La potestà delle tenebre e la dottrina della misericordia. Di Danilo Quinto

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di Danilo Quinto

 

«Tutti saremo beneficiati dalla misericordia di Dio», racconta un sacerdote durante l’omelia. Avrà letto – come fanno tanti, per poi ripeterle, senza usare quello che Gesù chiamava il «retto giudizio», che è necessario esercitare nei confronti di chiunque – una delle esternazioni quotidiane di Bergoglio a Santa Marta. Alla fine della Messa, un bambino si rivolge al papà e dice: «Se Dio sarà buono con tutti, come ha detto prima il prete, anch’io posso picchiare gli altri, come fanno i miei compagni di classe». Al papà viene allora in mente la frase detta nell’ottobre dell’anno scorso da mons. Stanisław Gądecki (1949), vescovo di Poznań in Polonia e presidente dell’episcopato del suo Paese, alla radio polacca Gądecki, al termine dei lavori del Sinodo sulla Famiglia: «La misericordia ha senso se ha a che fare con la Verità». La propone al bambino, che chiede: «Che cos’è la Verità?». «La Verità è Gesù», dice il papà. «In che senso», replica il bambino. «Gesù, quando ci ritroveremo davanti a Lui, deciderà la ricompensa per i comportamenti che abbiamo tenuto nella nostra vita». «La ricompensa sarà la misericordia?». «Solo se ci pentiremo dei nostri peccati prima di morire». «Ma che cosa sono questi peccati?». «Il primo peccato l’hanno commesso i nostri primi antenati, perché hanno disobbedito a Dio». «In che modo?». «Erano in un meraviglioso giardino, dove c’erano tanti alberi e Dio disse all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”». «Perché loro disobbedirono?». «Perché intervenne un serpente, che convinse la donna a mangiare un frutto di quell’albero e la donna lo fece mangiare anche all’uomo». «Che cosa fece Dio?». «Punì prima il serpente, ma non dialogò con lui. Gli disse soltanto: “sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”». «E a quell’uomo e a quella donna, che cosa fece?». «Alla donna disse: “Renderò assai numerose le tue sofferenze e le tue doglie; con dolore dovrai partorire figli; il tuo istinto ti spingerà verso tuo marito, ma egli ti dominerà”. Al’uomo poi disse: “Poiché hai dato ascolto alle parole di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui solo ti avevo proibito di mangiare, maledetta sarà la terra nei tuoi lavori; con dolore ne ricaverai il tuo cibo tutti i giorni della tua vita; essa produrrà per te spini e rovi e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il tuo pane finché non tornerai alla terra da cui sei stato tratto, poiché tu sei terra e alla terra tornerai”». «Che cosa significano queste parole?». «Le parole rivolte alla donna e all’uomo si riferiscono alla nuova condizione in cui loro si sarebbero trovati dopo aver disobbedito alla Parola del Signore. Sono stati puniti ed hanno conosciuto – nel senso che hanno avuto consapevolezza – della loro nuova situazione. Quelle rivolte al serpente preannunciano la lotta che sin dall’inizio dei tempi l’uomo deve svolgere contro il male. Sarà una lotta in cui viene aiutato da una ‘nuova donna’, la ‘nuova Eva’, la Madre di Gesù, che con la Sua vita, il Suo sacrificio e la Sua resurrezione, consegnerà agli uomini la speranza della loro salvezza». «Perché tu dici che la vita degli uomini è una lotta contro il male, mentre quel prete sostiene che Dio darà a tutti la sua misericordia, come dice il Papa?». «Perché l’inizio della storia umana è stato segnato da una vittoria di Satana, da una vittoria del Male e fino alla fine dei tempi l’umanità sarà insidiata da quel serpente di cui ti parlavo, contro il quale Dio ci ha fornito uno strumento formidabile di sostegno: è Maria Santissima che ci aiuta, nel corso di tutta la nostra vita, a stare dalla parte del bene e a vincere i continui assalti del Demonio». «E se una persona non volesse ricevere quest’aiuto, che cosa succederebbe?». «Consegnerebbe la sua vita al demonio, al male e nel momento del giudizio, riceverà la sua ricompensa: l’Inferno».

