Lo scrittore Cesaremaria Glori interviene su RS in relazione alla campagna #IoStoConDanilo

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Io sto con Danilo

di Cesare Maria Glori

Danilo Quinto, l’ex tesoriere del Partito dei Radicali di Pannella, è ora divenuto, in seguito alla sua conversione alla fede cristiana, il bersaglio preferito del desiderio di vendetta e di punizione del vecchio capo. Danilo Quinto non s’è mai scoraggiato per tutte le traversie che ha dovuto affrontare a causa dell’ostracismo promosso dai suoi compagni di un tempo. Fu fatta terra bruciata attorno al “disertore”, a differenza dei tanti beneficiati dal Regime per il solo fatto di essere stati,  per un certo periodo, sodali col capo ed allontanatisi poi senza recriminazioni. Per Danilo nessuna pietà. L’essersi convertito alla fede cristiana e l’aver ripudiato il suo passato  fatto di campagne per promuovere l’approvazione di leggi che violavano i più sacri principi cristiani indispettì a tal punto i vecchi compagni di partito che, pur essendo una minoranza minuscola del panorama politico italiano, hanno tanto influenza sulle leve dei poteri pubblici e privati da aver condizionato e condizionare coloro che volevano avvalersi dell’opera e delle capacità  del transfuga. Così un uomo che aveva dato brillanti prove della sua capacità nel gestire le finanze di un partito, che ancora al giorno d’oggi continua a macinare milioni di euro, si è visto chiudere in faccia tutte le porte.

Danilo non s’è perso d’animo e, illuminato dalla sua fede in Cristo, ha scritto libri e memoriali del suo rinnegato Passato, per il quale continua a chiedere perdono a causa del male che quella sua collaborazione contribuì a porre in atto. Oltre ai quattro libri sinora pubblicati, scriveva articoli per più testate ed agenzie giornalistiche, guadagnandosi da vivere per mantenere se stesso e la sua famiglia. Famiglia che è stata il seme de cui è scaturita la sua conversione e che lo ha sostenuto moralmente continuando a corroborarne la fede. A dargli la possibilità di mantenersi con fatica e pur con tanta dignità sono state istituzioni connesse alla Chiesa Cattolica. Chi altri, se no, poteva aiutarlo in questo frangente di persecuzione subdola e pur efficacissima, per avere palesato e con orgoglio la sua fede in Cristo?

La sua è, infatti, una fede senza compromessi, una fede che affonda le sue radici nella Tradizione e nella fedeltà più tetragona al Magistero del passato e del presente, senza indulgere di fronte a incertezze e ambiguità nel proclamare la Verità da parte di certe autorità ecclesiastiche. Il suo ultimo libro dal titolo “Ancilla Hominis” ha allarmato per la sua schiettezza e per la sua vis polemica, che ha preso di mira proprio le incertezze e le ambiguità sopra accennate. L’allarme si è trasformato in giubilazione, con un benservito senza spiegazioni lasciandolo praticamente sul lastrico, né più e né meno come fecero i suoi compagni di partito. Se da quelli è più che comprensibile il desiderio di vendetta, giacché per loro l’avversario va annientato e distrutto, non altrettanto è accettabile che ciò si ripeta in ambito cristiano, ove il Vangelo insegna ben altri metodi correttivi quando si vuole eliminare l’errore palese e, soprattutto, quando s’ha da tener conto che non si può gettare sul lastrico una persona colpevole soltanto di proclamare ad alta voce e senza turbamenti la ritrovata fede, anche se questa proclamazione può urtare la sensibilità di qualcuno in alto loco. Cacciare dal lavoro una persona senza spiegargli i motivi per i quali viene cacciata e senza rimproverargli eventuali errori che contrastino palesemente  con quella fede per la quale egli ha sofferto e continua ad essere umiliato per averla abbracciata, non è cristiano e, soprattutto, contrasta con i proclami di misericordia incondizionata che vanno tanto di moda.

La Chiesa dei giorni nostri va rimproverando ai morti il rigore con il quale furono puniti ed esclusi  cristiani contestatori come Buonaiuti, Tyrrell, Loisy e tanti altri, ma non si sente alcuno scrupolo nel condannare al silenzio e all’indigenza coloro che alzano la voce per difendere un’ortodossia che può apparire fastidiosa ma che va tollerata sino a quando non diventi eresia essa stessa. Nel caso di Danilo Quinto non pare che l’ortodossia sia stata lesa. Se una censura gli si può fare non è certo per eresia, ma per eccesso di zelo nel proclamare una fede che, appunto perché ritrovata, è sensibilissima ad ogni sentore di compromesso.

Insomma, nei confronti di Danilo Quinto si sono usati metodi non certo consoni alle istituzioni cui egli prestava la sua opera. Era un precario sotto l’aspetto giuridico e poteva essere messo alla porta senza tema di noiose e defatiganti liti giudiziarie, ma proprio per questo non ci sembra corretto, cristianamente parlando, il modo con cui si è agito nei suoi confronti. Da cattolici ci si aspettava un atteggiamento coerente con la fede professata. Non si può credere che anche la Chiesa e le sue istituzioni funzionali si siano adeguate alla moda evoluzionista e al passo con i tempi di questa Modernità.