Dottrina sociale, immigrazionismo e culto dell’Uomo

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Ernest Hello

“Torneremo a riveder le stelle”

Dottrina sociale, immigrazionismo e culto dell’Uomo


di Alessandro Pini

 

«Il vero santo possiede la carità; ma è una carità terribile che brucia e divora; una carità che detesta il male, perché vuole la guarigione. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe avere una carità dolciastra che benedicesse chiunque, che benedicesse qualunque cosa, che benedicesse in qualunque circostanza. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe sorridere all’errore, al peccato, a tutti e a tutto. Dovrebbe essere senza indignazione, senza profondità, senza elevatezza e non dovrebbe scrutare gli abissi. Dovrebbe essere benigno, benevolo, arrendevole col malato, indulgente per la malattia.”

Ernest Hello (1828-1885)

 

Premessa

Le parole del geniale scrittore francese appena citate, potrebbero già indicarci una valida risposta alla deriva di stampo mondialista rintracciabile nelle parole dell’attuale Papa. Non esitiamo a sostenerlo, eppure sarebbe riduttivo ed alquanto superficiale fermarsi a simile diagnosi, di per sé valida, ma non abbastanza per i tempi in cui viviamo (apostasia universale- tempi ultimi).

“Chi ama la verità detesta l’errore” scriveva – altrettanto giustamente – Ernest Hello, ed è proprio l’amore per la verità che ispira e conduce la mia penna, tuttavia, tenendo ben presente il versetto del Vangelo di San Luca (17,10), nel quale troviamo l’antidoto a quella grave malattia dello spirito che è causa di una moltitudine di mali: la superbia.

Le recenti affermazioni di Francesco (1) circa l’immigrazione ed il presunto obbligo di accoglienza meritano un’attenzione particolare. Le trovo, infatti, più gravi di ogni altra dichiarazione precedente. Perché?

Tali parole sfigurano la verità, capovolgono la realtà, antepongono l’uomo a Dio, altresì promulgano il “culto dell’uomo”. Mai, infatti, abbiamo sentito simili anatemi colpire le persone che hanno davvero cacciato Nostro Signore dalla società, mai parole così decise verso coloro i quali promuovono leggi empie, in netto contrasto con l’ordine naturale voluto da Dio.

Dopo simili affermazioni, ci chiediamo perché non si condannano altrettanto duramente i governi, le istituzioni e le persone che tuttora rigettano la divinità e regalità sociale di Cristo?

Questo interrogativo, purtroppo, sta alla base della crisi della Chiesa, da decenni in continuo affanno nel seguire lo spirito del mondo, ovvero la marcia della Rivoluzione, la quale sforna sempre nuove creature (ateismo, abortismo, omosessualismo, gender, ecc.), atte a respingere l’ordine divino e a fabbricarne un altro, slegato dalla morale e quindi fautore di caos (nunc) e dannazione (semper).

La risposta al succitato interrogativo è complessa ma doverosa. Pertanto, nonostante non sia questo il tema principale del presente scritto, accenniamo (seppur brevemente) alcune risposte a simile questione, che di per sé meriterebbe un maggior spazio e ben altro autore.

La mancata condanna del laicismo “liberal-massonico” (“peste dell’età nostra”), da parte della Gerarchia conciliare, è frutto di una Rivoluzione (dapprima) filosofica, penetrata – grazie al Concilio e post-Concilio – all’interno della Chiesa stessa (2), facendo tremare le fondamenta del Corpo Mistico di Cristo, il quale ha altresì promesso che “Portae inferi non praevalebunt”.

Memori di così grande promessa, possiamo guardare al futuro con cuore sereno, giacché, nonostante gli oltraggi e le diserzioni di numerosi appartenenti alla Chiesa di Dio (uno e trino), torneremo a riveder le stelle.

Dicevamo, poche righe fa, che l’attuale degenerazione della crisi nella Chiesa Cattolica è soltanto l’ultima evoluzione di un processo ben più lontano, che affonda le sue radici nel Rinascimento umanista, a sua volta generato dal decadimento della scolastica.

Non a caso, il Sommo Pontefice San Pio X – di veneranda memoria – mise in guardia il gregge con parole tanto limpide e decise: “allontanarsi dall’Aquinate, specialmente in metafisica, non può essere senza un grande danno”. (3)

L’allontanamento c’è stato. Le conseguenze – preannunciate con largo anticipo dal Pontefice – sono realtà.

