Summorum Pontificum e “status necessitatis”. Breve riflessione di un MotuPropista.

[fonte: sanctamissa.org]
[fonte: sanctamissa.org]

di Gianluca Di Pietro

 

Amo particolarmente il 7 Luglio.

Perché mai ?

“Ah, è l’anniversario del Summorum Pontificum, ovvio! Sei un motupropista!”, mi si potrebbe rispondere.

Non solamente: questa occasione mi è sempre grata per fare un bilancio delle vittorie del tradizionalismo (passatemi questa insensata etichetta) e puntualmente rifletto su quante grasse risate si facciano i modernisti alle nostre spalle: questi ordiscono le loro tele a danno della nostra fede cattolica mentre noi “tradizionalisti” – motupropisti, lefebvriani e sedevacantisti – ci azzuffiamo come cane e gatto. Mi sembra già di udirli nell’usare le parole del Nostro Signore per descriverci: «Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.» (Mt 3:24-25)!

Come negarlo?!?

Come possiamo noi tradizionalisti essere davvero efficaci nel “combattere la buona battaglia” della fede autentica ed integrale e aiutare gli “incolpevoli vaticanosecondisti” (la gente normale, per capirci) nel recupero di una fede cattolica incorrotta?

Tutti noi sappiamo che la dottrina integrale di Cristo è il farmaco giusto per questo malanno della Chiesa, la giusta terapia per l’infezione modernista. Eppure ci facciamo la guerra per capire chi di noi sia più cattolico.

Azzardo un parallelismo: assomigliamo ad un triage di medici che discutono su come somministrare lo stesso farmaco ad un paziente, il quale, attendendo una decisione unanime che mai arriverà, va incontro alla morte.

Tale è la nostra scelleratezza!

Non sono tempi facili: lo avremmo dovuto capire già ripercorrendo la storia del Vaticano II.

Il palco del Concilio è calpestato da tanti e troppi personaggi, dalla personalità controversa e complessa. Tanto tra i liberali quanto fra i conservatori. Sicché prendere una posizione coerente sembra davvero essere molto complicato.

Mentre l’ala progressista dell’episcopato, costituita da Lercaro, dal tragicomico e carismatico Suenens o dal Bugnini e tanti altri, risultava compatta, il tradizionalismo cattolico era piuttosto frammentato.

Quel sant’uomo del Card. Siri rifiutò di entrare a far parte del Coetus Internationalis Patrum, ma, pur combattendo a favore della Sacra Tradizione,  ebbe modo di consigliare di “leggere i documenti del Concilio in ginocchio”. Ottaviani fu autore, insieme a Bacci, dell’Esame Critico del Novus Ordo Missæ e a lui è attribuita la frase: “Prego Iddio di farmi morire prima della fine di questo Concilio in modo da morire cattolico”. Eppure, lo stesso riconobbe le autorità conciliari. Idem fece Antonelli, le cui ire sulla riforma liturgica sono affidate alle pagine dei suoi diari.

Ancora: Mons. Marcel Lefebvre – un Santo – incoraggiò gli Spiritani ad “approfittare della grazia del Concilio”, accettò tutti i documenti tranne due e poi si rimangiò tutto dichiarando il Papa modernista, quindi eretico, ma pur sempre Papa.

Non meno importante è la figura di Mons. Thuc, arcivescovo del Vietnam, che insieme a Guerard des Lauriers,esiliato dalla FSSPX, inaugurò la storia dell’Istituto Mater Boni Consilii.

Al centro del Concilio,invece, troviamo Papa Giovanni XXIII: Egli fece giusto in tempo ad esortare la Chiesa a gaudere per il Concilio che avrebbe dovuto solamente dire con parole nuove l’antica sostanza, ma poi è dipartito.

Il vero Papa del Concilio è stato Montini, il Paolo Mesto.

