Expo: le religioni si interrogano sul ‘menù della felicità’

expo

 

di Maria Guarini 

Leggo su Zenit una notizia del 23 aprile.

Expo: le religioni si interrogano sul “menù della felicità”. In vista dell’evento di Milano, cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani e induisti a confronto in una tavola rotonda sulla cultura del cibo. Beh non potendo le fedi dialogare e trovarsi d’accordo sul rapporto con Dio, e col Suo Cristo, da cui ogni altro rapporto prende vita e significato, si conia lo slogan “menù della felicità” si tira in balla la distribuzione non equa delle risorse e la questione del cibo in tutte le salse. Il redattore di Zenit commenta: Il cibo, in tutte le riflessioni, assume un significato profondo: permette di riscoprire il rapporto con se stessi, con gli altri e con il Creato: è quel messaggio culturale che le religioni vogliono mandare a Expo e a chi lo visiterà.

Non è forse uno dei tanti momenti dell’ormai smascherata insistenza nel costringere le confessioni religiose negli angusti e innaturali spazi di un “minimo comun denominatore”, che non è altro che quello invocato dalla Massoneria a garanzia di un ordine politico nel quale la religione non deve avere alcuna influenza pratica? Ed è con questo che si vorrebbero vincere le schiavitù e la povertà. Ma chi ricorda più al mondo che la vera schiavitù è quella del peccato e che solo Cristo Signore è colui che salva ed è solo da questo e non dalle volontà umane che tutte le schiavitù possono essere eliminate? E che solo a partire da questa salvezza possono essere rimosse le cause di ogni ingiustizia e di ogni povertà non soltanto materiale?

Vi trascrivo l’incipit. Il resto potete leggerlo dal link alla fonte. C’è un dato su cui non riesco a sorvolare e che non trovo parole per commentare, tanto mi indigna. Ognuno degli intervenuti, a suo modo, si è andato più in profondità; ma leggete di seguito ciò che è stato capace di dire il rappresentate cattolico (!?), mons. Bressan. Quanto meno viene riferita come la sua affermazione più significativa.
“Un momento di dialogo sul valore simbolico del cibo in vista di Expo 2015, un’occasione di dibattito ecumenico e interreligioso sul significato che l’alimentazione possiede per ciascun credente, sono stati i temi della tavola rotonda Il menù della felicità, che è tenuta questa mattina a Milano presso l’Archivio diocesano.
L’iniziativa è stata proposta dalla Diocesi di Milano in collaborazione con ExpoNet, magazine ufficiale di Expo Milano. È stata un’occasione in cui i rappresentanti della tradizioni religiose presenti a Milano hanno potuto confrontarsi sul significato che l’alimentazione possiede in ogni religione.
Sono intervenuti: monsignor Luca Bressan, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Milano; Tovma Khachatrya, parroco della Chiesa armena apostolica; Hamid Abd al-Qadir Distefano, Imam della Comunità Religiosa Islamica; Giuseppe Platone, pastore della Chiesa evangelica valdese; Elia Richetti, rabbino della Comunità ebraica; Vickie Sims, cappellana della Chiesa anglicana; Ghiri Svamini Hamsananda, vice presidente dell’Unione Induista di Milano; Khenze Tenzin, monaco dell’Istituto Studi Buddhismo tibetano Ghe Pel Ling; Theophilakots Vitsos, parroco della Chiesa ortodossa greca e Shayk Abd-al Wahid Pallavicini, presidente di Coreis. L’incontro è stato moderato da Gerolamo Fazzini e dal direttore di Exponet Simone Molteni.”
Per monsignor Bressan,

“Noi cristiani saremmo felici se Expo permettesse a tutti coloro che lo vivranno di potersi sentire cittadini del mondo. Dopo l’ennesima tragedia nel Mediterraneo, diventato un cimitero per coloro che cercavano la felicità, corriamo il rischio di diventare cinici. L’Expo pare, in questi giorni, un evento senza padri, perché manca la capacità di sottolinearne la portata culturale e il menù della felicità, per la Chiesa cattolica, significa saper usare bene le cose del mondo e il legame che ci unisce al mondo stesso, per poter acquisire responsabilità

Capito qual è il menu della felicità per la Chiesa cattolica? E poteva mancare il riferimento, nel senso buonista becero e calabraghista, ai barconi e a coloro li affollano, che ci stanno letteralmente invadendo?

