Qual è l’autorità dottrinale dei documenti Pontifici e Conciliari?

Paolo VI depone la Tiara accompagnato dal Card. Ottaviani.

Dopo il precedente, pubblichiamo questo secondo saggio di Arnaldo Vidigal Xavier Da Silveira, sicuramente datato, ma dotato di interesse storico e documentale. Lo facciamo per continuare l’approfondimento circa gli sviluppi del Cattolicesimo intransigente “dopo il Concilio” [RS]

«Catolicismo» n. 202, ottobre 1967, San Paolo del Brasile.

di Arnaldo Vidigal Xavier Da Silveira

«Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa»[20]; «Ed ecco che io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli»[21]; «Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, confermi i tuoi fratelli»[22].

Sono numerosi i passi scritturali in cui il Verbo Incarnato insegna la indefettibilità della Cattedra di Verità, personificata dal Principe degli Apostoli e dai suoi successori. Per questo i Santi, con un attaccamento pieno di trasporto e di ardore per la Cattedra di Pietro, affermano che il Papa è il «dolce Cristo in terra» (Santa Caterina da Siena), «colui che dà la verità a quelli che la chiedono» (San Pier Crisologo), colui che, parlando, mette fine alle questioni relative alla fede (sant’Agostino).

L’infallibilità dei Sommi Pontefici e della Chiesa è garanzia della Tradizione e di tutto quanto è contenuto nella Rivelazione. Se non vi fosse questa garanzia, la malizia e la debolezza degli uomini avrebbero subito deturpato e corrotto il deposito rivelato con lo stesso odio e con lo stesso impeto satanico con cui hanno ucciso il Figlio stesso di Dio.

Nell’epoca di sovvertimento di tutti i valori nella quale viviamo, quando, al dire di Giovanni XXIII, la norma è l’antidecalogo, è fondamentale conoscere l’ampiezza della infallibilità del Papa e della Chiesa.

Due concezioni erronee dell’infallibilità pontificia

Nello spirito di molti cattolici di istruzione religiosa media è radicata l’idea [erronea] che il Sommo Pontefice è infallibile in tutto quanto insegna. In altri troviamo la nozione ugualmente errata secondo cui vi è infallibilità soltanto nelle definizioni solenni, come quella dell’Assunzione di Maria Santissima. Altri ancora si chiedono se un concilio ecumenico sia sempre infallibile, se il Papa possa errare, se è obbligatorio credere a tutto quello che hanno insegnato i Papi nel corso dei secoli, a tutti i documenti dottrinali delle Congregazioni romane, a tutto quello che insegnano i vescovi, o almeno il proprio vescovo, e che differenza esista tra l’infallibilità del Papa e quella della Chiesa.

Nei ristretti limiti di questo articolo, analizzeremo i punti fondamentali di questi problemi, senza affrontare i loro aspetti collaterali, spesso estremamente sottili e complessi.

Un’obiezione preliminare:

È lecito trattare questo argomento?

Un cattolico devoto al papato, e quindi particolarmente zelante per il carattere monarchico della Chiesa, potrebbe chiederci preliminarmente se sia lecito trattare simili argomenti e se non sarebbe, invece, indice di maggiore pietà accettare come infallibile tutto quanto insegnano sia i Papi che i Vescovi.

Gli risponderemmo che i fedeli non devono prendere in considerazione una Chiesa diversa da come l’ha istituita Nostro Signore e che, se su un punto tanto fondamentale della dottrina cattolica aleggiano dubbi tra i fedeli, è compito anche di pubblicazioni cattoliche contribuire a chiarirli, perché la dottrina della Chiesa non è esoterica. Inoltre che siamo spinti ad affrontare questo argomento dal fatto che oggi i progressisti cercano in mille modi di sminuire le prerogative del pontificato romano e predicano la ribellione contro il secolare insegnamento del Magistero.

Perciò risponderemmo al nostro ipotetico contraddittore: -L’atteggiamento di maggiore pietà è conoscere la Chiesa così come l’ha istituita Gesù Cristo. Cercare di “perfezionare” la sua struttura significa, invece, volerla svisare, volerla modellare a immagine e somiglianza del nostro orgoglio. Dobbiamo, quindi, conoscerla, amarla, ammirarla e venerarla così com’è nella sua perfezione essenziale di Sposa di Cristo, mentre dobbiamo mettere tutto il nostro impegno nell’arricchirla con la perfezione accidentale che le conferisce la santificazione dei suoi figli.

Magistero pontificio e universale, ordinario e straordinario

Prima di affrontare il problema della infallibilità, bisogna fissare alcune distinzioni fondamentali.

Il Magistero ecclesiastico deve essere preventivamente diviso in pontificio e universale. Magisteropontificio è quello del Papa, capo supremo della Chiesa. Magistero universale è quello dell’insieme dei Vescovi in comunione con il Sommo Pontefice.

Nel Magistero pontificio il successore di San Pietro parla individualmente e per autorità propria. Per esempio, attraverso encicliche, costituzioni apostoliche, allocuzioni dirette a pellegrini ecc.

Nel Magistero universale parla l’insieme dei Vescovi in unione con il Papa, siano essi riuniti in concilio che dispersi nelle loro Diocesi.

N. B. È assolutamente necessario guardarsi da una concezione errata del Magistero universale, secondo cui i Vescovi potrebbero insegnare indipendentemente dal Papa. Niente di più falso. Tenendo presente il carattere monarchico della Chiesa, l’insegnamento dei Vescovi, sia quando sono riuniti in Concilio sia quando sono dispersi nel mondo, non avrebbe nessuna autorità se non fosse approvato, almeno implicitamente, dal Papa. Il Magistero universale trae tutta la sua autorità dall’unione con il Sommo Pontefice.

