Il discorso integrale di Francesco al Congresso USA

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Proponiamo ai nostri lettori il discorso integrale tenuto da Francesco al Congresso statunitense riunito in seduta plenaria (fonte: corriere.it). Per adesso lo offriamo sine glossa, limitandoci a introdurre grassetti e sottolineature sui punti più controversi e inquietanti. [RS]

 

Signor Vicepresidente, Signor Presidente della Camera dei Rappresentanti, Onorevoli Membri del Congresso, Cari Amici, Sono molto grato per il vostro invito a rivolgermi a questa Assemblea Plenaria del Congresso nella “terra dei liberi e casa dei valorosi”. Mi piace pensare che la ragione di ciò sia il fatto che io pure sono un figlio di questo grande continente, da cui tutti noi abbiamo ricevuto tanto e verso il quale condividiamo una comune responsabilità. Ogni figlio o figlia di una determinata nazione ha una missione, una responsabilità personale e sociale.

La vostra propria responsabilità come membri del Congresso è di permettere a questo Paese, grazie alla vostra attività legislativa, di crescere come nazione. Voi siete il volto di questo popolo, i suoi rappresentanti. Voi siete chiamati a salvaguardare e a garantire la dignità dei vostri concittadini nell’instancabile ed esigente perseguimento del bene comune, che è il fine di ogni politica. Una società politica dura nel tempo quando si sforza, come vocazione, di soddisfare i bisogni comuni stimolando la crescita di tutti i suoi membri, specialmente quelli in situazione di maggiore vulnerabilità o rischio. L’attività legislativa è sempre basata sulla cura delle persone. A questo siete stati invitati, chiamati e convocati da coloro che vi hanno eletto. Il vostro è un lavoro che mi fa riflettere sulla figura di Mosè, per due aspetti. Da una parte il patriarca e legislatore del popolo d’Israele simbolizza il bisogno dei popoli di mantenere vivo il loro senso di unità con gli strumenti di una giusta legislazione. Dall’altra, la figura di Mosè ci conduce direttamente a Dio e quindi alla dignità trascendente dell’essere umano. Mosè ci offre una buona sintesi del vostro lavoro: a voi viene richiesto di proteggere, con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su ogni volto umano. Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti.

Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un’onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano, di risparmiare qualche soldo e – un passo alla volta – di costruire una vita migliore per le proprie famiglie. Sono uomini e donne che non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse, ma, nel modo discreto che li caratterizza, sostengono la vita della società. Generano solidarietà con le loro attività e creano organizzazioni che danno una mano a chi ha più bisogno. Vorrei anche entrare in dialogo con le numerose persone anziane che sono un deposito di saggezza forgiata dall’esperienza e che cercano in molti modi, specialmente attraverso il lavoro volontario, di condividere le loro storie e le loro esperienze. So che molti di loro sono pensionati, ma ancora attivi, e continuano a darsi da fare per costruire questo Paese. Desidero anche dialogare con tutti quei giovani che si impegnano per realizzare le loro grandi e nobili aspirazioni, che non sono sviati da proposte superficiali e che affrontano situazioni difficili, spesso come risultato dell’immaturità di tanti adulti.

Vorrei dialogare con tutti voi, e desidero farlo attraverso la memoria storica del vostro popolo. La mia visita capita in un momento in cui uomini e donne di buona volontà stanno celebrando gli anniversari di alcuni grandi Americani. Nonostante la complessità della storia e la realtà della debolezza umana, questi uomini e donne, con tutte le loro differenze e i loro limiti, sono stati capaci con duro lavoro e sacrificio personale – alcuni a costo della propria vita – di costruire un futuro migliore. Hanno dato forma a valori fondamentali che resteranno per sempre nello spirito del popolo americano. Un popolo con questo spirito può attraversare molte crisi, tensioni e conflitti, mentre sempre sarà in grado di trovare la forza per andare avanti e farlo con dignità. Questi uomini e donne ci offrono una possibilità di guardare e di interpretare la realtà. Nell’onorare la loro memoria, siamo stimolati, anche in mezzo a conflitti, nella concretezza del vivere quotidiano, ad attingere dalle nostre più profonde riserve culturali. Vorrei menzionare quattro di questi Americani: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton.

Quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario dell’assassinio del Presidente Abraham Lincoln [1], il custode della libertà, che ha instancabilmente lavorato perché “questa nazione, con la protezione di Dio, potesse avere una nuova nascita di libertà”. Costruire un futuro di libertà richiede amore per il bene comune e collaborazione in uno spirito di sussidiarietà e solidarietà. Siamo tutti pienamente consapevoli, ed anche profondamente preoccupati, per la inquietante l’odierna situazione sociale e politica del mondo. Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere. È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali.

Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori. Il mondo contemporaneo, con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate. La nostra, invece, dev’essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia. Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune. Le sfide che oggi affrontiamo, richiedono un rinnovamento di questo spirito di collaborazione, che ha procurato tanto bene nella storia degli Stati Uniti. La complessità, la gravità e l’urgenza di queste sfide esigono che noi impieghiamo le nostre risorse e i nostri talenti, e che ci decidiamo a sostenerci vicendevolmente, con rispetto per le nostre differenze e per le nostre convinzioni di coscienza.

In questa terra, le varie denominazioni religiose hanno contribuito grandemente a costruire e a rafforzare la società. È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società. Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale. Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. “Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità” (Dichiarazione di Indipendenza, 4 luglio 1776). Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza. Politica è, invece, espressione del nostro insopprimibile bisogno di vivere insieme in unità, per poter costruire uniti il più grande bene comune: quello di una comunità che sacrifichi gli interessi particolari per poter condividere, nella giustizia e nella pace, i suoi benefici, i suoi interessi, la sua vita sociale. Non sottovaluto le difficoltà che questo comporta, ma vi incoraggio in questo sforzo.

Penso anche alla marcia che Martin Luther King [2] ha guidato da Selma a Montgomery cinquant’anni fa come parte della campagna per conseguire il suo “sogno” di pieni diritti civili e politici per gli Afro-Americani. Quel sogno continua ad ispirarci. Mi rallegro che l’America continui ad essere, per molti, una terra di “sogni”. Sogni che conducono all’azione, alla partecipazione, all’impegno. Sogni che risvegliano ciò che di più profondo e di più vero si trova nella vita delle persone. Negli ultimi secoli, milioni di persone sono giunte in questa terra per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro in libertà. Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati. Tragicamente, i diritti di quelli che erano qui molto prima di noi non sono stati sempre rispettati. Per quei popoli e le loro nazioni, dal cuore della democrazia americana, desidero riaffermare la mia più profonda stima e considerazione. Quei primi contatti sono stati spesso turbolenti e violenti, ma è difficile giudicare il passato con i criteri del presente. Tuttavia, quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo decidere ora di vivere il più nobilmente e giustamente possibile, così come educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro “prossimo” e a tutto quanto ci circonda. Costruire una nazione ci chiede di riconoscere che dobbiamo costantemente relazionarci agli altri, rifiutando una mentalità di ostilità per poterne adottare una di reciproca sussidiarietà, in uno sforzo costante di fare del nostro meglio. Ho fiducia che possiamo farlo.

Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico. Ricordiamo la Regola d’Oro: «Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te» (Mt 7,12). Questa norma ci indica una chiara direzione. Trattiamo gli altri con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati. Cerchiamo per gli altri le stesse possibilità che cerchiamo per noi stessi. Aiutiamo gli altri a crescere, come vorremmo essere aiutati noi stessi. In una parola, se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi.

La Regola d’Oro ci mette anche di fronte alla nostra responsabilità di proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo. Questa convinzione mi ha portato, fin dall’inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l’abolizione globale della pena di morte. Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione. In questi tempi in cui le preoccupazioni sociali sono così importanti, non posso mancare di menzionare la serva di Dio Dorothy Day [3], che ha fondato il Catholic Worker Movement. Il suo impegno sociale, la sua passione per la giustizia e per la causa degli oppressi, erano ispirati dal Vangelo, dalla sua fede e dall’esempio dei santi.

Quanto cammino è stato fatto in questo campo in tante parti del mondo! Quanto è stato fatto in questi primi anni del terzo millennio per far uscire la gente dalla povertà estrema! So che voi condividete la mia convinzione che va fatto ancora molto di più, e che in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale. Allo stesso tempo desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà. Anche a loro c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause. So che molti americani oggi, come in passato, stanno lavorando per affrontare questo problema. Va da sé che parte di questo grande sforzo sta nella creazione e distribuzione della ricchezza. Il corretto uso delle risorse naturali, l’appropriata applicazione della tecnologia e la capacità di ben orientare lo spirito imprenditoriale, sono elementi essenziali di un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile.

