Da S. Emidio a Crollalanza: l’uomo e le catastrofi naturali

 

 

di Pietro Ferrari

 

Gli eventi catastrofici si sono sempre verificati, ma è necessario oggi evidenziare come nei confronti degli stessi l’atteggiamento umano sia notevolmente cambiato. Quando la religione cattolica impregnava più profondamente la vita civile, era finita l’epoca della scaramanzìa pagana, dei veggenti vegliardi che leggevano qua e là presagi funesti e ancora non iniziava l’epoca attuale, che tolto Iddio, pretende dalla tecnica una protezione onnipotente e la previsione di qualsiasi sciagura che quando si verifica, diventa sempre colpa di qualcuno: ingegneri, politici e scienziati ritenuti come indovini.

E’ del tutto evidente che l’ingegno umano possa in parte prevedere oggi molte più cose rispetto al passato, e che la tecnica sempre più riesce a contenere gli ‘assalti della natura’, ma tutto ciò assieme all’ateizzazione sociale ha comportato la rimozione dell’arcano, la consapevolezza della precarietà umana, il metus nei confronti dell’esistenza che spingeva gli uomini a pregare Dio ed a concepire il male come occasione di castigo anche collettivo. Per contraccolpo, nell’epoca della liberazione dal sacro è la Natura ad essere divinizzata come vendicatrice, la ‘dea gaia’ che coi suoi nuovi e improvvisati sacerdoti formula l’imputazione dell’evento catastrofico ad un capro espiatorio mutevole. Ecco perché la Chiesa, oltre ad ammonire sul dovere di onestà per moderare la ricerca del lucro ad ogni costo e ad incoraggiare l’ingegno umano per migliorare le condizioni di sicurezza, previde anche le Rogazioni come pubblico evento. Roba che oggi farebbe sorridere sia i devoti della ‘dea gaia’ che gli idolatri della Tecnica.

Dal Messale Romano: “Dopo le calamità pubbliche che si abbatterono nel V Secolo sulla Diocesi di Vienna, nel Delfinato, S. Mamerto stabilì una processione solenne di penitenza nei tre giorni che precedevano la festa dell’Ascensione. Il Concilio di Orleans (511) propagò questo uso per tutta la Francia, nell’816 Leone III l’adottò per Roma e ben presto l’uso fu esteso a tutta la Chiesa…il loro scopo era di allontanare i flagelli della giustizia di Dio e di attirare le benedizioni della sua misericordia sui frutti della terra.”

CATECHISMO DI SAN PIO X
D. Che cosa si fa dalla Chiesa nel giorno di S. Marco e ne’ tre giorni delle Rogazioni minori?
Nei giorni di S. Marco e ne’ tre giorni delle Rogazioni minori si fanno dalla Chiesa processioni e preghiere solenni per placare Iddio, e renderlo a noi propizio affinché ci perdoni i peccati, tenga da noi lontani i suoi castighi, benedica i frutti della terra che cominciano a mostrarsi, e provveda ai nostri bisogni sia spirituali che temporali.

..A fulgure et tempestate… Libera nos Domine!……A flagello terraemotus… Libera nos Domine!……A peste, fame et bello… Libera nos Domine!……Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos!…Ut pacem nobis dones. Te rogamus audi nos!…

La devozione popolare non poteva non legarsi ai veri amici, quei ‘santi in paradiso’ che oggi sono diventati coloro che dispensano raccomandazioni clientelari ma che da usurpatori quali sono, non possono né vogliono essere intercessori di grazie divine. Uno dei santi protettori dai terremoti è Sant’Emidio.

Emidio

 

Da santiebeati.it: “In seguito alla persecuzione di Diocleziano, Emidio dovette fuggire a Roma dove trovò rifugio presso un certo Graziano, padre di una ragazza paralitica e emoroissa. Saputo che Emidio praticava anche l’arte medica, Graziano gli chiese aiuto per la figlia ed Emidio promise la guarigione se la ragazza si fosse battezzata. Tutta la famiglia di Graziano si convertì e chiese il battesimo e la guarigione fu ottenuta. Sempre a Roma, Emidio guarì nello stesso modo e pubblicamente un cieco e moltissimi dei convenuti chiesero di essere battezzati. I pagani pensavano trattavasi di un incarnazione del dio Esculapio e portarono all’isola Tiberina dove sorgeva appunto il tempio dedicato ad Esculapio, anche qui Emidio guarì oltre mille infermi e testimoniò la sua fede, spezzando l’ara pagana e gettandola nel Tevere. Dapprima i sacerdoti pagani lo andarano a denunciare al prefetto, ma non avendo ottenuto soddisfazione da questi si ricredettero su Emidio e si recarono da lui per farsi a loro volta battezzare. Successivamente lo stesso prefetto saputo della distruzione dell’altare all’Isola Tiberina scatenò una persecuzione contro i cristiani. Un angelo in sogno invitò Emidio e i compagni a recarsi da papa Marcello, che li accolse, ordinò Emidio vescovo di Ascoli e Euplo diacono e li inviò in quella città. Emidio entrò quindi in Ascoli, città ancora pagana, e iniziò la sua predicazione. Il governatore Polimio lo fece chiamare invitandolo a sacrificare agli dei, senza ottenere risposta. Data la giovane età di Emidio il governatore anziché arrestarlo gli diede alcuni giorni per riflettere ed Emidio ne approfittò per predicare e per compiere una guarigione miracolosa che convertì moltissimi ascolani. Il governatore Polimio lo richiamò per ottenere il sacrificio agli dei e credendolo incarnazione del dio Esculapio gli promise in matrimonio la propria figlia Polisia. In un incontro con la stessa, Emidio la porta a conversione e dopo pochi giorni la battezza nelle acque del Tronto. Nella borgata Solestà battendo la roccia come Mosè, Emidio fa scaturire una fonte di acqua limpida dove battezza più di mille ascolani.”