Personalità colta, forse un tantino ingenuo, si  lasciò prendere dall’entusiasmo per le novità, per poi pentirsene negli ultimi anni di Pontificato (così mi auguro per lui!): “Pensavamo che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la Chiesa, invece tutto è buio” e ancora: ” Da qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio, nelle coscienze il dubbio”. Di fronte al Concilio e a ciò che è seguito, tutti noi siamo stati costretti a compiere scelte in nome di uno “status necessitatis” che ci ha indotti – purtroppo – a vivere uno “status incoerentiæ” (passatemi il grezzo neologismo). Inutile che prudano i nasi di noi motupropisti che siamo “una cum” con chi difficilmente ha la stessa nostra visione della Chiesa e della dottrina, dei “fedeli” del vescovo Lefebvre che considera ugualmente Papa quello che loro stessi giudicano un eretico e, infine, quello dei sedevacantisti che seguono una Chiesa Cattolica che ha delle restrizioni perché senza autorità. Possiamo controbattere quanto vogliamo: la drammatica realtà resta!

Tra le tante cose che – seduto alla mia scrivania – leggo ogni 7 di Luglio sono offese gratuite e per nient’affatto veritiere contro noi Motupropisti additati come pecora nera del tradizionalismo, aborti del cattolicesimo o peggio figli bastardi del modernismo. Agli occhi di tanti, siamo una combriccola di “vedove ratzingeriane”.

Potremmo anche essere vedove, ma allo stesso modo delle vedove di Lefebvre oppure di Guerard des Lauriers.

Tutto il tradizionalismo è vedovo, ma non di un uomo, bensì dell’Autentica Fede venuta a mancare nelle nostre Chiese.

Spesso sento parlare dei Papi conciliari come di un orologio rotto che almeno una volta al giorno segna l’orario giusto. Ecco: quel 7 luglio di 8 anni fa Benedetto XVI ha segnato l’ora giusta, se vogliamo rimanere nei termini della similitudine.

Celebrando più volte per la FSSP, il Card. Ratzinger percepì quella frattura insanabile tra il Concilio Vaticano II e il Tradizionalismo. Ecco perché ha portato avanti da Papa la sua politica di “ermeneutica della continuità nella riforma” per cui Novus Ordo e Vetus Ordo sono due usus dello stesso Ritus Romanus. “La Santa Messa rimarrà sempre il Sacrificio di Cristo sulla Croce” ebbe modo di dire.

Tutti noi motupropisti sappiamo bene (come i lefebvriani e i sedevacantisti) che l’ermeneutica della continuità non risolve i problemi del Concilio; essa non è stata e non costituirà mai il cammino della Chiesa nei tempi avvenire.

Eppure, attualmente, è per “stato di necessità” l’unica via percorribile (ai nostri occhi) che ci permette di operare dall’interno per un fine più alto: somministrare il vaccino della Fede autentica.

Il Summorum è la siringa tramite la quale iniettiamo il vaccino nel corpo infettato.

E se oggi alcuni prelati a capo dei Dicasteri Vaticani parlano di modificare l’offertorio del Novus Ordo alla luce del Vetus Ordo è dovuto all’effetto di questo vaccino.

Se il farmaco rimane nell’armadietto o in farmacia, chi è malato di certo non guarirà.

Il Summorum non ha una attuazione soltanto “terapeutica”: permette a noi tutti di vivere da figli di una Chiesa che, se anche “impazzita”, se anche “malata”, rimane pur sempre la Nostra Madre. Il Summorum è la nostra risposta amorevole alla Madre che ci ha generato. E se anche adesso sembra essere alienata da se stessa, noi non cerchiamo altre Madri là fuori.

Ci stringiamo alla nostra e piangiamo per lei. Questa non è apostasia, questo  non è ecumenismo!

Questa fase di impasse nella vita della Chiesa passerà, ma solo con la pazienza, con la pazienza dell’agricoltore che attende che il proprio campo allagato torni ad essere fecondo, con la pazienza dei discepoli nell’attendere il loro Signore risorgere.

