La storia simbolica del ‘Fratello’ Giancarlo Elia Valori: la “vera” ragione della celebrazione dell’unità d’Italia (terza parte)

Giancarlo Elia Valori

Pubblichiamo, a cura di Marco Massignan, la terza ed ultima parte dell’articolo La storia simbolica del “Fratello” Giancarlo Elia Valori: la “vera” ragione della celebrazione dell’unità d’Italia, scritto da Giordano Brunettin.

Qui la prima (http://radiospada.org/2015/03/la-storia-simbolica-del-fratello-giancarlo-elia-valori-la-vera-ragione-della-celebrazione-dellunita-ditalia/) e la seconda parte (http://radiospada.org/2015/04/la-storia-simbolica-del-fratello-giancarlo-elia-valori-la-vera-ragione-della-celebrazione-dellunita-ditalia-seconda-parte/).

La Massoneria simbolica è conciliante con la Chiesa cattolica in quanto deve trasbordare i suoi fedeli “naturalmente” nella nuova religione sincretistica e immanente, all’uopo persuade i Cattolici mediante la propalazione di un “ Nuovo Cristianesimo” che sarebbe più aderente alla purezza evangelica.
Inoltre l’operazione di trasbordo avviene in nome di un umanitarismo sul quale, superficialmente, tutti non potrebbero che essere concordi, ma che non è altro che una divinizzazione dell’uomo: “[…] presuppone il superamento delle “entità intermedie” [cioè la Chiesa cattolica, NdA] delle società per ricollegarle, attraverso il cammino iniziatico, ai due poli opposti del cammino umano e sociale: l’“uomo naturale”, visto, secondo la tradizione filosofica liberale e illuminista, come base inevitabile di un perfezionamento illimitato, e l’Umanità, ente del quale si raggiunge l’esatta comprensione, politica e iniziatica, solo passando attraverso la grande comunità di tradizioni e di culture che è la Nazione. […] Ed è l’Umanità, appunto, quell’Ente umano, “Dio della Ragione e non della Superstizione” che David Levi, fondatore della Fabio Massimo all’Oriente di Roma, vuole opporre alla universitas cattolica” (28).
Il risultato del cedimento di molti cattolici alla martellante azione massonica, mediante gli ideali risorgimentisti e nazionalisti, produce allora quel cristianesimo tutto venato di umanitarismo e di democrazia moderna che è pronto a dare vita al cattoliberismo, rappresentato nella sua essenza dalla Democrazia Cristiana.
Il tutto entro un quadro politico di modernizzazione nel quale la componente cattolica, dopo essere stata del tutto annacquata, si riduce a svolgere soltanto un ruolo di pedina nel Grande Progetto massonico: “tutti fenomeni che nascono, in Massoneria, da lontano: da un vagheggiamento da parte di Cavour di una “democrazia cristiana” venata di sansimonismo ed erede del cattolicesimo liberale del probabile “Fratello” Alessandro Manzoni, con il quale il Conte Benso amava farsi vedere a braccetto per Torino, al già citato progetto di “sinistra militare” in una alleanza tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II contro la “cricca” cavouriana, alla presenza, pur breve, dello stesso Garibaldi come Gran Maestro dell’Oriente palermitano e meridionale, venato ancora di murattismo e ancorato ad una idea regionalistica della costituzione muratoria nazionale italiana” (29).
Lo sbocco della tattica del trasbordo – si sa – troverà il suo suggello negli anni del Concilio Vaticano II, con l’azione di ralliement tra Grande Oriente e Chiesa cattolica patrocinata dal Gran Maestro Giordano Gamberini, che però era anche il fondatore della Chiesa Gnostica Italiana (30).
La proposta di una religione gnostica è soltanto il nucleo esoterico e iniziatico di una più articolata operazione che in Italia vuole sostituire la religione cattolica con una “religione civile” di fatto propedeutica alla futura fede gnostica . In tale direzione aiutano i principi
cardine della “religione civile”, come la tolleranza religiosa, che introduce dapprima all’indifferentismo quindi alla superstizione disponibile a ogni spiritualismo, e la libertà di opinione e di coscienza, che favorisce la tirannia nella cultura italiana dell’idealismo e
dello storicismo, prima, dell’attualismo e del nichilismo, poi. Secondo la regola alchemica del “solve et coagula”, ossia “tesi-antitesi-sintesi”, la Massoneria italiana raccorda concetti religiosi e idee filosofiche e li trasferisce nell’orizzonte spirituale della società
attraverso gli strumenti della politica, in vista di una “conversione” progressiva e totale della società stessa alla Luce d’Oriente.
Così diventa possibile il processo di risalita ad una divinizzazione dell’Umanità, ripercorrendo all’inverso, per analogia, il processo di secolarizzazione del teologico “Popolo eletto”, scaduto in temporalistico sionismo (31); ciò, ovviamente, dopo aver