Emma Bonino ha informato del fatto che «le evidenze del tumore sono scomparse». Mia madre aveva la sua età, ventitrè anni fa, quando morì di cancro al fegato. Tre mesi prima era morto mio padre, d’infarto. Bonino e Pannella mi dissero: «Ti riprenderai presto, anche perché non ci sono molte cose da sistemare». Si riferivano al fatto che non c’era un’eredità di cui occuparsi. Solo qualche mobile e qualche suppellettile da imballare. C’era, però, mia nonna, che sarebbe rimasta sola. Filomena aveva 91 anni, con una gioia di vivere formidabile e una lucidità fuori dal comune. Era elegante, anche lei, come mia madre. Ci teneva. I capelli erano sempre molto curati: seduta al letto della sua stanza, li pettinava molto a lungo la mattina, mentre borbottava. Quando usciva, portava sempre la borsa, con tutte le sue cose ordinate, un foulard al collo, il collo di pelliccia sul cappotto, quando era inverno, e vestiti bianchi e neri, di seta, quando era estate. E un bastone che le serviva per l’artrosi. Andava ogni giorno in chiesa, fino a quando ha potuto, a recitare il rosario e ad ascoltare la Messa. Avevo quindi il problema – morti i miei genitori – di occuparmi di questa persona che, nonostante le sue sofferenze, per tutta la sua vita mi aveva regalato il suo sorriso, un mondo di bene e di amore. Sbagliai a non portarla con me a Roma e me ne rammarico ancora oggi, profondamente. Scelse lei il luogo dove vivere. Una casa per anziani a Turi. Dopo qualche mese, lì realizzò della morte di mia madre. La portarono in una clinica. Lo seppi mentre partecipavo a una delle tante riunioni radicali, a Sabaudia. Accanto a me c’era Emma Bonino. «Che cosa hai?» mi chiese. «Sono molto preoccupato per mia nonna, dicono che non parla più» risposi. «Sai, a molte persone in età avanzata capita. Poi non si riprendono più. Fattene una ragione» replicò con la sua solita delicata dolcezza. «Devo andarla a trovare. Sono sicuro che si riprenderà» provai a dire. «Io aspetterei. Se vai oggi o fra tre giorni, è la stessa cosa. Lasciala morire serena. E poi non puoi mancare a questa riunione così importante, nella quale si decideranno tante cose» affermò la Bonino. Per lei era come se fosse morta. Mi lasciai convincere. Le riunioni erano tutte importanti e decisive, per il mondo che si doveva salvare solo grazie ai radicali. Partii subito dopo la riunione. Andai da mia nonna, che appena mi vide disse: «Danilo, dove l’hai portata tua madre, in galera?». Compresi che aveva bisogno solo di parlare con qualcuno e di ricevere affetto. Il dolore, realizzato solo in quei giorni, per la morte di Annamaria, la sua unica figlia, con la quale aveva vissuto sempre insieme, era stato troppo grande. Stetti con lei qualche giorno. Si riprese. Visse, sempre lucida, per ancora due anni. Continuai quasi quotidianamente a sentirla e, quando potevo, mi recavo da lei. Il primo gennaio del 1996 – nella stessa notte in cui, cinquantasei anni prima, era morto suo marito, l’unico uomo della sua vita – se ne andò, serenamente, nel sonno. Come un soffio di vento. Nel suo sorriso c’era tutto un mondo di bene e di amore per la vita.

Ecco, l’amore per la vita. Quello che Emma Bonino non ha. Perché lei non ama né Dio, né la vita da Egli donata. Ama se stessa, la sua bramosia di potere. Pur pregando quotidianamente per la sua anima, non nutro per lei alcuna simpatia, alcuna pietà e non sono affatto lieto – come invece dimostra di essere il corifeo dei benpensanti, cattolici compresi, che si schierano apertamente e subdolamente a favore non solo della persona Bonino, ma anche delle sue campagne anti-umane – che continui ad operare con la sua azione e la sua ideologia contro i principi della legge divina. Di che cosa dovrei essere lieto? Che sopravviva alla malattia una nemica di Nostro Signore? In mancanza della conversione mi è nemica, come mi sono nemici tutti coloro – dai Musulmani ai Buddisti, dagli Ebrei ai Testimoni di Geova, dai membri di Scientology a quelli delle tante sette in circolazione  – che non amano e non adorano la Santissima Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gesù dice, nel Vangelo di Giovanni, che Egli ama chi ama Suo Padre. Solo in questo si è fratelli e sorelle nella fede, uniti nella speranza della salvezza che ci è stata promessa con la Resurrezione di Nostro Signore. I nemici non si frequentano, non si dialoga con loro e non si condivide nessuna relazione umana. Si amano, sì, ma si combattono. Con coraggio. Virilmente. Senza alcuna compromissione, perché questa porta alla complicità.