Fonte

 

Le edizioni Radio Spada si sono espresse inequivocabilmente a riguardo, con Sed Gladium – Dottrina e Sacra Scrittura contro l’ecumenismo.

 

3 Commenti a "Expo: le religioni si interrogano sul ‘menù della felicità’"

  1. #bbruno   24 aprile 2015 at 12:59 pm

    mettiamoci almeno d’accordo sul mangiare: qui si manifesta a che cosa doveva condurre il dialogo interreligioso: non potendoci accordare sul Cielo, accordiamoci sulla Pancia… E difatti, quanto alla Pancia, sembra proprio che i ‘nostri’ – quelli della ‘nostra’ sponda – sappiano fare le cose per bene…forse con eccesso, se i dottori stessi dicono di metterci un freno…

    La ‘felicità’ come obiettivo della vita terrena…il ‘nostro’ papa franciesco non ha detto che i poveretti annegati nel mare sono morti nella ricerca della ‘felicità’?Quando ero bambino mi insegnavano che la felicità non è di questo mondo, che qui siamo in una “valle di lacrime”, che la sofferenza era l’occasione per il riscatto, che noi “siamo stai creati per conoscere amare e servire Dio in questa vita, e poi goderlo nell’ altra”. Ora la felicità è un dirirtto qui ! Chi oserebbe negarlo? Lo proclama solennemente la Carta dei Diritti dell’ Uomo, sappiamo scritta da chi! E ti pareva che il gran maestro papa nostro massonico non dovesse parlare di ‘FELICITA’? Da conquistare comunque, che importa se senza fatica e a spese degli altri ( ma non di lui, e dei suoi accoliti)…

  2. #bbruno   24 aprile 2015 at 1:02 pm

    mettiamoci almeno d’accordo sul mangiare: qui si manifesta a che cosa doveva condurre il dialogo interreligioso: non potendoci accordare sul Cielo, accordiamoci sulla Pancia… E difatti, quanto alla Pancia, sembra proprio che i ‘nostri’ – quelli della ‘nostra’ sponda – sappiano fare le cose per bene…forse con eccesso, se i dottori stessi dicono di metterci un freno…
    La ‘felicità’ come obiettivo della vita terrena…il ‘nostro’ papa franciesco non ha detto che i poveretti annegati nel mare sono morti nella ricerca della ‘felicità’?Quando ero bambino mi insegnavano che la felicità non è di questo mondo, che qui siamo in una “valle di lacrime”, che la sofferenza era l’occasione per il riscatto, che noi “siamo stai creati per conoscere amare e servire Dio in questa vita, e poi goderlo nell’ altra”. Ora la felicità è un dirirtto qui ! Chi oserebbe negarlo? Lo proclama solennemente la Carta dei Diritti dell’ Uomo, sappiamo scritta da chi! E ti pareva che il gran maestro papa nostro massonico non dovesse parlare di ‘FELICITA’? Da conquistare comunque, che importa se senza fatica e a spese degli altri ( ma non di lui, e dei suoi accoliti)…

  3. #Cattolico   27 aprile 2015 at 9:14 pm

    Bravo Bruno, ottimo commento. I preti moderni(sti) hanno dimenticato il passo del Catechismo di San Pio X da lei citato, sul “perché siamo stati creati”. Quello sì che era un Catechismo coi fiocchi: insegnava verità eterne, dava dei punti fermi ai quali ancorarsi, delle fondamenta su sui edificare tutta una vita. Io me le ricordo ancora a memoria, quelle domande e risposte, e non ho voluto leggere nessun altro catechismo, né mai lo leggerò. Dopo Pacelli… il diluvio (come diceva Luigi XV). Pace e bene