Shoah e aborto, due ‘olocausti’ a confronto

avort

 

di G. Z.

 

Quello della “giornata della memoria” è un rito che ogni anno puntualmente si ripete in una crescente e progressiva solennità. Non solo, nelle scuole ad esempio è preceduto da mesi di preparazione, di incontri, di studi e di lezioni. Montagne di libri, di film e cineforum che raccontano la terribile strage degli ebrei nei campi di concentramento nazisti. In molte città e comuni sta quasi diventando una vera e propria cerimonia “liturgica”, un gesto religioso di culto in ricordo della cosiddetta shoah, parola ebraica che letteralmente significa «olocausto».

Sembra che, per qualche misteriosa volontà, la shoah degli ebrei debba entrare a far parte integrante del vissuto collettivo e individuale. La strage giudaica viene sempre più proposta come l’anno zero di una “nuova” era, il memento che i neo-catari con rimprovero e minaccia gridano alle generazioni future attraverso lo slogan pacifista: “Mai più guerra! Mai più violenze! Mai più discriminazioni!”. In questo senso la shoah sembra rappresentare il giro di boa dell’era umanitarista e mondialista, dove l’uomo non compirà più il male, dove non ci saranno più divisioni, di razza, di sesso, di religione. Una sorta di futuro onirico secondo la descrizione che ne fornì il nichilista John Lennon nella sua canzone più nota, Imagine.

Tutta questa propaganda rituale sembra essere volta a suscitare un intenso senso di colpa e una sorta di venerazione/riconoscenza verso il popolo giudaico, nuova “Vittima” di espiazione per i peccati del mondo. Non dimentichiamoci che l’olocausto è propriamente un sacrificio offerto esclusivamente a Dio, il massimo atto di culto e di adorazione che l’uomo possa tributare a Dio. Vien dunque da chiedersi: il cosiddetto “olocausto” degli ebrei a chi è offerto, e da chi?

A quale scopo ci si domanderà, spendere tante energie per una sensibilizzazione tanto capillare contro una tragedia fra le tante che sono state consumate nel corso del XX secolo? Perché non dedicare una giornata della memoria anche alle ben più numerose e incalcolabili vittime dei gulag sovietici in Siberia? Perché non soffermarsi a riflettere e commemorare il terribile genocidio degli Armeni da parte dei Turchi? Perché non dedicare giornate di studio e approfondimento sullo sterminio di milioni di cinesi da parte della rivoluzione comunista di Mao? Perché non dedicare una giornata della memoria ai milioni di giapponesi inceneriti e arsi vivi nei bombardamenti americani di Kyoto prima, e di Hiroshima e Nagasaki poi? Apriamo una breve parentesi. Forse non tutti sanno che il Giappone alla fine della guerra, era un paese prostrato economicamente e moralmente, nonché militarmente in ginocchio perciò del tutto inoffensivo al momento dello sgancio delle due bombe atomiche. È ancor meno noto che Hiroshima e Nagasaki erano le due città del Giappone con la più grande concentrazione di cattolici giapponesi tanto che, presso la stessa Nagasaki, san Massimilano Kolbe aveva dato inizio, prima della guerra, alla “Niepokalanow” giapponese, cioè alla “città dell’Immacolata” rimasta miracolosamente integra e intatta nonostante l’esplosione atomica. Due città assolutamente prive di ogni valore strategico militare dunque. Perché allora, ci chiediamo, viene passato sotto silenzio un atto così vile e scellerato come mai si verificarono nella storia delle guerre fin dall’inizio dei tempi, con il quale sono state incenerite in pochi minuti e a cuor leggero milioni di vite innocenti (cattoliche e non), e non si spendono oggi neanche due minuti per condannarlo o commemorarlo?

Dobbiamo inoltre considerare che mentre ci scopriamo il capo in segno di lutto, mentre si offre quel vacuo e vuoto minuto di silenzio nelle aule di scuola nella “liturgica” giornata della memoria, un altro “olocausto” si va consumando in misura tanto diffusa e disumana quanto indifferente e silenziosa: è lo sterminio dei milioni di bambini uccisi nel grembo delle proprie madri, è l’olocausto dell’aborto. Lo stridore di questo ossimoro si fa ancora più forte quando si effondono delle vere e proprie “omelie” sull’etica umana, sul valore della vita, sulle vittime innocenti uccise nei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau, sull’orrore della violenza e, contemporaneamente, nei nostri ospedali, nella solitudine di un appartamento, ragazze e ragazzine, donne sposate con già dei figli consumano l’“olocausto” del bimbo concepito non ancora uscito dalle proprie viscere, ancora tutt’uno con il loro corpo. Quante delle donne, delle insegnanti, delle politichesse che chinano il capo dinanzi all’orrendo crimine antigiudaico si sono macchiate le mani del sangue veramente innocente dei propri figli?