La divisione che viviamo su questa terra – che ha origine dal peccato dei nostri progenitori – è quella tra due amori, come scrive Sant’Agostino nel De Civitate Dei: «Di questi due amori l’uno è puro, l’altro impuro; l’uno sociale, l’altro privato; l’uno sollecito nel servire al bene comune in vista della città celeste, l’altro pronto a subordinare anche il bene comune al proprio potere in vista di una dominazione arrogante; l’uno è sottomesso a Dio, l’altro è nemico di Dio; tranquillo l’uno, turbolento l’altro; pacifico l’uno, l’altro litigioso; amichevole l’uno, l’altro invidioso; l’uno che vuole per il prossimo ciò che vuole per sé, l’altro che vuole sottomettere il prossimo a se stesso; l’uno che governa il prossimo per l’utilità del prossimo, l’altro per il proprio interesse. Questi due amori si manifestarono dapprima tra gli angeli: l’uno nei buoni, l’altro nei cattivi, e segnarono la distinzione tra le due città fondate nel genere umano sotto l’ammirabile ed ineffabile provvidenza di Dio, che governa ed ordina tutto ciò che è creato da lui: e cioè la città dei giusti l’una, la città dei cattivi l’altra. Inoltre, mentre queste due città sono mescolate in un certo senso nel tempo, si svolge la vita presente finché non saranno separate nell’ultimo giudizio: l’una per raggiungere la vita eterna in compagnia con gli angeli buoni sotto il proprio re, l’altra per essere mandata nel fuoco eterno con il suo re in compagnia degli angeli cattivi».

Anche Bergoglio sa che esiste un’«erba cattiva», «che non muore mai», come ha detto ad Emma Bonino con un’espressione di pessimo gusto, raddolcita dall’invito a «tenere duro». Bergoglio scherza, a volte e invece di proporre la sua missione apostolica alle anime che dovrebbe convertire – come faceva Gesù – si diverte a colloquiare amabilmente con loro. L’ha fatto con Marco Pannella, con Eugenio Scalfari e con Emma Bonino. A Pannella ha detto che gli è accanto nella «lotta contro l’ingiustizia carceraria», come se avesse ricevuto dal Conclave l’incarico di Ministro della Giustizia. A Scalfari ha spiegato che «Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo», demolendo in un sol colpo l’idea del peccato originale, che è conseguenza della disobbedienza alla legge di Dio. Per migliorare il mondo – che è irrimediabilmente non migliorabile, perché, come ci ha detto Gesù, è dominato da un principe che si oppone a Dio e attrae a sé tutte le anime – Bergoglio fa conoscere Emma Bonino a 7mila bambini riuniti in Sala Nervi l’11 maggio per parlare di pace. Nell’evidente ricordo di Madre Teresa di Calcutta, che considerava l’aborto la prima minaccia alla pace. Su questi comportamenti di Bergoglio, non mancherà il giudizio di Dio, al quale ciascuno di noi è sottomesso. Anche chi è stato eletto Papa, che non può in alcun modo abolire questa verità di fede, come tenta di fare dall’inizio del suo pontificato. Saremo «nudi» davanti a Dio e proveremo «vergogna», come la provarono i nostri progenitori, quando trasgredirono alla Sua legge. La misericordia sarà preceduta dal giudizio, che non porrà sullo stesso piano coloro che hanno perseverato nel male senza pentirsi e coloro che hanno vissuto nella carità e nel timore di Dio.

