La Grecia non è in Africa, dunque deve pagare il suo debito. Brevi riflessioni sul “colonialismo monetario”

La Grecia non è in Africa, dunque deve pagare il suo debito. Brevi riflessioni sul “colonialismo monetario”

 

di CdP Ricciotti.

Il giorno 11 giugno 2005, Repubblica titolava: “Accordo tra gli 8 paesi più ricchi. Cancellato il debito di 18 nazioni”.

Facciamo della dietrologia:

La “datata” notizia (Sic!): “Un colpo di spugna su quaranta miliardi di dollari. I paesi del G8 hanno deciso di cancellare il 100% del debito multilaterale di 18 paesi poveri, soprattutto africani. L’accordo è stato raggiunto dai ministri delle Finanze degli otto paesi più industrializzati, riuniti a Londra. Saranno annullati “immediatamente” 40 miliardi di dollari, una somma che doveva essere restituita agli organismi finanziari internazionali, Banca mondiale, Fondo monetario e Banca africana di sviluppo. Ma per molti, si poteva fare di più.”

L’occasione giusta per essere audaci (2 Sic!): “E’ la più importante dichiarazione mai fatta dai ministri finanziari sulla questione del debito e della lotta alla poverta”, ha detto Gordon Brown, ministro delle Finanze britannico, che ha annunciato l’accordo. “Era l’occasione giusta per essere audaci”, ha aggiunto. Il ministro italiano dell’Economia, Domenico Siniscalco, parla di “intesa epocale”, mentre l’americano John Snow, segretario del Tesoro, lo definisce “un momento storico”.

Vincono alla lotteria solo alcuni paesi “fortunati” (3 Sic!): I paesi che beneficeranno immediatamente della cancellazione del debito sono Benin, Bolivia, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Guyana, Honduras, Madagascar, Mali, Mauritania, Mozambico, Nicaragua, Niger, Ruanda, Senegal, Tanzania, Uganda e Zambia. Ma altre nove nazioni, se rispetteranno alcuni parametri di buon governo e lotta alla corruzione, potrebbero essere associate al programma nel giro di un anno e mezzo. Altre 11 restano invece in lista d’attesa. Se tutti passeranno l’esame, il “condono” complessivo nei confronti di Fmi, Banca Mondiale e Banca africana per lo sviluppo arriverà a valere 55 miliardi di dollari. I 40 miliardi che saranno subito cancellati, però, sono solo una parte dell’indebitamento estero di questi paesi. Esso si compone, infatti, di debiti bilaterali, da restituire direttamente ai paesi ricchi che avevano prestato il denaro, e di debiti multilaterali, da pagare agli organismi internazionali. Secondo i dati della Banca Mondiale, il debito estero complessivo dei paesi dell’Africa sub-sahariana era di 231 miliardi di dollari nel 2003. Solo il 30% (circa 69 miliardi) di questa somma era dovuto ai donatori multilaterali, ossia Banca mondiale e Fondo monetario internazionale.

Reazione dei demagoghi vari in Italia (4 Sic!): “Finalmente un piccolo gesto concreto. E’ però ancora un’inezia – commenta Sergio Marelli, presidente delle Ong italiane – La cancellazione totale del debito dei paesi più poveri è assolutamente alla portata dei governi del G8”. Scettico anche Vittorio Agnoletto, europarlamentare indipendente del Prc, per il quale si tratta di un “importante passo in avanti”, da sottoporre però a verifica, visto che in passato gli impegni sono stati spesso annunciati e non rispettati. “E’ un passo importante, ma ancora insufficiente rispetto alle esigenze in gioco – dice Riccardo Moro, direttore della Fondazione “Giustizia e Solidarietà”, promossa dalla Cei per proseguire la campagna giubilare per la cancellazione del debito. “Parlare di decisione storica o epocale, come hanno fatto i ministri del G8 – aggiunge – è francamente fuori luogo e rischia di rasentare il cattivo gusto”.

I soliti concertini dei filantropi (5 sic!): Intanto si muove anche il cantante Bob Geldof, organizzatore del “Live 8”, il concertone intercontinentale in favore dei paesi poveri. In vista del G8 con in capi di Stato e di governo in Scozia, l’artista rock sta cercando di portare a Gleaneagle un milione di persone per ottenere più aiuti per l’Africa.

