Caro Socci, l’analisi è apprezzabile, ma la diagnosi è pessima

PORTA A PORTA PAPA ELETTO

Riprendiamo quest’articolo di don Luigi Moncalero, della FSSPX, in merito alla polemica scaturita con lo scrittore Antonio Socci [RS]

 

di don Luigi Moncalero

Spero che Socci non prenda queste mie considerazioni come “fuoco amico nella schiena”. L’articolo di Libero di domenica 24 maggio u.s. è interessante, sin dal suo titolo piuttosto intrigante: «Mezzo secolo senza latino e la Chiesa è da rottamare» (cf. QUI il testo integrale dal blog di A. Socci).

Interessante. Spigolo qua e là: «…Si avverte un cupo rumore di frana, come se una montagna – effetto Bergoglio? – stesse venendo giù. […]. Della Chiesa Cattolica conosciuta finora è minacciata perfino la sopravvivenza. C’è posto solo per una sua ridicola parodia laicizzata […]. [Una Chiesa] che rinuncia al proselitismo e al Dio cattolico […], che si scioglie nell’ecumenismo massonizzato delle tante religioni, che si occupa del clima e della spazzatura differenziata […]. La Chiesa che ha illuminato e vinto il tenebroso mondo degli dèi e ha ribaltato la storia pagana e antiumana […] dei grandi santi, dei martiri, dei missionari […]».

Fin qui ci siamo.

Ma lo spirito umano non si accontenta di constatare dei fatti: è già qualcosa constatare, e questo Socci lo fa a differenza di tanti altri che si foderano gli occhi con spesse fette di prosciutto, e gliene diamo volentieri atto. Però poi deve arrivare una diagnosi, o perlomeno un tentativo di dare un ragionevole “perché” alla catastrofe constatata.

Invece Socci “toppa” clamorosamente: «Però a liquidare la Chiesa non sono le persecuzioni, né l’odio laicista, ma – come disse Paolo VI – è “l’autodemolizione” dall’interno. La via del baratro fu imboccata non con il Concilio – come credono certi lefebvriani – ma alla sua fine, esattamente 50 anni fa, con il post-concilio».

E qui cadono le braccia, perché Socci vorrebbe dire che dall’8 dicembre 1965 in poi è successo qualcosa che non avrebbe nessun rapporto con i 16 documenti appena sfornati da quegli uomini di Chiesa che hanno fatto il Concilio. Ma proprio niente. Come dire post hoc, hoc; sed non propter hoc.Che tradotto in soldoni significa: io metto la caffettiera sul fuoco e dopo 5 minuti c’è il caffè; ma sia chiaro, non c’è nessun rapporto col fatto di aver acceso il fuoco: solo dei lefebvriani ottusi e ancorati ad arcaiche filosofie potrebbero pensare una cosa del genere. Succede così e basta: si chiude il Concilio e poi avviene il finimondo. Tutto qui.

Caro Socci, me lo lasci dire: il problema non è Bergoglio. O meglio – diciamocelo – Bergoglio è un problema, ma non è lui la causa. Egli sta semplicemente tirando le fila di quella rete che i suoi predecessori (sì, caro Socci, anche Benedetto XVI) hanno intessuto non dall’8 dicembre 1965 in poi, ma dall’11 ottobre 1962, quando Giovanni XXIII esordì nell’allocuzione di apertura del Vaticano II dicendo che oramai non era più tempo di anatemi e di condanne e che la dottrina cattolica è talmente bella ed amabile che si sarebbe imposta da sola; da quando si buttò letteralmente nel cestino tutto il lavoro preparatorio della Commissione che aveva elaborato gli schemi dei documenti conciliari (fu l’inizio della “rivoluzione di ottobre” della Chiesa) e tutto quello che venne dopo non fu che il dipanarsi logico di quel colpo di mano, passando per il discorso di Paolo VI alla chiusura del Concilio (7 dicembre 1965): «… La religione del Dio che si fa uomo si è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro? Una lotta? Un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto […] Una simpatia immensa […]. Noi più di tutti siamo i cultori dell’uomo»; passando per la riunione di Assisi del 27 ottobre 1986 voluta da Giovanni Paolo II (già, anche lui, Papa del Concilio), quando in nome «dell’ecumenismo massonizzato delle tante religioni» (riconosce la citazione, Socci?) e della libertà religiosa si permisero dei culti idolatrici nelle chiese di Assisi. Allora si videro – e si fotografarono – statue di Budda sul tabernacolo e frati francescani ricevere compunti la benedizione da uno sciamano Pellerossa (è così che si ripara la barca della Chiesa? Siamo sicuri che è così che si fa ritrovare la bussola della fede ai giovani, caro Socci?). Ed infine – lo metto alla fine, ma è stato il primo effetto bomba del primo documento conciliare – la demolizione della liturgia della Chiesa introdotta dalla Sacrosantum Concilium, che dice che la redenzione si sarebbe realizzatapraecipue (eminentemente) «nel mistero pasquale della passione, resurrezione e ascensione” di Cristo (Sacrosantum Concilium n° 5) e quindi non prevalentemente dalla sua crocifissione, dal valore che essa ha di sacrificio espiatorio (parola brutta, che dispiace tanto ai Fratelli separati). Allora, basta altari rialzati, basta crocifissi sanguinolenti, basta preti che parlano una lingua incomprensibile e danno le spalle al popolo: d’ora in avanti il popolo di Dio si riunisce «… in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare alla eucaristia e così far memoria della Passione, della Risurrezione e della Gloria del Signore Gesù e render grazie a Dio» (Sacrosantum Concilium 106). Date quelle premesse, non c’è da stupirsi se nel famigerato art. 7 dell’Institutio novi Messalis Romani – che sarebbe la prefazione ufficiale del nuovo messale di Paolo VI del 1969, tuttora vigente – si legge: «La cena del Signore o Messa è la santa assemblea o riunione del popolo di Dio che si raduna sotto la presidenza del sacerdote per celebrare il memoriale del Signore». Martino, che di cognome fa Lutero, sottoscriverebbe.