Durante un Seminario Teologico dei Francescani dell’Immacolata, che si tenne a Firenze nel 2008, Padre Stefano Manelli – uno dei perseguitati dell’era bergogliana – in un intervento dal titolo Fatima, l’Inferno e il Cuore Immacolato, affermò: «Quale senso e valore può avere oggi il peccato mortale, se, peccando, si è salvi e si va ugualmente in paradiso come chi non pecca? In realtà, riflettendo, è ovvio oggi il dover ammettere che, nei riguardi degli uomini, la negazione dell’inferno – perché inesistente o chiuso o vuoto – costituisce un vero: – scacco matto all’onestà in rapporto alla disonestà, perché alla disonestà, per la “dottrina della misericordia”, toccherà la stessa premiazione dell’onestà; – scacco matto ad ogni virtù rispetto al vizio, perché la stessa ricompensa della virtù spetterà anche ad ogni vizio; – scacco matto alla giustizia rispetto all’ingiustizia, perché questa sarà del tutto equiparata, nel merito, alla giustizia. Se le cose stanno così, si è arrivati, potrebbe dirsi, alla fusione e identificazione fra Dio e satana, fra Verità ed errore, fra Bene e male, fra Grazia e peccato: e così siamo all’assurdo razionale e morale. Qui abbiamo, infatti, quella infernale dottrina dell’unione degli opposti (o “coincidentia oppositorum”) che è una delle principali idee dell’alchimia esoterica, “disciplina arcana” che, con altre forme di “gnosi” esoteriche, forma il “deposito spirituale” della Massoneria moderna. Ma questa è, appunto, la realtà satanica. Oppure, si potrebbe dire che un dogma dell’inferno ridotto ad una “verità di carta”, basato su una “dottrina della misericordia” che equipara il vizio alla virtù, potrebbe essere insegnato soltanto da un “Satana travestito in Angelo della luce” (2 Cor 11, 14), come fa capire il padre Tomàs TYN, affermando che, di fatto, “il demonio non avrebbe nessun successo e non potrebbe fare strage di anime se non si travestisse da angelo di luce”». Padre Manelli precisava: «(…) Oggi, il silenzio traditore della verità dell’inferno vuole dominare e sta dominando il campo della Chiesa, spalancando le porte a tutte le possibili nefandezze e turpitudini, delitti e crimini di ogni genere, che sarebbero peccati per modo di dire, dal momento che nessuno va mai all’inferno (vuoto? chiuso? inesistente?), secondo una fantomatica “dottrina della misericordia”». Ancora: «Terrorismo e guerre, aborto e contraccezione planetari, massacri di embrioni, eutanasia e criminali genocidi, divorzio e adulterio, separazioni e libera convivenza (concubinaggio), omosessualità e pedofilia, bestemmia e turpiloquio, sessismo e nudismo, pornografia e porneia “ovunque il guardo giro”…: tutto questo, e altro ancora, per la distruzione della Morale cristiana. Crollo della partecipazione dei fedeli alla Santa Messa festiva (partecipazione precipitata dal 90% a meno del 10%); crollo pressoché totale della frequenza al Sacramento della Confessione; crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose; chiusura di Missioni, di Seminari, di Monasteri, di Conventi; falso ecumenismo, invecchiamento del Clero e scandali fra i consacrati: tutto questo è per la rovina della santa Chiesa. In realtà, instaurato e affermato ormai – soprattutto da parte dei “dispensatori dei misteri divini” (1Cor 4,1) –, il “silenzio traditore” sulla verità divina dell’inferno eterno, e anzi, distrutta, nel popolo cristiano, la vera fede nel Dogma dell’inferno, appare evidente, – a chi riesce ad avere gli occhi aperti e a “vedere” in questi tempi di «potestà delle tenebre » (Lc 22,53) – che noi ci si sta già creando un vero inferno di vizi e di peccati sul pianeta-terra, e che l’intera umanità, non credendo più nell’inferno, sembra pazzamente incamminata verso il precipizio della perdizione eterna nel vero inferno di satana, essendo ben certo quanto a suo tempo insegnava sapientemente il Cardinale Siri, scrivendo, con semplicità luminosa di linguaggio, che “mentre per andare in Paradiso bisogna crederci, per andare all’inferno non occorre affatto crederci. Anzi, se non ci si crede, ci si va meglio”». Nella parte conclusiva dell’intervento, Padre Manelli parlava di Fatima: «è stata preparata da Dio come scuola di verità contro la scuola dell’errore di Satana, donando a noi, precisamente per questi nostri tempi, la garanzia e la conferma del Dogma di Fede dell’inferno, ossia di quella verità divina insegnata da Gesù stesso nel Vangelo per mettere in guardia gli uomini dal pericolo di dannare eternamente se stessi precipitando in quell’orrido regno di satana e dei suoi satelliti. Tutto questo, in definitiva, non può non essere considerato e valutato come un atto di amore materno, di premura materna, di misericordia materna del Cuore Immacolato di Maria verso di noi suoi figli sbandati e in pericolo di perdizione. Questa, sì, è la più vera, genuina e salvifica misericordia».