Cosa si evince da tutto ciò?

La macchinazione mondialista e cosmopolita fu ordita, come sempre, dalla CEI (dietro mentite spoglie e non solo): qui alcuni esempi.

La cancellazione “totale del debito dei paesi più poveri è assolutamente alla portata dei governi del G8”.

Tutto dipende dalle loro esclusive necessità geopolitiche e neo-colonialiste, anche le attenzioni nei controlli: “importante passo in avanti, da sottoporre però a verifica, visto che in passato gli impegni sono stati spesso annunciati e non rispettati”.

La condizione necessaria per l’azzeramento dei debiti sarebbe: “rispettare alcuni parametri di buon governo e lotta alla corruzione”.

Come si evince dalla relazione 2013 di Transparency International, l’organizzazione no-profit che combatte la corruzione su scala mondiale, pubblicata col nome di Corruption Perceptions Index 2013, i paesi a cui sono stati “cancellati i debiti” (almeno nelle intenzioni del G8 2005) sono ancora i più corrotti del mondo, o quasi.

Il bue che dice cornuto all’asino: “Nella classifica dei 177 paesi, l’Italia è al sessantanovesimo posto, con un punteggio di 43 punti, uno in meno (dunque «meglio») rispetto all’anno scorso. Il grado di corruzione in Italia è più alto che in molti altri paesi d’Europa, fanno «peggio» di noi soltanto: Romania, Bulgaria e Grecia.” (da ForexInfo).

Impariamo come l’Europa cancellò il debito della Germania. “Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica”. (clicca qui).

La proposta della la Jubilee Debt Campaign che lancia un appello per un nuovo ‘Giubileo del debito’ per risolvere l’attuale crisi economica globale: “Quest’iniziativa costituirebbe il quadro per rompere l’attuale spirale della crisi debitoria e bancaria in Europa, e alleggerire il fardello perpetuo che grava sui paesi del sud del mondo. In altre parole: – Cancellare i debiti ingiusti dei paesi più indebitati; – Promuovere una tassazione giusta e progressiva, piuttosto che ricorrere a nuovi prestiti; – Uscire dalla logica di nuovi prestiti che spingono i paesi poveri nella voragine del debito. La Grecia è indiscutibilmente fra i paesi che più hanno bisogno di una cancellazione del debito. Dopo più di quattro anni di austerità, il debito greco è salito dal 133% al 174% del PIL. Il salario minimo è caduto del 25%, la disoccupazione giovanile è oltre il 50%. E più del 20% della popolazione è sotto la soglia di povertà. È necessario che i creditori di Atene capiscano la lezione dell’accordo sul debito tedesco del 1953, e spezzino le catene del debito che attanagliano oggi la Grecia.” (Fonte: jubileedebt.org.uk).

La domanda è: a pari condizioni, perché non è possibile cancellare il debito alla Grecia? Perché Juncker dice: “L’Eurozona non è una partita di poker, qui vinciamo o perdiamo tutti”(Fonte Repubblica)?

Perché la Cancelliera tedesca aprirebbe a “trattative solo dopo il referendum”?

Perché Padoan sostiene che: “l’Italia [sarebbe] esposta direttamente per 35,9 miliardi”?

Allora perché afferma il primo ministro francese, Manuel Valls, aggiungendo che tra il Paese ellenico e l’Eurogruppo “è stato trovato un buon accordo”. “La Grecia deve pagare i suoi debiti”? (Fonte Ansa).

La risposta diamocela da soli, è sotto gli occhi di tutti!

3 Commenti a "La Grecia non è in Africa, dunque deve pagare il suo debito. Brevi riflessioni sul “colonialismo monetario”"

  1. #Francesco   8 luglio 2015 at 9:31 am

    Veramente un articolo su qui riflettere, interessante il passaggio ” Impariamo come l’Europa cancellò il debito della Germania. “Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica”
    Sembra però che la Germania abbia la memoria corta, compresi i suoi “cagnolini”, i quali scodinzolano ad ogni sua parola, specie sul buon accordo trovato, basta che la Grecia paga i suoi debiti. (6 sic!)

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