Ite ad Joseph, Sostegno delle famiglie e Terrore dei demoni

 

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di Alessandro Pini

 

 «L’intercessione di Maria è quella della madre; e non si vede che cosa il suo divin Figlio potrebbe rifiutare a una tal madre. L’intercessione di Giuseppe è quella dello sposo, del padre putativo, del capo di famiglia. Essa non può non essere onnipotente, poiché che cosa potrebbero Gesù e Maria rifiutare a Giuseppe che consacrò a loro tutta la sua vita e al quale devono  realmente i mezzi della loro esistenza terrena?». PIO XI, 19 marzo 1938

 

In questi tempi oscuri, ove regna il disordine morale ed il vizio ottenebra le menti, le famiglie cristiane trovano nella società un ostacolo al proprio naturale sviluppo ed al fine (Dio, vita eterna) per cui sono state costituite. Nuove ideologie attaccano questo sacro istituto, cellula primaria e vitale d’ogni società; ognuna di esse mira alla distruzione di tale comunità in quanto nemica dell'(dis)ordine sociale sognato (da secoli) dalle sette anticristiane e quindi nemiche dell’intero genere umano.

Perchè questo disegno contro la famiglia (cristiana)?

Innanzitutto la famiglia cristiana è un riflesso della Sacra famiglia, dove nacque e crebbe Nostro Signore, ed in quanto tale suscita odio tra i nemici di Dio che avvertono la forza misteriosa proveniente dalle famiglie ove veramente si vive il Vangelo e si onora Dio.

In secondo luogo tale istituto è attaccato quale organo di trasmissione della fede e delle tradizioni, le quali preservano i membri della famiglia dall’individualismo e dal nichilismo, funzionali alla costruzione della Nuova Società, eretta sulle ceneri della oramai distrutta Cristianità.

La (vera) famiglia cristiana è inoltre la palestra dove si esercitano le virtù contrarie alle massime del mondo e nemiche degli “artigiani del vizio”, i quali intendono forgiare un nuovo uomo, privo di razionalità ed amante della depravazione.

Tuttavia Dio non ci abbandona, non siamo mai soli ad affrontare questa situazione. Abbiamo più volte accennato ai rimedi di cui le famiglie dispongono contro tali diaboliche trame e per resistere nella fede che guida l’uomo nel suo pellegrinaggio terreno. Oggi vogliamo presentare un altro eccellente aiuto che Dio ci ha donato per sostenere la battaglia attuale; San Giuseppe, padre putativo di Gesù e vero sposo di Maria SS.ma. Egli – soprattutto in questi tempi così duri per le famiglie- risulta essere un grande sostegno per esse, oltrechè un fulgido esempio per tutti coloro che hanno responsabilità nella società e nella Chiesa della quale è protettore.

 

ITE AD JOSEPH

“Immaginiamo che il Signore, scorgendoci nel dolore, nelle difficoltà, negli affanni della vita quotidiana, rivolga a noi tutti l’invito che il Faraone del Vecchio Testamento rivolgeva al suo popolo durante la carestia e cioè: Andate da Giuseppe! Andiamo dunque da San Giuseppe se desideriamo essere soccorsi e consolati. Non dimentichiamo mai ogni giorno, e più volte al giorno, di raccomandarci a lui, perché la sua potenza presso Dio sorpassa quella di tutti i Santi e non è superata che da quella della Vergine Santissima” Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

 

Sebbene (troppo) poco conosciuto ed invocato, il glorioso Patriarca è un faro che indica la via da seguire soprattutto all’uomo (post) moderno che l’ha abbandonata per seguire il proprio “io” superbo e corrotto. Egli è appunto l’antitesi a questo tipo d’uomo-bestia. A lui possiamo, anzi, dobbiamo mirare se vogliamo salvare l’uomo dall’autodistruzione verso cui viaggia a gran ritmo.

San Giuseppe fu uomo pio ed umile, lavoratore infaticabile, difensore della Sacra Famiglia, terrore dei demoni; questi alcuni titoli con il quale viene invocato questo fortissimo santo, e questo è ciò che egli fu realmente quando cooperò alla Redenzione del genere umano sottomettendosi alla divina volontà.

Il segreto della santificazione infatti è “tremendamente semplice”: accettare la volontà di Dio, sempre ed ovunque, come il purissimo sposo di Maria. San Giuseppe con gran cuore seppe corrispondere alla missione affidatagli da Dio e, nonostante le difficoltà, la portò a termine come il migliore degli eroi, senza nessun’arma sennonché la grazia divina che perfezionò la sua natura.

