A Tsipras conviene rifiutare l’offerta dei creditori. Ecco perché.

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traduzione dell’originale in inglese (copyright The Financial Times) a cura di Fabio Galimberti

 

Alla fine ci siamo arrivati: Alexis Tsipras deve prendere o lasciare. Che cosa dovrebbe fare il leader di Syriza? Le prossime elezioni in Grecia non sono previste prima del gennaio 2019, e qualsiasi linea d’azione deciderà di assumere dovrebbe portare frutti nell’arco di tre anni, o anche meno. Prima di tutto mettiamo a confronto i due scenari estremi: accettare l’offerta finale dei creditori o abbandonare l’Eurozona. Accettando l’offerta dei creditori, Atene acconsentirebbe a un aggiustamento di bilancio dell’1,7 per cento del prodotto interno lordo nell’arco di sei mesi.

[…] una botta complessiva sul Pil del 12,6 per cento in quattro anni. Il rapporto debito/Pil della Grecia comincerebbe ad avvicinarsi al 200 per cento. La mia conclusione è che accettare il programma della trojka rappresenterebbe un doppio suicidio: per l’economia greca e per la carriera politica di Tsipras.

L’estremo opposto, la cosiddetta Grexit, garantirebbe un risultato migliore? Ci potete scommettere, e per tre ragioni.

La prima, e più importante, sarebbe che la Grecia si libererebbe finalmente di questi deliranti aggiustamenti di bilancio. Dovrebbe comunque puntare a un piccolo avanzo primario, che potrebbe rendere necessario un aggiustamento una tantum, ma solo questo. La Grecia dichiarerebbe lo stato di insolvenza nei confronti di tutti i creditori ufficiali – il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e il Meccanismo europeo di stabilità – e sui prestiti bilaterali ricevuti dai suoi creditori europei. Ma continuerebbe a rifondere tutti i prestiti privati, con l’obiettivo strategico di riguadagnare accesso ai mercati nel giro di qualche anno.

La seconda ragione è la riduzione del rischio. Dopo un’uscita dall’euro, il rischio di ridenominazione valutaria non rappresenterebbe più un deterrente. E le possibilità di un default totale sarebbero molto ridotte, perché la Grecia avrebbe già dichiarato lo stato di insolvenza nei confronti dei suoi creditori ufficiali, e dunque sarebbe smaniosa di riconquistarsi la fiducia degli investitori privati.

La terza ragione è l’impatto sulla posizione esterna dell’economia. A differenza delle piccole economie del Nordeuropa, quella greca è un’economia relativamente chiusa. Circa i tre quarti del suo Pil sono interni; di quel quarto che non lo è il turismo costituisce la fetta maggiore, e il turismo beneficerebbe della svalutazione. L’effetto complessivo della svalutazione non sarebbe certo importante come per un’economia aperta quale l’Irlanda, ma in ogni caso sarebbe positivo.

Dei tre effetti che ho elencato, il primo è il più importante sul breve termine, mentre il secondo e il terzo diventeranno preponderanti nel lungo periodo.

Un’uscita dall’euro naturalmente ha le sue insidie, quasi tutte nel brevissimo termine. L’improvvisa introduzione di una nuova valuta sarebbe caotica. Il Governo potrebbe dover imporre controlli di capitale e chiudere le frontiere. Nel primo anno le perdite sarebbero sostanziali, ma una volta placato il caos l’economia si riprenderebbe rapidamente. Il confronto fra questi due scenari mi fa tornare in mente quell’osservazione di Winston Churchill sull’ubriachezza, che a differenza della bruttezza è transitoria: il primo scenario è semplicemente brutto, e lo rimarrà sempre; il secondo ti procura un’emicrania, ma poi segue una certa sobrietà.

