[Audio 12-4-15] Pre-convegno. Ferrari: ‘Europa di Kalergi’ come anti-Christianitas

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In preparazione del convegno radiospadista del prossimo 25 aprile a Reggio Emilia (EUROPA, EUTANASIA DELLA CHRISTIANITAS), Pietro Ferrari ci parla dell’Europa del Piano Kalergi come “anti-Christianitas”.

Un commento a "[Audio 12-4-15] Pre-convegno. Ferrari: ‘Europa di Kalergi’ come anti-Christianitas"

  1. #Pietro Ferrari   15 giugno 2015 at 9:29 am

    Una risposta a M. Simonetti: “Questa mia relazione audio su Kalergi era diretta ad inaugurare la giornata radiospadista del 25 Aprile sull’Europa, non era affatto contraria al tuo libro né voleva esserne una recensione anche se gli fa pure indirettamente pubblicità. Ecco perché nella tua ‘risposta’ è improprio parlare di qualche ‘excusatio non petita’ da parte mia, in quanto il ‘petitum’ non era il contenuto del libro. Le mie considerazioni specifiche sul libro: tema interessante ma di nicchia, chiaramente generato da uno studio monografico su Idealismo Pratico attorno a cui è stato ‘montato’ un libro, a tratti senza capo né coda e confuso (hai scritto cose molto migliori quindi posso dirlo). Utilizzi in copertina la suggestiva immagine babelica, ossìa veterotestamentaria e giudaica, in chiara analogìa con l’Eurotower, implicitamente aderendo a quello che giudichi però un “dogma monoteista” (come se tutti i pagani fossero stati politeisti) per cui i “cattivi” costruttori della Torre (condannati da Dio a cui non credi) sono gli antenati dell’Unione Europea. Esatto! Quindi? Quale sarebbe il piano Kalergi? E la ‘verità’ su di esso? Necessariamente un piano ostile al “dogma monoteista” (in realtà trinitario). Invece no e non si capisce perché, o meglio, non lo spieghi. Non hai colto che lo stesso R. C. Kalergi è stato una pedina, seppur importantissima, di un percorso molto più ampio e iniziato in precedenza che ha cercato di coinvolgere praticamente chiunque. Anche il fascismo, come ricorda Gennaro Malgeri: “L’insistenza del conte austriaco sortì, infine, gli effetti sperati. Tramite Dino Grandi, ministro degli Esteri, riuscì nel 1933 finalmente ad incontrare Mussolini. “Lo trovai molto cambiato – ricordò anni dopo – da quando lo vidi l’ultima volta al Senato”. L’incontro fu caratterizzato da due temi, solo in apparenza “impolitici”: l’europeismo di Nietzsche e la questione razziale che cominciava ad espandere le sue ombre minacciose in Europa. Mussolini definì assurdo il razzismo di Hitler concordando con Coudenhove-Kalergi che gli fece osservare come un nazista “non poteva mai ritenere suo eguale un italiano, dato che considerava i popoli mediterranei dai capelli neri come incroci tra ariani biondi e negri”. Mussolini consentì con il suo interlocutore: peccato che cinque anni dopo dimenticò quella conversazione e quel tale articolo, ricordato a Coudenhove-Kalergi, scritto qualche anno prima nel quale sosteneva come i popoli mediterranei avessero dato origine a tutte le grandi opere culturali e come “i barbari del Nord” avessero cercato sempre di distruggerle.
    Parlarono anche di Nietzsche che Coudenhove-Kalergi interpretava come un precursore del movimento paneuropeo, tanto che sulla sua rivista “Paneuropa” aveva pubblicato pagine di citazioni del filosofo tedesco. Anche su questo punto Mussolini fu d’accordo, ritenendo Nietzsche suo maestro.
    Su temi più squisitamente politici, la consonanza tra lo statista italiano e l’aristocratico austriaco fu totale. Mussolini si mostrò favorevole all’idea di un’unione latina con la Francia quale baluardo contro le mire pericolose del terzo Reich; e si disse pure interessato alla complessiva idea paneuropea. Insomma, un’inversione di rotta totale, sintomo del mutato atteggiamento del regime verso il movimento di Coudenhove-Kalergi che colse accenti nuovi nella pubblicistica di politica internazionale fascista ed in particolare nell’ “Antieuropa “ di Gravelli. Scopo di questi, secondo il conte “era di guadagnare l’opinione pubblica alle mie idee e di organizzare, con l’approvazione di Mussolini, la sezione italiana dell’Unione Paneuropea”.
