Quando l’omicidio è legale

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di Alessandro Elia

 

Lo scorso 9 marzo il Parlamento europeo ha approvato il “Rapporto sull’uguaglianza tra donne e uomini nella Ue”, in cui si sottolinea anche la necessità di garantire i diritti delle donne alla contraccezione e all’aborto.

L’aborto terapeutico è forse il segno più nitido del decadimento dei nostri giorni. In nome dell’emancipazione della donna, il laicismo assieme al liberalismo e al femminismo, sfruttando la democrazia, ha raggiunto ciò che considera una conquista irrinunciabile: l’omicidio legale. Il “politicamente (s)corretto” la chiama “interruzione volontaria della gravidanza”, ma in realtà è la soppressione intenzionale di una vita umana. Nel 2012 l’Istat ha rilevato 103.191 aborti volontari in Italia. Secondo la World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2008 sono stati eseguiti 43.8 milioni di aborti in tutto il mondo, più di quaranta milioni di vittime innocenti in un solo anno. Si tratta d’innumerevoli vite mai vissute e bambini mai nati. L’ipocrisia infame della nostra società non perde occasione per demonizzare la guerra ma tace dinanzi allo scempio dell’aborto che causa indubbiamente più decessi. Se la Seconda Guerra Mondiale fece 50 milioni di morti, l’aborto ne fa quasi altrettanti in un solo anno. Ogni anno. Il tutto avviene nel silenzio assordante del mondo che resta a guardare e, com’è proprio del pensiero unico dominante, censura chiunque si contrapponga.

 

Bisogna premettere che la donna non è un’assassina. Sebbene l’aborto interrompa una vita umana, la madre non può essere paragonata a un’omicida. Infatti, subito dopo i bambini abortiti, le donne sono le prime vittime. Malgrado esistano casi di colpevole superficialità di alcune donne, le responsabilità maggiori sono di chi lascia senza aiuto la madre in quelle circostanze, o addirittura la incoraggia ad abortire. I fautori e gli ideatori delle leggi che hanno reso lecito l’aborto restano i più grandi colpevoli.

 

Ci sono tre grandi menzogne sull’aborto che si sono fittiziamente radicate nell’odierna società.

 

  1. L’embrione non è un essere umano.

 

Spesso e volentieri ci si riferisce al feto come “un grumo di cellule”. Una simile volgare mistificazione denota ignoranza scientifica o malafede da parte di chi si esprime in questi termini. L’evidenza scientifica dimostra che la vita biologica inizia già dal primo istante della fecondazione e dell’apparizione della cellula primigenia. Al momento del concepimento si forma un nuovo essere umano fornito di una propria struttura e distinto dall’organismo della madre.

Che il feto sia veramente un essere umano è riportato nei più accreditati testi moderni di didattica dell’embriologia e dello sviluppo prenatale.

Ad esempio, in “The Developing Human: Clinical Oriented Ombriology” (2003), di K.L. Moore si trova scritto:  «Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile, o spermatozoo, si unisce ad un gamete femminile (ovulo) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata segna il nostro inizio come individuo unico […]. Uno zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione)».

“In the Womb“, testo pubblicato dal National Geographic nel 2005, riporta: «Le due cellule gradualmente e con garbo diventano un tutt’uno. Questo è il momento del concepimento, quando un unico set di DNA di un individuo viene creato, una firma umana che non è mai esistita prima e non sarà mai ripetuta».

Nel volume “Before We Are Born: Essentials of Embryology” (2008), sempre K.L. Moore afferma che: «Lo zigote è formato dall’unione di un ovocita e di uno spermatozoo, è l’inizio di un nuovo essere umano».

Si tratta di un’evidenza talmente indiscutibile che perfino molti noti abortisti l’hanno ammesso.

Nel 1995 Naomi Wolf, una femminista che si batteva in prima linea in favore dell’aborto, ha dichiarato: «Aggrappati ad una retorica sull’aborto dichiarando che non c’è vita e non c’è morte noi ci incastriamo in una serie di auto-inganni, bugie e sotterfugi. E diventiamo precisamente ciò che i nostri critici ci accusano di essere: uomini insensibili, egoisti […] Abbiamo bisogno di contestualizzare la lotta per difendere il diritto all’aborto entro un quadro etico che ammette che la morte di un feto è una vera morte».

