San Tommaso Moro, martire dell’indissolubilità del Matrimonio: in vista del sinodo sulla famiglia

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di Isacco Tacconi

 

Si avvicina l’atteso sinodo sulla famiglia previsto per il prossimo ottobre, e si moltiplicano da ogni parte paure e speranze. Non mancano coloro che, attendendo quasi con trepidazione “lo scisma” in seno alla Chiesa, sperano che qualcuno prenda la decisione al loro posto, ed essi possano così trovarsi, senza loro colpa, estromessi dalla Chiesa “ufficiale” e, per divina volontà, dalla parte “giusta” del campo, per la quiete di una coscienza pusillanime. Una morale donabbondiana secondo cui “soltanto chi bada alle cose sue non farà mai brutti incontri!”. Eppure, le fazioni in lotta sono sempre e solo due, gli stendardi sotto i quali militare sono da una parte quello di Nostro Signore per la verità e la giustizia, e l’altro quello di Satana per la menzogna e l’omicidio, non ci sono vie di mezzo. Chi non vuole scegliere, in realtà, ha già scelto, perché “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me – dice il Signore – disperde” (Mt 12,30).

Inoltre, chi parla di un futuro scisma non si avvede, forse, dello stato miserando in cui versa la Santa Sposa di Cristo, da anni drammaticamente divisa in se stessa. Ciò su cui vescovi e cardinali si trovano in disaccordo oggi, non sono le grandi dispute cristologiche su quali e quante volontà siano presenti in Gesù Cristo, o sul significato latino di «persona» o sul significato della parola greca «hypostasis» per definire la natura trinitaria di Dio. No, oggi il nodo del contendere è la liceità delle unioni contronatura e la dissolubilità del matrimonio. Oggi si mette in dubbio la realtà del peccato mortale a causa del quale si merita l’inferno ed è impossibile andare in Paradiso senza conversione e debita espiazione. Oggi si nega la necessità della grazia sacramentale, o meglio, dei mezzi di salvezza, cioè dei Sacramenti, per la salvezza dei peccatori. Vien dunque da chiedersi, comee per quanto tempo ancorapotrà reggersi un regno diviso in se stesso? (Cfr. Mc 3,24).

L’ottima analisi del prof. De Mattei sull’Instrumentum Laboris che i porporati avranno fra le mani nel prossimo sinodo, spiega esattamente quale sarà l’oggetto delle discussioni: l’oggettività e l’immutabilità della legge di natura ancor prima della disciplina ecclesiastica e della legge divina rivelata. Lasciamo da parte i metodi utilizzati dalla fantasmagorica fazione kasperiana per giungere a far entrare ad ogni costo nella discussione del sinodo tematiche come la “fornicazione e ogni specie di impurità o cupidigia” che, come dice San Paolo, neppure se ne dovrebbe parlare fra cristiani (cfr. Ef 5,3). Già, perché il paragrafo 52 della Relatio Synodi del 2014 democraticamente messo ai voti, e democraticamente scartato, è stato comunque inserito nonostante la maggioranza sfavorevole, il tutto, si intende, molto democraticamente.

Ma veniamo ad un modello luminoso di santità e coraggio che ci impone oggi lo scegliere da che parte stare, se nella verità o nella menzogna.

San Tommaso Moro nacque a Londra il 7 febbraio dell’anno del Signore 1478. Figlio di magistrato, seguì la carriera giurisprudenziale paterna ad Oxford divenendo avvocato, poi amministratore di giustizia, membro del parlamento e infine cancelliere del regno sotto Enrico VIII Tudor. Fu messo alle strette dal Re il quale, invaghitosi della cortigiana Anna Bolena la quale era segretamente protestante, volle divorziare dalla legittima moglie, la regina Caterina d’Aragona già vedova del fratello del re, Arturo. Per giustificare il divorzio il re addusse l’invalidità del suo primo matrimonio a causa dell’incapacità di Caterina a generare figli maschi, ma in realtà fu la sua passione lussuriosa che lo trascinò lontano dalla fede e, di conseguenza, lontano dalla morale. A confermare ciò fu il fatto che dopo pochi anni il re, già stanco di Anna Bolena, la accusò (ironia della sorte) di adulterio, condannandola alla decapitazione. Sposò dunque Jane Seymour anche lei protestante e, alla morte di lei, prese in moglie Anna di Cleves dalla quale divorziò dopo soli sei mesi. Enrico VIII, sposò allora Caterina Howard, giustiziata dopo meno di un anno di matrimonio. L’ultimo matrimonio, o più precisamente, l’ultimo pubblico concubinato di Enrico VIII fu con Caterina Parr, l’unica donna che gli sopravvisse.