Il carattere monarchico della Chiesa è di diritto divino, ed è stato oggetto di numerose definizioni del Magistero[23]. […].

Altra distinzione basilare, che è necessario richiamare, è quella tra Magistero ordinario e Magisterostraordinario.

Nel Magistero straordinario ogni pronunciamento gode dell’infallibilità di per sé stesso. Di questo tipo sono le definizioni solenni come quelle della Immacolata Concezione, della Infallibilità pontificia, della Assunzione di Maria Santissima. Ma, come più avanti vedremo, non tutto quanto insegnano i Papi, i concili e i vescovi è di per sé infallibile. […].

Sia il Magistero pontificio sia il Magistero universale [dell’episcopato] può essere ordinario e straordinario [vedi Schema finale].

N. B. Cercando di farsi un’idea del Magistero universale straordinario, è necessario non confondere il senso che abbiamo appena attribuito al termine «straordinario» con l’altro senso, che la parola comporta, di cosa fuori dal comune, che si sottrae alla routine di tutti i giorni. Infatti, ogni Concilio è straordinario nel senso che non è permanentemente riunito; ma il suo insegnamento è straordinario soltanto se definisce un dogma di fede. In questo articolo useremo il termine «straordinario» unicamente in quest’ultimo senso di definizione infallibile.

Tra i teologi, la parola “straordinario” si trova usata ora in un senso, ora in un altro, il che ci sembra fonte di non piccole confusioni[24]. Preferiamo adottare la terminologia indicata perché, oltre a sembrarci più didattica, è stata sanzionata da Paolo VI in due discorsi relativi al Concilio Vaticano II[25]. Ad analoga confusione si presta la parola «solenne», che talora indica il pronunciamento di per se stesso infallibile, talora quello che si circonda anche di formule particolarmente solenni[26].

I pronunciamenti pontifici «ex cathedra»

ovvero il Magistero pontificio straordinario

Analizziamo inizialmente il Magistero pontificio straordinario.

Dalle lezioni di catechismo ogni cattolico ricorda che il Papa è infallibile quando parla ex cathedra e in materia di fede e di morale. Formula vera, ma che per il suo carattere estremamente laconico – per altro inevitabile – può indurre in inganno, e perciò richiede alcune spiegazioni.

Infatti, che cosa significa ex cathedra? Parlare dalla Cattedra di Pietro significa soltanto insegnare ufficialmente? Significa rivolgersi alla Chiesa universale? Le encicliche, per esempio, essendo documenti ufficiali, in generale diretti a tutta la Chiesa, sono ipso facto pronunciamenti ex cathedra?

Nella definizione della infallibilità pontificia data dal Concilio Vaticano I troviamo la soluzione chiave per questi dubbi. La costituzione Pastor Aeternus stabilisce le condizioni necessarie per la infallibilità delle definizioni pontificie. Insegna che il Papa è infallibile «quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo l’ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, in virtù della sua suprema autorità apostolica definisce che una dottrina, riguardante la fede ed i costumi, deve tenersi da tutta la Chiesa»[27].

I teologi sono unanimi nel vedere in questa definizione la soluzione del problema delle condizioni della infallibilità pontificia[28].

Pertanto le condizioni necessarie perché si abbia un pronunciamento del Magistero pontificio straordinario sono quattro:

1) che il Papa parli come Dottore e Pastore universale;

2) che usi della pienezza della sua autorità apostolica;

3) che manifesti la volontà di definire;

4) che tratti di fede ò di morale.

L’infallibilità è una facoltà che risiede nella persona del Pontefice come in un essere dotato di intelligenza e di volontà. Egli perciò può usarne o non usarne, a seconda che lo voglia o no. Nella sua vita privata, per esempio, in una conversazione con amici o in una lettera a un parente, è chiaro che il Papa non sta usando della sua infallibilità. Di qui la prima condizione, e cioè che il Papa parli come Maestro universale [“adempiendo l’ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani”].

In più di un documento, Benedetto XIV afferma che non sta emettendo una opinione teologica come Sommo Pontefice, ma come semplice dottore privato. Lo stesso ha dichiarato san Pio X a proposito delle affermazioni che il Papa fa nelle udienze private[29]. Perché si abbia infallibilità tuttavia non è sufficiente che il Papa insegni come Maestro universale. È necessario che sia rispettata una seconda condizione, e cioè che il Papa parli usando della pienezza dei suoi poteri [in virtù della sua suprema autorità apostolica]. L’importanza e la gravità di un pronunciamento infallibile sono tali che dev’essere ben chiaro che, emettendolo, il Papa sta facendo uso della pienezza delle prerogative che gli competono come legittimo successore di san Pietro. Per questa ragione tanto Pio IX nella definizione della Immacolata Concezione, quanto Pio XII in quella della Assunzione dichiarano di parlare «per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra».

Tuttavia, anche questo non basta. Infatti, anche parlando come Maestro universale e nell’uso di tutta la sua autorità, il Papa può limitarsi a raccomandare una dottrina, o a ordinare che sia insegnata nei seminari, o a mettere in guardia i fedeli dal pericolo presente nella sua negazione. Per questa ragione vi è una terza condizione, e cioè la manifestazione della volontà di definire [ovvero di mettere fine ad una questione dottrina].

Questa volontà di definire manca, per esempio, nei documenti, pur tuttavia tanto saggi, positivi ed energici, con i quali i Papi hanno raccomandato o anche imposto ai professori di filosofia e sacra teologia lo studio e l’insegnamento del tomismo. Tra gli altri, l’enciclica Aeterni Patris di Leone XIII, il motu proprio Doctoris angelici di San Pio X, e l’enciclica Studiorum ducem di Pio XI.

