‘W l’amore’. Ecco il modello Emilia-Romagna per la rieducazione dei bambini al gender.

 

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L’autore di questo articolo, ricco, interessante e di scottante attualità, è Andrea Zambrano, giornalista di primo piano che sarà relatore nella nostra Giornata radiospadista del 25 aprile p.v. (a proposito, non vi siete ancora prenotati?). [RS]

 

di Andrea Zambrano

 

L’ideologia gender prosegue la sua marcia inarrestabile nella formazione di una nuova antropologia. E lo fa con i soldi pubblici e con il cavallo di Troia dello spauracchio delle malattie sessualmente trasmissibili. La paura di contrarre l’Aids è il concetto cardine attraverso il quale le scuole statali iniziano ad anticipare gender theory, omofobia, aborto e preservativo già dalle scuole medie, abbassando l’asticella dell’informazione sessuale dalle Superiori alle Medie. Peccato che anche in questo caso i genitori siano completamente impotenti. Anche perché a proporre una rivoluzione antropologica a suon di omofobia sono addirittura le Asl, che grazie all’autorevolezza scientifica di cui godono possono essere utilizzate dalle lobby gay per introdurre tra i banchi l’ideologia relativista secondo cui l’amore non è altro che un coacervo di sentimenti ed emozioni che vanno assecondati a seconda delle sensazioni.

È il caso dell’opuscolo “Viva l’amore”, un libretto che la Regione Emilia Romagna ha promosso all’interno delXV Programma per la prevenzione e la lotta all’Aids. E poco importa se nelle oltre 150 pagine del libretto in uso ai docenti e rivolto ai ragazzi, di Aids si parli in poche sole pagine. Tutto deve servire a portare acqua al mulino dellagender strategy. Come?

Presentando i cambiamenti adolescenziali come assolutamente neutri. E sottoponendo i giovani alle sperimentazioni. Il tutto mentre Papa Francesco ribadisce che «con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio, gli orrori delle dittature li abbiamo visti nelle grandi dittature genocide del ‘900 e costringono i ragazzi a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico».

Qui non ci sono esperimenti scientifici a fare da corollario a idee genocide, ma teorie che la Scienza non ha mai fatto sue sulla natura dell’uomo che a seconda del contesto può sentirsi maschio o femmina. La sperimentazione parte dalla rossa Emilia, che gode di un blocco ideologico forte che va dalla politica, attraverso la Regione, la quale sceglie i vertici e quindi le indicazioni sanitarie alle scuole complici e distratte.

Attualmente le Asl coinvolte nel progetto e che hanno adottato l’opuscolo sono tre: Forlì, Reggio Emilia e Bologna. Presto si aggiungerà Modena. Ma durante il corrente anno scolastico 2014-2015 a “godere” dell’educazione sessuale di “Viva l’amore” sono circa 800 studenti delle Medie. E a Reggio è stato sperimentato alla Media Leonardo da Vinci mentre lo scorso anno è stata la volta della Media Fermi, che però non ha rinnovato il progetto non essendo rimasta soddisfatta. Qualche genitore ha protestato perché la sessualità viene presentata come un qualcosa di cui approfittare. L’iniziativa era stata presentata come gratuita a differenza delle altre proposte. Per forza, è stata finanziata coi soldi della Regione. Ed è anche per questo che il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca ha benedetto la nascita in diocesi del primo Osservatorio sul gender a scuola, gestito dal Forumfamiglie e dall’Age per monitorare e denunciare il pericolo di indottrinamento delle masse giovanili.

Alcuni genitori hanno informato la Nuova BQ. I loro nomi non sono pubblicabili perché identificherebbero i figli minori, costringendo i ragazzi ad essere nel mirino di ritorsioni e vendette. Quindi ci facciamo carico noi di questa protesta, denunciando un sistema che, se la sperimentazione dovesse avere buoni frutti (chissà con quali criteri verrà effettuata la valutazione?), potrebbe diffondersi già dal prossimo anno a macchia d’olio. Con un ulteriore dispendio di soldi pubblici, cioè nostri.

L’opuscolo è stato tradotto da un’equipe di professionisti delle Asl dall’originale edito nei Paesi Bassi Soa Aids Nederland e Rutgers Wpf ed è promosso dalla Regione Emilia Romagna dove tra i banchi della Maggioranza siedono anche parecchi cattolici in quota Pd.

La sessualità? «Esprime l’aspetto fondamentale dell’essere umano e comprende il sesso, le identità, l’orientamento sessuale e i ruoli di genere. Viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, scelte, convinzioni, atteggiamenti, valori, pratiche e relazioni». Che cosa manca? Il protagonista del titolo, cioè l’amore. Che evidentemente non è funzionale.

La masturbazione? «È uno dei modi per conoscere il proprio corpo e provare piacere». Completamente assenti le ricadute psicologiche in termini di autostima per i ragazzi mentre la mano che illustra il capitolo fa capire che l’obiettivo è quello di presentare una sessualità sganciata dalla relazione, un ripiegamento fine a se stesso, per il piacere. Come la Nutella, che però non crea problemi di autostima.

E se rimani incinta? Nessun problema, c’è l’aborto, si legge a pagina 131 dove è evidente che la vera malattia da cui ci si deve difendere non è l’Hiv, ma la gravidanza.

