Una marcia per la vita e per la verità

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di Alfredo De Matteo

 

Sono passati ormai quasi quarant’anni dall’entrata in vigore della legge 194 ed è già un mezzo miracolo che vi siano nella società civile segnali incoraggianti di una ferma opposizione al crimine dell’aborto di stato. In considerazione soprattutto del fatto che uno degli effetti più devastanti delle leggi ingiuste è che esse tendono a penetrare nella coscienza individuale e collettiva, giungendo ad infettare la società civile sotto tutti i punti di vista: politico, culturale, intellettuale, morale ecc. L’uomo tende infatti a considerare in qualche modo lecito tutto ciò che è legale, e tale tendenza aumenta col trascorrere del tempo ed il susseguirsi delle generazioni. In altri termini, la legge genera cultura ed a sua volta la cultura stabilizza e rafforza la legge stessa. È proprio per tale motivo che i demolitori dell’ordine naturale puntano sempre e comunque a suggellare le forzature culturali da essi introdotte nel tessuto sociale (attraverso l’aiuto determinante degli asserviti mezzi di comunicazione di massa) con la forza persuasiva della legge. Guardando all’attualità, una legge nazionale sulle unioni civili, se introdotta, tenderà a normalizzare a livello culturale le unioni contro natura e ciò costituirà la base intellettuale e filosofica per il passo successivo: il matrimonio omosessuale. Tornando all’aborto, l’effetto anestetizzante della legge 194 ha inciso profondamente anche sulle politiche prolife fin qui messe in atto, al punto che si è andati poco oltre la generica considerazione dell’aborto come un male, da combattere prevalentemente a livello culturale e attraverso politiche di sostegno alla vita. Un nobile obiettivo, certo, reso tuttavia gravemente carente dalla mancata condanna della legge 194 e dalle conseguenti azioni politiche e culturali volte a contrastarla. Ancor oggi, sembra quasi che parte del mondo prolife più in vista faccia fatica a considerare la 194 per ciò che è: una legge criminale e diabolica che ha di fatto elevato l’omicidio dell’innocente al rango di un diritto umano; una delle leggi peggiori presenti nel panorama europeo che ha fin qui prodotto quasi sei milioni di morti e ingenerato una mentalità abortista e di disprezzo della vita umana i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti.

In questo desolante panorama si è inserita la Marcia Nazionale per la Vita, un’iniziativa nata nel 2011 proprio per rispondere in maniera chiara e pubblica agli attacchi alla vita innocente avallati da leggi integralmente inique, come la legge 194/1978. Dunque, la Marcia ha come obiettivo dichiarato e potremmo dire costitutivo la cancellazione dell’infame legge abortista dall’ordinamento giuridico italiano ed il conseguente ripristino della vera legalità. E’ chiaro che l’unico mezzo a sua disposizione per raggiungere tale obiettivo è ridare vigore, forza e visibilità al popolo della vita, premessa indispensabile affinché possano essere messe in discussione le false certezze cui è ancorata la società civile e possa svilupparsi e prendere coraggio una classe politica impreparata dal punto di vista morale ed intellettuale nonché prona ai dogmi del politicamente corretto e alla logica del compromesso. Un movimento crescente di popolo, dunque, che possa anche dare coraggio e ricevere appoggio da una Chiesa che attraverso il suo magistero infallibile e perenne proclama da sempre l’illiceità morale dell’aborto, ma che finora ha faticato a svolgere quell’indispensabile ruolo di guida così determinante per il buon esito della battaglia. I numeri dei partecipanti alla marcia ed il conseguente aumento esponenziale dei consensi parlano da soli: circa 1.000 alla prima edizione, 15.000 alla seconda, la prima romana, 40.000 alla terza ed alla quarta (edizione, quest’ultima, flagellata da imprevisti e concomitanze di grandi eventi ma che ha visto confermati, se non aumentati, i numeri dell’edizione precedente); sempre più numerose le adesioni internazionali, il coinvolgimento delle parrocchie e delle scuole cattoliche, la mobilitazione di gruppi di laici e degli ordini religiosi, di uomini di chiesa che appoggiano la Marcia e si mobilitano per farla conoscere ed apprezzare. Il segreto? La completa autonomia da qualsiasi ingerenza politica e clericale, il totale distacco da qualsiasi logica di compromesso, l’enunciazione di principi chiari e assoluti che si traducono in un impegno altrettanto netto e luminoso: linfa vitale per chi non aspettava altro che un segnale forte per riversarsi nelle piazze e gridare al mondo lo scandalo dell’aborto di stato. In più, ciò che colpisce della Marcia è il clima insieme festoso (la celebrazione della bellezza della vita) e di denuncia, in un mix di rara forza attrattiva. Nostro dovere è lottare contro le vere ingiustizie e la Marcia Nazionale per la Vita dona a tutti noi l’opportunità di dire la nostra, di rendere pubblico il nostro dissenso, il nostro totale allontanamento dal pensiero dominante; un’opportunità unica che la Provvidenza ci invita a cogliere, indipendentemente dai risultati che ne deriveranno e dal tempo che ci vorrà per ottenerli.

Appuntamento dunque il 10 maggio prossimo alle ore 14 (altra importante novità di questa edizione) con partenza da Castel Sant’Angelo e arrivo alla Bocca della Verità, a Roma nel centro della cristianità. Insieme, per celebrare la vita e per denunciare il più grande genocidio della storia dell’umanità, tuttora in atto.