L’isola del tesoro e la tentazione del male

isola del tesoro

Long John Silver è semplicemente un mito, uno dei personaggi più riusciti nella storia della letteratura. Il merito va tutto a R. L. Stevenson che, nel celebre romanzo L’isola del tesoro, ha saputo creare un antagonista per nulla macchiettistico, capace di riassumere nella sua magnetica personalità quel dramma lacerante che è la condizione dell’uomo, perennemente in bilico tra la miseria e la grandezza.

La sua andatura claudicante, lo sguardo rude e la furbizia contribuiscono a completare il quadro di una figura inquietante ma, allo stesso tempo, affascinante. Sulle prime potrebbe apparire come un pirata qualsiasi, ma quando il giovane Jim Hawkins, il protagonista del libro, si imbatte in lui, ne rimane letteralmente folgorato. L’uomo, con il suo inseparabile pappagallo, è un concentrato di esperienza e ideale: nei suoi vestiti malconci sono raccontate le numerose avventure di un esperto lupo di mare, e le sue maniere gentili, accompagnate da una certa galanteria, lo elevano al di sopra degli abituali frequentatori di bettole e dei bevitori di grog.

Imbarcatosi come cuoco sulla nave allestita da alcuni gentiluomini con l’intento di andare a recuperare un famoso tesoro, Silver si mostra gentile ed educato con tutti e, in cambio, è circondato da una stima universale. Ogni uomo a bordo lo rispetta e il suo atteggiamento bonario riesce a ingannare tutti. Sì, perché d’inganno si tratta: dietro la patina rassicurante si nasconde uno dei peggiori farabutti che abbia mai navigato per i sette mari. L’amabile cuoco è, in realtà, uno dei più temibili e crudeli pirati di cui si abbia memoria; furbo e accorto, è anche violento, iracondo e spregiudicato. L’egoismo demoniaco si accompagna a un’impareggiabile sete di sangue: il suo obiettivo a breve termine, infatti, è quello di organizzare un ammutinamento e di dividere l’oro con i suo degni compari.

Ma ciò che più sconcerta è che anche dopo il tradimento nei confronti di Jim e dei suoi amici – il cavaliere Trelawney e il dottor Livesey – il suo carisma non viene meno. Silver rappresenta tutto ciò che vi è di negativo e spregevole al mondo, ma che, nonostante tutto, non smette di esercitare un certo fascino sui protagonisti. Solo il capitano Smollet, un interessante personaggio che unisce la rudezza del disciplinatore allo sguardo acuto di chi è abituato a badare ai fatti, ne intuisce sin da subito il pericolo.

La grande avventura che gli eroi si trovano ad affrontare è, prima di tutto, una sfida con loro stessi e contro quelle tentazioni che Silver oggettiva. La storia di Jim non è solamente la battaglia che l’adolescente combatte sulla via della maturità, è la sfida che ogni uomo è chiamato a fronteggiare nella quotidianità. Il primo pericolo insito nel male è la sua facilità, la tentazione della via battuta – per utilizzare le parole di Robert Frost – che alberga in tutti noi. Ma il suo essere suadente è solo un’esca per gli stolti e il premio per chi lo persegue, nella finzione letteraria come nella vita, è la sconfitta, la stessa a cui sono destinati i pirati che “vivono alla giornata”, incapaci di progettare alcunché di stabile e durevole. Nei loro occhi, gravati da un’ombra di slealtà e una punta di derisione, si intravede la scelta di chi ha deciso di abbandonarsi  al cinismo e al disincanto di un’esistenza condotta al limite, ma ultimamente priva di senso.

Solo affrontando Silver, il suo doppio malevolo, Jim potrà ritornare a casa sano e salvo: ricco non tanto di monete d’oro, quanto della conquista di un nuovo sguardo, una prospettiva esistenziale che Ben Gunn, il selvaggio abitante dell’isola, definirebbe non semplicemente umana, ma cristiana.

 

Luca Fumagalli

Un commento a "L’isola del tesoro e la tentazione del male"

  1. #PAOLO   1 aprile 2015 at 10:54 pm

    BELLISSIMO ARTICOLO. SI POTREBBE FARE IL PAIO CON QUANTO IL CARDINAL BIFFI PROPONEVA A PROPOSITO DELL’OMINO DI BURRO, IL PERSONAGGIO DI PINOCCHIO, POCO RICORDATO EPPURE DEFINITO COME LA DESCRIZIONE MEGLIO RIUSCITA DEL NEMICO DEL GENERE UMANO.
    ORAMAI SIAMO SEMPRE PIU’ ABITUATI A RICONOSCERE IL MALE SOTTO I VESTITI DEL PERBENISMO, DELLA GENTILEZZA MELLIFLUA, DEL POLITICAMENTE CORRETTO.

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