Quando le vedove di Ratzinger si asciugheranno le lacrime? Una recensione all’ultimo libro di Carlo di Pietro

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di Luca Fumagalli

Radio Spada è una realtà editoriale che, negli ultimi mesi, sta vivendo una notevole crescita. Il plauso non va solamente alla quantità di libri stampati – ormai 18 in poco più di un anno e mezzo – ma, soprattutto, alla qualità delle pubblicazioni che affrontano un ampio ventaglio di argomenti a partire da un punto di vista originale, attento a scansare le tentazioni dello scontato o del banale. Questo, com’è naturale, continua a causare diffuse antipatie ma, d’altro canto, ha contribuito a fare incontrare tanti cattolici che da troppo tempo erano smarriti tra i flutti del nubifragio postconciliare. Le catacombe on-line di Radio Spada – merito soprattutto del blog – hanno dunque offerto una voce e una legittimità istituzionale a chi, anche nel mondo “tradizionalista”, si trovava marginalizzato.

Joseph Aloisius Ratzinger. L’altra teologia del “papa emerito” è un libro che conferma lo spirito controcorrente della casa editrice. Il saggio di Carlo Di Pietro, collaboratore di Radio Spada, giornalista e scrittore, è un affascinante viaggio nei vicoli bui della teologia di Ratzinger, da molti erroneamente considerato come un defensor traditionis. Grazie a una prosa godibile e profonda, il testo corre rapido attraverso i 46 brevi capitoli che lo compongono penetrando con piglio sistematico le incongruenze e gli errori della teologia ratzingeriana. Oggetto di studio non sono solo i documenti promulgati o le dichiarazioni ufficiali rilasciate durante il pontificato, ma si mettono in campo testimonianze risalenti anche agli anni precedenti, quando il prelato tedesco era a capo della Congregazione per la dottrina della fede. Da questa premessa metodologica deriva un lavoro appassionante, completo, sempre corredato da citazioni opportune, sarcastico in più punti – ma mai sopra le righe – e di facile lettura anche per i non addetti ai lavori.

Come ricorda l’autore nell’introduzione, il libro si divide in due parti: a un’infarinatura dottrinale preliminare seguono tanti capitoletti, a volte anche ironici, dove si confuta il tema in esame. Nella composizione del volume si cerca quindi di dimostrare come le affermazioni di Ratzinger siano contrarie alla dottrina cattolica a partire dai diversi documenti che vengono opportunamente citati ed esaminati.  Ad esempio, in uno dei primi capitoli, quando si sostiene che la separazione tra potestà d’ordine e di giurisdizione è «un’aggiunta postuma medievale», oppure più avanti, quando si dichiara che «un ebreo […] non ha bisogno di conoscere o di riconoscere Cristo come Figlio di Dio per essere salvato», Di Pietro controbatte dimostrando come la Chiesa su quel determinato punto ha sempre insegnato il contrario. La Sacra Scrittura, le testimonianze dei santi e gli atti del Magistero svettano inossidabili davanti alle temerarie affermazioni di Ratzinger.

Nel corso della lettura si delinea a rapide pennellate il ritratto di un singolare modernista-tradizionalista, di un uomo che nasconde sotto pizzi e merletti ampi stralci di eterodossia. Basterà in questa sede citare solo alcuni dei titoli delle varie sezioni che compongono il libro – brani tratti dagli scritti o dai discorsi del “papa emerito” – per rendersi conto del grande abbaglio mediatico di cui è stato vittima tanto cattolicesimo “tradizionalista” che ha purtroppo creduto di trovare in Ratzinger una sorta di restauratore del vecchio ordine: «Non condanno il modernismo», «I dogmi della Chiesa sono faticosi, ci sono così tante vie per la salvezza», «Hanno ragione gli Ortodossi, il Papa ha un primato di solo onore», «La Tradizione è un problema. Trento disastroso. Lutero motivato», «Tezè deve essere formata anche in altri posti», «Kasper è un dono prezioso per la Chiesa», «La forma nei sacramenti non è necessaria» … e via di questo passo. Non credo serva aggiungere altro.

Ma, in fondo, ciò che più sgomenta di questa piccola bottega degli orrori è la dimostrazione di come anche la teologia ratzingeriana sia fondamentalmente pregna delle contraddizioni e delle tendenze all’omissione tipiche del modernismo. A ciò si deve aggiungere una certa supponenza contemporanea che tratta il passato come un fastidio e che pretende di fondare nuove dottrine sulle fondamenta di sabbia delle elucubrazioni solipsistiche, del finto ecumenismo e del dialogo col mondo. La speculazione teologica è, in altre parole, un processo ex novo che prevede la messa al bando della Chiesa precedente al Concilio Vaticano II (come dimostra l’elogio di Benedetto XVI al documento conciliare Gaudium et spes, da lui definito un «controsillabo»).

Come Ancilla Hominis di Danilo Quinto (Edizioni Radio Spada, 2014) è, ad oggi, la più completa silloge antibergogliana, così Joseph Aloisius Ratzinger. L’altra teologia del “papa emerito” è il miglior saggio che sia mai stato scritto sulle ambiguità teologiche di Ratzinger il quale, da questo punto di vista, mostra una perfetta continuità con il pensiero e la prassi di Giovanni Paolo II e di Francesco.

La lezione che si ricava dal libro di Di Pietro, e che rimane scolpita a imperitura memoria, ci ricorda dunque che i giovani incendiari che diventato pompieri, in realtà, non assopiscono mai del tutto l’istinto del piromane.

Per informazioni sul libro e come acquistarlo: www.edizioniradiospada.com

5 Commenti a "Quando le vedove di Ratzinger si asciugheranno le lacrime? Una recensione all’ultimo libro di Carlo di Pietro"

  1. #Mardunolbo   13 agosto 2015 at 7:58 pm

    Ratzinger è stato un furbo infiltrato che ha avvelenato con delicatezza francese e con perseveranza teutonica la chiesa già minata dall’ottimista e massonico Roncalli, decurtata della Messa sacra dal’omosex Montini, quindi resa ecumenica e livellata in basso dall’ignorante Woityla, benvoluto al PCpolacco.
    E la pappa, al popolo cattolico, è servita.
    Ora Bergoglio raccoglie le briciole di ortodossia e le sbatte nell’immondizia di casa sua…

  2. #milena rizzo   14 agosto 2015 at 2:36 pm

    Ma quali vedove piangenti!?

    Sono spose che ne portano avanti la strategia.

    Tutte conciliariste che trovano gioco facile nella grossolanità di bergoglio per poter ricondurre la Tradizione a Benedetto che tradiva la sostanza del Cattolicesimo sotto pie” forme: cos’è infatti -tra l’altro- il suo summorum pontificum che propalano con piissimi accenti?

    Trizz

  3. #milena rizzo   14 agosto 2015 at 3:25 pm

    Se mi è permesso, vorrei segnalare -a proposito di vedove piangenti che si ostinano a sovrapporre chiesa conciliare e Chiesa Cattolica- l’intervento col bisturi o spada in mano di Baronio nel sito Chiesa e postconcilio e nel dibattito che ne sta seguendo.

    Trizz

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