«L’attività imprenditoriale, che è una nobile vocazione, orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti, può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività, soprattutto se comprende che la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune» (Enc. Laudato si’, 129). Questo bene comune include anche la terra, tema centrale dell’Enciclica che ho recentemente scritto, per «entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune» (ibid., 3). «Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti» (ibid., 14). Nell’Enciclica Laudato si’ esorto ad uno sforzo coraggioso e responsabile per «cambiare rotta» (ibid., 61) ed evitare gli effetti più seri del degrado ambientale causato dall’attività umana. Sono convinto che possiamo fare la differenza e non ho dubbi che gli Stati Uniti – e questo Congresso – hanno un ruolo importante da giocare. Ora è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare una «cultura della cura» (ibid., 231) e «un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (ibid., 139). Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia (cfr ibid., 112), per individuare modi intelligenti di «orientare, coltivare e limitare il nostro potere» (ibid., 78) e mettere la tecnologia «al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale» (ibid., 112). Al riguardo, ho fiducia che le istituzioni americane di ricerca e accademiche potranno dare un contributo vitale negli anni a venire.

Un secolo fa, all’inizio della Grande Guerra, che il Papa Benedetto XV definì “inutile strage”, nasceva un altro straordinario Americano: il monaco cistercense Thomas Merton [4]. Egli resta una fonte di ispirazione spirituale e una guida per molte persone. Nella sua autobiografia scrisse: “Sono venuto nel mondo. Libero per natura, immagine di Dio, ero tuttavia prigioniero della mia stessa violenza e del mio egoismo, a immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il ritratto dell’Inferno, pieno di uomini come me, che amano Dio, eppure lo odiano; nati per amarlo, ma che vivono nella paura di disperati e contradittori desideri”. Merton era anzitutto uomo di preghiera, un pensatore che ha sfidato le certezze di questo tempo e ha aperto nuovi orizzonti per le anime e per la Chiesa. Egli fu anche uomo di dialogo, un promotore di pace tra popoli e religioni. In questa prospettiva di dialogo, vorrei riconoscere gli sforzi fatti nei mesi recenti per cercare di superare le storiche differenze legate a dolorosi episodi del passato. È mio dovere costruire ponti e aiutare ogni uomo e donna, in ogni possibile modo, a fare lo stesso. Quando nazioni che erano state in disaccordo riprendono la via del dialogo – un dialogo che potrebbe essere stato interrotto per le ragioni più valide – nuove opportunità si aprono per tutti. Questo ha richiesto, e richiede, coraggio e audacia, che non vuol dire irresponsabilità. Un buon leader politico è uno che, tenendo presenti gli interessi di tutti, coglie il momento con spirito di apertura e senso pratico. Un buon leader politico opta sempre per «iniziare processi più che possedere spazi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 222-223).

Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi. Tre figli e una figlia di questa terra, quattro individui e quattro sogni: Lincoln, libertà; Martin Luther King, libertà nella pluralità e non-esclusione; Dorothy Day, giustizia sociale e diritti delle persone; e Thomas Merton, capacità di dialogo e di apertura a Dio. Quattro rappresentanti del Popolo americano. Terminerò la mia visita nella vostra terra a Filadelfia, dove prenderò parte all’Incontro Mondiale delle Famiglie. È mio desiderio che durante tutta la mia visita la famiglia sia un tema ricorrente. Quanto essenziale è stata la famiglia nella costruzione di questo Paese! E quanto merita ancora il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento! Eppure non posso nascondere la mia preoccupazione per la famiglia, che è minacciata, forse come mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno. Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia. Io posso solo riproporre l’importanza e, soprattutto, la ricchezza e la bellezza della vita familiare.