Mi stupisco quando molti cattolici pensano che la situazione si possa risolvere con gesti eroici e dichiarazioni clamorose. Questi stessi gesti sono estranei al modus operandi della Chiesa, che, al contrario, ha sempre attuato gesti sommessi, non teatrali ma efficaci. La vicenda per la quale Pio XII è demonizzato ce lo insegna. È utopistico pensare di cancellare questi 50 anni o toglierli dalla Storia della Chiesa:  per risolvere la crisi, toccherà attuare la stessa strategia messa in atto dai modernisti al Concilio, ovvero erodere dall’interno quanto vi è di ambiguo e sbagliato.

E il Summorum Pontificum ci consente di farlo…… almeno per adesso!

 

15 Commenti a "Summorum Pontificum e “status necessitatis”. Breve riflessione di un MotuPropista."

  1. #Ettore Fieramosca   8 luglio 2015 at 11:51 pm

    Ratzinger con il Motu proprio ha voluto compiere un atto di misericordia. Se per la volonta di Dio è servito per tanti fedeli a capire, gli stessi fedeli non possono cantare lodi Ratzinger che voleva al più trovare un incntro in un nuovo rito di cui lei stesso paventa l’appalesarsi con l’introduzione dell’offertorio alla tridentina.

  2. #cesare   9 luglio 2015 at 3:13 am

    Io vorrei sapere da Gianluca Di Pietro se andando a una messa “in latino” permessa dal “Summorum Pontificum”, al momento di professare la “comunione con il papa” cosa fa? Dice non sono in comunione o pensa di essere in comunione con il pontefice eretico,, oggi Bergoglio. Quindi accettare di essere in comunione con I musulmani, tutte le sette protestanti e I “nostri fratelli maggiori” gli ebrei? e quale “sacerdote” sceglie per la sua confessione? Grazie

    • #Nicòla   9 luglio 2015 at 9:26 am

      Mons. Willamson, rivendica il proprio diritto di continuare a sperare (o forse ad illudersi) che Bergoglio, il male che fa, lo faccia in buona fede, e, pertanto, si considera “una cum” questa sua speranza (o forse illusione). Circa la confessione, non so come si comporti il dottor Gianluca Di Pietro (che non conosco). Io, che non sono motupropista, quando ne ho bisogno, mi rivolgo a preti anziani in talare. In pericolo di morte (almeno spirituale, come siamo, oggi più che mai) si può andare da chiunque si sia certi che abbia il sacerdozio valido, anche da scismatici orientali.

  3. #emmaus   9 luglio 2015 at 9:22 am

    Io sono triste, perchè dopo Bergoglio soltanto ho scoperto il mondo nascosto della tradizione. La vera Dottrina, il vero Vangelo, la vera Messa… da pochissimi mesi ho ri-trovato la Chiesa Cattolica. Ma amarezza estrema, quante divisioni! Veramente il Papa è necessario ma il Papa manca, inutile illudersi! C’è un papa che si dimette (in base a innocenzo III non può farlo), c’è un papa vescovo di Roma che ha da subito intrappreso l’ultimo atto di demolizione interna (in questi gg chiede il miracolo di accettare quello che ci sembra impuro e scandaloso!!!). Secondo Chiesa viva c’è anche un terzo Papa vero nascosto, Gregorio XVIII (articolo maggio 2015).Chi vivrà vedrà. Intanto l’angoscia aumenta, questa Chiesa è nel sepolcro ad immagine del Suo Capo. Viviamo di fede, nuda fede e angoscia.Pregate fratelli che la pace venga nei cuori , nel mio che è profondamente triste.