Nel 1997 l’ex presidente del Planned Parenthood, Faye Wattleton, ha affermato: «Io penso che ci stiamo illudendo se crediamo che la gente non sappia che l’aborto è uccidere. Quindi, qualsiasi pretesa di dire che l’aborto non uccide è sempre un segno di una nostra ambivalenza. L’aborto uccide il feto, ma il corpo è della donna. E’ lei che decide».

L’italiana Alessandra Kustermann, rinomata ginecologa abortista e primario di ostetricia e ginecologia della Mangiagalli di Milano, nel 2011 ha dichiarato in un’intervista: «So benissimo che sto sopprimendo una vita. E non un feto, bensì un futuro bambino. Ogni volta provo un rammarico e un disagio indicibili. Sento che avremmo tutti potuto fare di più».

 

  1. L’embrione è una vita umana ma non è una persona.

 

Non potendo contraddire l’evidenza scientifica, la cultura della morte fa una distinzione filosofica tra essere umano e persona basata sul funzionalismo, asserendo che un feto è un umano da non considerarsi una persona perché non ha le capacità funzionali proprie di quest’ultima. Le mere capacità funzionali non possono qualificare in alcun modo un soggetto, sennò bisognerebbe includere anche neonati, anziani e malati gravi nella lista di coloro che sono “solo” esseri umani ma non persone. Per legge un bimbo appena nato è effettivamente una persona da tutelare, eppure non possiede nemmeno lontanamente le capacità funzionali di un adulto. È inammissibile che il feto non riceva lo stesso trattamento di un neonato e che non goda neppure del diritto alla vita. Inoltre, non si possono ignorare le molteplici capacità del feto, le quali lo contraddistinguono da un semplice “agglomerato di cellule”. Nel volume scientifico “In the Womb” (2005), il National Geographic spiega che «i gemelli crescono nel grembo materno assieme e sono quasi sempre in contatto, si toccano le mani, i volti, i piedi e gradualmente diventano più consapevoli di loro stessi e dell’altro. […] Il feto si comporta in modo molto più complesso di quanto immaginato. Durante la sua odissea nel grembo lui sorride, riconosce la voce della madre e forse può anche sognare […] Una delle tante cose rivelate dalle scansioni 4D è che i bambini hanno la fase REM (cioè la fase di movimento rapido degli occhi durante il sonno). Sappiamo che questa è un’indicazione del fatto che il soggetto stia sognando […] Gli scienziati hanno anche visto alcuni gemelli giocare insieme».

Ognuno è libero di esprimere la propria opinione ma nessuno può sostenere che il dibattito sia chiuso, e questo già dovrebbe essere sufficiente per condannare l’aborto. Infatti, se anche fosse vero – ma non lo è – che non si possa stabilire con certezza se si tratti di una persona o meno, bisogna scegliere la via della prudenza, impedendo l’aborto, poiché non si può rischiare di sopprimere la vita di una persona. Nel dubbio (ammesso che ci sia), bisogna agire con cautela, soprattutto se si tratta di una vita umana. Il Presidente americano Ronald Reagan lo affermava già nel lontano 1984: «Per me l’aborto non è un problema di religione, è un problema di Costituzione. Io credo che fino a quando non ci sia qualcuno in grado di stabilire con certezza che il nascituro non è un essere umano vivente, allora questo bambino è già tutelato dalla Costituzione, che garantisce la vita e la libertà per ogni individuo».