Molto, moltissimo spazio è dedicato ai contraccettivi. Si scopre che il vantaggio della pillola è la sua comodità, mentre l’unico svantaggio è che «potresti dimenticarti di prenderla tutti i giorni», ovviamente tralasciando le conseguenze sul corpo della donna per l’uso prolungato della pillola. Poi ci sono l’anello e il cerotto, che ha come vantaggio il fatto che ci devi pensare solo una volta alla settimana, ma ahimè ha come controindicazione il fatto che sia antiestetico dato che «può essere visibile».

Tralasciamo le pagine in cui si spiega come si infila un preservativo. Giova solo ricordare che il saggio educatore prevede che esso però possa rompersi. E allora che si fa? «In questo caso si può ricorrere alla pillola del giorno dopo, cioè ad un contraccettivo d’emergenza».

Inutile aggiungere che la gran parte delle pagine è rivolta all’orientamento sessuale. Che cosa c’entra con la lotta all’Aids promessa nell’incipit? Non si sa, però è chiaro che il libello sa bene che cosa vuole far capire ai bambini, i quali a quell’età di solito fanno a gara per avere la figurina di Tevez doppia per poterla scambiare con dieci giocatori del Genoa. «Spesso ci vuole un po’ di tempo per capire se si è attratti dai ragazzi o dalle ragazze o da entrambi». Già, giusto il tempo che serve perché qualcuno si presenti in classe con “Viva l’amore”. E ancora: «Si calcola che la popolazione non eterosessuale nel mondo sia compresa tra il 5 e il 10%. Non in tutti i Paesi si può esprimere o vivere apertamente l’omosessualità». Primo messaggio politico al futuro elettore. Quand’ecco che zac! «In Italia non è possibile né il matrimonio né l’adozione per le coppie omosessuali». Secondo messaggio occulto. Il bambino capirà, non appena avrà staccato dalla cameretta il poster di Cr7.

Emerge un essere umano in balia di sé, succube delle emozioni e in preda ai pensieri estemporanei sganciati dal dato biologico. Un uomo in formazione al quale viene detto che l’amore non è altro che un «provare un sentimento forte per una persona e desiderare di stare sempre con lei», ben sapendo che il modo più trendy per farlo è la bisessualità presentata come variante assolutamente neutrale.

La vita che nasce da una gravidanza? Un problema da evitare. E se qualcosa va storto? Ma quali genitori! Cercate un operatore esperto di cui fidarsi. L’amore come incontro nella diversità tra uomo e donna che sprigiona un potenziale generativo? Vintagerie del passato. Adesso ci sono gli stereotipi di genere, spiegati magistralmente a pagina 27: «Rappresentazioni di come dovrebbero essere i maschi e le femmine. Cosa non può fare una donna? Cosa non può fare un uomo? Cosa fa meglio una donna e cosa fa meglio un uomo?». Tutto questo adesso va abbattuto. Perché non è vero che le ragazze sono più brave a scuola, ma non capiscono la matematica. Però è vero, e dimostrateci il contrario se ci riuscite, che in sala parto l’uomo è sempre quell’essere inutile, che il più delle volte mette agitazione e ansia. Salvo poi piangere come un pulcino appena la vita si presenta visibile all’appuntamento.

Benvenuti nella nuova era della rieducazione forzata garantita dal protocollo sanitario e pagata coi nostri soldi.

 

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3 Commenti a "‘W l’amore’. Ecco il modello Emilia-Romagna per la rieducazione dei bambini al gender."

  1. #susanna rolli   25 marzo 2015 at 9:19 am

    CHI RIMANE INDIFFERENTE E’ COLPEVOLE TANTO QUANTO CHI HA AVUTO LA SCHIFOSISSIMA IDEA DI QUESTO PROGETTO: CI VUOLE UNA MOBILITAZIONE DI MASSA DEI GENITORI ASSIEME A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’. AVRETE NOTATO CHE ULTIMAMENTE MOLTA GENTE NON NE PUO’ PIU’ DI SCHIFEZZE-ANCHE SE VOGLIONO FARCI CREDERE L’OPPOSTO- E CHE LE PIAZZE D’ ITALIA ,SOPRATTUTTO QUELLE DI ROMA (POVERI ROMANI!!), SONO INVASE DI GENTE STANCA E ARRABBIATA…
    MA CHI SI CREDONO DI ESSERE QUESTI MANIPOLATORI MENTALI ? DIO IN TERRA?
    MI VERGOGNO DI ESSERE CITTADINA FORLIVESE. MA DICO ANCHE CON SERENITA’ CHE NON HO MAI SOSTENUTO COL MIO VOTO I POLITICI FAVOREVOLI A TANTA BASSEZZA.TANTI “BRAVI” CRISTIANI, E RELIGIOSI, INVECE, SI’.
    AMEN

  2. #Carla D'Agostino Ungaretti   25 marzo 2015 at 5:28 pm

    SONO TOTALMENTE D’ACCORDO CON SUSANNA. RIMPIANGO DI NON AVERE VENT’ANNI DI MENO PERCHE’ ALLORA AVREI FATTO IL DIAVOLO A QUATTRO IN TUTTE LE SEDI, PARROCCHIALI, DIOCESANE, POLITICHE PER FRENARE QUELL’ABOMINEVOLE TENDENZA. MA PER ME ORMAI “LES JEUX SONT FAITS” E ME NE DOLGO MOLTO.