L’idealismo e il soggettivismo sono l’essenza dell’eresia modernista (cloaca di tutte le eresie), penetrata nella Chiesa (4) fino alla sommità (La Salette docet), ed evolutasi nel post-modernismo (Francesco I) che è mero culto dell’uomo, religione dell’umanità: cristianesimo ateizzato o gnostico.

Questa breve disamina chiarifica, seppur con dolore, le recenti parole del Papa; adeguate allo spirito della post-modernità, quindi utili all’edificazione della Città anticristica, ultima tappa della Rivoluzione, ancora inappagata dalla Città dell’Uomo (civiltà contemporanea) che pur è in pubblico contrasto con la Civiltà cristiana (Città di Dio).

Tornano alla memoria le crude profezie della beata Anna Caterina Emmerich:

“..Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente” (10 agosto 1820).

Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la chiesa. Stavano costruendo una chiesa grande, strana, e stravagante”. “Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti e avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova chiesa… Ma Dio aveva altri progetti” (22 aprile 1823).

“Dio aveva altri progetti”: possibile che simili parole non inducano la Gerarchia ad un sano mea culpa e ad un rapido ritorno alla realtà, quindi alla sana dottrina cattolica? Misteri della fede (modernista).

Concludiamo questa rapida ma intensa premessa, dopo la quale possiamo addentrarci nel vivo della questione, senza dimenticare l’anzidetta analisi, in quanto fortemente utile per comprendere le cause di siffatta distorsione della dottrina cattolica.

 

Dottrina sociale ed ipocrisia (modernista)

 

Vorrei introdurre tale argomento con le “eterne” parole di San Pio X, rivolte ai sacerdoti (di ieri, di oggi e di domani):

“Che questi sacerdoti [consacrati alle opere di azione cattolica] non si lascino allontanare dalla buona strada, nel labirinto delle opinioni contemporanee, dal miraggio di una falsa democrazia. Che non prendano in prestito dalla retorica dei peggiori nemici della Chiesa e del popolo un linguaggio enfatico, pieno di promesse tanto sonore quanto irrealizzabili. Che siano persuasi che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate ieri; che in ogni tempo la Chiesa e lo Stato, in felice accordo, suscitarono a questo scopo organizzazioni feconde; che la Chiesa, che mai tradì la felicità del popolo con alleanze compromettenti, non ha bisogno di liberarsi dal passato, poiché le basta riprendere, con l’ausilio dei veri artefici della restaurazione sociale, gli organismi distrutti dalla Rivoluzione, adattandoli, con lo stesso spirito cristiano che l’ispirò, al nuovo ambiente creato dall’evoluzione materiale della società contemporanea. Infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari né innovatori, ma tradizionalisti”.

Di per sé basterebbe il succitato paragrafo per sopprimere le ardite imprese di coloro i quali credono nell’ortodossia delle parole bergogliane, e a tal proposito conducono un’aspra lotta con la ragione umana, che ne esce umiliata e sconfitta “per la contraddizione che nol consente”.

Tuttavia, la situazione necessita di ulteriori approfondimenti, utili a ricordare la vera dottrina cattolica in tema d’immigrazione; materia urgente e pericolosa da maneggiare, soprattutto in tempi come questi, ove si tradisce finanche il Vangelo in nome dell’Uomo (nuovo dio).

Qualcuno (ad esempio il quotidiano Avvenire), infatti, utilizza le parole del Vangelo di San Matteo per propugnare un nuovo peccato mortale: la “bestemmia umana”, in sostituzione dell’ormai fuori moda bestemmia verso Dio e i suoi santi. Esplicita conferma del cedimento “cattolico-conciliare” alla religione dell’umanità, tanto cara ad Augusto Comte, uno dei padri del positivismo, ritenuto vescovo di siffatta religione (con tanto di catechismo), atta all’edificazione della Città del Progresso.

Nel caso specifico (Avvenire) si menziona il capitolo venticinque del Vangelo di Matteo per condannare un politico italiano in particolare, e con lui la stragrande maggioranza della popolazione italiana, stufa ormai dell’ingiustizia “liberaldemocratica”, essenza di una politica disgiunta dalla Verità.

In ogni caso, torniamo al versetto incriminato per comprovare quanto sia ingannevole l’ermeneutica modernista del Vangelo; succube della dottrina progressista di stampo marxista, quest’ultima autentica contro-religione in chiave naturalista e materialista.

«…Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? … In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna»  Mt., cap. 25 (vv. 31-46).

Splendido versetto, sublime dottrina, dunque, da non svilire per motivi ideologici, e da non anteporre alla Fede, senza la quale le opere non meritano agli occhi di Dio.

