Le terribili conseguenze della teoria evoluzionistica per l’omosessualità

GayMarriageEvolution

 

Nota di RS: l’autore fa un ragionamento per absurdum assumendo un punto di vista evoluzionista

 

di J.L.

Lezione 1 – Genetica

“Non è vero che A è anche non A”: non avete sbagliato aula, no! Non sono un insegnate di Filosofia,cari ragazzi. Qui si parla di Scienza. E da sempre la Scienza risponde a questo antico principio fondativo, quello aristotelico di non contraddizione, secondo cui  A non potrà mai essere contemporaneamente diverso da se stesso. Il lavoro dello scienziato e del genetista è l’applicazione costante e meticolosa di questo principio discernere, catalogare, distinguere. Il Progetto Genoma Umano ne è un esempio: sono stati individuati 20.000 geni. Ancora: i cromosomi sono classificati in base alla lunghezza dei segmenti P e Q che li compongono. Oppure distinguiamo  gli ORF  sovrapposti nei genomi di molti virus. Le parole sono sempre quelle: distinguere e classificare. Perché A non può essere contemporaneamente diverso da se stesso.

Vi faccio un esempio:

Oggi siamo in tempi gay friendly, per cui parlare dell’omosessualità crea sempre qualche disagio… e ti rimedia anche qualche denuncia! Ma come scienziati dovete avere il coraggio di mantenere un approccio scientifico anche per l’omosessualità.

Anche in questo caso è doveroso studiare,discernere e catalogare.

È opinione comune che essere gay o non esserlo sia la stessa cosa. Che gay o etero siano due facce della stessa medaglia.

Ciò che conta è la persona, si dice!

Magari moralmente è così – lascio questi discorsi a ben altre sedi.

Però -dicevo- scientificamente non lo è: A è diverso da nonA.  

Supponiamo di chiamare A l’ “evento” eterosessualità e nonA l’ “evento” omosessualità.

Prima di proseguire, però, dobbiamo fare un assunto indispensabile, quasi dogmatico: la Natura è intelligente e -in parole povere – si cura solo di come garantirsi una sopravvivenza. Per far ciò utilizza l’ingiusto metodo della selezione: il forte vince sul debole. Chi apporterà un vantaggio selettivo, o comunque, non determinerà uno svantaggio verrà sempre  preferito rispetto a chi determinerà uno svantaggio evolutivo.

Alla luce di ciò c’è da chiedersi: considerando l’evento eterosessualità e quello omosessualità, possiamo dire di essere di fronte a due sistemi evolutivi?  Se si, sono alternativi, complementari o differenti?

Sapete qual è la risposta? Nessuno dei tre aggettivi che vi ho proposto, e solamente perché A è un sistema evolutivo, “non A” non lo è affatto. Il primo vede nella complementarietà  sessuale di uomo e donna il modo per portare avanti la specie e, per estensione, la Natura. Il secondo, nonA, invece ostacola la Natura e -addirittura- bloccherebbe la stessa evoluzione perché – non essendoci ricambio generazionale- non vi è possibilità di selezionare i deboli. Altro dato di cui tenere conto, un piccolo flash: il virus dell’Immunodeficienza acquisita ha usato come nicchia evolutiva proprio il rapporto omosessuale per svilupparsi. Ecco uno svantaggio.

E questo -se siete stati attenti- è in contraddizione con l’assunto dogmatico iniziale.

La controprova di questi ragionamenti per assurdo è che, in tanti secoli di omosessualità, se davvero fosse stato vantaggioso come sistema evolutivo, avrebbe dovuto portare a delle variazioni anatomiche ed elaborare dei metodi di fecondazione alternative a quelle dell’eterosessualità. E sappiamo che la Natura avrebbe potuto farlo: prendiamo come esempio il caso delle piante ermafroditi, che hanno sviluppato un doppio apparato riproduttore per portare avanti la specie.

Conclusione di questo ragionamento per absurdum: l’omosessualità appare “scientificamente” ed evolutivamente innaturale.

“Caro professore, in base alle sue parole l’evento omosessualità sarebbe dovuto scomparire”: mi si potrebbe obbiettare in maniera acuta.

Ma la confutazione è altrettanto banale: sono portato a pensare che la Natura intelligente veda in questo “evento” qualcos’altro. Cosa? L’espressione di un gene? Si sta studiando su questa eventualità. Ma se vi fosse un gene, dovremmo pensare che la Natura inscriva nel genoma  qualcosa contrario a se stessa e cadremmo inevitabilmente e banalmente nella contraddizione di cui sopra.  

L’unica cosa cui possiamo pensare è che il gene dell’omosessualità sia non alternativo a quello dell’eterosessualità, bensì una mutazione di quest’ultimo e che la Natura operi una selezione in tal modo. Già questo sembra  essere più plausibile. Ma il problema è che una mutazione presuppone una “malattia”: la teoria dell’evoluzione, su cui tutto il “settore scientifico” si fonda oramai, ha come logica conseguenza proprio questo. Non ci sono altre alternative.

Se la scienza tarda a parlarne, o mostra titubanze, ci sarebbe da credere che tutto il sistema evoluzionistico porti in sè qualcosa di sbagliato.

Io ho dato l’input, a voi tocca dare una risposta a questo interrogativo.

3 Commenti a "Le terribili conseguenze della teoria evoluzionistica per l’omosessualità"

  1. #Mardunolbo   9 giugno 2015 at 10:59 pm

    Analisi ineccepibile cui dare plauso sincero e forte !

  2. #luciano   15 giugno 2015 at 6:09 pm

    Il “gene”dell’omosessualità è una malattia.Essa si chiama però, demonio sodomitico.Il rimedio a tale malattia è la preghiera,la confessione dei propri peccati con l’assoluzione da parte di un sacerdote validamente ordinato,A=A;nonA =nonA.,così come l’Essere non è uguale al nonEssere,come asserisce diabolicamente il sistema ateistico.