Insomma, se questa fosse la scelta, i greci avrebbero un motivo razionale per preferire l’uscita dall’euro. Ma non è questa la scelta che dovranno prendere questa settimana. La scelta è tra accettare o rifiutare l’offerta dei creditori. La Grexit è una conseguenza possibile, ma non scontata, di un rifiuto. […] A quel punto la Grecia sarebbe ancora nell’Eurozona, e sarebbe costretta a uscire solo se la Bce riducesse il flusso di liquidità verso le banche elleniche al di sotto dei limiti tollerabili. Cosa che potrebbe succedere, ma non è scontata.

I creditori dell’Eurozona potrebbero a quel punto tranquillamente decidere che è nel loro interesse parlare di un alleggerimento del debito per Atene. Basta considerare la loro posizione: se la Grecia dovesse dichiarare il default sull’intero suo debito nei confronti dei creditori ufficiali, solo Francia e Germania finirebbero per perdere circa 160 miliardi di euro; Angela Merkel e François Hollande passerebbero alla storia come i più grandi perdenti finanziari. Adesso i creditori si rifiutano anche solo di parlare di un alleggerimento del debito, ma le cose potrebbero cambiare se la Grecia cominciasse davvero ad andare in default. Se negozieranno, tutti ne trarranno vantaggio: la Grecia rimarrebbe nell’euro, perché l’aggiustamento di bilancio sarebbe più tollerabile con un fardello del debito meno pesante; e i creditori potrebbero recuperare in parte un denaro che altrimenti andrebbe perderebbero di sicuro. La sostanza, quindi, è che in realtà la Grecia non ha nulla da perdere a rifiutare l’offerta di questa settimana.

 

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5 Commenti a "A Tsipras conviene rifiutare l’offerta dei creditori. Ecco perché."

  1. #Umberto   18 giugno 2015 at 12:36 am

    La Gregia qui, la Grecia là…
    Nessuna considerazione per i greci… sono quelli che uscendo dall’euro si troverebbero con un’inflazione – diciamo – del 300 per cento annuo, quelli che dovrebbero comprare la benzina, il gas, il gasolio con cosa? Sicuramente non una moneta ballerina, rifiutata dai greci stessi.
    Sono quelli che vedrebbero gli impiegati pubblici privi di stipendio. Sul corto periodo, nevvero, tra cinque o sei anni la situazione si sistema.
    Sono quelli che avrebbero le pensioni ridotte a quote ridicole, pronti a far bollire le stringhe, novelli Charlot.
    Già, ma la Gregia poi risorgerebbe. Metterebbe mano alle proprie materie prime (quali?), attiverebbe la propria industra (quale?), farebbe leva sui capitali della borsa ellenica (quale?tutte le azioni le possiedono gli stranieri).
    Ma l’articolista, per qualche ragione, è convinto che ci siano file di persone pronte a prestare denaro alle banche e allo stato greco. Di sicuro, non c’è debitore più sicuro di uno che ha appena rifiutato di pagare i debiti che aveva e vuol farne di nuovi!

  2. #Umberto   18 giugno 2015 at 12:42 am

    A proposito del sistema pensionistico gerco, che dice il capo del governo “non si tocca”:

    i figli di pensionati statali defunti hanno la reversibilità a vita, purchè non si sposino…

    qualche dubbio sulla tenuta dei conti pubblici, se si garantiscono sinecura a destra e a manca, no vero?!

    http://www.rischiocalcolato.it/2015/06/grecia-pensioni-a-pioggia-ai-figli-non-sposati-di-dipendenti-pubblici-e-miltari.html