Nel nostro cammino verso la santità dobbiamo però fare i conti con il Nemico, che odia l’uomo in quanto creatura di Dio e natura assunta dal Redentore per sconfiggere il peccato e quindi la Morte.

Tale essere – da sempre – tenta di imitare Dio; giustappunto è chiamato “simia dei” ossia scimmia di Dio, perchè scimmiotta il suo Creatore e Giudice, creando sètte e dottrine contrarie alla Verità – custodita e tramessa dalla Chiesa Cattolica – ma parallele ad essa in quanto a forma e struttura.

Tali “strutture” hanno diffuso una mentalità anticristiana ispirando così nuove “filosofie”, diabolicamente simili nel rifiuto della realtà in quanto eterno ricordo dell’opera divina della Creazione. Le suddette filosofie hanno trasmesso all’uomo l’antica superbia del serpente che ispirò il peccato dei nostri progenitori, ed in tal modo lo hanno convinto della propria “deità”; capace di creare la realtà egli ha in seguito decretato la “morte di Dio” e adesso professa la morte dell’uomo (vedi M.Foucault).

Non serviam: questo è il motto che ha forgiato l’attuale società, in contrapposizione al “fiat voluntas Dei”, inno mariano ripetuto da tutti i santi, in particolar modo dal glorioso Patriarca Giuseppe.

Giova citare a questo punto le parole che lo scrittore polacco Jan Dobraczynski mette in bocca a San Giuseppe nel romanzo “L’ombra del padre – Il romanzo di Giuseppe”:
“Chi mai sono io, per osare ribellarmi ? Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie, e un figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono, che accada conformemente alla Tua volontà. che sia come tu vuoi. Sostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno. Accogli la mia decisione oggi, che mi hai donato la forza …“.

Chiediamoci una buona volta chi siamo noi per ribellarci a Dio?

Chi siamo noi per sconvolgere l’ordine voluto da Dio, somma Intelligenza?

 

L’uomo reale deve imitare il nostro Santo, sottomettendosi alla legge divina e quindi al Creatore che l’ha data all’umanità per conseguire il proprio fine (felicità o beatitudine), come ben spiega il duce degli studi San Tommaso d’Aquino, il quale afferma che “la legge non è altro che il modo di operare; ora il modo di operare si desume dal fine, e perciò chi è capace di legge riceve la legge da colui che lo conduce al fine, come il muratore la riceve dall’architetto e il soldato dal capitano. Ora la creatura razionale ha il suo fine da Dio e lo consegue in lui. Fu dunque conveniente che Dio desse una legge agli uomini.”. (Contra Gent., III, cap.114)

La legge è la via al fine. Tutto ciò che distoglie l’uomo dal fine è da allontanare e reprimere, tanto quanto è da lodare e promuovere ciò che lo aiuta in tal senso.

 

Convinti della verità di quanto appena affermato, guardiamo a San Giuseppe quale reale modello di santità, ed ognuno di noi – secondo il proprio stato – imiti la sua vita che fu carica di gioie e dolori (mirabile maternità di Maria, nascita di Gesù, fuga in Egitto, smarrimento e ritrovamento di Gesù, ecc.), tuttavia sempre vissuti con amore e coraggio verso Dio e la Vergine Maria.

Imitarlo significa rifiutare la menzogna per seguire senza compromessi la Verità, amandola tutta intera, come egli fece durante la sua vita, anche se questo comporta sacrifici ed angustie.
Egli perciò rappresenta per il mondo cattolico un cristallino esempio di fedeltà e coraggio, umiltà e fortezza, che lo resero “nobile difensore di Cristo” e fulgido esempio di purezza in un mondo anche allora governato dai farisei distorsori della Verità.

L’intera sua vita fu un servizio alla Verità, in spirito di umiltà ed ossequioso silenzio: egli parlò molto poco, ma fu grande nel servirLa e proteggerLa. Tutto ciò contrasta con l’attuale situazione della Chiesa, dove gli ecclesiastici parlano molto e non in difesa della Verità, bensì per tentare nuove “vie” che spesso contrastano con essa, unica fautrice di (vera) libertà.