In tutto ciò, brilla la testimonianza di fede di San Tommaso Moro il quale, pur essendo il cancelliere del regno quindi l’autorità massima dopo il Re, si oppose a viso aperto al divorzio del re dalla legittima moglie Caterina, appellandosi all’immutabilità della legge divina. Nostro Signore, infatti, ha stabilito semel pro semper che il Matrimonio sia Unico e Indissolubile e nessuno, né il Re né il Papa, può cambiare di questa legge non scritta da mani d’uomo, neppure un solo apice o uno iota. La dottrina cattolica insegna molto precisamente che: “Il matrimonio è un contratto perpetuo, che non può essere spezzato finché vivono i due coniugi. Il divorzio è contrario alla legge divina, al bene e all’interesse dei coniugi e della famiglia. Morendo uno dei due, l’altro resta libero di contrarre nuove nozze. Il Concilio di Trento colpisce di scomunica chi sostenesse che il matrimonio può essere disciolto (Sess. 24 can. 5; DB 975), e Gesù Cristo dichiarò che il coniuge che abbandona l’altro per contrarre nuove nozze è reo del gravissimo peccato di adulterio (v. Mc 10,1-12). L’unità e l’indissolubilità sono necessarie al bene della procreazione e dell’educazione della prole (bonum prolis), al bene dell’amore e dell’aiuto scambievole che gli sposi devono prestarsi (bonum fidei) e al bene significato dal matrimonio in quanto sacramento, che rappresenta l’unione unica e indissolubile tra Cristo e la sua Chiesa (bonum sacramenti)”[1].

Fu per la dolce fermezza nel non rinnegare questi principi basilari della morale domestica cristiana che San Tommaso Moro fu decapitato il 6 luglio 1535, quindici giorni dopo di un altro santo martire del matrimonio e della supremazia della Chiesa sul potere temporale, il vescovo Giovanni Fisher.

I due santi martiri passarono gli ultimi anni della loro vita a marcire nella torre di Londra da dove Tommaso scrisse il “De Tristitia Christi” conosciuto come “Gesù al Getsemani”, libro che testimonia la Passione che dovette affrontare per amore della verità, per amore della giustizia, per amore di Gesù Cristo. Sul patibolo San Tommaso, padre di famiglia di vita integerrima, autentico cristiano e fedele suddito della corona chiese agli astanti di pregare per il Re, e al boia che piangeva per essersi trovato a dover mettere a morte un santo disse: “Non ti affliggere, con questo colpo d’ascia tu mi mandi in Paradiso” e con triste ironia aggiunse: “colpisci bene perché ho il collo corto”.

Ora, se veneriamo un santo martire dell’indissolubilità matrimoniale e dell’immutabilità della legge divina quale fu San Tommaso Moro, come è possibile farsi complici di coloro che con la scusa di “non caricare di pesi eccessivi i fedeli” vogliono giustificarli se non addirittura indurli al peccato e, quindi, alla dannazione? Sappiamo infatti che, a scanso di false misericordie a buon mercato, la prima Carità è la Verità.

Ma dato che nella già citata relatio synodi si paventano addirittura situazioni di “irreversibilità”, quasi che il peccato fosse irreversibile (se così fosse sarebbe irreversibile la dannazione e impossibile la salvezza eterna) cosa avrebbe dovuto fare San Tommaso dinanzi alla condizione di Enrico VIII che si “sposò” con sei mogli diverse, avendo due figlie e un figlio, Maria, Elisabetta ed Edoardo, da tre mogli diverse? Secondo i novatori che vogliono stravolgere la legge di Dio avrebbe dovuto accogliere il nuovo matrimonio con Anna Bolena e aver salva la pelle ma, forse, non l’anima. Invece il santo statista non volle salvare la propria vita in questo mondo, per poter conservare la propria anima per la vita eterna in Paradiso.