L’ultima condizione dell’infallibilità è che il Papa tratti di materia di fede e di morale. Non aggiungiamo altro perché esorbiterebbe dai limiti di questo articolo studiare gli oggetti primari e secondari della infallibilità[30].

Il punto cruciale: la manifestazione

della volontà di definire

II punto cruciale del problema è nella terza condizione, e cioè che vi sia intenzione di definire. Come si manifesta questa intenzione? Con l’uso della parola «definiamo»? Con la scomunica di chi dica il contrario? Con la natura giuridica del documento?

Nessuno di questi segni è apodittico[31]. Fondamentale è che sia chiaro, in un modo o nell’altro, che il Papa vuole definire un dogma. Per questa ragione, nelle definizioni solenni, i Sommi Pontefici accumulano i verbi per rendere indiscutibile la loro intenzione: «promulghiamo, decretiamo, definiamo, dichiariamo, proclamiamo» ecc.

In altri casi, potranno mancare tali verbi, ma le circostanze che circondano il documento manifesteranno che vi è stata la volontà di definire. È quanto accade quando il Papa impone a tutta la Chiesa l’accettazione di una formula di fede, o quando risolve ufficialmente e definitivamente una disputa dottrinale con un documento indirizzato, in modo almeno indiretto, alla Chiesa universale.

Il Magistero universale straordinario

II Concilio Vaticano I non ha dichiarato in che condizioni un concilio ecumenico è infallibile. Ma, per analogia con il Magistero pontificio, si può affermare che le condizioni sono le medesime quattro. Come il Papa, il Concilio ha la facoltà di essere infallibile, ma può usarne o no, a sua volontà.

Molti cattolici male informati potrebbero a questo punto obiettare di aver sempre sentito dire che ogni Concilio ecumenico è necessariamente infallibile. Questo non è, però, quanto dicono i teologi.

San Roberto Bellarmino spiega che solo dalle parole del Concilio si può sapere se i suoi decreti sono proposti come infallibili e conclude che, quando le espressioni al riguardo non sono chiare, non è certo che tale dottrina sia di fede[32]. E, se non è certo che sia di fede, non è dogma, perché, secondo il Codice di Diritto Canonico, «nessuna verità deve essere considerata come dichiarata o definita come dogma, a meno che questo consti in modo manifesto»[33].

Uno studio esauriente del Magistero universale straordinario dovrebbe comportare l’analisi di numerosi problemi, che eccedono i limiti di questo articolo. Tuttavia per dare al lettore una visione più vasta dell’argomento, anche se sommaria, enunciamo alcune tesi che sono pacifiche tra i teologi non progressisti:

– le decisioni conciliari non possono essere infallibili se non sono state approvate dal Papa;

– un concilio è infallibile soltanto in quello che chiaramente impone come doveroso da credere;[34]

– il Concilio di Trento e il Vaticano I vollero definire non solo nei loro canoni, ma anche nei loro capitoli dottrinali[35].

Infallibilità per continuità

di un insegnamento del Magistero ordinario

Non si può definire il Magistero ordinario, sia pontificio che universale, come quello costituito dagli insegnamenti che non godono della nota della infallibilità.

È vero che, di per sé, cioè isolato dagli altri, un insegnamento del Magistero ordinario non comporta l’infallibilità. Ad esempio, quando l’enciclica Ad diem illum di San Pio X sostiene la Corredenzione di Maria, non dice nulla che impegni la infallibilità pontificia. In questo caso siamo ben lontani dalle definizioni solenni, come per esempio, quella della bolla Ineffabilis Deus, che ha definito la Immacolata Concezione e che da sola basterebbe a chiudere la questione, anche se non vi fosse nessun altro pronunciamento pontificio in proposito. Tuttavia il Magistero ordinario può in altro modo comportare la infallibilità.

A proposito della Corredenzione di Maria, infatti, il padre J. A. Aldama S. J. dice: «Benché il Magistero ordinario del Pontefice Romano non sia di per sé infallibile, se però insegna costantemente e per un lungo periodo di tempo una certa dottrina a tutta la Chiesa, come accade nel nostro caso [quello della Corredenzione], si deve assolutamente ammettere la sua infallibilità; in caso contrario, la Chiesa indurrebbe in errore»[36]. Pertanto, per il padre Aldama, la Corredenzione Mariana è dottrina già oggi infallibilmente insegnata dalla Chiesa, benché non sia ancora stata oggetto di un pronunciamento straordinario, né pontificio né universale. In questo caso ci troviamo di fronte alla infallibilità del Magistero ordinario [non per se stesso ma] per la continuità del medesimo insegnamento. Si tratta di un principio importantissimo, di cui generalmente si dimenticano molti cattolici che pur studiano la nostra fede[37]..

Il fondamento dottrinale di questo titolo di infallibilità è quello indicato dal padre Aldama: se in una lunga e ininterrotta serie di documenti ordinari su uno stesso punto i Papi e la Chiesa universale potessero ingannarsi, le porte dell’inferno avrebbero prevalso contro la Sposa di Cristo. Essa si sarebbe trasformata in maestra di errori, alla cui influenza pericolosa e perfino nefasta i fedeli non avrebbero modo di sfuggire.

Che lasso di tempo è necessario perché una determinata verità si possa dire infallibile per la continuità del Magistero ordinario? È puerile voler decidere tali questioni con la clessidra in mano. I fatti viventi non si misurano con calcolatori ma con il buon senso, unico strumento capace di pesare gli imponderabili. E i fatti della fede, che, oltre a essere viventi, sono di ordine soprannaturale, si misurano soltanto con il senso cattolico, ispirato dalla grazia.

