Un ricordo di Pio XI e Pio XII (prima parte)

pio XI

di Roberto Marcante

Anno davvero significativo il 2014,  da poco trascorso, ricco di anniversari come pochi altri: si celebrano infatti i cento anni della morte di San Pio X, gli ottanta della scomparsa di Mons. Benigni ed i settantacinque di quella di Pio XI e dell’elezione al Soglio petrino del suo successore Pio XII.

Proprio di queste ultime due glorie del Pontificato Romano abbiamo deciso di parlare.

 

Cominciamo quindi tratteggiando la figura di Pio XI.

 

Achille Ambrogio Damiano Ratti nacque a Desio (nell’attuale provincia di Monza e Brianza) il 31 maggio 1857, quartogenito di Francesco, direttore in diversi stabilimenti per la lavorazione della seta, e di Teresa Galli, figlia di albergatori saronnesi. Ricevette i nomi Ambrogio e Damiano rispettivamente in onore del nonno paterno, suo padrino di battesimo, e dello zio sacerdote Damiano Ratti, del quale successivamente seguì le orme entrando a soli dieci anni nel Seminario ginnasiale di San Pietro Martire, a Seveso.

 

Conseguita la licenza liceale presso il Liceo Parini, nel 1874 divenne terziario francescano e l’anno successivo iniziò gli studi teologici, dapprima al Seminario Maggiore di Milano e poi al Collegio Lombardo di Roma. Qui, a San Giovanni in Laterano, ad appena ventidue anni e mezzo d’età, venne ordinato sacerdote il 20 dicembre 1879.

 

Uomo di grande cultura ed erudizione, don Achille tre anni dopo, nel 1882, ottenne in pochi mesi ben tre lauree: a marzo quella in teologia alla Pontificia Facoltà della Sapienza e a giugno quelle in diritto canonico, presso l’Università Gregoriana, e in filosofia, alla Pontificia Accademia di San Tommaso.

Tornato lo stesso anno a Milano, insegnò sacra eloquenza e teologia dogmatica nel seminario teologico dove era stato egli stesso studente.

 

Fu dottore e poi prefetto della Biblioteca Ambrosiana. Contemporaneamente, trascrisse e pubblicò codici molto rari e altri documenti d’archivio; riordinò la Biblioteca della Certosa di Pavia, la Biblioteca e la Pinacoteca Ambrosiana e il Museo Settala; si dedicò a molti altri studi ed iniziative culturali.

 

Ovviamente il giovane sacerdote non trascurava l’apostolato, che svolgeva sempre con grandissimo zelo. Ebbe occasione di essere catechista e precettore di giovani rampolli di alcune famiglie della buona società milanese negli anni della, anche dura, contrapposizione tra cattolici liberali e intransigenti, dalla quale anche queste famiglie erano influenzate. Per tre anni fu docente di ebraico in seminario, lingua che, dopo averne appreso i primi rudimenti da seminarista, aveva approfondito con il rabbino capo di Milano. Egli stesso portava i suoi alunni alla sinagoga milanese per farli familiarizzare con l’ebraico orale.

 

Nel poco tempo libero a disposizione, don Ratti si dedicava con passione all’alpinismo: fu addirittura il primo a raggiungere la vetta del Monte Rosa scalandone la parete orientale (1889) e salendo il Monte Bianco, aprì la via che sarebbe stata successivamente chiamata, per rendergli omaggio, “Via Ratti-Grasselli” (1890).

 

Anche la carriera ecclesiastica del reverendo Ratti cominciò abbastanza presto. Nel 1891 e nel 1893 infatti, su invito dello stesso Papa Leone XIII, egli partecipò ad alcune missioni diplomatiche in Austria e in Francia con Mons. Radini-Tedeschi, suo ex compagno di studi. Nel 1907, poi, divenne prelato di Sua Santità col titolo di monsignore, e nel 1912 fu chiamato da Pio X a Roma come viceprefetto della Biblioteca Vaticana, di cui diventò prefetto due anni più tardi.