 

Comprendiamo quindi, perché – come Padre Pio, all’epoca di Giovanni XXIII, canonizzato insieme a Paolo VI, il Papa che invece di servire Dio, si proponeva di “servire l’uomo” – Padre Stefano Manelli sia stato e sia tuttora perseguitato da questo pontificato: dev’essere davvero insopportabile avere tra le proprie fila un fondatore di un Ordine religioso che fa insegnare ai propri seminaristi la dottrina che da sempre la Chiesa ha insegnato. Così come dev’essere insopportabile il solo pensiero che ci possa essere qualcuno che dissente da questa Misericordia dispensata un tanto al chilo, come richiamo per gli stolti, per coloro che non sanno, per coloro che possono commettere qualsiasi nefandezza perché saranno tutti perdonati, accolti, rinfrancati, invitati a riunioni con i bambini. Questa frode che viene operata rispetto alla Verità, non potrà rimanere impunita dal giudizio di Dio e coloro che operano questa frode dovrebbero rileggere la terribile descrizione che il Poeta fa del luogo dedicato ai fraudolenti, detto Malebolge. Così come non può avere pietà per costoro, Dio non potrà averne per i malati di tumore che non si pentiranno prima della loro morte. Sia di consolazione a coloro che  tentano di vivere nel solco del sacro timore di Dio, il fatto che costoro, così facendo – nonostante le glorie, il potere, il denaro della loro vita terrena – non parteciperanno al Banchetto dell’Agnello e staranno per l’eternità dalla parte del Demonio, relegati nelle sue tenebre.

 

 

5 Commenti a "La potestà delle tenebre e la dottrina della misericordia. Di Danilo Quinto"

  1. #Francesca Benedet   24 maggio 2015 at 2:25 pm

    In quanto a morale eteronoma, agli Ebrei gli fate un baffo.

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  2. #Giuseppe**   24 maggio 2015 at 8:38 pm

    Eppure con quella frase, detta da Papa Bergoglio alla Bonino, “l’erba cattica non muore mai” è il caso di dire, inaspettatamente, Pietro ha prevalso su Simone.
    E alla risposta della radicale “ma la mia mamma diceva che sono un’erba resistente, cattiva no”, il Papa poteva continuare a lasciar parlare Pietro, come avrebbe dovuto e dovrebbe sempre fare, dicendo con ferma dolcezza “Emma… tu resisti sempre alla grazia di Dio…perché non chiedi perdono a Colui che è morto per te e ti può salvare? Perché non metti tutti i tuoi peccati, tutte le nefandezze perpetrate con diabolica e ostinata volontà, nella fornace ardente del cuore di Cristo, come fanno tutti i cristiani che amano il Signore, perché le bruci e tu bbia così a ritornare nuova, finalmente completamente nuova, guarita nell’anima, lì dove sei veramente molto malata,.. lavata da quel Sangue che finora hai disprezzato con i tuoi delitti….?”.
    Ma nulla di tutto quesro è avvenuto. Anzi “ rimettiti subito, i carcerati e gli immigrati hanno bisogno di te, anzi ti voglio con me alla manifestazione della febbrica della pace, dove ci saranno migliaia di bambini che fortunatamente non sono stati abortiti, (ops accidenti un lapsus, Pietro zitto!Non bisogna giudicare coloro che abortiscono), voglio dire bambini che amano la pace come la ami tu e ti sei ammalata per questo”.
    Si dice che tutte le persone che il Papa contatti, prontamente si convertano.
    Ieri alla televisione ho visto la Bonino, per i 60 anni del partito radicale, parlare con fierezza delle battaglie dei radicali per i diritti civili; non mi sembrava per nulla convertita.
    E che dire della misericordia sbandierata a destra e sinistra senza verità alcuna?
    Siracide 5, 4-7
    Non dire: « Ho peccato, e che cosa mi è successo? », perché il Signore è paziente
    Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato.
    Non dire: « La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati », perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
    Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato.

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  3. #Normanno Malaguti   26 maggio 2015 at 4:42 pm

    Sì, Bisogna continuare a pregare per 9 peccatori perché s convertano e vivano. Prciò continument pregare anche per noi che siamo tanto inferiori a qul che il singore, nella sua infinita bontà ci vorrebbe. vivere fiducioni nel santo timor di Dio che é l’inizio della sapienza.
    Articolo splendido da stampare e diffondere, perchè garbato ed efficace

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  4. #Mardunolbo   26 maggio 2015 at 8:58 pm

    Eh, sì, articolo splendido che tratta della dottrina di sempre, inserendo anche personali esperienze di vita e di amore.
    Partecipare agli altri del proprio è sempre una grande e benemerita capacità !

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  5. #Leo Viterbium   27 maggio 2015 at 5:40 pm

    anziché dire che l’erba cattiva non muore mai, qualcuno potrebbe anche ricordarsi che l’erba cattiva, seminata dal Nemico, sarà legata in fascetti e bruciata.

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