Fattori che contano nello stabilire la continuità

di un insegnamento del Magistero ordinario

Evidentemente il fattore tempo non è l’unico di cui si debba tenere conto. Ve ne sono numerosi altri, dei quali indicheremo solo alcuni per orientare il lettore, rinunziando a una enumerazione esauriente. Non analizzeremo neanche minuziosamente i fattori indicati e ancor meno le questioni collaterali che ciascuno di essi potrebbe suggerire, poiché il farlo esorbiterebbe dagli stretti limiti di questo articolo.

• L’importanza che il Papa dà al documento. Se questa importanza è grande, nello stabilire la continuità il pronunciamento avrà un peso molto maggiore di un altro che sia stato oggetto di una piccola insistenza e rilievo da parte dello stesso Pontefice.

• Importanza che i Papi posteriori danno al documento. Molto frequentemente i Sommi Pontefici citano i loro predecessori, ripetono ciò che essi hanno insegnato, elogiano i loro documenti. Questa prassi, che potrebbe sembrare una semplice manifestazione protocollare di rispetto, ha invece una enorme importanza nello stabilire la continuità di un insegnamento. Infatti rende evidente che il Papa posteriore vuole battere le stesse vie del suo predecessore.

• La solennità del pronunciamento. Una enciclica o una costituzione conciliare, per esempio, pesano più di un discorso pronunciato dal Papa in una pubblica udienza.

• L’universalità dell’insegnamento. Le lezioni di catechismo date da san Pio X al popolo di Roma e ai pellegrini hanno minore autorità dei radiomessaggi natalizi che Pio XII dirigeva ogni anno a tutto il mondo cattolico.

• L’uditorio a cui il Papa parla. I discorsi a congressi scientifici, per esempio, sono particolarmente importanti, dato l’alto livello tecnico degli ascoltatori. Questi congressi costituiscono talora delle casse di risonanza per la voce del Pontefice, destinate ad ampliarla, a commentarla e a diffonderla in tutto il mondo. Così fu enorme la ripercussione in tutto l’orbe dei discorsi sui metodi anticoncezionali rivolti da Pio XII a congressi di ostetriche, ematologi, ecc.

• L’attenzione prestata dai teologi al pronunciamento. Dottori nelle scienze sacre, i teologi sono incaricati dalla Chiesa stessa di sistematizzare e insegnare la sua dottrina. Se un gran numero di essi interpretasse male la portata di una dichiarazione conciliare o pontificia, il Papa presumibilmente li correggerebbe con un nuovo pronunciamento. Perciò, se una certa dottrina desunta dai documenti pontifici è ampiamente ripetuta dai teologi con il silenzio compiacente del Papa, diventa chiaro che questi non solo la professa, ma la vuole anche ampiamente diffusa in tutta la Chiesa.

• La ripercussione del documento nel mondo cattolico in generale. L’argomento appena esposto non vale solo per i teologi, ma, mutatis mutandis, per gli ambienti cattolici in generale. Se una dichiarazione pontificia o conciliare è oggetto di vasta accoglienza negli ambienti politici, giornalistici, nelle associazioni religiose ecc, e se il Papa tace, è perché la vuole vedere largamente diffusa.

• Quanto per molto tempo è pacificamente insegnato in tutto l’orbe cattolico acquista facilmente il carattere di insegnamento infallibile.

Secondo la classica formula di san Vincenzo di Lerino, dobbiamo credere a quanto è stato insegnato sempre, ovunque e da tutti, «quod semper, quod ubique, quod ab omnibus». Infatti l’assistenza dello Spirito Santo sarebbe manchevole se una dottrina insegnata in queste tre condizioni potesse essere falsa. Tuttavia è necessario non intendere l’adagio in senso esclusivo, cioè come se la infallibilità per la continuità di uno stesso insegnamento esistesse soltanto quando si verificano queste tre condizioni[38]..

II carattere ininterrotto della serie. Se una dottrina insegnata da diversi Papi prima di costituirsi in insegnamento infallibile è interrotta da uno dei loro successori oppure da un concilio, è chiaro che la serie è rotta. Questo fattore può influire considerevolmente nello stabilire la continuità in senso negativo di un insegnamento.

È possibile che qualche documento pontificio o conciliare contra­ti diametralmente con insegnamenti infallibili del passato? Evi­dentemente, se anche il nuovo pronunciamento è infallibile, questa opposizione non può darsi. Ma se il nuovo pronunciamento non è infallibile, autori di vaglia – come san Roberto Bellarmino, Suarez, Cano e Soto – prendono in considerazione questa ipotesi come teologicamente possibile ed è chiaro che il cattolico dovrebbe allora restare fedele alla dottrina infallibile. Questa ipotesi riporterebbe gli studiosi alla questione plurisecolare, sulla quale si sono specialmente impegnati i maggiori teologi dell’Evo Moderno[39].

• L’importanza di cui gode la tesi nel documento. Il tema centrale di una enciclica, per esempio, impegna l’autorità pontificia molto più di una breve affermazione su una tesi secondaria.

II modo in cui il documento presenta l’argomento. Nella Quadragesimo anno Pio XI dichiara che intende rispondere ai dubbi pervenuti alla Santa Sede a proposito del carattere acattolico del socialismo. Questo dà una speciale importanza a questa parte del documento perché mette in evidenza il proposito di risolvere con l’autorità pontificia delle questioni dottrinali.