 

Nel 1918 Benedetto XV lo nominò Visitatore Apostolico per la Polonia e la Lituania, allo scopo di risollevare la situazione della Chiesa di quei luoghi dopo la guerra, l’occupazione tedesca e diverse lotte di carattere regionale. Nel luglio 1919, ripristinate le relazioni diplomatiche tra governo polacco e Santa Sede, divenne Nunzio Apostolico di Polonia, venendo poi anche consacrato Arcivescovo di Varsavia il successivo 28 ottobre. Il Nunzio Achille Ratti dovette anche affrontare, nell’agosto 1920, l’invasione della Polonia da parte delle truppe sovietiche, rimanendo coraggiosamente al suo posto quando invece tutti gli altri diplomatici fuggirono.

Probabilmente proprio durante la sua missione in Polonia, l’Arcivescovo Ratti maturò la convinzione che il pericolo maggiore di quei tempi per la Chiesa fosse il comunismo. Convinzione che segnò il suo operato successivo una volta divenuto Papa.

 

Solo nel 1921, essendo vittima di alcune incomprensioni, su esplicito ordine di Benedetto XV, Ratti fece ritorno in Italia e a giugno venne nominato Arcivescovo di Milano e Cardinale. Nei pochi mesi trascorsi come successore di Sant’Ambrogio, tra le altre cose dispose che il Catechismo di Pio X fosse l’unico a poter essere usato nella diocesi e inaugurò l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che egli stesso anni prima aveva incoraggiato, adoperandosi ripetutamente insieme a padre Agostino Gemelli per la sua fondazione.

 

Alla morte di Benedetto XV (22 gennaio 1922), Achille Ratti venne eletto (anche un po’ a sorpresa, in quanto i favoriti erano il Cardinal Merry del Val, per i conservatori, e il Segretario di Stato Cardinal Gasparri, per i più liberali) suo successore al termine di un lungo e contrastato Conclave.

Dopo l’elezione, avvenuta il 6 febbraio 1922, Pio XI decise di impartire la benedizione “Urbi et orbi” dalla loggia esterna della Basilica di San Pietro, che era rimasta chiusa dal giorno dell’invasione di Roma per opera del Regno d’Italia nel 1870, come per mostrare la propria intenzione di risolvere appunto la cosiddetta “questione romana”.

La prima enciclica “Ubi arcano Dei consilio” fu il manifesto programmatico del suo Pontificato, riassunto benissimo anche nel proprio motto papale “pax Christi in regno Christi”: i cattolici non dovevano ridurre la fede a questione privata, ma adoperarsi per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo avrebbe dovuto regnare su ogni aspetto della vita.

 

A proposito di Pio XI bisogna ricordare che istituì la festa di Cristo Re e, in campo morale, le sue encicliche più importanti, dette “le quattro colonne”.

Nella “Divini illius Magistri” del ’29 egli rivendicò alla Chiesa e alla famiglia il diritto inviolabile e anteriore a quello dello stato di educare i giovani.

Nella “Casti Connubii” del 1930 ribadì la dottrina cattolica a proposito del matrimonio: doveri degli sposi, condanna dell’aborto e di ogni rimedio atto ad evitare le gravidanze. In essa si scagliò, rifacendosi all’enciclica “Arcanum Divinae” del predecessore Leone XIII, anche contro il neopaganesimo che, con la scusa dell’emancipazione della donna, colpiva in realtà il matrimonio e attraverso esso la famiglia.

Con la “Quadragesimo Anno” del 1931, scritta per celebrare il quarantesimo anniversario della “Rerum Novarum”, anch’essa di Leone XIII, Papa Ratti spiegò che per evitare tanto l’individualismo quanto il socialismo, bisogna avere riguardo per la “doppia natura, individuale e sociale propria, tanto del capitale o della proprietà, quanto del lavoro”.

Nell’enciclica “Ad Catholici Sacerdotii” del 1935, Pio XI riassunse questi tre temi, educazione cristiana della prole, matrimonio e dottrina sociale, nel ruolo sublime e nella missione provvidenziale nel mondo del sacerdote cattolico.

Dobbiamo ricordare, inoltre, che Pio XI condannò, con l’enciclica “Mortalium Animos” del 1928, il falso ecumenismo, così tanto apprezzato al giorno d’oggi.

