La bomba egiziana: trattativa Stato-scafisti?

bardo

di Mario Osint

250 chili di autobomba davanti al Consolato italiano in Egitto, al Cairo, “rivendicata” mezza giornata più tardi da un fantomatico account appartenente ad un simpatizzante dell’ISIS.

Quale terrorista islamico farebbe esplodere un’autobomba alle 6 del mattino? Ve lo dico io, nessuno.

Alle 6 del mattino per le vie centrali del Cairo non c’è quasi nessuno, lo testimonia il bilancio dell’attentato: un morto e tre feriti.

Allora perché un’esplosione a quell’ora? Avranno sbagliato orario? Io non credo.

Lo Stato italiano, per far fatturare milioni di euro ai vari Mons. Perego, Buzzi e altri esponenti della filantropia pagata da Pantalone, si è infilato in un bel patatrac.

Finché si tratta di far raccattare clandestini sulle coste libiche alla nostra Marina Militare, i giochi restano in casa: i generali ordinano, i soldati eseguono e tante nuove risorse entrano sul suolo italiano, diffondendo la loro cultura nei resort a 5 stelle affittati per loro.

Ma poteva mai bastare alla casta più corrotta d’Europa e di buona parte del mondo civile il “normale” flusso migratorio? Certamente no, allora ecco che abbiamo le ONG, società di copertura i cui fili sono mossi dai nostri servizi, sparse nei paesi arabi e africani a fare gli interessi dei tanto generosi nobiluomini di cui sopra.

Le stesse Greta e Vanessa, con tutta probabilità, sono andate a fare bassa manovalanza per preparare i barconi, ne parlavo QUI qualche mese fa e operavano proprio tramite una di queste ONG.

Perché parlo di trattativa Stato-scafisti?

Il 19 giugno sono iniziate le operazioni di distruzione delle imbarcazioni, attraverso piccoli blitz del nostro esercito, che hanno effettivamente portato a un drastico calo degli sbarchi.

In Italia i posti per gli immigrati sono finiti, la Francia ha chiuso le frontiere e il business si sposta quindi sul mantenimento di quelli che sono qui. In soldoni, per gli scafisti si prevedono tempi duri, soprattutto se gli tolgono la materia prima per navigare.

Ma allora perché fare un attentato al nostro Consolato?

Io, Mohamed, ho un grosso giro di immigrati che pagano dai 7 ai 12mila dollari per partire per l’Italia. La stessa Italia fino ad oggi mi ha aiutato, posso arrabbiarmi un po’ se da un giorno all’altro mi distrugge i barconi?