Così scriveva quel gran maestro di ateismo quale fu il tedesco Feuerbach: “Ma non sarà attraverso una persecuzione che lo si ucciderà [il cristianesimo], perché la persecuzione alimenta e rafforza. Sarà attraverso l’irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in ateismo umanista, con l’aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità che nulla avrà a che fare con il Vangelo”. Alla luce di quello che accade oggi, simili parole risultano profetiche e la relativa tattica vincente. HABENS SATANAM SUGGERENTEM.

Tornando all’articolo, l’autore nondimeno dimentica (volutamente?) l’attuale congiuntura economica, sociale e politica italiana: pertanto, fuori da una visione d’insieme, il suo intervento (riflesso delle perle vaticane) risulta alquanto fazioso e adulatorio.

Infatti, la dottrina sociale della Chiesa afferma esplicitamente che “un’applicazione indiscriminata (dell’immigrazione) arrecherebbe danno e pregiudizio al bene comune delle comunità che accolgono il migrante” (Giovanni Paolo II, 2001).

A tal proposito, con San Tommaso d’Aquino, bramiamo affermare che il bene comune è superiore (o divinius, come asserisce l’Aquinate) al semplice bene particolare dell’individuo. Il bene comune è sempre preferibile. Bonum da non intendere in senso unicamente orizzontale, piuttosto quale mezzo indispensabile al raggiungimento del fine ultimo di ogni uomo: Dio.

Così il Sommo Filosofo: «L’uomo tutto intero è ordinato come suo fine all’insieme della società di cui è una parte» (S.Th., II-II, 64, 1), ancora «l’uomo non è ordinato alla comunità politica secondo tutto il suo essere né tutto il suo avere, ma tutto ciò che l’uomo è, tutto ciò che può avere e che ha, è ordinato a Dio (S.Th., I-II, 21, 4). Eluso tale principio, tale fondamento, non si cambia il mondo, non lo si migliora, bensì ci si allontana dalla realtà, come le stesse parole del Papa e dei suoi fedeli scudieri dimostrano ampiamente.

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre..”: parole di Nostro Signore agli ipocriti e farisei (di ogni tempo).

Abbiamo appena mostrato che, deformando le parole del Vangelo, facciamo il gioco del Nemico, il quale tentò Nostro Signore proprio con i testi delle Sacre Scritture. Pertanto, anziché citare a sproposito il Vangelo, dovremmo sempre ricordare che non apparteniamo alla sètta Protestante, di conseguenza ci affidiamo anche alla Tradizione (perenne) della Chiesa, la quale è garanzia di fedeltà a Dio, alla sua Parola e alla sua Legge.

Vediamo, adesso, cosa insegna (veramente) la dottrina sociale cristiana in tema d’immigrazione.

Già nel 2001 – quando il fenomeno immigrazionista non era così diffuso e pericoloso – il Pontefice  (allora regnante) Giovanni Paolo II espresse giuste e logiche riserve in merito, determinate da un sano realismo, seppur velato da  tossiche nubi ecumeniche. (5)

Così, infatti, si espresse a riguardo:

“La Chiesa lo riconosce [diritto di emigrare] ad ogni uomo nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita. Certo, l’esercizio di tale diritto va regolamentato, perché una sua applicazione indiscriminata arrecherebbe danno e pregiudizio al bene comune delle comunità che accolgono il migrante.”

Questo concetto è nient’altro che la conferma della dottrina sociale della Chiesa, che da sempre ha provveduto alla difesa dei popoli, invero oppressi e sfruttati da quanti non ne accettano i precetti e le salutari indicazioni.

Il padre gesuita Antonio Messineo, nell’Enciclopedia Cattolica (1950) afferma – in comunione con i dettami del Magistero – che la Chiesa riconosce il diritto ad emigrare, al contempo non rigetta o condanna gli Stati che limitano tali flussi secondi ragionevoli motivi: in vista del bene comune – fine prossimo di ogni Stato degno di tale nome – e della salute delle anime, qualora tali “eventi” mettessero in serio pericolo la condotta morale e la fede del popolo indigeno. Caso attuale, dove milioni di persone acattoliche si riversano in un continente perlopiù secolarizzato, donde, non trovando popoli forti nella fede, acquisiscono ciò che offre l’attuale “religione occidentale”: materialismo e nichilismo. Nuovi adepti per la contro-religione mondialista, già affermatasi nella tribalizzazione della nostra gioventù, resa illogica e predisposta alla follia giacché disancorata dalla realtà.

Opera funzionale alle sètte, il cui motto profeticamente recita così: “Ordo ab Chao”.

