[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. cardinale Clemente Micara (1879-1965)

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a cura di Piergiorgio Seveso

Prete il 20 settembre 1902, fu più volte nunzio durante i pontificati di San Pio X e Benedetto XV. Eletto arcivescovo titolare di Apamea in Siria, fu consacrato l’8 agosto 1920, fu nunzio In Cecoslavacchia e per quasi un ventennio in Belgio.  Creato cardinale prete il 18 febbraio 1946, divenne poi cardinale per la sede suburbicaria di Velletri il 13 giugno 1946, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti dal 1947 al 1950, prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi dal 1950 al 1953, vicario generale di Roma dal 26 gennaio 1951, più volte legato papale, fu una figura notevole del cardinalato pacelliano.  

Scriveva così il 26 febbraio 1960 nella sua lettera alla segreteria di Stato, indicando i  suoi suggerimenti per il futuro concilio : “Il Sommo Pontefice Pio XII di venerata memoria nella sua immortale enciclica “Humani generis” ha segnalato i gravi errori che serpeggiano “tra alcuni nostri figli che sono ingannati da un incauto zelo per le anime e da una “scienza” di falso nome”  (vedi Acta Apostolicae Sedis, Vol. 42, p. 571).

“(Vanno condannati) così nel campo filosofico:

-l’evoluzionismo, specialmente quale lo insegna Theilard de Chardin;

-l’esistenzialismo, non solo quello ateo, ma anche quello detto “cristiano” che non risulta conciliabile con la filosofia perenne (sana n.d.r.);

-il materialismo marxista e la sua impossibile coesistenza e collaborazione col cattolicesimo, anche sul campo assistenziale e caritative;

-il progressismo detto “cattolico” di alcuni cattolici a tendenze filomarxiste;

-il liberalismo e il capitalismo esagerato, che impedisce la integra applicazione della dottrina sociale cattolica e favorisce la reazione comunista;

Nel campo ecclesiologico:

-Rapporti tra Chiesa e Stato: Tendenze laiciste che spingono eccessivamente la separazione dei due poteri, né parlano abbastanza di subordinazione e di collaborazione dell’autorità civile alla religiosa nei problemi di ordine misto;

-Rapporti tra clero e laicato; tendenze autonomiste eccessive del laicato rispetto al clero, con pretesa critica anche pubblica, e del clero rispetto alla Gerarchia. Pretesa indipendenza dei laici nella soluzione delle questioni sociali, politiche ed anche morali, sia individuali che famigliari, senza la sottomissione ad una positiva direzione da parte della Chiesa docente (Maritain e “l’Esprit” [empia rivista francese degli anni ’50])

Nel campo teologico dommatico:

-Idee non chiare e talvolta errate sul Corpo Mistico. Si distingue ancora da taluni tra “anima” e “corpo” della Chiesa, quasi fosse possibile e sufficiente alla salvezza appartenere esclusivamente all'”anima”, senza appartenere, almeno virtualiter, cioè con desiderio, ALMENO implicito, al “corpo” della Chiesa e quindi con l’obbligo di far parte anche esternamente della Chiesa Cattolica Romana, non appena riconosciuta come l’unica Chiesa di Cristo (vedasi Enciclica “Mystici Corporis” di S.S. Pio XII)

-Eccessiva stima delle attività esterne d’apostolato (troppo sport organizzato da sacerdoti) in confronto con la pratica dei Sacramenti, la cui frequenza è da raccomandarsi particolarmente ai giovani e a quanti sono impegnati nelle attività esteriori; della preghiera e della cultura religiosa; della pratica delle virtù cristiane, non escluse quelle più umili ed APPARENTEMENTE passive: umiltà, purezza, pazienza.

Conseguenti pericoli (da condannare) dell’attivismo e del naturalismo…

Nel campo morale e sociale

Opportunità di richiamare l’attenzione e di confermare, completandoli, gli insegnamenti di Pio XII su vari problemi morali, sociali e politici…

Necessità di un’estreme sorveglianza e di maggiore utilizzazione delle scoperte moderne: radio, cinematografo, televisione per la divulgazione e la DIFESA della verità cattolica.