  3. #Marco Pernechele   18 giugno 2015 at 8:39 am

    Non so se i Greci si troverebbero con un’inflazione del 300 per cento – presumo parecchio meno – ma per il resto credo Umberto abbia ragione . Si creerebbe un doppio regime valutario ( euro forte + dracma debole ) ,le persone con un reddito fisso vedrebbero crollare i loro redditi a livelli di poverta’ mai vista prima , i giovani tornerebbero ad emigrare , tutta l’economia forte passerebbe nelle mani dei creditori -cosa che sta avvenendo gia’ in tutto l’Occidente, Italia compresa .Nessun greco vorrebbe piu’ dracme, a meno che venga costretto ; i pensionati si troverebbero per anni in condizioni pietose .In piu’ , gli emigrati clandestini – in genere islamici – premerebbero alle frontiere greche per devastare il poco welfare rimasto .Un ‘ Grexit ‘ puo’ funzionare solo con un’ economia in ripresa , NON al collasso ( l’ economia si riprenderebbe rapidamente’ ?) Si’ , con quali prestiti , dalla Russia o dalla Cina ? E siamo sicuri che i Greci non continuerebbero a votare beotamente per i partiti di sinistra , come hanno sempre fatto? Ma perché gli economisti pensano sempre in termini macroeconomici , mai microeconomici ? C’e’ anche la gente ‘ dietro’ , non solo fiorenti aziende esportatrici ( che vorranno solo valute forti ), né tanto meno nuovi Onassis .

  4. #Massimo Micaletti   18 giugno 2015 at 2:05 pm

    Cari Mario ed Umberto, le vostre sono sagge riflessioni ma io vi chiedo: e se la Grecia si agganciasse all’area Russia – Cina in termini valutari?

    Putin ha già fatto qualche avance in tal senso e la Grecia avrebbe a quel punto le mani libere. Probabilmente arriverebbero le sanzioni UE, comminate a qualsiasi pretestuoso titolo, ma se reggesse sarebbe un evento altamente destabilizzante. E salverebbe i greci dalla tanto temuta (e tutta da dimostrare) turboinflazione… che peraltro nei fatti, in Grecia, esiste già: nessun investitore straniero scommette più su un Paese che vale zero attualmente.

    Sebbene il potere di acquisto nell’immediato pare restare immutato, infatti, nel medio e lungo periodo la devastazione portata dalla politica della troika ridurrà la Grecia ad un cumulo di macerie e già sora sul piano microeconomico si censisce il crollo dei consumi. Ora, è noto che i consumi non crollano solo in caso di inflazione ma pure ove, anche ammettendo un identico reddito, le prospettive siano tetre o vi sia addirittura certezza di un inasprirsi della congiuntura. Quindi già ora i greci vivono quelli che sarebbero gli effetti di un’impennata inflattiva: non consumano non perché i prezzi aumentino, ma perché hanno subito una drastica riduzione del reddito e/o sono certi che non ci sono prospettive di recupero, anzi. Inflazione e contrazione del reddito, a questi effetti, pari sono: colla differenza che almeno all’inflazione si può abbinare, fuori dall’Euro, una politica di svalutazione che almeno salva l’export ed attira il turismo, che in Grecia è un settore cruciale.

    Quindi, a ‘sto punto, se Tsipras fosse veramente un uomo libero – e non una sorta di Beppegrillo der Pireo – potrebbe letteralmente offrire la Grecia a Putin (in termini di consolidamento della moneta) o a Pechino e si emanciperebbe alla grande dall’Euromorsa, quantomeno indurrebbe i RagionEuri ad alleggerirla ed a trovare un altro modo di salvare le banche tedesche (che sono piene di titoli greci e si romperebbero l’osso del collo in caso di default di Atene: ecco perché la Grecia non può fallire, altro che Euro; anzi, Bruxelles tollererebbe pure un’uscita dall’Euro, pur di evitare il crack di Atene). E’ già successo, e sapete a chi? Agli USA: degli 800 miliardi di $ che Obama ha impiegato per far ripartire l’economia dopo la crisi dei subprime, ben 700 li ha tirati fuori la Cina. Ecco chi ha rimesso in piedi l’America, altro che la green economy.

    Certo, poi è da vedere se Putin accetterebbe, il che sarebbe per gli U$A ben più che una provocazione in un clima già bello caldo.

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