Incapaci, pertanto, di assimilare e elevare altre creature, dobbiamo – con il padre Messineo – riconoscere necessarie “misure appropriate di protezione”, in quanto , comunque la si voglia mettere,  il paese d’immigrazione non ha doveri giuridici verso l’immigrante, non appartenendo questi alla sua compagine sociale”.

Per suggellare il nostro ragionamento, citiamo perfino le parole che Papa Pacelli rivolse ai senatori degli Stati Uniti d’America (1946), dalle quali apprendiamo una grande lezione di verità e giustizia (merce sempre più rara): “Ma non può recar sorpresa che le mutate circostanze abbiano portato a mettere una certa restrizione all’immigrazione straniera. Poiché in questa materia bisogna aver riguardo non solo agli interessi degl’immigrati ma anche al bene del paese. Tuttavia Noi siamo sicuri che non è esagerato attendersi che nell’andamento di simil restrizione non vengano dimenticati la carità cristiana e il senso dell’umana solidarietà esistente tra gli uomini, figli d’unico Dio Padre”.

Pertanto, Carità e solidarietà  che abbiano come fondamento Dio,  mai disgiunte dalla giustizia, motivo di autentica pace in senso agostiniano: ovvero tranquillità dell’ordine.

L’ordine – lo ricordiamo con Sant’Agostino – è la disposizione di realtà uguali e disuguali, ciascuna al proprio posto. Contestualizzando simile verità, potremmo definire disordine l’attuale flusso migratorio, in quanto spostamento di realtà (umane) in spazi impropri a discapito dei paesi d’origine, privati di tali “risorse”, altresì necessarie allo sviluppo morale ed economico degli stessi.

Nonostante i mille pareri avversi, questa è la vera dottrina sociale della Chiesa; dettata dalla legge evangelica ed applicata con fedeltà, carità e sano realismo, il quale è nemico implacabile delle malsane utopie che illudono gli uomini e li distolgono dalla vera Meta.

Laddove la carità è disgiunta dalla verità, si ha piena adesione ai principi rivoluzionari, i quali considerano l’uomo astratto in vista di un Futuro migliore, ultimo paradiso sulla Terra. In realtà, si tratta di un miraggio che fugge sempre più lontano, nonostante gli incalcolabili sforzi umani per raggiungerlo.

Questo appena descritto è il fine “ultimo” (essoterico) delle dottrine progressiste, un fiume micidiale di falsità e superbia, al quale purtroppo si stanno abbeverando anche i nostri pastori, sempre più simili ai mercenari descritti nel Vangelo.

 

Conclusione

 

Esaminando i testi citati in questo articolo, emerge – fin troppo – il distacco della Gerarchia “conciliare” dall’autentica dottrina sociale cristiana, elaborata già da Leone XIII in vista della salus animarum, allora suprema lex della Chiesa, Mater et Magistra di tutti i popoli.

Giunti a questo punto, giova precisare che la presente critica non si basa unicamente sull’affermazione bergogliana, piuttosto parte da essa, e ad essa fa riferimento, come culmine di un processo di falsificazione della vera Religione, iniziato nello scorso secolo e giunto a maturazione: quelli che vediamo, infatti, sono  soltanto i frutti di siffatto albero.

Quindi, in un simile contesto, che cosa dobbiamo fare?

Risponde per noi San Vincenzo da Lerino, il quale, nel Commonitorium, ci esorta – in tempi di crisi della Chiesa, giacché invasa dall’errore – a RESTARE FERMI e a rifarsi a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e fatto, altresì rigettando le novità e i cambiamenti.

Termino, dunque, citando una preghiera tratta dal prezioso libro “L’imitazione di Cristo”, offrendola per noi stessi e i nostri pastori, in particolare per il Papa, accerchiato dai lupi e da ogni sorta di bestie feroci, affinché sappia liberarsene seguendo l’esempio di molti suoi illustri predecessori, primo fra tutti il Principe degli Apostoli, il quale sigillò il proprio pentimento sul legno di un’altra Croce:

 

Signore dammi la forza di evitare chi mi lusinga e la saggezza di ascoltare chi mi corregge

 

 

Note

 

Parole che fanno il paio con quelle pronunciate lo scorso Dicembre, peraltro espresse per equiparare la fuga in Egitto della Sacra Famiglia a quella dei migranti d’oggi, perlopiù criminali in fuga dalla giustizia o terroristi utili alla nuova strategia della tensione di stampo “alleato”. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-anche-ges-fu-profugo-dovere-accogliere-i-migranti-979107.html