Un esempio: la proprietà privata

Ci sembra indiscutibile che i princìpi enunciati dai teologi a proposito della infallibilità per continuità di un medesimo insegnamento si applicano ai punti fondamentali della dottrina sulla proprietà privata.

Il numero dei documenti pontifici che ininterrottamente, nel corso di un secolo e mezzo, hanno insegnato che la proprietà privata è di diritto naturale e hanno condannato il socialismo è impressionante[40].

Questi documenti hanno avuto risonanza in tutta la Chiesa: basti pensare alla Rerum novarum e allaQuadragesimo anno.

Come sarebbe possibile sostenere che la serie di tali insegnamenti è meno ricca di quella sulla Corredenzione Mariana, che secondo il padre Aldama, non è già più una questione libera tra i cattolici?

Canonizzazione, liturgia, leggi ecclesiastiche

Nello studio del Magistero della Chiesa, tanto ordinario quanto straordinario, meritano speciale rilievo le canonizzazioni, la liturgia, le leggi ecclesiastiche, l’approvazione di regole di ordini e congregazioni religiose. […].

Per la stessa ragione per cui le porte dell’inferno prevarrebbero sulla Chiesa se il Papa orientasse i fedeli verso la perdizione eterna, le leggi ecclesiastiche e in modo speciale l’approvazione delle regole religiose comportano in qualche modo la infallibilità. Se, per esempio, la Santa Sede, con un atto legislativo paragonabile a quello che sarebbe in materia dottrinale una definizione dogmatica solenne, obbligasse i fedeli a una pratica peccaminosa, o approvasse una regola di vita [religiosa] condannabile, si sarebbe trasformata in uno strumento di perdizione.

Anche le orazioni della sacra liturgia possono comportare la infallibilità, a seconda del grado di autorità che la Chiesa ha in esse voluto impegnare. «Lex orandi, lex credendi – la legge della preghiera è la legge della fede». Come potrebbe la Chiesa, attraverso le preci che impone o raccomanda con tutto il peso della sua autorità, instillare nelle anime princìpi contrari alla fede?

Tuttavia, a somiglianza di quanto accade con gli insegnamenti direttamente dottrinali, non sono garantite dal carisma della infallibilità le leggi disciplinari e liturgiche, nella cui approvazione la Chiesa non abbia voluto impegnare la pienezza della sua autorità.

Inoltre, l’infallibilità relativa a una legge ecclesiastica o liturgica non comporta l’ammissione che questa sia la più perfetta possibile.

I diversi titoli di infallibilità che abbiamo indicati non si devono confondere con la cosiddetta infallibilità passiva dei fedeli. Questa espressione, corrente nella sacra teologia, indica che i figli della Chiesa, seguendone gli insegnamenti, conosceranno certamente la vera fede, ma non compete loro nessuna missione ufficiale di magistero, ossia la loro parte è a questo riguardo puramente passiva[41].

Autorità dei documenti non infallibili

L’impegno nello studio dei diversi titoli di infallibilità non ci deve, però, portare a mettere in ombra i documenti non infallibili.

Infatti, gran parte degli insegnamenti contenuti nelle encicliche, nelle allocuzioni pontificie, nelle lettere dirette dalla Santa Sede a vescovi e a congressi di tutto il mondo, nei decreti delle Sacre Congregazioni Romane, non comporta la infallibilità. Con questo pretesto dobbiamo forse disprezzarli?

Questo cercarono di fare i modernisti con i documenti pubblicati contro di loro da San Pio X. E già allora si trattava di un vecchio problema, perché eretici anteriori erano ricorsi allo stesso pretesto con l’intento di poter rimanere all’interno della Chiesa per meglio diffondervi il loro veleno.

Dei numerosi documenti pontifici che insegnano quale deve essere la posizione dei fedeli di fronte ai pronunciamenti non infallibili, citiamo soltanto un passo dell’enciclica Humani generis di Pio XII: «Né si deve ritenere che gli insegnamenti delle encicliche non richiedano, per sé, il nostro assenso col pretesto che i Pontefici non vi esercitano il potere del loro Magistero supremo. Infatti questi insegnamenti sono del Magistero ordinario, per cui valgono pure le parole: “Chi ascolta voi, ascolta me” (Lc. 10, 16)»[42].

Come si vede, Pio XII dice: «per sé», perché in realtà, per accidens, in casi evidentemente non normali, si possono presentare situazioni in cui sia lecito sospendere l’assenso rispetto a un documento del Magistero [non infallibile].

È quanto insegnano i teologi. Nel testo che di seguito citiamo, dom Nau tratta in modo speciale delle encicliche, ma è chiaro che 1’affermazione vale per qualsiasi documento del Magistero ordinario: «Un solo motivo potrebbe farci sospendere il nostro assenso: una opposizione precisa tra un testo di enciclica e le altre testimonianze della Tradizione»[43].

I Documenti del concilio Vaticano II sono infallibili?

Una questione già risolta in maniera definitiva ed irrevocabile

A questo punto, alle labbra del lettore affiorerà inevitabilmente una domanda: il concilio Vaticano II ha usato della prerogativa della infallibilità?

La risposta è semplice e categorica: no. In nessuna occasione i Padri conciliari hanno avuto [e manifestato] la volontà di definire, cioè in nessuna occasione hanno osservato la terza condizione di infallibilità sopra indicata.