  4. #fra Macario del Preziosissimo Sangue   9 luglio 2015 at 10:07 am

    L’articolo è scritto da chi del Magistero della “vera” Chiesa evidentemente non conosce nulla, mosso da sentimentalismo e soggettivismo pseudoteologico. Non solo, ma non ha idea di avvenimenti e fatti storici che gli potrebbero far un po’ di luce nelle sue infelici tenebre. Perché ad esempio non si studia la vita del Cardinal Siri, e di tutte le marchiane e mal occultate anomalie dei conclavi dai quali sono venuti fuori i pap’occhi della setta ecumenico-modernista che tuttora furoreggia ben sostenuta da media ateo-comunisti-progressisti? E come mai non sa nulla delle documentate “logge” conventicolari vaticane, tra cui quella dominante degli illuminati, il cui pontefice universale è il bavarese pseudo-teologo, suo beniamino, e dei collegamenti fin troppo evidenti, oggi, con il b’nai b’rith? E come mai non sa nulla dei “marrani” agenti nei conclavi e nel conciliabolo V-2 e tutti “33°”? a cominciare da Montini, e … non sa nulla di Bea, Lienart (padre spirituale del “santo” (come lo definisce) Marcel, e Tisserant, ecc. ecc.? Ma dai, un altro che vuole prenderci per i fondelli, come se non bastassero tutti gli altri! Voglio sperare, che sia in buona fede, ma questo non lo esime dal documentarsi quando scrive cose assurde e false. Studia, ragazzo, studia meglio! … e capirai, soprattutto studiati il Magistero (quello vero, non quello taroccato o adattato alle esigenze della parrocchiette o chiesuole varie), del quale vedo sei completamente a digiuno. Che il Signore ci illumini tutti di vivida luce!

    • #Gianluca   9 luglio 2015 at 11:23 am

      Carissimo fra Macario del Preziosissimo Sangue, potrò anche non sapere nulla del Magistero della Chiesa,ma di certo lei dovrebbe fare qualche corso di comprensione testuale. Lo reputo necessario!
      Io non sono nè un eretico nè un sentimentale nè tanto meno sono nelle tenebre.
      La invito a calibrare meglio le parole.
      Buona giornata

  5. #lister   9 luglio 2015 at 5:52 pm

    Egregio Di Pietro,
    ha, per caso, letto l’articolo di Daniele Casi, su questo stesso blog, circa l’Operazione fregatura del Summorum Pontificum ai danni della Tradizione?
    Lì si leggono le parole di BXVI il quale dice che il Motu Proprio è:

    “semplicemente un atto di tolleranza, a fini pastorali, per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia. È un gruppo ridotto poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa”
    Un contentino, insomma.

    Più tardi, BXVI chiarisce che la Liturgia Antica è come “una ricchezza preclusa ai fedeli perché chiusa nel messale; un’esclusiva del prete e del chierichetto che rimaneva lontana dal cuore del popolo”.
    Robetta ridicola, insomma.

    Lei è sempre convinto a rimanere un MotuPropista?

    • #Gianluca   13 luglio 2015 at 5:58 pm

      Non riesco a capire cosa sia di così difficile da capire: IN QUESTO ARTICOLO NON PARLO DELLE INTEZIONI DI RATZINGER O DELLE BASI TEOLOGICHE DEL PENSIERO LITURGICO DI RATZINGER. Spiego semplicemente cosa ci consente di fare il “Summorum Pontificum”. Imparate a leggere meglio!

      • #lister   14 luglio 2015 at 6:01 pm

        Non riesco a capire cosa ci sia di così difficile da capire:

        Il Motu Proprio non è altro che un contentino (“un atto di tolleranza”) gettato a noi “affamati” così come si getta un osso al cane pelleossa all’angolo della strada.
        Ci ha regalato l’elemosina di poter contare sulle dita di una mano le Chiese dove si celebra la Messa VO, la Domenica.
        Ci ha ghettizzato ancor più: ora siamo visibili.

