Idolatria del versetto, sola scriptura e dintorni

di Gabriele Colosimo

Accade assai spesso che un cattolico, nel dibattito, si debba confrontare con degli autodidatti della Scrittura, soprattutto quando si argomenta secondo la sua unica e infallibile interpretazione, quella del Magistero.

Il replicante luterano o filoluterano di turno vorrebbe utilizzare un versetto interpretato alla lettera per contraddire l’insegnamento di duemila anni della Santa Chiesa, scordandosi  casualmente proprio quello in cui si dice inequivocabilmente “Tu es Petrus, et super hanc petran aedificabo ecclesiam meam”. Ne consegue che non sono contemplati altri insegnamenti, men che meno i loro.

Prendo ad esempio il nostro recente post Il Giubileo della falsa misericordia in cui viene evidenziata una grave distorsione, furbescamente perpetrata da chi ha scritto la bolla d’indizione. La cito:  “non è l’osservanza della legge che salva, ma la fede in Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione porta la salvezza con la misericordia che giustifica.”

L’obiezione che ci è stata fatta è che lo stesso San Paolo scrive qualcosa di molto simile nella lettera ai Galati (5:4): “Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge”. Sarebbe una buona osservazione se non si riferisse chiaramente al legalismo farisaico, lo stesso che ha condannato Nostro Signore. Non era un’apertura al sola fide protestante, grave eresia, che confonde molto gli animi in tempi di abolizione de facto del peccato, in tempi di misericordia “facile”, senza alcun pentimento. Il pentimento è la riconciliazione col Creatore, la contrizione ci avvicina a lui, così come il perdono del prossimo nel senso di astensione completa dal male davanti a qualsiasi sopruso. Come potrebbe San Paolo dirci il contrario?

E infatti, nella prima lettera ai Corinzi (6:9) ci dice: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.

E’ chiaro che questo è un esempio facile, alla portata di molti, ma ci sono anche casi in cui un versetto può ingannare e che si debba quindi analizzarne il contesto, capirne il senso lato alla luce di tutte le scritture e del vero messaggio di Cristo, oggi svuotato di ogni contenuto, altrimenti il rischio è di cadere in gravissimi errori, sempre e comunque condannabili e condannati. Oltre alla dottrina protestante ce ne sono tantissime altre nate da una scorretta interpretazione della Scrittura, l’invito dunque è quello di affidarsi sempre al Magistero, infallibile per dogma.

 

Approfitto di questo breve post per ricordare a chi può di partecipare alla campagna per Danilo Quinto, ingiustamente licenziato per non aver fatto altro che dire la verità, QUI un riassunto della vicenda.

2 Commenti a "Idolatria del versetto, sola scriptura e dintorni"

  1. #Cattolico 1.0   24 agosto 2015 at 10:34 pm

    Ieri a messa ne ho letta un’altra, di sottile, subdola manipolazione delle Sacre Scritture: il Vangelo di Giovanni, dove dice “Signore da chi andremo?” e poi prosegue, San Pietro “Tu SOLO hai parole di vita eterna”: ebbene, nel foglietto”La Domenica”, la parola SOLO è stata tolta. Hai voglia di richiamare il testo greco, quello aramaico, quello vattelapesca per giustificare la modifica. Per secoli la Chiesa ha posto l’accento su quella parola (SOLO) ed ora i modernisti (la Bibbia della CEI, appiattita sui protestanti) l’hanno eliminata. Io sono stato catechizzato con quella parola, che mi è rimasta nel cuore fino ai 70 anni e nessun pretaccio me la ruberà mai. Vogliono imporci il sincretismo, il relativismo: tutte le religioni si equivalgono, tutte conducono alla salvezza, “l’interreligiosità è una grazi”, “Dio non è cattolico”. Ma che vadano a quel paese, tutti quanti ! Adesso acquisterò la Bibbia commentata dall’abate Giuseppe Ricciotti, un capolavoro di vera dottrina cattolica, e butterò nel cestino quelle della CEI che mi ritrovo in casa. Volevo avvisare quanti cadono in questi sporchi tranelli modernisti. Grazie.

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    • #Massimo   3 settembre 2015 at 5:14 pm

      Solo per avvisarla del fatto che, cosi’ com’e’ , il suo scritto rischia un gravissimo equivoco : Avendo messo la virgola al posto sbagliato , appare come se le “parole di vita eterna ” siano in possesso di Pietro. Ovviamente il versetto ,correttamente scritto ,recita : Signore a chi ce ne andremo noi ? Tu hai parole di vita eterna . (E’ Pietro che parla .)

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