Già nella fase preparatoria della sacra assemblea il Santo Padre Giovanni XXIII aveva dichiarato che essa non avrebbe definito nuovi dogmi, ma avrebbe avuto soltanto un carattere pastorale. Tali dichiarazioni di Giovanni XXIII non ci sembrano tuttavia sufficienti per autorizzare l’affermazione che il concilio non ha usato del suo potere di definire. Infatti la sovranità del Papa nella Chiesa di Dio è assoluta. Perciò niente impediva che, pur avendo Giovanni XXIII convocato un concilio pastorale, lui stesso o il suo successore decidesse posteriormente di trasformarlo in un concilio dogmatico. E, d’altra parte, in via di principio, niente impedisce che un concilio pastorale definisca un dogma, dal momento che nessun cattolico oserebbe sostenere che un dogma è qualcosa di antipastorale!

La prova [categorica] che il Vaticano II non ha voluto definire nessun dogma è data dai suoi atti e dal tenore dei suoi documenti, in nessuno dei quali si trova in modo inequivocabile la manifestazione della volontà di definire.

Si veda in proposito la dichiarazione del 6 marzo 1964 della Commissione Dottrinale[44]. Questa dichiarazione ha una enorme importanza, non solo per essere stata ripetuta posteriormente dalla medesima Commissione[45], e applicata ufficialmente a più di uno schema[46], ma soprattutto perché Paolo VI l’ha indicata come norma di interpretazione di tutto il concilio. Qualche teologo, infatti, potrebbe discordare da quanto abbiamo appena affermato, se non vi fossero diversi pronunciamenti di Paolo VI che sono venuti a dirimere questa importante questione in modo definitivo e irrevocabile.

Chiudendo il concilio, egli dichiarò che in esso «il magistero della Chiesa […] non ha voluto pronunciarsi con sentenze dogmatiche straordinarie»[47].

Posteriormente, in occasioni meno solenni, ma in modo ancora più chiaro e circostanziato, Paolo VI riaffermò che il Concilio «ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità», ma «ha […] munito i suoi insegnamenti dell’autorità del supremo magistero ordinario» e che ha avuto come uno dei suoi punti program­matici «quello […] di non dare nuove solenni definizioni dogmatiche»[48].

Un Concilio ha solo l’autorità che il Papa gli vuole attribuire. Orbene, questi pronunciamenti pontifici, posteriori alla promulgazione dei documenti conciliari, mettono fine a tutti i dubbi che potessero sussistere. In un articolo pubblicato nel 1965 sulla Revista Eclesiástica Brasileira, fra Boaventura Kloppenburg, attualmente membro della Commissione teologica pontificia, dopo avere analizzato il problema della qualificazione teologica della costituzione conciliare Lumen gentium, si dichiara«propenso a concludere che tutte le verità proposte come dottrine rivelate dalla Lumen gentium sono di fatto verità di fede solennemente definite»[49]. Dopo i citati pronunciamenti di Paolo VI tale sentenza non può più essere sostenuta[50].

Il documento del Concilio Vaticano II sulla Chiesa [Lumen gentium] si intitola «costituzione dogmatica». Se ne può dedurre che in esso vi sia qualche definizione dogmatica? La domanda può parere superflua, ma la poniamo per mettere in guardia il lettore contro questo errore, in cui alcuni sono incorsi. Sappiamo anche di un professore di teologia che vi è caduto, affermando che il titolo di «costituzione dogmatica» è sufficiente per provare che tutto quanto è contenuto nella Lumen gentiumè dogma.

Nel caso, evidentemente l’aggettivo «dogmatica» significa soltanto che si tratta di materia che ha rapporto con il dogma [ma non per questo è dogma] così come non è dogma tutto quello che si legge in un manuale di teologia dogmatica.

Non cerchiamo, quindi, di dare al Vaticano II un assenso che esso stesso non ci ha chiesto.

Schema

Magistero papale: del solo Pontefice romano

a) straordinario: pronunciamento papale solenne o “non-comune” sia quanto al modo (proclamazione in pompa magna) sia quanto alla sostanza (definizione di un dogma di fede divino-cattolica, per es.l’Immacolata o l’Assunta   solennemente proclamate da Pio IX e Pio XII come verità divinamente rivelate e proposte a credere obbligatoriamente in ordine alla salvezza eterna). È infallibile per se stesso e alle quattro condizioni definite dal Vaticano I (D. 1839).

b) ordinario: magistero papale comune o “non solenne” quanto al modo di insegnare. Quanto alla sostanza della verità insegnata, è infallibile solo se il Papa vuole definire e obbligare a credere come divinamente rivelato ciò che insegna o se enuncia una verità di fede o di morale costantemente e universalmente ritenuta nella Chiesa (per es. l’Humanae Vitae di Paolo VI sulla contraccezione e l’Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II sull’ inammissibilità del sacerdozio femminile).

Magistero universale: dei Vescovi in comunione con il Papa

a) straordinario: i Vescovi insegnano con Pietro e sotto Pietro in forma “non comune” quanto al modo, essendo eccezionalmente uniti fisicamente nello stesso luogo (in concilio ecumenico a Firenze, Trento, Roma). Quanto alla sostanza della verità insegnata è di per se stesso infallibile alle medesime quattro condizioni dell’infallibilità papale.

b) ordinario: insegnamento comune dei Vescovi, dispersi nel mondo nelle loro rispettive Diocesi, in comunione con il Papa.

È infallibile non l’insegnamento di ogni singolo Vescovo, ma quanto l’insieme dei Vescovi, con consenso moralmente unanime e in accordo con il Magistero papale, propone a credere come divinamente rivelato.

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[20] Mt. 16, 18.

[21] Ibid. 28, 20.

[22] Lc. 22, 32.

[23] Denzinger, Ench. Symb., 44, 498, 633, 658 ss., 1325, 1500, 1503, 1698 ss., 1821, 2091, 2147-a.