[…] Necessità di richiamare il clero, specialmente quello addetto al ministero, agli obblighi della degna celebrazione della S. Messa; preparazione e azione di grazie; confessione settimanale, meditazione giornaliera, Santo Rosario, studio sacro (vedasi Enciclica “Haerent Animo” di San Pio X, “Ad catholici sacerdotii” di Pio XI, l’Esortazione “Menti nostrae” di Pio XII)

Opportunità di richiamare il clero secolare e regolare alla retta concezione dell’obbedienza soprannaturale, contro lo spirito di aperta critica della Gerarchia; contro la mancanza di fede nell’assistenza dello Spirito Santo, di cui è assicurata la Gerarchia, non soltanto nell’esercizio del potere d’ordine (amministrazione dei Sacramenti) ma anche dei poteri di magistero e di governo, in tutte le questioni direttamente attinenti alla fede e alla morale.

Ciò per evitare gli errori del razionalismo, dello pseudo-naturalismo o falso misticismo, con appello a speciali carismi o missioni, non CONTROLLABILI dalla Suprema Potestà o dai Vescovi.

[…]

Opportunità di vigilare affinchè l’insegnamento ecclesiastico, specialmente nelle Università Pontificie e nelle Facoltà [cattoliche] sia impartito con maggiore attenzione all’insegnamento del Magistero vivo della Chiesa, regola prossima ed universale di verità, anche per quanto riguarda l’interpretazione delle fonti della Rivelazione: Sacra Scrittura e tradizione orale; dottrina dei Padri e dei Teologi; luoghi ausiliari: storia e filosofia.

Tale maggiore attenzione dovrebbe far evitare lo scolasticismo, ossia l’indugio in questioni non più vive e attuali [vogliamo fare un esempio per tutti? Un tempo una parte della filosofia scotista, oggi lo sciocchezzaio rosminiano e l’”idealismo cristiano”] e il razionalismo, ossia la fiducia eccessiva nei mezzi di ricerca accademici (vedasi Discorso di Pio XII ai Professori e agli alunni dell’Università Gregoriana nel 1953 e Discorso ai Professori e agli alunni del Pontificio Ateneo Angelicum nel 1958)

[…] Tra le principali difficoltà per un ritorno dei dissidenti alla Chiesa di Roma si possono annoverare:

-Ignoranza della vera dottrina della Chiesa Cattolica sulle questioni dogmatiche e sul primato di PIETRO e dei suoi Successori;

-Timore che, unendosi a Roma, gli orientali perdano la giusta autonomia e le loro buone tradizioni [dato che alla cattive dovranno rinunciare n.d.r.]

-Spirito di falso irenismo ecumenico, esistente tra i promotori del movimento e gli “ortodossi”.

Si fanno persuasione di avere la vera fede cristiana, pur non riconoscendo il magistero della Chiesa. credono di essere membri di una stessa “chiesa cattolica”, comprendenti tutte le confessioni “cristiane”, di far parte di un unico “corpo mistico” di cui Cristo sia il solo Capo, universale ed indivisibile, con esclusione di un capo visibile ed unico e di un solo Pastore supremo (vedi condanna di questa teoria nella “Mystici Corporis” di Pio XII).

-Dimenticanza che la proposizione del Magistero Infallibile, essendo conditio sine qua non e la regola prossima della fede cattolica, è necessaria per tutti, affinchè si abbia la certezza soprannaturale di possedere tutta la verità [cattolicesimo integrale n.d.r.] rivelata da Gesù Cristo, senza errori o deficienze.

Non è vero ed è contro le divine promesse di Gesù Cristo che “tutte le confessioni possiedono le verità indispensabili alla salvezza e che tutte hanno errori”.

L’unica Chiesa in possesso di tutta la verità senza errori cioè l’unica Chiesa di Cristo (e l’unica di cui sia possibile accertarlo con segni esterni ed interni) è la Chiesa Cattolica”.

Così chiudeva l’Eminentissimo Micara, vescovo di Velletri, che morì l’11 marzo 1965. E’ inutile notare quanto queste provvide suggestioni siano state disattese da quel concilio