Se tanto mi dà tanto – direbbe qualcuno – il risultato del referendum irlandese è la prova che il popolo di Dio ha manifestato chiaramente di non essere più cattolico. E dicendo questo non mi faccio la minima illusione che il popolo di Dio italiano lo sia ancora. Anzi: proprio come quello irlandese, il popolo di Dio italiano è quello che ha seguito più fedelmente le indicazioni dei suoi pastori.

Chi è che parlava di «autodemolizione»?

Ha ragione da vendere mons. Galantino: «Quando la Chiesa era cattolica la Messa era in latino» (cf. articolo in questione). Parole sante, eccellenza.

10 Commenti a "Caro Socci, l’analisi è apprezzabile, ma la diagnosi è pessima"

  1. #Ruggero Romani   31 maggio 2015 at 7:53 pm

    “Quando la Chiesa era cattolica la Messa era in latino” evidentemente San Pietro non era cattolico.

  2. #Alessandro   31 maggio 2015 at 8:56 pm

    Io stimo molto gli scritti di Socco,ma su questo punto penso che la FSSPX abbia ragione in pieno.Lui,Socci,vede i preamboli della crisi Cattolica nella manchevole ricezione dei documenti conciliari,mentre la FSSPX – per dirla in termini metafisici – gli sta facendo capire che li atti(pastorali) sono una conseguenza diretta dei pensieri(dottrina).E ha ragione!Se la dottrina viene viziata a monte,a partire da documenti equivoci,che invece di rafforzare la supremazia dell’unam sanctam catholicam et apostolicam Ecclesiam,si disperdono in dissertazioni ecumeniche dal sapore protestante,poi non lamentiamoci che oggi AD 2015 la maggioranza fedeli non abbia la benchè minima idea dell’importanza che riveste l’essere innestati nella Chiesa Cattolica, piuttosto che in quella luterana o evangelica o geovista.Dai Vangeli non si legge da nessuna parte che Nostro Signore abbia “dialogato “con i suoi interlocutori .Ha detto piuttosto “convertitevi! E più precisamente «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.” Mc 15 – 17 . Ora ,se questo è vero come è vero,perchè sono parole del Divino Maestro;.. e se i magisteri di sempre hanno affermato tutti la stessa incontestabile “politica” per 1950 anni,(contrariamente alla politica post conciliare tutt’ora occupata a ricercare i cosidedetti frammenti di verità prossimi ad ogni religione),ne dobbiamo dedurre che qualcosa è cambiato. E dunque la domanda finale non può che restringersi come segue:cambiato cosa?..cambiato a partire dall’uomo o dalla sua legge? Dalla dottrina o dalla pastorale? Sono forse i fatti che precedono i pensieri o non è piuttosto il contrario? E’ tutto.Un abbraccio fraterno nel Signore ,alessandro

