Individuo, comunità e pazzi

germanwings-1

 

 

di Ulderico Nisticò

 

Prendo spunto da un orrendo fatto di cronaca. Il “copilota” tedesco che il mese scorso ha deliberatamente portato a morte centottanta persone era depresso, affetto da manie suicide, prossimo alla cecità, e scusate se non aveva la peste bubbonica del 1348. Un caso umano, certo, un caso pietoso, un bisognoso di cure, di affetto, di assistenza… Di tutto, tranne che si guidare un aereo di linea con persone a bordo. Fior di medici laureati in medicina e specializzati in psicologia, psichiatria eccetera lo hanno visitato e trovato mezzo matto, con le turbe di cui sopra. Lo hanno diagnosticato, però senza dir niente al datore di lavoro per via della privatezza, quella che i maniaci esterofili chiamano privacy. Hanno obbedito a leggi, e più ancora a mentalità che privilegiano l’individuo, i suoi genuini o presunti diritti, i suoi capricci, le sue paturnie, il suo solipsismo, e se ne impipano dei diritti della comunità, cioè, alla fine, dei miei: dei miei, di Ulderico Nisticò.

Già, se io fossi stato su quel volo maledetto, provate a immaginare quali simpatie avrei provato per la riservatezza del matto che stava per condurmi addosso a una montagna per farmi morire. Se avessi potuto, con qualsiasi mezzo violento, annientare lui e salvare me e gli altri centosettantanove, non dico mi assolverei, ma andrei a pranzo e a dormire con la coscienza non solo tranquilla, ma meritevole di lode e soddisfatta di sé. Voglio sperare che centottanta vite valgano più di una.

Ma no, bisogna rispettare le mattane del malato di mente, in nome dei diritti dell’individuo. E allora, un maestro pedofilo lo mandiamo alle Elementari; e un ginecologo sessuomane, in corsia; e un cannibale… E l’assassino accertato, in libertà provvisoria.

È tempo di ristabilire le gerarchie dei valori, e il primato della comunità su ogni individualismo. O, se individualismo vuol’essere, e allora chi compie una tale scelta non può pretendere di essere riconosciuto nello stesso tempo un eccentrico solitario e un comune fruitore dei comodi della società.

Suvvia, la storia e la cronaca sono zeppe di mistici, eremiti, matti, eccentrici, poeti, scopritori di terre, avventurieri, guerriglieri, utopisti, tanti, tanti utopisti… Vero, ma non si lasciava loro credere che le loro nobili utopie potessero anche diventare realtà.

E a nessuno veniva a mente che un ammalato contagioso avesse il diritto di ammalare il prossimo in nome della libertà e di presunti diritti umani.

Lo stesso per i matti, che non possono pilotare aerei.