Imitare San Giuseppe assicura alla propria famiglia una pace che è antidoto all’apostasia e quindi al disordine che invece regna sovrano nell’odierna società e innanzitutto nel cuore dell’uomo moderno.
Seguire il suo esempio significa rigettare lo spirito del mondo, superbo e meschino, per vivere nel timore di Dio che – come la Scrittura insegna – è l’inizio della saggezza e quindi la via verso la felicità (eterna). L’imitazione di questo gloriosissimo santo consente di rimanere nella Luce che risplende ove l’impurità non ha spazio: egli infatti ebbe il grande onore di difendere la purezza della Vergine Maria proprio in virtù della sua castità, che attirò lo sguardo benevolo di Dio e permise la grande opera della Redenzione, oggi ostacolata dalla diffusione del pansessualismo che mira alla bestializzazione dell’uomo ed alla “sovrappopolazione” dell’inferno.

 

Egli è un luminoso esempio e riferimento per ogni capofamiglia che intende guidare le anime a lui affidate da Dio (moglie e prole); come, infatti, protesse e salvò il Bambino Gesù da Erode, così (ne siamo certi) proteggerà le famiglie che a lui si affidano quale potente intercessore presso la Madre di Dio e la Trinità SS., che, proprio a lui affidò l’innocenza della “benedetta tra tutte le donne“.

Infine dobbiamo assolutamente ricordare che l’esempio di San Giuseppe ci esorta alla vera e sincera devozione verso Colei che schiaccia la testa al serpente e quindi ad ogni eresia. Soprattutto oggi che l’errore è penetrato fin dentro la Chiesa di Cristo, occorre più che mai affidarsi alla Vergine per rimanere nella Verità o per giungervi attraverso la via più sicura e meno tortuosa.

Particolarmente in questa epoca, che l’impurità è così diffusa e propagandata, necessitiamo dell’aiuto della Vergine Maria, la quale – secondo San Girolamo e molti altri Padri – mantenne vergine il suo sposo semplicemente con la sua presenza e bellezza che “spingeva alla castità quanti la guardavano”. Scrisse infatti il Santo (Girolamo), contro l’eretico Elvidio che negava la verginità di Maria: “Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria”. Quale miglior “raccomandazione” se non quella del suo fedelissimo sposo e “primo consacrato”?

Imitiamo quindi San Giuseppe e consacriamoci alla Madonna perché “quando il consacrato a Maria vede l’Immacolata calpestare il serpente infernale, non ha alcuna compiacenza per il male, ma è fiero di appartenere a Gesù e a Maria”. Queste le parole del Pontefice Pio XII nel 1954, e questo l’invito che rivolgiamo ad ogni cattolico per combattere la buona battaglia ed uscirne vincitore.

 

Conclusione

Giunti al termine di questo piccolo scritto, vogliamo citare un testo tratto dalla celebre enciclica Divini Redemptoris (Pio XI), del 1937, nel quale troviamo una nuova conferma alla nostra tesi circa la potente intercessione di San Giuseppe presso il Trono divino; infatti il Sommo Pontefice – allora regnante – affidò proprio a lui l’azione della Chiesa contro il comunismo: “Poniamo la grande azione della Chiesa Cattolica contro il Comunismo ateo mondiale sotto l’egida del potente Protettore della Chiesa, san Giuseppe. Egli appartiene alla classe operaia e ha sperimentato il peso della povertà per sé e per la Sacra Famiglia di cui era il capo vigile ed affettuoso; a lui fu affidato il Fanciullo divino quando Erode sguinzagliò contro di lui i suoi sicari. Con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano, ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane con il lavoro delle loro mani e meritò di essere chiamato il Giusto, esempio vivente di quella giustizia cristiana, che deve dominare nella vita sociale“.

Pertanto dobbiamo invocarlo sempre di più e con maggiore fiducia per ottenere le grazie necessarie alle nostre famiglie ed al mondo intero, affinché torni a Dio con cuore pentito e desideroso di far regnare N.S. Gesù Cristo in ogni ambito della società, per sanarla dagli influssi maligni che tuttora la intossicano.

 

Concludiamo questo breve omaggio a San Giuseppe, con le parole di Santa Teresa d’Avila, la quale nella sua “Autobiografia” scrisse: “Per la grande esperienza che ho dei favori di San Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuta persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi in virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. Chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoto.”

 

 

Sancte Joseph, Terror Daemonum, ora pro nobis! Sancte Joseph, Familiarum Columen, ora pro nobis!