‘La porzione buona’. Di Danilo Quinto [DA LEGGERE!]

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di Danilo Quinto

 

Il male – inteso come dominio sui comportamenti dell’uomo da parte della «bestia immonda» – imperversa, come mai è accaduto, anche se si considerano i momenti più bui del passato. Le coscienze sono annichilite, incapaci d’indignarsi e di combattere, succubi e servili alla seduzione che viene operata dal principe di questo mondo.

Il Figlio di Dio era venuto sulla terra duemila anni fa, per salvare le anime. Il Suo sacrificio cruento, deciso dagli uomini, che Lo rifiutarono, sembra che a nulla sia servito. Secondo la logica degli uomini, sembra che proprio Lui sia il più grande fallito della storia dell’umanità. Il Suo Vicario sulla terra di oggi – come hanno fatto tutti i suoi predecessori post-conciliari – giorno dopo giorno solca la strada pagana dell’idolatria dell’uomo e delle sue esigenze materiali: si occupa dei poveri, dell’economia globale, dei movimenti rivoluzionari popolari, della corruzione, della disoccupazione, dello sviluppo e della decrescita della popolazione. Rinuncia, di fatto, a servire Dio: non predica la necessità della salvezza eterna, che passa attraverso la condivisione della Croce, della sofferenza e del pentimento, ma l’esigenza della pace, della fratellanza, della felicità terrena, come quelle che dispensano le organizzazioni rotariane, lobbistiche, massoniche o para-massoniche.

Non c’è nessun Santo – né, tanto meno, l’altro Papa, quello emerito, che si doveva «nascondere al mondo» – che gli gridi «Basta! Fai il tuo dovere di predicare la parola di Dio. Ricorda agli uomini che Cristo è venuto sulla terra non per portare la pace, ma la spada. Non quella della falce e del martello, dell’egualitarismo criminale, stalinista e comunista, che tu consegni simbolicamente alla Madonna di Capocabana, pur sapendo che proprio la Madonna, apparsa a Fatima nel 1917, chiese al mondo di consacrare la Russia al suo cuore immacolato, cosa mai realizzata nelle forme indicate dalla Madre di Dio, che indicò chiaramente come fosse proprio il comunismo il nemico principale di Suo Figlio».

Solo la spada dello Spirito Santo – la «caparra della nostra eredità», come scrive San Paolo nella Lettera agli Efesini – può soccorrere l’uomo nel suo percorso terreno. Un campo di battaglia, come dice l’Apostolo: «Io… sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno…» (2 Tm 4,6-8).

Questo deve insegnare il Papa: come condurre la «buona battaglia», non come migliorare la vita dell’uomo sulla terra, che è e sarà irrimediabilmente misera e tormentata; come affrontare le forze del male, non come alleviare le insidie dei cambiamenti climatici, l’ingiustizia delle diseguaglianze sociali, i nocumenti dovuti alla povertà e tutto quello che è prodotto degli uomini ed appartiene alle cose terrene.

Alla solerte Marta, che nella sua casa di Betania, è affaccendata nelle tante attività domestiche per rendere piacevole il soggiorno del suo ospite, mentre sua sorella Maria, seduta accanto a Gesù, ascolta la Sua parola, il Figlio di Dio dice: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42). Commenta Giuseppe Ricciotti, nella sua “Vita di Gesù Cristo”: «Erano molte le cose materiali a cui badava la buona Marta, ma queste molte si potevano ridurre a poche, data la frugalità di Gesù e dei suoi discepoli presenti; e anche queste poche cose materiali erano trascurabili davanti a quell’una sola, ma spirituale, a cui convergeva tutta l’operosità di Gesù. Non aveva egli ammonito, nel Discorso della Montagna, di cercare in primo luogo il regno di Dio con la certezza che esso avrebbe portato con sé per sovrappiù tutto il resto? Quella era la porzione buona che Maria si era scelta».

La «porzione buona» non ammette ipocrisie, sotterfugi, vie di fuga. Esige virilità, fermezza, tenacia, coraggio. «Se uno viene a me» – dice Gesù – «e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14, 25-33).

