Da un’omelia di San Giovanni Vianney

 

Sao Joao Maria Vianney 1080

di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

San Giovanni Maria Vianney era un contadino. Con molta difficoltà, riuscì a diventare sacerdote. Confessava 22 ore al giorno, con penitenze e digiuni terribili; leggeva nelle anime, faceva tanti miracoli, e la gente veniva dal mondo intero per confessarsi con lui. Egli predicava ai suoi contadini in maniera molto semplice, ma chiara e essenziale.

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Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo…

“Mio Dio, perché mi avete messo al mondo?” – “Per salvarti”.

“E perché mi volete salvare?” – “Perché ti amo”.

Com’è bello conoscere, amare e servire Dio ! non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo è tempo perso! Bisogna agire solo per Dio, mettere le nostre opere nelle Sue mani… Svegliandosi al mattino, bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per Voi, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrete mandarmi come Vostro dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di Voi: aiutatemi!”

Oh! Come rimpiangeremo, in punta di morte, tutto il tempo che avremo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo, anziché dedicarlo alla mortificazione, alla preghiera, alle buone opere, a pensare alla nostra miseria, a piangere sui nostri peccati!  Allora ci renderemmo conto di non aver fatto nulla per il Cielo. Che triste, figli miei!

La maggior parte dei cristiani non fa altro che lavorare per soddisfare questo cadavere che presto marcirà sotto terra, senza alcun riguardo per la povera anima, che è destinata a essere felice o infelice per l’Eternità. La loro mancanza di spirito e di buon senso fa accapponare la pelle!

Vedete, figli miei, non bisogna dimenticare che abbiamo un’anima da salvare e un’Eternità che ci aspetta. Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori passeranno: il Cielo e l’Inferno non passeranno mai.

Stiamo dunque attenti! I santi non hanno cominciato tutti bene, ma hanno finito tutti bene. Noi abbiamo cominciato male: finiamo bene e potremo un giorno congiungerci a loro in Cielo.

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Dobbiamo abbandonare i beni temporali e mettere al secondo piano i vantaggi terreni per sforzarci di raggiungere le dimore celesti che sono eterne. Perché la gloria presente è fugace e vana se, mentre li possediamo, omettiamo di pensare all’eternità celeste. (San Enrico II, imperatore de Germania)

Il peccato ci consegna al demonio. Il peccato è l’assassino dell’anima. E’ lui che ci strappa dal Cielo per precipitarsi in inferno. E noi amiamo il peccato! … Che follia! Se ci pensassimo bene, avremmo un tale orrore del peccato che non ci potrebbe commetterlo. Il buon Dio ci vuole felici, e noi non lo vogliamo! Gli giriamo le spalle e ci doniamo al demonio! Fuggiamo dal nostro amico, e cerchiamo il nostro agguzzino! Perché affliggere Dio nostro Padre a quel punto, Lui che ci ha riscattati dall’inferno? … O ! Quanto insensati siamo ! Impieghiamo per perderci eternamente il tempo che Dio ci ha dato per salvarci. Non è forse una vera follia di legarsi al demonio, di rendersi degno dell’inferno? Miei figlioli, non si può abbastanza capire la follia del peccato… non si può abbastanza piangerla… O Gesù Io so che il peccato uccide la mia anima e mi conduce verso l’inferno. Voglio andare in Paradiso, non in inferno. E so che solo nella preghiera e la penitenza mi darete la forza di resistere. Siete l’unico che non tradite mai. Aiutatemi a ritirare il mio cuore da ciò che è terrestre e a riempirlo del Santo amore di Voi!