Lungi da noi sminuire o negare la gravità del genocidio giudaico da parte del Terzo Reich, tutt’altro. Il punto non è negarlo o affermarlo, bensì constatare l’intrinseca ipocrisia e il sarcasmo sadico del Principe delle Tenebre che servendosi del suo braccio secolare, la Massoneria mondialista giudaica, spinge le masse umane a fare veri e propri atti di culto verso una strage umana e, contemporaneamente, li rende autori di una strage ben più grave e terribile: l’aborto.

La beffa di Satana è quella di aver convinto gli uomini e le donne di oggi di essere molto più buoni degli uomini e le donne di ieri. L’uomo di oggi crede di essere più buono perché non condanna le sue vittime sul rogo, perché non manda i prigionieri nelle camere a gas, perché non fa più distinzione fra maschi e femmine, perché non ha la pretesa di affermare una verità assoluta che valga sempre e per tutti. Ma in realtà gli uomini e le donne di oggi si sentono più buoni solo perché le loro vittime non le guardano nemmeno, perché non vogliono neanche vedere il frutto terribile dei loro delitti. La shoah contemporanea, infatti, è invisibile, silenziosa, umanitaria, terapeutica. Già, l’aborto si considera una pratica “terapeutica” e non ci si accorge, o non si vuole ammettere, che il morbo e la patologia che si vuole estirpare è proprio l’essere umano. Questo omicidio/suicidio di massa, se si approfondisce un minimo la storia della gnosi, si scoprirà essere un rito praticato e predicato dai catari o albigesi sotto il nome di endura. Oggi tale pratica è tornata strisciando sinuosa nella società post-cristiana sotto una veste candida di agnello, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: distruggere l’uomo, nel corpo e ancor più nell’anima. Questo perché, l’essere umano è l’unica creatura fatta ad “immagine e somiglianza del Creatore”, e questa “Immagine” Satana non la può sopportare, perciò tenta in tutti i modi di distruggerla, usando gli stessi uomini che storditi da un insensato materialismo superomista, si prestano ad una neo-endura di massa quali l’eutanasia e l’aborto. Non bisogna dimenticarsi che le comunità di catari praticavano abitualmente la sodomia, atti sessuali con animali, dispersione del seme per non procreare, oltreché l’aborto e il suicidio rituale. Tutto questo per il semplice fatto che il corpo umano, secondo loro, sarebbe stato creato non dal dio spirituale e buono, Lucifero, l’Angelo di Luce, bensì dal dio demiurgo, il dio dell’Antico Testamento e del Nuovo che ha creato la materia e il mondo materiale per imprigionare le anime. La pratica per liberare le anime e scioglierle dal corpo era proprio il rito dell’endura, unito ad una forma ancora primitiva di contraccezione che mirava ad impedire la procreazione per scongiurare la diffusione del “virus” dell’umanità nella sua sofferente e malata corporeità.

Oggi assistiamo al ritorno in gran pompa delle medesime pratiche aberranti (sodomia, suicidio, infanticidio ecc.), veicolate però dallo Stato. Sicuramente saranno svuotate della visione neo-platonica, ma certamente non della finalità: porre fine alla sofferenza della vita presente. Un tema questo, che caratterizza anche il buddhismo il quale, non a caso, è anch’esso in crescente diffusione.

Dunque, molti degli uomini e le donne di oggi, se dovessero trovarsi dinanzi ad un malato terminale e dovessero dargli la “dolce morte” non lo farebbero per un bieco “odio raziale” ma per un nobile scopo: aiutarlo a tornare nel niente da cui è uscito, giacché per quell’azione non ci sarà né giudizio né castigo (o almeno così credono).

Ad ogni modo, in tutto questo scenario di morte e distruzione chirurgica, la shoah ebraica viene comunque deprecata e condannata, e la sua memoria additata come un idolo, dinanzi al quale ogni cittadino, se vuole essere un “buon” cittadino, deve gettare il grano d’incenso, pena il reato di antisemitismo, di odio raziale o di catto-fascismo.

E l’omicidio dell’aborto e l’omicidio dell’eutanasia? Si condannano le atrocità del regime nazista che aveva iniziato una sistematica selezione della razza attraverso una spietata e disumana eugenetica, e ora si battono perché lo stesso crimine diventi un diritto fondamentale dell’uomo. La selezione degli embrioni, l’eliminazione capillare e sistematica degli “esemplari deboli” della specie umana, è un crimine che ebbe la sua prima diffusione di massa con il nazismo, e dinanzi al quale noi tutti inorridiamo. Ma perché mai se a commetterlo è un ufficiale medico con la svastica è tanto esecrabile, e se a commetterlo è un medico (magari donna) in camice bianco nei nostri ospedali non suscita in noi il minimo scrupolo anzi, diviene un atto “umanitario” e “pietoso”?