reso immanente la storia, negandone ogni finalità teologica: “se il Messia che definisce la “fine dei tempi” è sempre in fase di arrivo, allora si determina un modello della comunità politica nel quale le scelte del popolo non sono in funzione di un singolo sistema
dottrinario, ma si presume che la prisca philosophia, quella all’origine della tematica neoplatonica tanto cara al Machiavelli, sia sempre e comunque all’opera nell’ universitas dei cittadini”, il che significa manifestazione – se non emanazione – dello Spirito nella
comunità politica, che diventa perciò metro e misura di tutto” (32).
È notevole che nel passo il Valori ruoti attorno ad un concetto proprio del cabalismo ebraico, ma che trova poi risonanza teoretica sul piano dell’immanenza nell’hegelismo. E continua, accreditando del tutto quanto abbiamo osservato sul piano massonico: “un
fondamento [cioè quello del Popolo-Messia] insieme universalistico e nazionale della “autonomia del politico”, vera e propria religione dei moderni e fondamento della identità delle élites politiche, prima massoniche, ebraiche o riformate e poi, con l’istituzione, in funzione antimodernista, del “partito dei Cattolici”, elemento tipizzante
anche della presenza della Chiesa di Roma nella politica contemporanea” ( 33). Ecco dunque spiegata l’attenzione e l’apertura della Massoneria verso la Chiesa cattolica.
Ogni religione e ogni filosofia sono perciò soltanto simboli – rectius segni – di una realtà nascosta, la cui chiave è in possesso soltanto degli Illuminati, cui spetta il ruolo di guida dell’intera Umanità verso la Luce che la divinizzerà: “divenire il riferimento, attraverso
una sorta di cristianesimo riformato e “mistico”, dove il Messia si realizza in ogni tempo attraverso il perfezionamento dell’Umanità, dei ceti popolari che ancora non hanno abbandonato l’universo politico e organizzativo della Chiesa di Roma” ( 34), con buona
pace del disegno di Leone XIII di “riconquistare lo Stato a Cristo a partire dalla società”. Conquistando invece alle idee massoniche la società, sarà possibile realizzare il Grande Disegno delle Logge, “poiché la Massoneria, in senso universale, si identifica con
l’Umanità integrale considerata nel compimento (ideale) della Grande Opera costruttiva” (35).
Ecco allora dispiegarsi l’azione di dissoluzione dei principi cristiani e naturali (36), specie a danno della Chiesa cattolica, che costituisce ancora la loro roccaforte: sul piano politico, la negazione del potere temporale del Papato, poco importa se diretto o indiretto;  sul piano religioso, la negazione dell’autorità divina del Papato, con la giustificazione di rendere la fede cattolica al passo coi tempi. E in questo tranello storicistico sono caduti molti cattolici, chierici e laici. “Riforma interna del Papato o trasformazione eterodiretta da parte del Cristianesimo occulto che arriva dalla Massoneria francofona, unità d’Italia presieduta dal Papa, secondo il progetto del Primato di Gioberti o riforma della tradizione cristiana, per renderla adatta ai tempi nuovi, che venga gestita dai circoli aderenti alla massoneria: tutte tematiche che trapassano dal Risorgimento italiano per arrivare alla crisi modernista e al Concilio Vaticano II” (37). Queste sono soltanto alcune delle sollecitazioni intellettuali che si trovano nell’opera del Valori, opera che apertamente celebra il Risorgimento e l’Unità d’Italia come realizzazione massonica e tappa per il compimento del Grande Disegno delle Logge. Invece noi utilizziamo l’opera del Valori per riflettere seriamente e criticamente sull’intero processo di unificazione d’Italia, ma soprattutto sul collegato processo di modernizzazione del paese, processo che costituisce ancora una priorità della politica italiana, a detta di molti suoi autorevoli protagonisti al momento delle celebrazioni dell’Unità.
Il prefatore di Il Risorgimento oltre la storia , Gianni Tibaldi(38), evoca chiaramente uno scenario futuro nel quale il Risorgimento italiano – e quindi l’Italia unita – costituisce soltanto una preparazione a un “Risorgimento glocale” ( 39), cioè di portata “Mediterranea o, perfino, Universale”, in altre parole “il Risorgimento glocale, figlio e fratello della Massoneria e del Risorgimento italiano, veste i panni di una politica nobilitante che vede trasformare il diritto in antropologia, l’economia in cultura, lo sviluppo in svolgimento compiuto e armonico delle potenzialità umane e, ancora, la crescita economica in crescita umana” (40), realizzando perciò quell’occulto piano alchemico e cabalistico di manipolazione magica della realtà che è al cuore del Disegno Massonico.
Mi sembra che le parole di Valori e di Tibaldi costituiscano una positiva – benché da posizione inattesa e, invero, dal contenuto piuttosto inquietante – conferma di quanto aveva notato a suo tempo Augusto Del Noce, cioè l’Italia come laboratorio politico della
modernità (41).