[24] Cfr. Ioachim Salaverri  S. J., De Ecclesia Christi, in Sacrae Theologiae Summa, BAC, Madrid 1958, vol. I, pp. 681-682; Dom Paul Nau O.S.B., El magisterio pontificio ordinario, lugar teologico, in Verbo, Madrid, n. 14, pp. 37-38; Sisto Cartechini  S.J., Dall’Opinione al Domma, La Civiltà Cattolica, Roma 1953, p. 42; Henri de Lavalette, Réflexion sur la portée doctrinale et pastorale des documents du Vatican II, in Etudes,settembre 1966, p. 258.

[25] Cfr. Paolo VI, Discorso del 7-12-1965, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. III, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1966, p. 822; Idem, Discorso del 12-1-1966, in Insegnamenti di Paolo VI, cit., vol. IV, Roma 1967, p. 700.

[26] Cfr. Card. Charles Journet, L’Eglise du Verbe Incarné, Desclée, Friburgo 1962, vol. I, p. 534, n. 2; Dom paul Nau O.S.B., Une source doctrinale: les ecycliques, Les Editions du Cèdre, Parigi 1952, p. 65.

[27] Denzinger, Ench. Symb., 1839.

[28] Cfr. Franciscijs Diekamp, Theologiae Dogmaticae Manuale, Desclée, Parigi-Tours-Roma 1933, vol. I, p. 71; Card. Ludovicus Billot  S.J., Tractatus  de Ecclesia Christi, Giachetti, Prato 1909, tomo I, pp. 639 ss.; Lucien Choupin S.J., Valeur des décisions doctrinales et disciplinaires du Saint-Siège,Beauchesne, Parigi 1928, p. 6; J. M. Hervé, Manuale Theologiae Dogmaticae, Berche, Parigi 1952, vol. I, pp. 473 ss.; Card. Charles Journet, op. cit., vol. I, p. 569; Dom Paul Nau O.S.B., El magisterio pontificio ordinario, lugar teologico, cit., p. 43; Ioachim O Salaverri S. J.,op. cit., p. 697; Sisto Cartechini S. J., op. cit., p. 40.

[29] Cfr Dom Paul Nau  O.S.B., El magisterio pontificio ordinario, lugar teologico, cit., p, 48, n. 35.

[30] Cfr. Card. Ludovicus Billot  S. J,, op. cit., pp. 392 ss.;Lucien Choupin S. J., op. cit., pp. 38 ss.; J.M. Hervé, op. cit., pp, 496 ss.; Ioachim Salaverri S. J., op. cit., pp. 729 ss.

[31] Cfr. Sisto carte chini S. J., op. cit, pp. 29, 31, 36, 54.

[32] Cfr San Roberto Bellarmino, De Conciliis, 2, 12, in Opera omnia, Natale Battezzati, Milano 1858, vol. II.

[33] Codex Iuris Canonici, can. 1323, 2. Nello stesso senso, cfr. Sisto Cartechini S. J., op. cit., p. 26.

[34] Cfr. San Roberto Bellarmino, op. cit. ibidem.

[35] Cfr. Ioachim Salaverri S. J., op. cit p. 816.

[36] Josephus A. De Aldama S. J., Mariologia, in Sacrae Theologiae Summa, BAC Madrid 1961, vol. III, p. 418.

[37] Cfr. in propositoDom Paul Nau. O.S.B., Une source doctrinale: les encycliques, cit., pp. 68 ss.; Idem, El magisterio pontificio ordinario lugar teologico cit., pp. 47 ss.

[38] Cfr. in proposito Franciscus Diekamp op. cit. p. 68.

[39] In proposito cfr.Adriano II, Allocutio 3 lecta in Concilio VIII Act. 7, apud Hefele Leclerq, Histoire des Conciles, Letouzey, 1911, tomo IV, pp. 471-472 e apud Card.Ludovicus Billot S. J., ap. cit., pp. 619-620;Innocenzo III, Sermo IV in consacrazione Pontificis, Pl, vol. 217, col. 670; San Roberto Bellarmino , De Romano Pontifice, in Opera omnia, cit., vol. I, 2, 30; 4, 6 ss.; Franciscus Suarez  S. J., De fide, disp. X, s. 6, in Opera omnia, Vivès, Parigi 1858, vol. XII; Idem, De Legibus, 1. 4, c. 7, inOpera omnia, cit., vol. V; Melchor Cano  O. P., Opera, lib. IV, cap. postr., ad 12, Venezia 1776; Domingo Soto O. P., Commentarium Fratris Dominici; Soto Segobiensis […1 in Quartum Sententiarum, Salamanca 1561, tomo I, d. 22, q. 2, a. 2; Sant’Alfonso de Ligorio, Ouvres Dogmatiques, Casterman, t. IX, p. 232, apud J. Berthier, Abrégé da Théologie Dogmatique et Morale,Vitte, Lione-Parigi 1927, p. 47; Jayme Balmes, O Protestantismo comparado com o Catolicismo em suas Relaçoes com a Civilizaçao Européia, Livraria International, Porto-Braga 1877, vol. IV, cap. 56; Card. Ludovicus Billot S. J., op. cit., pp. 609 ss.; Franciscus Xav. Wernz S. J., Petrus Vidal  S. J., Ius Canonicum, Gregoriana, Roma 1943, tomo II, p. 517 ss.; Antonius Straub S. J., De Ecclesia Christi,L. Pustet, Oeniponte 1912, vol. II, p. 480; E. Dublanchy, voce Infaillibilité du Pape, in Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. VI, col. 1714; Ioachim Salaverri S. J., op. cit., pp. 698, 718; Card. Charles Journet, op. cit., vol. I, pp. 625 ss. e vol. II, DD-1063 ss.; Hans Kung, Structure de l’Eglise, Desclée, Parigi 1963, pp. 292 ss.; V. Mondello, La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, presso l’autore, Messina 1965, recensito ne La Civiltà Cattolica, 4 giugno 1966; pp. 470-471. .