In particolare, vorrei richiamare l’attenzione su quei membri della famiglia che sono i più vulnerabili, i giovani. Per molti di loro si profila un futuro pieno di tante possibilità, ma molti altri sembrano disorientati e senza meta, intrappolati in un labirinto senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione. I loro problemi sono i nostri problemi. Non possiamo evitarli. È necessario affrontarli insieme, parlarne e cercare soluzioni efficaci piuttosto che restare impantanati nelle discussioni. A rischio di banalizzare, potremmo dire che viviamo in una cultura che spinge i giovani a non formare una famiglia, perché mancano loro possibilità per il futuro. Ma questa stessa cultura presenta ad altri così tante opzioni che anch’essi sono dissuasi dal formare una famiglia. Una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà, come ha fatto Lincoln; quando promuove una cultura che consenta alla gente di “sognare” pieni diritti per tutti i propri fratelli e sorelle, come Martin Luther King ha cercato di fare; quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, come Dorothy Day ha fatto con il suo instancabile lavoro, frutto di una fede che diventa dialogo e semina pace nello stile contemplativo di Thomas Merton. In queste note ho cercato di presentare alcune delle ricchezze del vostro patrimonio culturale, dello spirito del popolo americano. Il mio auspicio è che questo spirito continui a svilupparsi e a crescere, in modo che il maggior numero possibile di giovani possa ereditare e dimorare in una terra che ha ispirato così tante persone a sognare. Dio benedica l’America!

 

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Per approfondire:

Cattolicesimo e americanismo a confronto (prima parte)
Cattolicesimo e americanismo a confronto (seconda parte)
Cattolicesimo e americanismo a confronto (terza parte)
Cattolicesimo ed americanismo a confronto (quarta e quinta parte)
Cattolicesimo ed americanismo a confronto (sesta e ultima parte)

L’Americanismo come religione civile (prima parte)
L’americanismo come religione civile (seconda parte)
L’Americanismo come religione civile (terza parte)
L’americanismo come religione civile (quarta parte)

Il sì della dottrina cattolica alla pena di morte
Pena di morte …o morte della pena?

 


[1] Pubblicamente A. Lincoln era un cristiano protestante, ma le sue intime convinzioni sono tuttora discusse. Da giovane, Lincoln era chiaramente uno scettico, o, nelle parole di un biografo, anche un iconoclasta. Più tardi nella vita, l’uso frequente di Lincoln di un linguaggio e di immagini religiose nei discorsi potrebbero essere viste come una revisione delle proprie convinzioni personali o essere un espediente per fare appello al suo pubblico, per lo più composto da evangelici. Non aderì mai a nessuna chiesa, anche se spesso partecipò a funzioni religiose con la moglie, tuttavia citava spesso la Bibbia e aveva una profonda dimestichezza con essa. Nel 1840 Lincoln aderì alla “dottrina della necessità”, una credenza di tipo fatalista che affermava che la mente umana era controllata da una forza superiore. Nel 1850, riconobbe l’esistenza di una “provvidenza”, in modo generale, ma raramente usò il linguaggio o le immagini degli evangelici, però considerava il repubblicanesimo dei Padri Fondatori con una reverenza quasi religiosa. Quando subì la morte di suo figlio Edward, Lincoln riconobbe più frequentemente il proprio bisogno di dipendere da Dio. La morte di un altro figlio, Willie, nel febbraio 1862, potrebbe aver spinto Lincoln a rivolgersi verso la religione in cerca di risposte e di conforto. Dopo la morte di Willie, Lincoln espresse perché, dal punto di vista divino, la gravità della guerra imminente era resa necessaria. Scrisse in quei momenti, che Dio “avrebbe potuto decidere di salvare o distruggere l’Unione, senza un concorso umano. Però, dato che la guerra era iniziata, lui poteva dare la vittoria finale ad entrambi gli schieramenti in un solo giorno. Il giorno dell’assassinio al Teatro Ford, si racconta che abbia detto alla moglie Mary che voleva visitare la Terra Santa (fonte: Wikipedia).
[2] M. L. King, come il padre, era pastore battista.
[3] Dorothy Day è stata una giornalista e attivista sociale anarchica statunitense. Famosa per le sue campagne di giustizia sociale in difesa dei poveri e dei senza casa, si convertì al cattolicesimo nel 1927. Dagli anni sessanta abbracciò la “sinistra” cattolica. Anche se negli anni dieci aveva scritto appassionatamente in difesa dei diritti delle donne, della libertà dell’amore e del controllo delle nascite, si oppose alla rivoluzione sessuale degli anni sessanta, dicendo che fu l’effetto malato di una simile rivoluzione sessuale negli anni venti (in quel periodo, precedente la sua conversione, aveva avuto un aborto). Giovanni Paolo II ha concesso all’arcidiocesi di New York il permesso di aprire la causa nel marzo del 2000, conferendole ufficialmente il titolo di serva di Dio. Nel novembre 2012 l’arcivescovo di New York cardinale Timothy Dolan ha sottoposto il proseguimento della causa alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti – della quale è anche presidente – nel corso della riunione semestrale, ottenendo l’approvazione (fonte: Wikipedia).
[4] Thomas Merton è stato uno scrittore e religioso statunitense dell’ordine dei monaciTrappisti, autore di oltre sessanta tra saggi e opere in poesia e in prosa dedicati soprattutto ai temi dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso, della pace e dei diritti civili. Nato anglicano, si convertì al cattolicesimo. Perde il fratello durante la II Guerra Mondiale: un evento che contribuì molto a far maturare in lui una profonda avversione nei confronti delle guerre, che lo porterà a diventare uno dei principali punti di riferimento del movimento pacifista degli anni sessanta. Si schierò apertamente anche a sostegno del movimento non-violento per i diritti civili, che egli definì come “il più grande esempio di fede cristiana attiva nella storia sociale degli Stati Uniti”. Fu amico di papa Giovanni XXIII. Durante la guerra del Vietnam, Merton maturò un profondo interesse per il monachesimo buddista e nel 1968 intraprese un lungo viaggio in oriente, incontrando anche il XIV Dalai Lama che per lui ebbe modo di manifestare profonda stima (fonte: Wikipedia).

