[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Mons. Ernesto Ruffini (1888-1967)

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a cura di Piergiorgio Seveso

Di origini mantovane, sacerdote nel 1910, durante la prima parte della sua vita ebbe vari incarichi di curia, insegnando e formando clero e laicato nelle varie università pontificie, fu nominato da Papa pio XI segretario alla Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università. Arcivescovo di Palermo nel 1945, Principe della Chiesa nel 1946, figura molto caratteristica del cardinalato pacelliano, morì governando la sua diocesi nel 1967.   

Tra le cose che vogliamo ricordare di lui, riportiamo i suggerimenti che l’eminentissimo Ruffini, Arcivescovo di Palermo, diede in una lettera dell’11 febbraio 1960, per l’allora preparando “Concilio Vaticano II”. Tutti i Vescovi di allora, richiesti dalla Segreteria di Stato, scrissero i loro “desiderata” per il Concilio: alcuni (pochi) mostravano già di essere parte del complotto innovatore, altri con maggiore o minore lucidità chiedevano solo aggiustamenti di normale amministrazione, altri con maggiore lungimiranza chiedevano un accurato sistema di condanne “a ventaglio” e di definizioni dogmatiche per completare naturalmente il percorso del “Concilio Vaticano I” interrotto bruscamente il 20 settembre 1870. Leggiamo i “desiderata” del bravo Card. Ruffini:

1) Estrarre dal modernismo biblico-dommatico-disciplinare, già riprovato dai Sommi Pontefici in vari documenti, gli errori principali per condannarli recisamente. In questi ultimi tempi sono corse anche nei libri scritti da cattolici e in alcune delle nostre scuole, teorie assai sospette e temerarie, per non dir peggio: per es. circa l’ispirazione, la storicità, l’inerranza dei Libri sacri. Richiamare la Pontificia Commissione Biblica alla sua finalità originale che non è quella di promuovere ricerche o di appoggiare le nuove opinioni, anche ardite… ma di vigilare perché il sacro Patrimonio dei Libri ispirati non venga comunque leso.

2) Chiarire bene quale sia l’autorità dei ss. Padri nelle questioni attinenti alla Fede, e quando il loro insegnamento sia da seguirsi (anche contro i “falsi tradizionalismi”, n.d.r.).

3) Obbligare le Curie diocesane ad usare tempestivamente la censura per tutte le pubblicazioni locali che tocchino questioni riguardanti- direttamente o indirettamente – la Religione e la morale.

4) Costituire nella Chiesa un organismo che diriga – per il mondo cattolico (almeno, n.d.r.) – la cultura, la stampa, la propaganda. Non basta riprovare o condannare ciò ch’è apertamente falso, occorre indicare quel che si deve ritenere teoricamente e quel che si deve praticare per essere conformi alla dottrina della Chiesa.

[…]

6) (Ribadire) quali siano i diritti inalienabili della Santa Chiesa, qualunque sia la forma di governo.

7) Sanzionare i diritti della Chiesa nel campo dell’insegnamento e il compito dei vescovi a riguardo: fissare l’obbligatorietà dell’istruzione religiosa e stabilire a chi spetti l’educazione dei fanciulli.

8) Inserire le norme minime essenziali per favorire il ritorno alla (vera) Chiesa delle cristianità separate d’Oriente.

9) Riaffermare il valore ascetico e pastorale del celibato ecclesiastico, onde stroncare ogni velleità contraria.

[…]

11) Unificare la disciplina ecclesiastica, stabilendo norme che tutti debbano seguire, salvo casi particolari a giudizio del Vescovo. Per esempio a Roma e in Sicilia c’è la sospensione a divinis per i sacerdoti che osassero entrare in cinema o in teatro mentre a Praga e a Monaco ho visto (con questi occhi) che i preti si recano liberamente ai divertimenti pubblici.

12) Definire quale sia la natura della vocazione sacerdotale, quali i segni e quali in merito i diritti (notevoli, n.d.r.) del Vescovo.

13) Stabilire (contro i sistemi errati) norme fondamentali di formazione dei seminaristi.

[…]

15) Prescrivere nelle scuole di teologia l’uso della lingua latina che è “sermo catholicus” come lo chiamava Pio XI.

[…]

19) Mettere in maggiore rilievo l’autorità e la dignità del Vescovo (vero principe della sua diocesi, n.d.r.) che – subordinatamente al Papa – è magister, mentre tutti gl’altri costituiscono la Chiesa discente.

20-25) S.E.R. il Card. Ruffini chiede che anche gli ordini religiosi passino, salve le loro Costituzioni, direttamente alle dipendenze del vescovo del luogo: la stessa cosa valga per tutte le organizzazioni cattoliche.

26) S.E.R. il Card. Ruffini chiede un deciso aumento delle indulgenze per le attività catechistiche e di Apostolato e una maggiore regolamentazione delle indulgenze legate alle piccole giaculatorie.

[…]

28) Proibire nelle Chiese e nella liturgia tutte le forme d’arte che non solo contraddicono alle sacre tradizioni ma ripugnano altresì al senso comune dei fedeli (l’arte degenerata, n.d.r).

29) Precisare (e definire contro i vari errori del liberalismo e del socialismo, n.d.r.) che cosa s’intenda per libertà individuale, familiare e sociale…

30) Stabilire quale sia il compito dei laici nell’apostolato e quale azione sociale sia da evitarsi dai sacerdoti, dissipando l’equivoco cui dà facilmente luogo il termine “politica”. Oggigiorno la politica entra in tutti i settori, dove la Religione e la morale avrebbero sempre una parola da dire (a favore quindi di un deciso interventismo clericale o laico-clericale nella società, n.d.r.).

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