 

Tra le molte beatificazioni e canonizzazioni di Pio XI, ci furono quelle di Bernadette Soubirous, Tommaso Moro, Giovanni Bosco, Teresa del Bambin Gesù e del Curato d’Ars, oltre alla proclamazione di quattro nuovi dottori della Chiesa: Pietro Canisio, Giovanni della Croce, Roberto Bellarmino e Alberto Magno.

 

In campo politico Papa Ratti riuscì a risolvere la già citata “questione romana” attraverso i Patti Lateranensi, firmati insieme al governo fascista l’11 febbraio 1929.

Pur di ottenere alla Chiesa uno stato che, per quanto piccolo, potesse garantire ai Papi quell’indipendenza da qualsiasi altro stato e qualsiasi altro potere terreno necessaria per poter svolgere liberamente la loro missione, la Santa Sede (in primis lo stesso Pio XI) accondiscendeva a rinunciare a qualsiasi pretesa territoriale sul precedente Stato Pontificio e a riconoscere il Regno d’Italia con capitale Roma. In cambio riceveva dall’Italia appunto la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, riconoscendolo come soggetto di diritto internazionale, e, per compensare le perdite territoriali, 750 milioni di lire in contanti e un miliardo in titoli di stato. Inoltre, la religione cattolica era riconosciuta dall’Italia come unica religione di stato, al matrimonio religioso venivano riconosciuti gli effetti civili e l’istruzione cattolica diventava obbligatoria nelle scuole elementari e medie.

 

L’attività politica del Papa, comunque, non si concluse con i Patti Lateranensi.

Egli limitò fortemente l’azione del Partito Popolare del modernista don Sturzo, favorendone lo scioglimento.

Intervenne soprattutto in favore dei cattolici perseguitati in Messico, da parte del governo socialista e apertamente massonico, e in Spagna, per opera dei socialisti e dei repubblicani, protestando duramente e condannando con alcune encicliche i colpevoli. Condanne che colpirono anche la Germania nazista, con il suo neopaganesimo, e il materialismo ateo dell’URSS comunista di Stalin, rispettivamente attraverso le famose encicliche “Mit brennender Sorge” e “Divini Redemptoris”.

 

Zelantissimo nella cura delle anime, Pio XI favorì l’attività missionaria consacrando sei Vescovi cinesi più altri Vescovi indigeni, si profuse per la formazione e la santificazione del clero e la valorizzazione degli studi umanistici e dell’arte sacra, promosse addirittura tre giubilei, tutti vissuti con notevole partecipazione dai fedeli del mondo intero.

 

Fu un Papa ancorato, giustamente, alla dottrina e alla tradizione cattoliche, ma ciò non gli impedì di essere anche un Papa moderno, che si serviva della radio di Guglielmo Marconi (proprio questo Pontefice inaugurò la Radio Vaticana insieme allo stesso Marconi  il 12 febbraio 1931, anniversario della sua incoronazione) e di tutte le più recenti scoperte scientifiche e tecnologiche  per portare fino ai confini della terra il messaggio evangelico.

 

Ammalatosi gravemente nel gennaio 1939, Pio XI morì il 10 febbraio successivo e da allora il suo corpo riposa nelle Grotte Vaticane, vicino ai predecessori Benedetto XV e San Pio X.

[continua QUI

4 Commenti a "Un ricordo di Pio XI e Pio XII (prima parte)"

  1. #Mardunolbo   6 marzo 2015 at 1:45 pm

    Bellisima rievocazione della vita di papa Ratti, Pio XI !
    Fa parte di quelle rievocazioni di papi veri,che danno sollievo allo spirito !
    Grazie!

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  2. Pingback: Un ricordo di Pio XI e Pio XII (seconda e ultima parte) | Radio Spada

  3. #giovanna fabbri   20 settembre 2016 at 5:11 pm

    Servizio accurato e preciso. L’enciclica “Mortalium Animus” andrebbe riproposta in tutte le Parrocchie e dove ci sono i politically correct. Ottimo antidoto al relativismo.Grazie a tutta l’equipe , i vostri lavori sono ottimi, di grande discernimento.

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    • #jeannedarc   20 settembre 2016 at 7:07 pm

      grazie!

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