[EDIZIONI RADIO SPADA] Kalergi: non come Carneade, ma quasi

 

kalergi

 

 

ANTEPRIMA – pubblichiamo uno stralcio da “La verità sul piano Kalergi. Europa, inganno, immigrazione” di Matteo Simonetti, Ed. Radio Spada, 2015 [ordina qui la tua copia!]. Il passo scelto mostra l’importanza e l’originalità di questo volume nel panorama culturale non soltanto europeo.

Non come Carneade ma quasi. Il nome del conte Kalergi fino a pochi mesi fa era pressoché sconosciuto ai più. I più non sapevano neanche che non fosse sconosciuto ad una minoranza, la quale invece lo teneva in gran considerazione. Oggi invece, in un lasso di tempo brevissimo, compare in migliaia di pagine internet. Digitandolo nei motori di ricerca, gli odierni tribunali della popolarità, si registrano numeri notevoli di “found matches”. Come per i cosiddetti video virali, la rete rimpalla da un sito all’altro articoli, quasi sempre gli stessi tradotti in varie lingue, presentando sporadicamente, ma in maniera crescente, anche nuovi studi e dichiarazioni d’opinione. Si tratta quasi sempre di citazioni dirette piuttosto striminzite, relative a tre o quattro periodi tratti da un’importante opera di Kalergi, Praktischer Idealismus, che insieme non fanno una paginetta. In compenso sono condite da riferimenti ad alcuni avvenimenti biografici. Il tutto, quasi sempre, non è soggetto alla minima verifica, al riscontro delle fonti, ad un esame attento dei contesti.

Questione del tutto diversa è quella relativa agli scritti sulla figura di Kalergi come ideatore della Comunità Europea, incentrati sul suo Paneuropa e sulle concrete azioni di promozione politica in questo senso. Su questo aspetto il materiale, seppur minore, è di qualità maggiore e comprende vari studi di livello universitario, i quali rivelano invariabilmente una posizione “euro-ottimista”, quando non si collegano direttamente ad iniziative di celebrazione e di riflessione “non critica” sull’attuale Europa.

Nel primo dei casi citati, a Kalergi si addossa la nefasta responsabilità di aver immaginato prima, e poi di essersi prodigato per la sua realizzazione, l’attuale compagine europea nella forma che oggi conosciamo. Nel secondo lo si incensa per lo stesso motivo. Si naviga però su due binari diversi, sia per quello che riguarda le opere prese in esame, sia per il periodo di riferimento dell’attività dello scrittore, più tardo nel primo caso e più recente nel secondo. Sono due mondi che non si toccano, sia a livello contenutistico che per quanto riguarda il linguaggio, il taglio e il “livello” degli studi.

La fioritura di piccoli dispacci che si ritrova in rete riprende, a volte citandola espressamente a volte no, la lettura di Kalergi dataci nel 2005 da Gerd Honsick nel suo libro “Adiòs, Europa – El Plan Kalergi” (Editorial Bright-Rainbow, Barcelona), il cui titolo completo in italiano sarebbe “Addio, Europa. Il Piano Kalergi. Un razzismo legalizzato. Le 28 tesi per distruggere il nostro popolo”.

Gli studi “accademici” invece si rifanno nella maggior parte dei casi a testi pubblicati da e per il movimento Paneuropa, da Kalergi fondato, e a materiali del Centro Studi Kalergi, organo che gestisce l’omonimo premio che ogni anno viene assegnato al personaggio politico che più si è distinto per “europeismo”.

Il resto sono citazioni limitate, all’interno di studi di carattere più generale.

Per quanto riguarda Honsik, il suo testo è una analisi essenzialmente basata su Praktischer Idealismus ed è ritenuta dalla maggioranza la sola esistente, anche perché di questo testo di Kalergi, edito solo in tedesco, non sono più disponibili copie in cartaceo ed è quindi reperibile solo in pdf. La rarità del libro in questione è la stessa che colpisce anche il testo di Honsik, edito solo in spagnolo e di distribuzione nulla. Per la mia ricerca ne ho trovata una sola copia in vendita a Barcellona, riuscendo però a reperire il testo in rete.

Il libro di Honsik, colpito da scomunica per la sua “durezza” politica, è stato preso in considerazione, anche se in una considerazione “malevola”, se non altro perché è considerato l’unica opera, prima di questa, ad affrontare approfonditamente il tema del cosiddetto “Piano Kalergi”.

Si tratta di un testo abbastanza frammentario nel quale vengono enunciate delle tesi e citati a supporto dei passi tratti dall’opera di Kalergi. Mi sembra che il nesso logico e causale tra i due non sia molto stringente. Da ciò che scrive Kalergi non consegue sempre, in maniera necessaria e probatoria, ciò che sostiene Honsik. L’insieme delle tesi si dispiega spaziando in maniera fin troppo libera tra le responsabilità dell’autore di Praktischer Idealismus per le sue parole, quella per le sue azioni, quella dei suoi epigoni, quella degli amici dei suoi epigoni e via dicendo. Detto questo, va rilevato che Honsik, tra le righe dell’opera di Kalergi, focalizza con acume sia le tematiche che poi saranno tra le cause più importanti degli attuali problemi dell’odierna Europa, sia quei temi che a prima vista sembrano eccentrici e stravaganti ma che ad una attenta analisi non possono essere interpretati superficialmente.