[40] Cfr. Mons. G. De Proenca Sigaud – Mons. A. de Castro Mayer – Plinio Correa de Oliveira e L. Mendonça de Freitas, Reforma agraria – Questao de Consciència, Editoõra Vera Cruz, San Paolo 1964 pp. 38 ss.

[41] Cfr. Dom Paul Nau O. S. B., El Magisterio pontificio ordinario lugar teologico, cit., p. 45; Sisto Cartechini S. J., op. cit., p. 251.

[42] Pio XII, Lettera enciclica Humani generis, del  12-8-1950, in La Chiesa, insegnamenti pontifici a cura dei monaci di Solesmes, trad. it., Edizioni Paoline, Roma 1961, p. 248.

[43] Dom Paul Nau O.S.B., Une source doctrinale: les encycliques cit. pp. 83-84

[44] Cfr. L’Osservatore Romano, edizione in francese, 18-12-1964, p. 10.

[45] Ibidem.

[46] Cfr. L’Osservatore Romano, edizione in francese, 26-11-1965, p. 3.

[47] Cfr. Paolo VI Discorso del 12-1-1966, in Insegnamenti di Paolo VI, cit., vol VI, Roma 1967, p. 700.

[48] Idem,  Discorso del 7-12-1965, ibid., vol. III, Roma 1966, p. 722

[49] Idem, Discorso del 12-1-1966, ibid., vol. IV, p. 700.

[50] Idem, Discorso dell’8-3-1967, ibid.,vol. V, Roma 1968

6 Commenti a "Qual è l’autorità dottrinale dei documenti Pontifici e Conciliari?"

  1. #Mardunolbo   7 agosto 2015 at 11:24 pm

    Embè ? Quindi quando Montini impose la nuova messa usando dei suoi pieni poteri di papa, fu dichiarata solennemente un dogma ?
    A me sembra di no per il fatto stesso che Montini aveva già in sè l’eresia modernista quindi qualsiasi atto suo non poteva avvenire con i pieni poteri da papa…

    • #Ale   15 agosto 2016 at 9:00 pm

      Caro Mardunolbo, trattasi di sedicenti “studiosi” che in realtà altro non sono che boriosi e noiosi annoiati, non varrebbe la pena nemmeno considerarli se non fosse che questo flatus voci attenta al Depositum Fidei oltre che alle Fede dei piccoli!

      • #jeannedarc   16 agosto 2016 at 10:38 am

        “gentile” Ale, capiamo il non essere d’accordo, ma definire “boriosi”, “annoiati”, “presuntuosi” e “bislacchi” degli studi di importanti teologi – con cui si può essere o non essere in sintonia, chiaramente – ci sembra alquanto “borioso” e “noioso”. visto che c’è chi studiava le questioni in oggetto quando noi non sapevamo nemmeno allacciarci le scarpe, un po’ di rispetto è il benvenuto.

        • #Ale   16 agosto 2016 at 1:12 pm

          Gentile jeannedarc(io l’aggettivo gentile non lo metto tra virgolette, perché non sono abituato a giudicare le persone da poche parole, fossero anche piuttosto aspre, ma da ben altro), abbia pazienza ma, quando mi sento preso in giro la gentilezza lascia il posto all’indignazione e i commenti riservati al sedicente studioso, meglio sarebbe definirlo mediocre speculatore, non intendo rimangiarmeli. C’è di mezzo la salvezza delle anime, perciò della nomea del signor studioso non me ne può fregar di meno!

  2. #Ale   15 agosto 2016 at 8:35 pm

    Il Papa non può decidere quando usare l’infallibilità nell’INSEGNARE anche ordinariamente(non nel definire, nel qual caso risulta necessario e quindi palese l’uso dell’infallibilità) la Fede cattolica: la usa e basta. Come se un giorno un Papa potesse iniziare a sparare idiozie o a mettere in dubbio tutto lo scibile cattolico, giustificando questo SCANDALOSO comportamento col fatto che non stia usando l’infallibilità! Ma stiamo scherzando?! Io di una siffatta “chiesa” di mentecatti schizofrenici non vorrei nemmeno sentir parlare! E poi abbiate pazienza, c’è un semplicissimo modo per evitare al Papa di usare l’infallibilità nell’insegnare ordinariamente la Fede cattolica: ossia TACERE! Se poi il signor “papa” comincia un po’ troppo spesso a non voler impegnare l’infallibilità, allora caro il mio “papa” che non vuol fare il Papa, ammetti davanti alla Chiesa la tua non volontà di fare il Papa e togli il disturbo! Questi libercoli sono buoni a raddrizzare i tavolini o alimentare i caminetti d’inverno! Di conseguenza i pagliacci conciliari invece di imbastire uno spettacolo da circo se volevano discutere senza vincolare la Chiesa, se ne stavano a casa loro o prenotavano un buen ritiro alle terme oppure presso una ridente bocciofila, possibilmente coi loro soldini visto che il conciliabolo è stato pagato coi soldi della Chiesa non con quelli di vecchi porporati imbecilli e/o annoiati! La pubblicazione di questi scritti presuntuosi e bislacchi scritti, la ritengo un offesa all’intelligenza per chi ancora la possiede ovviamente!

  3. #Exsurge Domine   16 agosto 2016 at 8:49 pm

    Habemus Papocchium, l’ennesimo! Avanti il prossimo che tanto ormai è na moda!