        Parallelismo per parallelismo:
        Mi viene in mente una storiella araba in cui un pover’uomo, fermatosi vicino ad una rosticceria, estrae un pezzo di pane dalla bisaccia e lo espone al fumo profumato di carne che da lì fuoriesce, illudendosi, così, di mangiar carne.
        Ecco, profumo e basta.

        Nella storiella, il rosticciere pretendeva di essere pagato: speriamo che non ci facciano pagare questo profumo…

        Altro che contentino: è meglio niente in attesa del tutto.

        P.S.
        Giusto: del pensiero liturgico di Ratzinger è meglio non parlarne, ricordando che il Concilio è, in parte, opera sua e ricordando che ad Erfurt ebbe a dire che “Lutero ha ragione” raccogliendo il plauso degli “uaariani”…

  6. #Mardunolbo   9 luglio 2015 at 11:07 pm

    Spero proprio che questo Di Pietro non sia lo stesso che analizza Ratzinger nelle sue eresie e fa altre analisi riguardanti la discrepanza tra quanto si diceva prima del Concilio e dopo !
    Ma perchè se dunque non fosse lo stesso Di Pietro pubblicate questi articoli ? Per confondere ? Non sarebbe meglio fare una premessa per chiarire ? O vi piace fare belle miscele dove sguazzi ognuno per sentirsi appagato ?
    Per il resto si potrebbe anche dare ragione, in parte, al “motupropista” come lo stesso si definisce. Rimane la grossa perplessità che hanno esternato Cesare e Nicola e che faccio mia! Che coerenza esiste tra il motu proprio “una cum” ed una messa,Rinnovazione del Sacrificio, che giustamente rifiuta la comunione d’intenti con uno (pseudo)papa eretico?
    Misteri della psiche umana….

    • #jeannedarc   10 luglio 2015 at 12:33 am

      Gianluca Di Pietro e Carlo Di Pietro non sono la stessa persona (e nemmeno parenti). l’omonimia esiste persino in Radio Spada 😉

  7. #bbruno   19 luglio 2015 at 9:00 pm

    Leggo:”…mentre noi “tradizionalisti” – motupropisti, lefebvriani e sedevacantisti – ci azzuffiamo come cane e gatto.”

    E infatti che c’ è in comune tra queste tre categorie?’ non mi si dirà che basta il povero ‘latinorum’ a fare da ‘trait-d’union’!! O l’onda della bella musica gregoriana o palestriniana– ché questa è la prima a ribellarsi all’ osceno connubio…

    Delle incongruenze di Siri -papa rinunciatario per minaccia – di Ottaviani Antonelli e Lefebvre non me ne importa più di tanto: sono queste che li condannano. E Siri lo sapeva , quando disse: che Dio mi perdoni! Io sto al sì che sia sì, e al no che sia no. Il resto viene dal maligno…

    Che poi si faccia passare per ‘ingenuo’ il papone Giovanni 23, pur tuttavia grande erudito (!!!), è davvero ‘esilarante’, da ‘gauderne’: lui l’annesso entusiasta della massoneria (vista da lui come semplice goliardia, nonostante le più che 500 condanne radicali della (vera) Chiesa!

    “il Summorum la siringa tramite la quale iniettiamo il vaccino nel corpo infettato”?!? O la siringa dell’overdose che ci stronca definitivamente???

  8. #Mardunolbo   22 luglio 2015 at 3:56 pm

    Il “summorum…” non è il,vaccino, ma la svaccatura della vera messa tanto per dare il contentino ai papòfili ad oltranza come i motupropisti, lefebvriani e modernisti che sempre si inchinano al supposto papa che è più supposta per i fedeli cattolici che vero Vicario. Ma vallo a far capire a chi si tiene i paraocchi !

  9. #lister   22 luglio 2015 at 5:34 pm

    Lefebvriani papofili??

    • #lister   22 luglio 2015 at 5:36 pm

      …doveva essere una domanda a Mardunolbo