  3. #Mardunolbo   31 maggio 2015 at 11:21 pm

    Beh, a mio parere ci vuole poco a demolire i pensieri di Socci che ormai vagano dalla fantasia di un papa emerito, rinunciatario volontario, all’analisi deficitaria come quella sopra indicata.
    Congratulazioni al don Moncalero per aver chiarito cosa è successo, ma non al Socci (che evade da sempre l’unica sintesi possibile ) ma agli altri cattolici !
    E tra questi cattolici che non riescono a capire bene il tutto, aggiungiamoci senza tanto sforzo i sacerdoti della comunità Fsppx che pur comprendendo appieno i termini del problema, si affannano a giustificare come papi validi degli eletti al soglio che non si comportano e non parlano come papi ! Boh ! Misteri della psiche umana post-conciliare , confusa alquanto….

  4. #Cattolico   1 giugno 2015 at 7:40 am

    Consentitemi di esultare tra amici: Viva Salvini, Viva Zaia, Viva la Lega… e così sia !

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  5. #bbruno   3 giugno 2015 at 8:55 pm

    Socci, se ti tieni il Concilio, tienti anche il Bergoglio… Che cosa dice il Bergoglio che non abbia detto il Concilio tuo? ma da uno che prende la ‘gospa’ per la Madonna Santissima, che meraviglia è??? Davvero, come dici, quel “ cupo rumore di frana” che tu senti, forse è il rumore cupo della frana del senso logico, che venendo meno ti impedisce di vedere l’ effetto collegato alla sua causa!

    (Tra parentesi, mi unisco all’esultanza di Cattolico, tanto più quanto più schiantano dalla stizza il Bergoglio papa-funesto, e i suoi scherani di Paglia…)

  6. #massimo trevia   4 giugno 2015 at 8:50 pm

    e anche io mi unisco,facendo outing…..ma non fraintendete…OUTING nel senso che,ebbene sì…:sono leghista e credo che la lega,provvidenzialmente,possa risvegliare il popolo cristiano,aiutandolo ad amare la tradizione cristiana,alla faccia dei modernisti!!!!!alla faccia anche di scola!

  7. #lister   7 giugno 2015 at 6:38 pm

    Beh, se così fosse, mi unirei anch’io…pur essendo meridionale 🙂

    • #bbruno   7 giugno 2015 at 8:57 pm

      resta inoppugnabile che a fronte di chi vuole ‘dividere’ l’ Italia, a fronte di chi vuole “dal meridion far la secession’ – italiani bastardi! – ci sono quelli – italiani veraci – che l’ Italia l’hanno già regalata ai peggiori nemici della cristianità! Che bella rinnovata riunificazione italica ci stanno questi preparando: che avrà, ironia, come simbolo e bandiera lo stesso colore di quelli che l’Italia la volevano dividere o ‘ secedere’….

  8. #Mah!   8 giugno 2015 at 2:24 pm

    Non comprendo se Socci sia d’accordo con i documenti conciliari che decretano la libertà religiosa, in passato condannata con documenti importanti quale il Sillabo. Non si è accorto Socci che pure Giovanni Paolo II nei suoi incontri ecumenici fa e dice cose non cattoliche? Quale Papa si sarebbe fatto benedirte da stregoni, spargere la fronte di cacca di mucca sacra e avrebbe baciato il corano, prima del CVII? Oppure altra domanda, quale Papa in questi 50 anni ha denunciato i cosidetti abusi post conciliari, se appunto erano abusi post conciliari e non invece come credo idee volute e difese dai Papi stessi? Se fossero state male interpretazioni del CVII, i Papi avrebbero denunciato le derive, invece sono stati difensori di tali derive, perchè difensori del CVII. Strano che Socci non si sia accorto., che nessun Papa ha rinunciato e denuncioato l’ecumenismo come voluto dal CVII, nemmeno il tanto rimpianto Benedetto XVI ha rinunciato agli incontri d’Assisi. Allora le cose sono tre: o il CVII è portatore degli errori che hanno portato all’apostasia,
    oppure i Papi vivevano in una galassia lontana e non si sono accorti di nulla, o ancora, i Papi hanno disobbedito al CVII e si sono fatti promotori di un post concilio rivoluzionario. La verità è che il CVII concilio pastorale e non dogmatico è stato il cavallo di Troia dei modernisti e i Papi sono stati consenzioenti e difensori del modernismo probabilmente a causa di studi filosofici impregnati di liberalismo, con buona pace di Socci. Papa Francesco in fin dei conti è il meno pericoloso, perchè talmente spudorato nel suo pensiero rivoluzionario, da non ingannare se non chi non vuol vedere.