 

 

  1. L’aborto è un diritto della donna di decidere sul proprio corpo.

 

Dal concepimento in poi, come abbiamo visto in precedenza, si forma un nuovo essere umano distinto dall’organismo della madre. La libertà della donna deve rispettare il diritto alla vita del feto. Né la madre, né tantomeno i medici dovrebbero avere il diritto di compiere un aborto perché esso toglie la vita al feto. La donna ha diritto sul proprio corpo ma non su quello di un altro individuo. Il femminismo ha illuso il mondo che l’aborto sia il diritto della donna di decidere sul proprio corpo, ma questo non rispecchia la realtà poiché l’aborto interviene sul corpo di un altro, uccidendo il figlio mentre sta nel grembo. Il diritto alla vita del bimbo deve avere la precedenza sul diritto della madre di interrompere la gravidanza. Il diritto alla vita ha sempre la precedenza. Inoltre, non si pensi che l’aborto giovi alla donna o che non causi danni collaterali. Uno studio pubblicato nel 2003 dal Canadian Medical Association Journal ha analizzato 56,741 pazienti, appurando che le donne che avevano vissuto il dramma di un aborto erano 2.6 volte più propense a essere soggette a disordini psicologici nei primi novanta giorni successivi all’interruzione della gravidanza. Uno studio pubblicato dal European Journal of Public Health ha rilevato che il rischio di suicidarsi è più alto del 154% nelle donne che hanno abortito. La madre in fondo è consapevole che la vita che porta nel grembo è suo figlio e perciò, qualora commettesse un aborto, è probabile che negli anni a venire possa avere forti sensi di colpa e cadere in depressione.

Oggi, più che mai, riecheggiano le sante parole di Madre Teresa di Calcutta: “Il più grande distruttore di pace nel mondo è l’aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nella culla del suo grembo, chi potrà fermare me e te dall’ucciderci reciprocamente?” L’aborto terapeutico è la massima espressione del nichilismo di un occidente che oramai ha deciso di rinnegare le proprie origini cristiane. Ciascuno di noi è stato un feto e perciò stesso la battaglia contro la morte, in difesa dei nascituri, ci riguarda tutti, nessuno escluso. Non possiamo accettare che ogni giorno vengano uccisi circa 125.000 bambini nel posto che dovrebbe essere il più sicuro al mondo: il grembo materno.

 

 


Fonti:
http://afterabortion.org/2003/risk-of-psychiatric-hospitalization-rises-after-abortion/
http://afterabortion.org/2001/suicide-rate-higher-after-abortion-study-shows/
http://afterabortion.org/2012/abortion-risks-abortion-complications-abortion-dangers-abortion-side-effects/
http://www.abortionfacts.com/reardon/women-who-abort-their-reflections-on-the-unborn
http://www.reaganfoundation.org/reagan-quotes-detail.aspx?tx=2041
https://nellenote.wordpress.com/2014/07/02/la-scienza-dimostra-che-embrione-e-feto-sono-persone-umane/
http://www.uccronline.it/2010/04/22/la-scienza-dimostra-che-embrione-e-feto-sono-persone-umane/#esseri umani
http://www.uccronline.it/2014/01/26/tutte-le-risposte-da-dare-a-chi-e-a-favore-dellaborto/#persona
Human Embryology and Teratology
“In the Womb”
http://www.amazon.com/Before-Are-Born-Essentials-Embryology/dp/1416037055/ref=pd_bbs_sr_1?ie=UTF8&s=books&qid=1200604832&sr=1-1
http://www.istat.it/it/archivio/141802
Beginning Life
World Health Organization (WHO) 
http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/Per-lEuroparlamento-laborto-e-un-diritto.aspx

 

 

 

 

 

 

 

4 Commenti a "Quando l’omicidio è legale"

  1. #bbruno   21 marzo 2015 at 11:05 pm

    “L’aborto è la massima espressione del nichilismo di un occidente che oramai ha deciso di rinnegare le proprie origini cristiane”…

    -… non solo le sue radici cristiane, ma il suo stesso diritto ad esistere. Difatti chi ha il culto del nulla, diventa nulla.

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  2. #bbruno   22 marzo 2015 at 7:53 pm

    e quelli, i nostri nemici, quando ci assaltano con le bombe o con i kalashnikov, lo fanno per divertimento, per il gusto di terrorizzarc, di vederci preda del terrore, che tanto sanno bene che noi siamo spacciati, vittime della nostra implosione, demografica e morale…E allora si dirà: fortunati i bimbi che non sono mai nati e che mai sono stati allattati!!

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