Referendum ‘matrimoni gay’ in Irlanda. Colonizzazione culturale britannica e infondatezza giuridica

orrori vari

di Pietro Guerini

Come noto, si è svolto venerdì 22-5-15 in Eire il referendum sui matrimoni gay, con esito altrettanto noto (62% i SI, 38% i NO).

Un referendum che presenta un carattere simbolico significativo, per quanto svuotato sul piano sostanziale dalla già avvenuta introduzione in quell’ordinamento per via parlamentare delle unioni civili e delle adozioni anche da parte di persone dello stesso sesso, che sono state così sottratte al vaglio del voto popolare, eliminando un motivo di contrapposizione che avrebbe potuto incidere sull’esito finale della consultazione.

A prescindere da ciò, il premier irlandese ha dichiarato che questo evento rappresenta una vittoria del suo paese, da lui indicato come un esempio per tutto il mondo.

In realtà, qualcuno un giorno forse riuscirà a fargli comprendere che, per quanto tale consultazione abbia riguardato la parte dell’isola non più soggiogata alla colonizzazione politica inglese, di fatto l’esito ha testimoniato la consistente e rapida colonizzazione cultuale britannica che sta subendo il paese, anche sotto il profilo dei temi etici, soprattutto verso le giovanissime generazioni, che molto meno avvertono la storica orgogliosa distinzione e contrapposizione rispetto al vicino.

E’ ben difficile negare che le radici più autentiche del popolo irlandese siano rintracciabili in quei 3 elettori su 8 che hanno votato per il NO contro le indicazioni di tutti i partiti e dei media, in linea con la profonda identità cattolica del paese, che presenta elementi anche tradizionalistici, dai quali discende ad esempio il numero consistente di giovani che si sono recati alle urne (in netta prevalenza per il SI), visto l’alto tasso demografico della popolazione locale, il più elevato in Europa.

A tal proposito, va sottolineata la complicità dei gravi scandali che hanno colpito la locale Chiesa ed i parimenti gravi tentativi di insabbiamento che ne sono seguiti, anche se ampiamente strumentalizzati ed ingigantiti dai media, i quali, peraltro, si sono astenuti dall’interrogarsi su quali fossero le tendenze degli autori degli abusi, quando le vittime degli stessi erano di sesso maschile.

La tematica non riguarda direttamente chi come noi agisce a livello militante in ambito antiabortista.

Debbo però, sul piano strettamente personale, senza che ciò coinvolga minimamente il comitato che presiedo, svolgere alcune considerazioni di carattere giuridico, pur nel doveroso rispetto delle tendenze fisiologiche di ognuno, e formulare una considerazione di chiusura che unisce le due problematiche.

1 ) NO AI MATRIMONI GAY

Ritengo che un matrimonio siffatto sia assolutamente inconcepibile dal punto di vista giuridico ed a prescindere da qualsiasi considerazione di carattere religioso.

A tale pacifica conclusione si giunge considerando che gli istituti giuridici del matrimonio, della separazione (affievolimento del vincolo coniugale) e del divorzio (cessazione degli effetti civili del matrimonio) prevedono numerose disposizioni che riguardano i figli, i quali ultimi sono elemento ricorrente sul piano statistico nella netta maggioranza delle unioni coniugali.

In ogni caso, il matrimonio implica la possibilità che vi siano figli, eventualità che si verifica tra l’altro con frequenza.

E’ certamente vero che anche in un matrimonio eterosessuale possono mancare figli (per scelta, per ragioni anagrafiche o fisiologiche) come in un incontro di calcio possono mancare goal, ma un conto è chiudere una partita sullo 0-0 un conto è giocare senza porte, il che esclude in sé che si possa parlare di una partita.

Da questa ovvia premessa deriva che tale istituto non può riguardare chi non può fare o far fare figli, salvo che ai diretti interessati venga riconosciuto il diritto di adottare figli, stante l’equiparazione dei figli adottivi a quelli naturali.

2 ) NO ALLE ADOZIONI DA PARTE DEI GAY

Un diritto che potrebbe essere riconosciuto solo non tenendo presente il prioritario interesse dei minori, ma i desiderata degli adulti, in contrasto con l’approccio generale consacrato nel nostro ordinamento giuridico.

Ed è alquanto discutibile che coincida con l’interesse del minore poter essere inserito in una famiglia nella quale non siano chiaramente identificabili una figura maschile ed una femminile, con le loro differenti e complementari prerogative a cui gli stessi figli possono ispirarsi a completamento delle loro tendenze fisiologiche, nella stragrande maggioranza dei casi eterosessuali.

In ogni caso, questa duplice figura, sotto il profilo dell’interesse dello stato, evoca quella capacità potenzialmente riproduttiva che garantisce la continuità e la sopravvivenza di una società, sul piano demografico ed economico.