L’auto-maledizione del mondo contemporaneo che ha rifiutato il dominio del Dio fatto uomo, che ha scosso dalle proprie spalle il dolce giogo di Cristo sta colmando la misura. L’uomo insulta Dio e accanendosi contro le sue creatura vorrebbe negarne l’esistenza. Attraverso la terribile e incomprensibile “shoah” dell’aborto, quale castigo sta attirando sopra la propria testa? Quale maledizione sta pronunciando contro se stesso? Quali conseguenze dobbiamo attenderci dal rifiuto dei popoli di sottomettersi a Cristo Re e Signore dell’Universo?

Dobbiamo prendere coscienza che l’aborto di massa è certamente un olocausto, una shoah cioè un vero e proprio sacrificio, ma rovesciato. Un sacrificio non offerto a Dio bensì a Satana il quale, essendo la “scimmia di Dio” (simia Dei), vuole anch’egli essere adorato con un atto di culto pubblico, sanguinoso ma perverso. Non si tratta del Sacrificio del Figlio di Dio per la gloria di Dio e la salvezza del genere umano, bensì del sacrificio dei figli degli uomini in odio a Dio e per la rovina dell’umanità.

5 Commenti a "Shoah e aborto, due ‘olocausti’ a confronto"

  1. #Giulio De Gregorio   5 aprile 2015 at 8:58 pm

    Un bell’ articolo che ci fa capire che abbiamo abbandonato il messaggio di Cristo del Vangelo e nemmeno ne abbiamo la consapevolezza. Quello che mi stupisce è che il Signore non ci punisca abbastanza per i nostri misfatti. Solo in Italia centomila omicidi ogni anno. La violenza sulle donne da parte delle donne in omaggio al femminismo radicale. Giulio De Gregorio

  2. #Antonmio Diano   7 aprile 2015 at 12:46 pm

    Né sarà da dimenticare che gli orrori nazisti (su cui torneremo subito) si devono per buona parte, com’è stato inequivocabilmente dimostrato da documenti ineccepibili esibiti e storicamente vagliati e inquadrati da studi recenti, ad un’alleanza al vertice tra dirigenza nazista e sionismo destinata tra l’altro a sfociare nella creazione di Israele. Con la svendita da parte delle autorità sioniste delle vite di molti ebrei.
    Ma occorre anche ricordare che il giudaismo sionista, che si considera il padrone del mondo proprio in quanto popolo (razzismo), fondò la religione olocaustica onde trarne vantaggio e manipolò alla grande il presunto olocausto che come tale non ci fu. Ci furono i morti, certo (ma non solo ebrei), ma gli innumerevoli luoghi comuni che popolano le relative mitografie (a far capo dal seimilionismo) sono ormai state scientificamente smantellate dai (pochi) storici e ricercatori onesti che hanno avuto il coraggio di opporsi ad una vulgata creata a tavolino, che non sa onorare neppure le vere vittime dei campi conferendo loro uno statuto che non hanno e al quale nessuna vittima può aspirare: l’unicità. Semmai l’unico vero Olocausto della storia fu consumato – quello sì – sul Golgota.
    Non negazionismo, dunque, ma sano revisionismo. Per finire, diremo che Hitler era un pagano, e che quindi – benchè abbia fatto della Germania prebellica uno stato funzionante e moderno – non ci si deve sorprendere di derive disumane (che nessuno nega, ma che nessuno può vantare in guisa di diritti di primogenitura, tanto meno talmudica) ergo anticristiane (e non certo nel senso bergogliano!).

  3. #pirrfrancesco siciliano   27 gennaio 2016 at 8:25 pm

    Intanto la premessa è un errore: il termine shoah non vuol dire affatto olocausto ma tragedia, sterminio. Per gli ebrei il termine olocausto è un termine positivo perché sacrificio a Dio, e chi lo usa ancora per definire il genocidio degli ebrei o è in malafede o è un ignorante….il resto dell’articolo è spazzatura, complimenti.

    • #Salvo   31 gennaio 2016 at 11:13 pm

      Ci renda partecipi del perché l’articolo sarebbe «spazzatura». Chiedo perché, forse, ha dimenticato di illustrarci la motivazione.

  4. #Salvo   31 gennaio 2016 at 11:06 pm

    Mirabile articolo. Complimenti davvero.