Sono «condizioni» tassative e, in questo senso, tremende quelle dettate da Gesù. Impongono l’abbandono di qualsiasi tipo di compromesso e l’abbandono alla volontà del Signore, soprattutto nelle situazioni in cui si deve accettare il dolore e la sofferenza terrena e nelle quali sembra che Dio non sia più accanto a noi. Scrive Ricciotti: «Al seguace di Gesù si può chiedere ad ogni momento di essere un gigante di eroismo: l’edificio che questo seguace comincia a costruire è una torre basata sulla terra, ma la cui cima dovrà toccare il cielo; il volo che egli spicca, affidato unicamente a “l’ale sua”, congiunge due “liti sì lontani” quali la terra e il cielo. Chi non si sente la forza di far ciò rinunziando a tutti “gli argomenti umani”, potrà mettersi alla sequela di qualche insigne maestro fariseo, non già di Gesù: “Vedi che sdegna gli argomenti umani, Sì che remo non vuol né altro velo, Che l’ale sua tra liti sì lontani” (Purgatorio, II, 31-33)».

Così stanno le cose, in base alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa. Oggi, non c’è  nessun Santo che le proclami, perché non nascono più donne e uomini Santi. Esempi da imitare. Ormai si nasce già cloroformizzati e sedotti dal male. Si nasce, si vive e si muore tiepidi. Poco importa che si conosca il destino scritto dei tiepidi: diventeranno vomito per Dio, come dice l’Apocalisse. Gli «argomenti umani» conducono verso questa conclusione. Alla rovina. All’adesione ai desideri umani, all’esigenza di porre quindi l’uomo al centro della scena e di relegare Dio nello spazio più infimo della realtà.

Tutto quello che accade in quest’Europa e in quest’Italia scristianizzate, può essere racchiuso in una frase: sembra che Dio abbia abbandonato i suoi figli. E’ il giudizio di un amico sacerdote che ho incontrato qualche giorno fa. Lo condivido pienamente. Al di là di quello che si può scrivere e dire, è questo il problema del tempo storico che viviamo. Drammatico e, insieme, irrimediabile, perché nulla possono fare gli uomini rispetto ai ripetuti e intensi attacchi alla legge divina che si stanno sviluppando ed all’apostasia che si sta vivendo all’interno della Chiesa. Solo un intervento soprannaturale, potrebbe restituire dignità alla vita dei figli di Dio.

Tutto sta diventando dolore, per coloro che credono. Che ci si prepari ad un tempo di affanni ancora maggiori. Si sguaino le spade dello Spirito. Non si resti inerti. La stessa «resistenza» spirituale non ha più senso, di fronte agli attacchi che quotidianamente vengono rivolti alla Verità, da colui che siede sul soglio di Pietro e da coloro che assistono, zelanti e silenziosi. Se questi attacchi vengono mossi dall’interno della Chiesa, dal suo Capo, come stupirsi che attorno alla Chiesa sia morte e distruzione dei principi su cui si è fondata la società occidentale?

Scrive San Paolo nella Lettera ai Galati: «Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto». A viso aperto, quindi. Con rispetto, ma senza paura. Il timore deve essere solo nei confronti di Dio, con la speranza di essere salvati. Nonostante la preghiera d’intercessione di Abramo e forse proprio a causa di questa, Dio distrusse due città. Intendeva esaudire quella richiesta, ma non potè farlo perché il male delle due città era totale. In esse non viveva neppur un uomo innocente, in grado di tramutare il male in bene. Che Dio abbia pietà e non distrugga la nostra «città» come fece con Sodoma e Gomorra.

 

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5 Commenti a "‘La porzione buona’. Di Danilo Quinto [DA LEGGERE!]"

  1. #Manuela   19 luglio 2015 at 5:59 pm

    Splendido articolo che condivido in pieno.
    Grazie Danilo. Dio la benedica e protegga.

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    • #Riccardo   19 luglio 2015 at 7:04 pm

      Condivido.

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  2. #Mardunolbo   19 luglio 2015 at 8:03 pm

    Condivido pure io ! Constato con piacere che Danilo Quinto sta (o forse già da tempo,ma non lo sapevo…) comprendendo l’apostasia ai vertici della Chiesa, secondo l’ammonimento de La Salette. E non ha paura di scriverlo !

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  3. #Paolo   19 luglio 2015 at 11:26 pm

    Bell’articolo, ma non era Giuseppe – non Pietro – Ricciotti l’autore di “Vita di Gesù Cristo”?

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    • #Danilo Quinto   20 luglio 2015 at 9:53 am

      Ricciotti si chiamava Giuseppe. Grazie per aver segnalato l’errore, di cui chiedo scusa

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