Reagire al negazionismo, finché siamo in tempo

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di Massimo Micaletti

 

Dunque il solito Preside fatto a modo suo ha deciso che in una scuola elementare non sarà possibile la benedizione pasquale. Mens laica in corpore laico, verrebbe da commentare. Genitori in rivolta? Forse. Cattolici d’Italia esterrefatti? Forse, perché come al solito il cattolico si affretta (non a chiudere la stalla ma) a chiedere che qualcun altro chiuda la stalla quando i buoi sono ben più che scappati, sono già in spezzatino.

Pensiamoci: quante volte, tornati i bimbi da scuola, li abbiamo sentiti declamare la poesia di Pasqua o di Natale senza un minimo accenno a Gesù Cristo? Quante volte, in quelle aule, sui nostri posti di lavoro, negli uffici che frequentiamo, abbiamo visto sparire i Crocifissi e non abbiamo battuto ciglio, ammesso che ce ne siamo mai accorti? Quante volte siamo stati frenati dall’imbarazzo nel portare la parola della Chiesa ad un amico che ci ha detto con sollievo che si stava separando, ad un’amica che ci confidava ammiccante un tradimento, ad un conoscente che si vantava di rubare sul lavoro, ad un tizio che tronfio irrorava i presenti con la solita brodaglia laicista? Quante volte, in queste ed in altre circostanze, abbiamo preferito fare i “cristiani silenziosi”?

Tutto questo ci è stato bene. Abbiamo preferito sparire: siamo dunque spariti, ma non ce ne siamo accorti. E ce ne rendiamo conto solo quando un solerte Preside laicomane nega che nella scuola di Stato metta piede un prete. Troppo tardi ormai.

Ma va detta tutta.

La nostra è stata una colpevolissima inerzia, quando non una complicità più o meno inconsapevole, rispetto a quella che comunque è e resta un’offensiva che punta a dissolverci come cattolici anche se esistiamo come persone, come storia, come cultura.

Quest’offensiva è il solo vero negazionismo dei nostri tempi, con buona pace di coloro che s’affannano a cercarlo altrove, ed è talmente pervasivo e brutale che si declina pure in forme ottuse e ridicole quali la grottesca recente sortita d’Oltralpe che vede l’eliminazione dell’aggettivo “Santo” da oltre cinquemila Comuni di Francia o l’espulsione tout court della Vera Religione da ogni dimensione della cosa pubblica dietro la patetica foglia di fico del timore di offendere chi cattolico non è. Il prossimo passo sarà l’eliminazione fisica tramite demolizione dei campanili che disturbano l’orizzonte piatto e consumante delle persone e delle idee che vogliono progettare una civiltà a tavolino.

A differenza del presunto negazionismo della shoà, che vorrebbe rimuovere il passato, la recisione della nostra civiltà dal cattolicesimo vuol cancellare il futuro, è un atto programmatico, la pars destruens cui di necessità seguirà una pars construens ad opera di coloro che da sempre avversano la Fede.

Non basta a questa gente vederci soccombere in ogni battaglia per la Fede, in ogni vicenda che attenga ai valori non negoziabili, vicende e battaglie che ci vedono neppure sconfitti sul campo ma pateticamente risucchiati nei gorghi del compromesso e della resa sull’essenziale: non gli basta, queste forze ci vogliono cancellare, vogliono elidere il Segno di contraddizione e divorarLo nell’irrilevanza, e noi con Lui, fedeli e Pastori, e sono già a buon punto. L’effetto lo si vede generazione dopo generazione, osservando la vertiginosa velocità con cui la vita condivisa, i valori condivisi si allontanano dalla Fede e piombano nel nulla o al più nel sentimento religioso, che è ben altra cosa.

Il sogno, il progetto, l’obiettivo è un’Europa senza Cristo, senza segni, in cui non serva versare il sangue dei cattolici – che è anzi pericolosissimo, perché nutre la Fede – perché di cattolico non sarà rimasto più nessuno.

 

 

6 Commenti a "Reagire al negazionismo, finché siamo in tempo"

  1. #Luciano tartamella   4 aprile 2015 at 5:26 pm

    Ogni scusa e’ “buona”per ostacolare che Lui regni.”Vi e’ una specie di governo centr.che dirige tutto q.piano:una centrale umana,strumento di satana in persona”.(Proenc,a Sigaud).

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  2. #Cristiano   4 aprile 2015 at 5:35 pm

    Come reagire di fronte a tanta ORGANIZZATA satanistica opera di distruzione della verità e della cultura?
    Va bene la denuncia, ma bisogna organizzare una reazione pacifica ma determinata, come i primi cristiani si organizzavano nelle catacombe…

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  3. #Hector Hammond   4 aprile 2015 at 10:54 pm

    La citazione è interessante , ma non la si legge tutta , alcuni caratteri sono sbagliati e chiedevo se si potrebbe averla completa.

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  4. #Antonmio Diano   7 aprile 2015 at 11:41 am

    Condivido quanto afferma Micaletti.
    Il progetto di satana è distruggere la stessa idea di Dio nelle coscienze degli uomini e, di conseguenza, nella società.
    Ma farei una precisazione, ovvia per molti di noi ma ahimè non per tutti!
    Che la cristianità (che non è la Chiesa, attenzione) sia morta è purtroppo verissimo. Che sia nondimeno nostro dovere massimo agire come se fosse anche umanamente possibile restaurarla (giacché Dio, se lo volesse, lo potrebbe fare con una semplice deliberazione) è però altrettanto vero.
    Quella che potrebbe apparire una rassegnazione non è tale, se ben orientata: la Chiesa cattolica esiste e esisterà sempre (per promessa divina: non praevalebunt), anche se gli eletti saranno meno di quanti pootrebbero essere se tutti i “cattolici” sapessero togliere le virgolette.

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  5. #Massimo Micaletti   8 aprile 2015 at 5:23 pm

    Antonio, lei ha perfettamente ragione: infatti la mia è una piccola e povera esortazione alla resistenza: ci siamo sì ritirati, ma non abbiamo ancora perduto!

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  6. #Elena Manzoni Di Chiosca   12 aprile 2015 at 10:30 pm

    Non praevalebunt! Coraggio…non desistiamo.

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