrazione incontrollata (o meglio, perfettamente controllata da chi la vuole), culturalmente e demograficamente decadente, stupidamente buonista e progressista, dominata a dispetto dei popoli da minoranze poco aristocratiche, inebriata dai fumi di un modernismo miope, è esattamente l’Europa che Kalergi propone sin dal 1925, quella alla quale lavora per quasi 50 anni.

 

RS: Cerchiamo di inquadrare Kalergi nel suo contesto storico-filosofico, da chi è influenzato? A chi si contrappone?

M. Simonetti: Kalergi si inserisce prepotentemente in una lotta secolare tra la sacralità, la tradizione, l’idea da una parte e il razionalismo, l’utilitarismo, la dissacrazione dall’altra. Kalergi parteggia ovviamente per il secondo schieramento. Il suo pensiero è chiaramente un pensiero positivista, scientista anche, intriso di una certa “apocalittica” di ascendenza ebraica. Se sembra tenere a mente il pensiero di Spengler, Nietzsche e di altri grandi filosofi dell’elogio della diversità, non li comprende e spesso addirittura ne inverte le conclusioni. E’ pressoché coevo alla Scuola di Francoforte e ad Heidegger, ma di questi non coglie la critica alla Tecnica e ai suoi pericoli. La sua lettura della Tecnica è del tutto ingenua e si concretizza in un elogio senza distinguo. Suoi alleati sono la massoneria, un certo ebraismo e il mondo anglosassone; suoi nemici sono ogni “particolare”, il sentimento nazionale (e non solo quello “alla Fichte”), i popoli dell’identità.

 

RS: È vero quanto si legge online, ovvero che sarebbe in atto uno “sterminio silenzioso” dei popoli europei?

M. Simonetti: Ovviamente non nel senso i sterminio fisico degli individui, i quali per ora sono “solo” più impoveriti e angustiati. Ma se per “sterminio dei popoli” intendiamo la scomparsa di ciò che significa popolo, cioè identità collettiva, cultura, lingua e storia comuni, questo è senz’altro vero. I popoli europei già si sono culturalmente appiattiti, sacrificando loro stessi, in uno scialbo americanismo. La profondità del pensiero mitteleuropeo o mediterraneo è stata rinnegata scimmiottando un edonismo materialista, i cui guru sono finti “maitres à penser” relativisti. Certamente, in questo sterminio è centrale il ruolo dell’immigrazione selvaggia (tema che però in Kalergi è presente ma non troppo centrale). Questo tema, sul quale spendo molte pagine, più che altro è una conseguenza necessaria di alcune convinzioni e movenze, come l’idea di creare una massa informe al servizio di una nuova aristocrazia, che invece in Kalergi è molto importante.

 

RS: E quant’è vero che il piano punterebbe a legittimare qualunque minoranza per favorire il caos?

M. Simonetti: Il Kaos è certamente alleato del mondialismo. Kaos significa disordine, quindi aumento dell’entropia, quindi eliminazione delle differenze. Il Kaos politico distoglie i sudditi dall’espressione del dissenso e in tal senso è certamente ricercato. Ma certamente non è una minoranza qualunque quella favorita dal piano, si tratta di una minoranza ben individuabile. E’, per dirla con le parole di Kalergi, la nuova herrenrasse, quella ebraica dei finanzieri cosmopoliti, spesso dislocati in America, quella che se ne avvantaggia. Il Kaos non è un fine, ma il mezzo che tale élite utilizza per mantenere il controllo sulle masse.

 

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