Ma quali parole migliori di quelle di San Paolo dovrebbero aver presente i cardinali che si preparano a deliberare sulle questioni matrimoniali attuali che, in fondo come abbiamo visto, non sono così “moderne” e nuove come si pensa ma al contrario, sono tanto vecchie e sempre le stesse giacché può cambiare, è vero, la tecnologia ma il cuore dell’uomo è sempre lo stesso, e quello che più conta Dio è sempre lo stesso. “Poiché questo dovete tenere a mente – dice San Paolo – che ogni adultero o impudico o avaro, che vuol dire idolatra, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio.” (Ef 5,5). Che ve ne pare di questa catechesi sull’accoglienza e sull’incoraggiamento di coloro che sono in stato di peccato mortale pubblico e permanente? E aggiunge, come testimonianza contro questi cattivi pastori, che sono lupi rapaci travestiti da agnelli: “Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sui figli ribelli. Non abbiate quindi niente in comune con loro” (Ef 5,6-7).

Dunque, non ci resta che scegliere. Santi Tommaso Moro e Giovanni Fisher: pregate per noi.

 

 


[1] Padre Dragone, Spiegazione del Catechismo di San Pio X, Ristampa del Centro librario “Sodalitium”, Torino 2009, p. 651.

3 Commenti a "San Tommaso Moro, martire dell’indissolubilità del Matrimonio: in vista del sinodo sulla famiglia"

  1. #Enrico Rossi   22 agosto 2015 at 12:13 pm

    Grande articolo da incorniciare!!!!

  2. #massimo trevia   22 agosto 2015 at 9:25 pm

    in più:perché (già nel sinodo straordinario),inserire”le nuove forme di famiglia”?chiaro……

  3. #bbruno   28 agosto 2015 at 7:24 pm

    Che scisma può mai essere quello di staccarsi da una chiesa che è la contraffazione della Chiesa di Cristo, che nella contraffazione pone le ragioni stesse della sua ufficialità??? Essere rimasti saldi nella fede, e perciò non avere mai accettato di unirsi a questa chiesa contraffatta, seppure forte dell’ apparenza dell’ ufficialità, signica essersi ‘ separati’ dalla Chiesa di Cristo??? E ci sono – meraviglie della logica – di quelli che ancora temono, distaccandosene per una decisione propria, di agire contro la volontà di Dio e attendono con ansia che siano altri a farlo – qualcuno che sia rivestito di una qualche apparenza di autorità, quella mai usata per denunciare il “miserando stato in cui versa la Sposa Santa di Cristo”- al posto loro, come se qualcuno fosse dispensato dal prendere le sue responsabilità!!!…

    Dove poi la Santa Sposa di Cristo non c’entra per nulla, ma c’ entra invece la chiesa loro, quella di questi rinnegati che stanchi della santa Sposa di Cristo, l’hanno tradita e abbandonata per amore della Grande Puttana, che è il Mondo! E dicono di parlare e agire ancora in continuità con la Chiesa di Cristo! E noi a lamentarci, confondendo le apparenze con la realtà, dello “stato miserando in cui versa la Santa Sposa di Cristo”, come se la condizione di questa creatura bastarda generata dal concilio vatican-secondo-loro fosse sempre la medesima creatura uscita dalle mani di Dio (cfr l’ ermeneutica della continuità)! E fu per questa Chiesa, creatura santa di Dio, che diede la sua vita San Tommaso Moro, che non poteva sopportare che un un re bastardo ne potesse usurpare le divine funzioni, come quella di dire il vero senso delle Scritture, per esempio sulla sacralità del matrimonio cristiano!! l’immaginate un san Tommaso Moro di fronte a un figuro che si dice papa che benedice tipi alla Enrico VIII e le sue seriali infoiature, o che chiama ‘sacramentale’ ( seppure per bocca dei vescovi tedeschi, suoi degni ‘confratelli’….) il legame di ‘amore’ tra omosex, e che
    esorta, lui personalmente, la propagandista scolastica della transGENDERizzazione (tale francesca pardi) ad “andare avanti” (che fa il paio con l’altra: “tieni duro”). Qui altro che Enrico VIII , che almeno se la faceva con le donne!