 

  • (2) «Attraverso qualche fessura» denunciò Paolo VI «il fumo di Satana è entrato nella Chiesa» (29 Giugno 1972).
  • (3) Encycl. Pascendi, diei VIII septembris MDCCCCVII.
  • (5) http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/migration/documents/hf_jp-ii_mes_20010213_world-migration-day-2001.html

 

 

5 Commenti a "Dottrina sociale, immigrazionismo e culto dell’Uomo"

  1. #bbruno   23 giugno 2015 at 1:29 pm

    d’accordo sulla sostanza dell’articolo, ma perché continuare nell’ equivoco per il quale questa crisi questa degenerazione, vengono ancora attribuiti alla Chiesa? Che cosa c’entra la Chiesa cattolica con questa empia contraffazione di essa ? Questa fa esattamente il suo mestiere, confondendo e ingannando un popolo incapace di vedere, il suo mestiere di sovvertimento della fede cattolica, e in definitiva della società naturale come Dio l’ha voluta, in tal modo tentando di affossare definitivamente la vera Chiesa, presentando essa come il motore ‘ del ‘nuovismo’, sotto le bandiere del carisma petrino…..

    Anche questo mondialismo ad oltranza spudorato e folle di questo degno papa di questa falsa chiesa, è una prova ulteriore – e quante ne dobbiamo attendere ancora per capire? – dell’ attuazione puntuale del programma massonico di costruzione di un mondo senza Dio contro Dio, “nearer to the heart’s desire”? Conforme ai desideri del loro cuore, empio e ribelle a Dio, apostata, al grido luciferino del “non serviam!”. Certo, il tutto impacchettato nella carta da regalo dell’umanitarismo e del fraternismo, ad usum stultorum!!

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  2. #martino mora   23 giugno 2015 at 4:19 pm

    Bellissimo articolo. Spiega in modo chiaro e dettagliato la falsificazione del Bene operato in tema d’immigrazione dal clero modernista e mondialista. E’ da notare che la comprensione mielosa delle ragioni dei peccatori che contraddistingue la gerarchia conciliare, diventa sempre avversione furente per chi si oppone all’immigrazionismo. Rifiutare la “grande sostituzione” è per questo clero mondialista e masochista come rifiutare “l’ecumenismo”, un peccato contro l’uomo, cioè l’unica divinità che sembra riconoscere.

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  3. #anonimo   24 giugno 2015 at 9:52 am

    Matteo & Matteo : chi dei due è il vero “enfant prodige” della politica italiana?
    Matteo Renzi sembra voler lanciare segnali di legalità e moralizzazione con lo sfratto al sindaco di Roma, Marino, e con la sospensione del governatore della Campania, De Luca. Però lo scoglio su cui potrebbe naufragare la sua azione di governo (come un barcone alla deriva, in balia della tempesta) è rappresentato dall’accoglienza dei cd migranti, a scapito dei sempre più bisognosi cittadini italiani, ignorati completamente da uno Stato prodigo coi primi ed avaro coi secondi.
    Matteo Salvini, dal canto suo, sembra invece trarre forza e crescenti consensi proprio dai problemi causati dall’accoglienza indiscriminata dei migranti, ma non solo, poiché egli raccoglie anche la grandi richieste di cambiamento provenienti dai delusi dalla politica dell’Unione Europea e dalla grave crisi economica che ormai da anni attanaglia il nostro paese (complice l’ingresso nell’area Euro e la conseguente perdita della sovranità monetaria), causando un numero interminabile di chiusure di aziende (grandi, medie, piccole, botteghe artigiane, ecc.) e di perdita di posti di lavoro, con un impressionante numero di suicidi. Il secondo Matteo mi sembra molto più sincero e realista del primo, che si ostina a vedere il bicchiere mezzo pieno mentre oramai è completamente vuoto, o quasi.
    Chi la spunterà tra i due ? difficile dirlo, ma certo è che , peggiorando la situazione economica e l’allarme sociale (di sicurezza, sanitario) causato dall’invasione di migranti, il primo ha poche speranze di durare a lungo, a meno di un intervento “manu militari” per sedare le rivolte che inevitabilmente sono destinate a scoppiare in un futuro sempre più vicino. Il secondo, dal canto suo, dovrebbe però rassicurare gli italiani che, una volta arrivato al governo, non seguirà l’ esempio dell’attuale premier greco, Tsipras, che da eroico combattente dell’austerità imposta dall’UE si sta sempre più rivelando come un mero esecutore degli ordini della Troika.

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