Note
28. Cfr. pp. 63-64.

29. Cfr. p. 76.

30. Cfr. pp. 81-82. Il quadro è abbastanza chiaro: “[…] si tratta della ricostruzione di uno spiritualismo “laico” che permette […] un raccordo tra i ceti che sono stati in gran parte emarginati dal processo di unificazione della Nazione, e che la Massoneria non riesce a penetrare o a rappresentare del tutto, anche nella vasta piccola borghesia italiana che si affaccia, nella fase post-unitaria, alla Vera Luce d’Oriente. Quando, anni dopo, il Gran Maestro Giordano
Gamberini si porrà, con raffinata preparazione culturale e teologica, la questione di un rapporto diverso tra l’Obbedienza e la Chiesa di Roma, ormai la lotta sarà terminata, con la sostanziale vittoria del Papato nella battaglia per l’egemonia della formazione della classe dirigente italiana e con la verifica di un rapporto forte, anche se ben più complesso di quanto non sia apparso agli  storici contemporanei, tra il Vaticano e la maggiore potenza massonica moderna, gli Stati Uniti d’America”.

31. Cfr. René GUÉNON, Studi sulla Massoneria(cit., p. 27): “[…] se l’uomo è spiritualmente il principio dell’intera Creazione, deve esserne materialmente la risultante, dato che “ciò che è in basso è come ciò che è in alto, ma in senso inverso”.

32. Cfr. p. 92. Mi sembra notevole il richiamo al pensiero  neoplatonico, che è sostanzialmente emanazionista: questa concezione irrazionalistica è alla base dello gnosticismo massonico e spiega a sufficienza come sia possibile nella Massoneria il coniugio – in apparenza contraddittorio – tra tesi illuministiche e tesi occultistico-iniziatiche. Per altro il massone Guénon (Studi sulla massoneria, cit., pp. 4-5) ribadisce che la cognizione ultima dei misteri supremi massonici è frutto di una visione mistica, perché quei misteri sono indicibili e incomunicabili, possono soltanto essere simboleggiati e l’illuminazione finale dev’essere il risultato di una lunga preparazione individuale.

33. Cfr. p. 93.

34. Cfr. p. 101.

35. Cfr. René GUÉNON, Studi sulla Massoneria, cit., p. 19.

36. “Naturali”, qui va inteso non in senso massonico, ovviamente, ossia “di tipo naturalistico”.

37. Cfr. p. 101.

38. Viene presentato come “già titolare della Cattedra di Psicologia della Personalità nell’Università degli Studi di Padova”, rappresentante in Italia della UNDL Foundation di Ginevra, che gestisce il programma dell’ONU sul linguaggio digitale universale” e “membro delConsiglio direttivo della Union des Associations Internationales di Bruxelles” (p. 15).

39. “Con il termine glocale ci riferiamo a ciò che abita con le proprie esigenze, i propri caratteri e le proprie potenzialità un “luogo” definito, ma si proietta all’esterno in una dimensione geopoliticamente, geo-economicamente e geo-culturalmente illimitata” (p. 12). Sarà a questo, ciò che allude il Presidente Napolitano quando ripropone il “primato italiano nel Mondo”?

40. Cfr. p. 14.

41. “Il carattere particolare della filosofia italiana fa in modo che, in un certo senso, il nostro Paese divenga una specie di laboratorio della storia in cui viene esemplificato, in condizioni di particolare purezza, il processo della storia contemporanea. Come in un laboratorio, eliminate le influenze esterne perturbatrici, diventa possibile osservare un dato fenomeno naturale nella sua purezza e quindi determinare con esattezza le leggi che lo reggono, così nell’esempio italiano diventa possibile interpretare le linee direttive che regolano la storia contemporanea, ed, in essa, quel parallelismo filosofico-politico di cui si è detto. I medesimi processi, naturalmente, avvengono anche in altri contesti culturali, ma le diverse peculiarità locali rendono più difficile rilevare le linee di fondo” (cfr. Augusto DEL NOCE, L’interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Napoli 1982, ora in Modernità, Brescia 2007, alle pp. 81-82).

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