Sito del Comune di Ascoli: “S. Emidio, primo vescovo di Ascoli, è il patrono della città e protettore dai terremoti. Nativo di Treviri in Germania, secondo la tradizione, giunse ad Ascoli sotto l’imperatore Diocleziano.
Accusato di aver predicato la religione cristiana e di aver battezzato molte persone tra le quali Polisia, figlia del prefetto romano della città, fu decapitato il 5 agosto del 303 d.C. Raccolta miracolosamente la propria testa, il Santo si recò nel vicino cimitero cristiano per essere seppellito in terra consacrata.”

Ass. Cult. S’Emidio nel mondo:L’uso di invocare la protezione e intercessione di sant’Emidio in caso di terremoto sembra aver avuto origine nel 1703, quando gli ascolani attribuirono al loro patrono il merito di averli salvati dai terribili terremoti che avevano funestato l’Italia centrale nel gennaio-febbraio di quell’anno.”

I buoni pastori ci ricordano ancora oggi quanto sia falso pensare che la preghiera sia inutile, come se qualsiasi azione umana fosse di per sé più lodevole, quando in realtà dovrebbe esserne una conseguenza. Pregare significa agire sulla Causa Prima, come bambini che chiedono aiuto al Padre.

 

POSTILLA

In tempi in cui abbiamo dovuto ricordare le telefonate tra gli imprenditori sghignazzanti a seguito del sisma aquilano, nonché gli affari di ‘mafia-capitale’ in cui il degrado sociale si trasforma in occasione di guadagni, non sarà retorico ripensare a quando addirittura – cosa che oggi sembra incredibile – una ricostruzione del passato venne chiusa con un risparmio di risorse pubbliche.

Fonte Wikipedia: “Il terremoto del Vulture del 1930 fu un sisma di magnitudo momento 6,7 (X della Scala Mercalli) che si verificò il 23 luglio 1930. Il terremoto, che prende il nome dal Monte Vulture alle cui pendici si verificarono ingenti danni, colpì soprattutto la Basilicata, la Campania e la Puglia; ebbe i suoi massimi effetti nella zona montuosa fra le provincie di Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia. Il terremoto causò la morte di 1404 persone prevalentemente nelle province di Avellino e Potenza, interessando oltre 50 comuni di 7 province. Il sisma fu aggravato dalla scarsa qualità dei materiali usati per le costruzioni e dalla natura argillosa dei terreni.

11659413_10207313012013538_7589810622283722542_n

Il capo del Governo, Mussolini, appena conosciuta notizia del disastro convocò l’allora Ministro dei Lavori Pubblici, l’on. Araldo di Crollalanza e gli affidò l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927, norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, fece effettuare nel giro di pochissime ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate. Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate, nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione: l’epicentro della catastrofe.

Naturalmente, come era uso in quei tempi, per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico, da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione. I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze anti-sismiche, particolarmente idonee al rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. A soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia.

Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera con queste parole: Eccellenza Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire. L’intervento complessivo, difatti era venuto anche a costare meno del previsto e quindi Araldo di Crollalanza restituì il resto dei soldi non spesi. Nonostante il breve tempo impiegato nel costruirle e nonostante i mezzi tecnologici relativamente antiquati di cui poteva disporre l’Italia del 1930, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto che colpì la stessa area 50 anni dopo.

 

 

5 Commenti a "Da S. Emidio a Crollalanza: l’uomo e le catastrofi naturali"

  1. #senm_webmrs   15 luglio 2015 at 1:43 pm

    Per approfondimenti
    http://www.earth-prints.org/bitstream/2122/2549/1/1177.pdf

    Rispondi
  2. #F. el Canario   15 luglio 2015 at 10:29 pm

    ….poi vennero le coop rosse e bianche e …….

    Rispondi
  3. #Mardunolbo   15 luglio 2015 at 11:19 pm

    Ma, è proprio preciso quanto si fa nell’Italia di oggi !!! Arrivano sul posto i politici, di solito anche il Premier, guardano, stringono mani, promettono, poi inviano i ricostruttori fidati, anzi i più fidati della loro cerchia politica…
    Le ricostruzioni procedono ma si accorgono presto che mancano fondi che vengono elargiti con leggi speciali, per imprevisti incredibili , poi quel che si riesce ,riesce, il resto si vedrà con altre politiche ed altri governi che scaricheranno le responsabilità sui precedenti, e così via ! Un sistema degno dell’Italia di oggi dove il politico è personaggio arrivista,amorale ed amante più dei soldi che della nazione !
    Grazie comunque di aver pubblicato tale articolo per poter confrontare con quanto succede oggi, a distanza di 85 anni.

    Rispondi
  4. #Nicòla   16 luglio 2015 at 8:09 am

    Aggiungo che, tali casette, HANNO RESISTITO A TUTTI i terremoti successivi.

    Rispondi
    • #senm_webmrs   18 luglio 2015 at 2:45 pm

      Un esercizio interessante: cercare l’indirizzo “Via casette (o anche case) antisismiche” con google maps

      Rispondi

Rispondi