La polvere e il calzare: note a margine di “Ancilla Hominis”

quinto

di Luca Fumagalli

Dal momento che nelle ultime settimane RS è stata attraversata dalla querelle scatenatasi intorno a Danilo Quinto e al suo licenziamento, mi sembrava opportuno e doveroso, per pura giustizia, inserirmi nel dibattito con un contributo originale.

Ho incontrato per la prima e unica volta Danilo a Reggio Emilia, il 25 aprile, e sono stato immediatamente colpito dalla naturale umiltà e gentilezza, così come ho apprezzato il suo intervento in quella sede, commossa testimonianza di una conversione difficile quanto inevitabile. Se dal punto di vista personale i contatti si sono limitati a quell’unica occasione, sono però un appassionato cultore della bibliografia quintiana e, proprio in questi giorni, vuoi per un caso o per provvidenziale disegno, ho terminato la lettura del bellissimo Ancilla Hominis, un testo profondo che affronta il delicato tema del pontificato bergogliano mettendo in evidenza soprattutto quelle ombre che i media mainstream, ormai sempre più supini al gretto qualunquismo, non vogliono e non possono cogliere.

Ancilla Hominis non è certamente il primo volume che si accolla l’onore di una scelta masochisticamente controcorrente come quella di contestare il pontificato di Francesco, eppure il lavoro di Quinto si impone con grande facilità sulla sparuta concorrenza, risultando a oggi in assoluto il migliore sul tema. Supera infatti per l’intelligente corredo di citazioni scritturali e magisteriali il lavoro delle “vecchie zie” – lo si dica con relativa benevolenza – Ferrara and Co. e, grazie a un approccio giornalistico, più basato sui fatti che sui pettegolezzi, sbaraglia la ridicola concorrenza di Socci e della sua vivace polemica imbastita sul nulla di un retroscena a dir poco pittoresco.

Il libro di Quinto, strutturato in ventuno capitoli eterogenei, si dipana lungo la linea rossa del pontificato di Francesco, intrecciando sapientemente la presentazione e il commento di fatti di cronaca perfettamente noti ai più (si va, ad esempio dal “Chi sono io per giudicare?” ai cattolici come conigli passando per i colloqui con Scalfari) con aspetti meno noti, il più delle volte colti con raffinata intelligenza dalle prediche in Santa Marta. Se, almeno dal mio punto di vista, i capitoli introduttivi, quelli contenenti un rapido profilo teologico inerente ai temi trattati nel resto dell’opera, sono suscettibili di qualche motivata critica, non così il resto del testo che, come già detto, unisce alto e basso ed è in grado di modulare le questioni allo scopo di docere ma anche di delectare il lettore.

Il ritratto che ne emerge è quello di una chiesa devastata, sulle cui rovine – «non rimarrà pietra su pietra che non venga distrutta» – Bergoglio balla la danza propiziatoria per l’avvento di una nuova epoca ecclesiale, quella dello spirito, dell’amore, della fratellanza, della pace, quella cioè in cui la chiesa smette di svolgere il compito che le è proprio: testimoniare Cristo, la verità che è in grado di liberare l’uomo. E ogni singolo affondo perpetrato da Ancilla Hominis non è frutto del gusto o della sensibilità di Quinto, ma è motivato da una solida argomentazione, raffinata e mai arrogante, che, pur tenendo conto della complessità dell’umano, non tace le verità che tradizionalmente la chiesa ha difeso e divulgato. Ogni affermazione è suffragata da prove e testimonianze, secondo uno spirito e una teologia così solida che anche quelle difficoltà di cui ho accennato poco sopra scompaiono, riducendosi a un cappello introduttivo che non ostacola affatto il recepimento e la condivisione delle tesi esposte anche a chi non è molto avvezzo agli insegnamenti del pur meritorio Roberto De Mattei.

I temi affrontati sono dunque numerosissimi – l’ecumenismo, lo svilimento della pratica del Rosario, l’annullamento del concetto di peccato, le telefonate a noti anticattolici … – tutti di una bruciante attualità che richiama alla memoria i giorni nefasti del Concilio Vaticano II e del post-concilio. Il titolo del volume, del resto, rimanda alla radice di quel sovvertimento epocale che Paolo VI aveva catturato nelle celeberrima frase dedicata alla religione del Dio fattosi uomo che incontra quella dell’uomo che si fa dio. La Chiesa, nel corso degli ultimi decenni, ha abdicato alla sua storia per tramutarsi, appunto, in una sorta di corpo mistico dell’uomo, considerato ormai inizio e fine di ogni cosa. Dio è dunque violentemente ridotto alle esigenze moderniste del dialogo, della salvezza garantita a tutti, della misericordia incondizionata che lo tramuta in una sorta di infantile pacioccone disposto a garantire la salvezza a tutti, Guida compresi. Anche la Madonna non viene risparmiata in questo gioco al massacro quando Francesco, in una delle sue ormai celebri prediche a Santa Marta, tenta di affibbiarle addirittura gli attributi del dubbio agnostico mentre sta piangendo ai piedi della croce.

Ancilla Hominis è, in ultima istanza, un saggio che ogni biblioteca cattolica dovrebbe avere. Un libro per meditare sull’attuale crisi che sta attraversando la Chiesa e sull’opera demolitrice che Bergoglio – in perfetta continuità con i predecessori, primo fra tutti Benedetto XVI –  ha messo in atto sin dal primo minuto della sua elezione, sin da quell’inaspettato e rivoluzionario saluto rivolto ai fedeli accorsi a San Pietro. Ma soprattutto il lavoro di Quinto è uno sprone per agire, per rimboccarsi le maniche, un evangelico togliere la polvere dai calzari per andare incontro al martirio incruento e terribile di una modernità oscura e priva di ogni guida certa.

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