3 ) NO ALLE UNIONI CIVILI

La realtà è che il vero fine di queste battaglie, anche contro ogni logica, è quello di attaccare laicisticamente i valori religiosi, in particolare cristiani, secondo una chiara ispirazione ideologico-culturale.

Non a caso le argomentazioni avverse si fondano spesso sull’invocazione della laicità dello stato, che nulla rileva in questo caso, se è vero che il matrimonio può essere civile e non solo canonico e che esso come istituto sostanziale storicamente preesiste alla discesa di Gesù Cristo tra noi.

Altro esempio di questa strumentalizzazione è rappresentato dalle cosiddette “Unioni civili”, finalizzate nell’intenzione dei loro sostenitori ad ampliare i diritti di coloro che non vogliono o non possono sposarsi.

Tale ampliamento nel nostro ordinamento sarebbe del tutto inutile, in quanto il convivente, eterosessuale o omosessuale, può già godere di ogni diritto, mediante la stipula di atti “inter vivos” ai sensi dell’art. 1322 c.c. e mediante testamento per quanto concerne i rapporti “mortis causa”, senza contare, sulle questioni residue, le equiparazioni di legge e conseguenti ad interventi della Consulta già intervenute.

Purtroppo sul tema c’è molta disinformazione, tanto che un laureato in legge, sia pur non fresco di laurea, come Berlusconi il 24-5-15 ha affermato a “Che tempo che fa” che gli omosessuali debbono avere il diritto di subentrare a livello successorio al partner, il che è loro garantito da sempre proprio per via testamentaria, con limitazioni sulla quota sostanzialmente a loro inapplicabili (non avendo di regola coniuge, né figli, in assenza dei quali ultimi è solo previsto un circoscritto diritto di successione dei genitori, casisticamente raro per ovvie ragioni anagrafiche) .

4 ) NO AL DDL SCALFAROTTO

Non parliamo, poi, degli interventi legislativi ideologici che sono stati approntati in materia negli ultimi anni, come il DDL Scalfarotto, palesemente incostituzionali.

E’ di tutta evidenza che considerare reato il licenziamento discriminatorio di un dipendente in quanto omossessuale e non per altre ragioni (geografiche interne, politiche, di sesso, religiose, etc, che danno origine solo a conseguenze civili) significherebbe violare il princìpio di eguaglianza di cui all’art. 3 della Carta, in quanto si creerebbe indebitamente una categoria privilegiata di cittadini, in virtù delle loro tendenze sessuali, per dimostrare le quali, tra l’altro, si determinerebbe un degrado dei dibattimenti con imbarazzanti deposizioni testimoniali o mediante il ricorso ad altre prove sulle quali preferisco non dilungarmi.

Ciò che accomuna le due tematiche (matrimonio gay e legalizzazione dell’aborto volontario) è la mortificazione dei diritti del minore rispetto a quelli dell’adulto.

Diritti che spesso mascherano capricci e comodità.

Anche se è evidente quanto sia immensamente più grave sterminare milioni di bambini che incidere negativamente sull’educazione di un numero probabilmente inferiore degli stessi, ci sono aspetti comuni, sotto il profilo della sopraffazione del più debole, che non possono essere sottovalutati.

La nostra è una battaglia durissima, ma con margini di successo senza altro superiori anche per questa maggiore gravità, che può ben più agevolmente essere percepita a livello popolare, anche a prescindere dalle convinzioni religiose di ognuno.

Non ha senso scandalizzarsi per i matrimoni gay e poi accettare la legalizzazione dell’aborto volontario.

Combattete con noi iscrivendovi al nostro comitato attraverso il sito www.no194.org per abrogare per via referendaria la 194 che ha introdotto in Italia questa legalizzazione.

3 Commenti a "Referendum ‘matrimoni gay’ in Irlanda. Colonizzazione culturale britannica e infondatezza giuridica"

  1. #Annarita   27 maggio 2015 at 9:26 am

    Credono di aver vinto, invece hanno perso. Un po’ come gli italiani che festeggiano il 25 aprile, cioè una sconfitta. Non sanno che Gesù e la sua Chiesa hanno già vinto? Che loro si danno tanto da fare a servire il Demonio (un perdende fin dal principio), ma oltre a non salvarsi l’anima perderanno pure la guerra contro la Chiesa? Mi meraviglio di tanta stoltezza. Ridendo e giubilando vanno verso la rovina.

  2. #FrancescoRetolatto   27 maggio 2015 at 10:56 am

    Mi sembra un’ ottima disamina di chi siano questi “cattolici” d’Irlanda, come di Spagna, Italia e via seguendo .

    http://www.lintellettualedissidente.it/societa/irlanda-i-cattolici-hanno-votato-si/