    Delegazioni italiane parteciparono da quel momento all’attività di “Paneuropa”. Mussolini stesso non nascose le proprie simpatie per il movimento. In un’intervista rilasciata nel 1934 al quotidiano “L’Intrasigeant” sembrò quasi voler prendere il posto del non amato Briand. Dichiarò in quell’occasione: “E’ logico che il destino dei grandi popoli europei dipenda dalle decisioni di piccoli e lontani popoli, che meritano senz’altro, a ogni riguardo, la nostra stima, ma di cui tre quarti degli europei ignorano perfino la posizione geografica? No. La Società delle Nazioni è stata una creazione ideologica delle democrazie, essa non ha mantenuto il contatto con la realtà, e la pace è divenuta pertanto un ideale vacillante, metafisico e instabile. L’Europa l’ha guidata e ne ha tratto profitti. Oggi l’Europa, presa tra l’America ed il Giappone, sta per mancare al suo compito. Se l’Europa vuole di nuove prendere piede e salvarsi, deve trovare un minimo di unità. Quello che occorre ai grandi popoli europei, quello che deve unirli, è lo spirito europeo”.
    Hai scritto che Kalergi è ignorante sul ‘tuo’ Nietzsche (e su Mazzini invece?), ma non sul cristianesimo (solo perché ti fa comodo), che Kalergi (ammetti tu stesso) aveva però un pensiero contorto e contraddittorio, non si capisce se però dovuto a sua schizofrenìa o a sua tattica precisa. Quindi la conclusione? Non c’è perché anche qui non spieghi e non scegli tra le alternative. Su Mons. Seipel confondi le congetture e le illazioni con le prove provate della volontà papale di appoggiare, tramite lui, il Piano Kalergi (segno che vivi di allucinazioni), cosa che si potrebbe dire con meno fallacia riguardo al fascismo ma che sarebbe comunque una forzatura. Confondi i “Gesuiti” con qualche loro tardiva degenerazione, ignorando l’opera santa, meritoria e di altissimo profilo intellettuale di Sant’Ignazio, l’impegno antimassonico di Barruel e Delassus e l’involuzione de La Civiltà Cattolica degli ultimi decenni (basta leggere i numeri della rivista). Piuttosto abbi il coraggio di scrivere chiaramente e di manifestare le tue vere idee: Bilderberg, Unione Europea, Piano Kalergi come fasi della strategìa cattolica per distruggere l’Europa ‘legata alla terra’ (ma non eravate evoliani uranici e virili?) e il mondo! A questo punto, dato che la stragrande maggioranza degli ideologi occidentali erano (e sono) battezzati, potremmo anche sostenere (usando le illazioni simonettiane) che qualsiasi pensiero politico-filosofico occidentale è frutto del cristianesimo. Il sillogismo del menga. In pratica sia il mondialismo massonico che il cosmopolitismo umanitario e laicista, diventano per te, sinonimi del cattolicesimo in quanto uniti dalla vocazione universalistica, proprio come nella migliore speranza del giudaismo che tracciò per i goym il destino noachita, proprio per distruggere la vera Christianitas e renderla un sottoprodotto innocuo. Questa congettura si smonta da sé, nel considerare come liberalcapitalismo, socialcomunismo, nazionalismo, umanitarismo, relativismo morale, etc. siano tutte ‘idee’ votate – in quanto tali – all’universo mondo perché non è una ‘tara’ giudaica la vocazione universale, né l’imperialismo. Gli stessi Vichinghi tentarono di piegare con la forza il nascente cristianesimo celtico in Irlanda. I Romani diedero forma all’Europa antica grazie al Diritto mentre i Greci insegnarono la Filosofìa e gli Arabi i numei. I Turchi dall’Asia vennero a colonizzare l’anatolia, gli Aztechi e i Maya soggiogarono e schiavizzarono gli altri popoli precolombiani imponendo le loro divinità, Alessandro Magno ellenizzò l’Asia fino a Buchara in India, i Bantù mutarono le tradizioni africane locali, etc. Gli indiani hanno ‘esportato’ l’induismo in tutta il subcontinente asiatico, le divinità greche mutarono tra la fase pelasgica e quella acheo-dorica che a sua volta venne ‘importata’ dai Romani, come del resto le divinità celtiche vennero a sostituire quelle autoctone etrusche. Roma accoglieva nel pantheon, un po’ per tattica e un po’ per scaramanzìa, ogni culto locale senza farsi troppi problemi di commistioni culturali o contaminazioni spurie. Solo i cristiani capirono che la vera divinità romana era l’imperatore, che tutti dovevano idolatrare con l’incenso – quando tale onore si deve a Dio solo – e andarono al martirio eroicamente, pur nella fedeltà sostanziale a Roma come dimostrò la meravigliosa vicenda della Legione Tebana. Infatti quando anche il legittimo monarca impone ordini sbagliati che vanno contro la Legge Superiore, “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5, 29).
    Dato che ci tenevi, queste sono le mie considerazioni. Cordiali saluti.”