In generale il libro di Honsik appare sbilanciato, nel senso che grande enfasi viene posta sul ruolo dell’ebraismo nello scritto di Kalergi e troppo poco spazio e attenzione vengono posti nell’inquadrare l’autore nella sua epoca intellettuale, ad esempio mostrando come i temi da lui affrontati siano gli stessi che nel medesimo periodo occupavano gli altri importanti pensatori, tra gli altri Heidegger, per certi versi, e Adorno, Horkheimer, Spengler, Junger, nonché i politici coevi, Adolf Hitler compreso. I temi della razza, dell’insorgere problematico della democrazia, del ruolo della tecnica, del senso e dell’attività delle élite, dei caratteri negativi della società di massa, sono i tratti distintivi del panorama politico-intellettuale negli anni tra la fine della grande guerra e la prima fase della guerra fredda.

In questo testo cercherò di raggiungere questo equilibrio che in Honsik non si percepisce, senza però alcuna deferenza verso posizioni storiche e politiche preconcette, come sempre d’altronde ho cercato di fare nei miei lavori precedenti.

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Come si spiega questa attenzione, se vogliamo eccessiva, di Honsik per la questione dell’ebraismo? Innanzitutto va detto che lo scrittore ha avuto enormi problemi con la giustizia, scontando anche diversi mesi di prigione per reati d’opinione, cosa che non smetterò mai di criticare e di indicare come cartina tornasole del vero volto della democrazia odierna, con la sua opera precedente: “Assoluzione per Hitler”. Honsik ha pagato il suo essere un revisionista olocaustico e non potremo mai sapere, non vi è mai certezza in questi casi, se il suo adoperarsi “contro” la vulgata olocaustica corrente sia stata frutto di un amore disinteressato per la verità storica, trasformato magari in sentimento di vendetta e di acredine dopo la persecuzione subita, o se invece non sia stata il naturale sbocco di un precedente sentimento di avversione per l’ebraismo in sé.

Una cosa è certa: all’interno dello schema di Kalergi, il modo in cui il Conte dipinge il ruolo e le caratteristiche degli ebrei lasciano davvero a bocca aperta. Questa posizione stride con il resto, sembra una aggiunta posticcia quanto gratuita, e non può pertanto che reclamare attenzione. Questo va detto a parziale discolpa di questa pseudo-maniacalità di Honsik.

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Ma di questi contenuti parleremo diffusamente poi. Quello che va precisato qui, in via preliminare, è che di una certa lettura del pensiero di Kalergi, soprattutto a causa di quest’opera di Honsik, è stata fatta un’appropriazione indebita.

E’ indubbio che i siti internet che si interessano alla questione appartengano perlopiù a uno schieramento ben definito che, più che di estrema destra, definirei antimondialista. La critica ad una globalizzazione guidata, l’opposizione ad un nuovo ordine mondiale nascosto ai popoli, appartiene infatti ad un ventaglio ampio di soggetti, tanto ampio quanto, purtroppo, numericamente ancora irrilevante. Vi si riscontrano istanze comuni alla destra e alla sinistra politiche e ad un tradizionalismo di matrice sia cattolica che ecologista. Se la destra insiste per motivi identitari sul fattore immigrazione, la sinistra si concentra sull’aspetto economico e istituzionale della realizzazione di un piano di cui le masse sono all’oscuro, sulla scia di una visione marxista della storia. D’altronde avremo poi modo di osservare come marxismo e liberalismo economico trovino in Kalergi una sintesi originale (sintesi che tra l’altro opereranno anche i finanziatori senza scrupoli del bolscevismo), sotto forma di una teoria delle élite che vede nel ruolo delle più eminenti personalità ebraiche il suo fulcro.

Ho scoperto però, con mia enorme sorpresa, che il libro di Honsik in realtà non è la sola e la prima analisi sul cosiddetto Piano Kalergi. Vi è un altro scritto, un lungo articolo a firma del Capitano inglese Arthur Rogers, apparso nel 1955 sulla rivista “Free Britain” e poi ristampato a più riprese, sotto forma di un libretto autonomo (Gennaio e Aprile 2004 e poi nel 2010) col titolo “Warburg and the Kalergi Plan” e tuttora disponibile presso la Stevenbooks di Londra.

La mia sorpresa deriva dal fatto che del testo suddetto Honsik non fa menzione nel suo, neanche in bibliografia. Ora, anche da un raffronto tra i due scritti che insistono su pressoché identici temi e riportano le stesse citazioni dai testi di Kalergi, sembra improbabile che Honsik non ne sia stato a conoscenza. Certo, l’opera dell’austriaco, che conta 260 pagine, è tutt’altra cosa rispetto alle 16 pagine dell’articolo di Rogers, ma intercorrendo tra le due 50 anni esatti era perlomeno doveroso non intestarsi la primogenitura della “scoperta”.

Per quanto riguarda le analisi del fenomeno Paneuropa e della figura di Kalergi, va citato il testo “La massoneria”, di Dieter Schwarz, del 1938. Si tratta di una breve storia della massoneria dalla sua nascita all’anno di pubblicazione, che ha poi visto diverse riedizioni e brevi aggiunte.

In questo testo Schwarz condanna Paneuropa come azione massonica. Il fatto che il testo sia scritto da un nazista e la prefazione sia curata da un colonnello delle SS, non mi sembra un buon motivo per non tenerlo in considerazione. Non si tratta, insomma, dei “Protocolli dei savi anziani di Sion” e non mi risulta che qualcuno abbia ancora confutato una qualche sua parte come frutto di allucinazione.

Ci mancherebbe pure che i dati della ricerca storica vadano valutati solo se provenienti dalla parte vincente di un conflitto, perché questa cerca di inculcare senza sosta nei cervelli delle masse sconfitte, ancora oggi dopo 70 anni, generici sentimenti di colpa e la convinzione di essere eredi di mostri da ripudiare (notiamo: questi mostri sarebbero i nostri nonni, a meno che non si convenga che le montagne fossero piene di baldi partigiani e vuote le città). Per fortuna non faccio parte di quelle masse.

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