[TSIPRAS] Dal radicalismo al compromesso, il punto sulla situazione greca

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Il Parlamento greco ha approvato nella notte il pacchetto di riforme previste dall’accordo raggiunto dal premier Alexis Tsipras con i partner della zona euro: i punti cruciali riguarderebbero l’addio alle agevolazioni fiscali per le isole, la riforma previdenziale con lo stop nel 2022 alle pensioni anticipate e l’incremento dell’Iva su pasta, pane e latte.

Su 300 parlamentari, 229 hanno votato a favore, 64 contro e sei si sono astenuti. I numeri per far approvare il piano Tsipras li ha avuti grazie alle opposizioni, con il voto determinante delle opposizioni di Nea Dimokratia, Pasok e To Potami, che hanno votato sì come lo junior partner del suo governo, il partito di destra Anel del ministro della Difesa Kammenos, di fatto turandosi il naso.

Trentotto i deputati dissidenti di Syriza, e fra loro ci sono l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis e il vice ministro del Lavoro Dimitris Stratoulis. Visto il loro voto contrario al pacchetto, si sono diffuse voci secondo cui i ministri Lafazanis e Stratoulis potrebbero essere rimossi dalla squadra di governo nell’ambito di un rimpasto.

Nei discorsi è prevalso il senso di salvare il salvabile: parlando in Parlamento prima della votazione, il premier Tsipras ha chiarito che lui sostiene il pacchetto contro la sua volontà, dicendo che non c’è alcuna alternativa se la Grecia vuole evitare il crollo finanziario. La sconfitta ‘politica’ per Tsipras è tutta dentro il suo partito. Ed è enorme. A nulla è valso l’aut aut che aveva lanciato nel pomeriggio ai ribelli (“Senza il vostro sostegno nel voto di stasera sarà difficile per me restare premier. O stasera siamo uniti, o domani cade il governo di sinistra”). A questo proposito Lafazanis ha affermato che lui resta leale al governo ma è eventualmente pronto a offrire le sue dimissioni, unendosi così alla vice ministra delle Finanze Nadia Valavani, che ha lasciato mercoledì. «Sosteniamo Syriza nel governo e sosteniamo il primo ministro. Non sosteniamo il salvataggio», ha detto Lafazanins dopo il voto.

In cambio di un finanziamento fino a 86 miliardi di euro, Atene ha accettato riforme che comprendono anche superamento del sistema di contrattazione collettiva, liberalizzazioni e rigidi limiti alla spesa pubblica. Ha acconsentito inoltre a bloccare 50 miliardi di euro di asset pubblici in un fondo speciale di privatizzazione come collaterale all’accordo. La presidente del Parlamento, Zoe Constantopoulou di Syriza, ha definito le misure un «genocidio sociale» e ieri sera violenti scontri sono scoppiati fra polizia e manifestanti a piazza Syntagma, davanti al Parlamento, che hanno portato al fermo di 38 persone. Venticinque di questi sono stati arrestati, tra cui – riferiscono i media greci – ci sarebbero anche un italiano e un albanese. La notizia, tuttavia, non è ancora stata confermata dall’ambasciata italiana. Quella di questa notte è stata la piè grande protesta – 12 mila i manifestanti – da quando Tsipras lo scorso gennaio ha vinto le elezioni.

Sulla votazione è arrivato anche un commento del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha dichiarato: «Il sì del parlamento greco alle prime misure di risparmio e alle riforme è un passo importante». Il ministro presenterà la richiesta al Parlamento nazionale per il terzo salvataggio greco con “piena convinzione”, ma ancora ritiene che una temporanea Grexit sarebbe forse l’opzione migliore.

Nonostante una forte opposizione da parte di Regno Unito e Repubblica Ceca, Paesi Ue che non usano l’euro, il prestito-ponte da 7 miliardi di euro verrà erogato alla Grecia dall’Esm (Meccanismo europeo di stabilità finanziaria). Alla fine, l’Eurogruppo ha deciso di accogliere «con favore l’adozione da parte del Parlamento greco di tutti gli impegni presi all’Eurosummit», e ha invitato ad approvare le altre riforme previste il 22 luglio, dando il via libera «di principio» al terzo salvataggio Esm, soggetto al completamento dei voti dei Parlamenti nazionali attesi entro il fine settimana. La decisione deve essere quindi presa da tutti i 28 Paesi dell’Unione ed è attesa domani mattina.

Inoltre la Bce a sorpresa ha alzato il tetto alla liquidità di emergenza per le banche greche senza aspettare il via libera formale al prestito-ponte per Atene. La decisione dovrebbe consentire agli istituti ellenici di riaprire a breve gli sportelli, chiusi dal 28 giugno. L’esposizione della Bce alla Grecia sale così a 130 miliardi di euro. L’Eurotower dunque alza prima del previsto l’Ela, lo strumento di emergenza che aveva bloccato dal 28 giugno scorso a 89 miliardi, costringendo di fatto gli istituti ellenici a chiudere gli sportelli. L’aumento deciso oggi è di 900 milioni, più o meno come richiesto dalla Banca centrale ellenica, ha precisato Draghi.

Intanto stamane avvio positivo per le Borse europee, che festeggiano l’ok del Parlamento al piano.

 

Fonti: corriere.it, lastampa.it, rainews.it, ilsole24ore.com

 

Un commento a "[TSIPRAS] Dal radicalismo al compromesso, il punto sulla situazione greca"

  1. #Riccardo   16 luglio 2015 at 6:25 pm

    Tsipras ha tradito il Referendum e i suoi elettori. I greci avrebbero dovuto accoglierlo a sassate appena tornato.