8 Commenti a "Il discorso integrale di Francesco al Congresso USA"

  1. #bbruno   24 settembre 2015 at 10:26 pm

    piuttosto il discorso di Jorge al congresso…

    questo Fanfarone Vaticano che si spertica in esortazioni all’ abbraccio fraterno tra gli uomini, all’unità delle intese e del vivere pacifico, all’ abbattimento di tutti i muri… chi ti viene a citare come campione di questo suo ideale del Bengodi Terreno, chi, per essere sommamente corretto in questa terra d’ America, se non il Fondatore della stessa, il Grande Padre Fondatore Abraham Lincoln? … lo stesso che proclamava categorico: «Non sono – né mai sono stato – in alcun modo a favore dell’uguaglianza sociale e politica tra la razza bianca e quella nera (…), ed io sono, come chiunque altro, favorevole ad assegnare la posizione di superiorità alla razza bianca» ???.

    Ma si leggesse un po’ di storia prima di aprire bocca e di sputare sentenze e fare proposte e proporre MODELLI…

  2. #Lucia Oppizzi   25 settembre 2015 at 12:07 am

    non c’è nulla da fare.In fondo quest’uomo è coerente con se stesso.Cita la dichiarazione di indipendenza invece che il Vangelo.”gli uomini sono creati uguali dal loro Creatore e sono diritti inalienabili la vita,la libertà e il perseguimento della felicità”..Non nomina neanche per sbaglio il Cristo e va a parlare e a cercare alleanze e amici nel Tempio della democrazia,come lo definisce Famiglia Cristiana E pensare che noi raduniamo le camere in casa della Chiesa,dal XX settembre del 1870.Dopo le moschee,le sinagoghe,i templi anglicani,valdesi non poteva mancare il tempio massone.Mancano gli inca,i templi tibetani,i boschi celtici le assemblee dei testimoni di Geova .La Cina non ha templi suoi e la Russia forse è troppo vicina ora alla Chiesa ortodossa.E poi verrà anche alla comunità di Albano ad assistere ad una messa tradizionale,non si sa mai….Dichiara di aspettarsi l’abolizione della pena di morte ma nulla dice dell’aborto,dell’aiuto al suicidio per i malati gravi offerto al posto delle cure palliative,della compravendita degli embrioni con relativa incubatrice umana,della legalizzazione di famiglie arcobaleno con facoltà di adozione.,che sono i problemi dei cattolici di America.Logico.Dovrebbe parlare di morale! e magari anche di teologia,sapere un pò di storia..Dovrebbe impugnare una frusta e cacciare i mercanti dal tempio ma…è meglio parlare delle armi,dell’ambiente,dei migranti,dei doveri di accogliere i migranti ,paragonati agli europei che sono andati nelle Americhe.(Il solito discorso dei nostri antenati emigrati in america)che non sono stati tanto teneri con gli autoctoni di fatto assimilati, ..aggiunge con eccellente spirito goliardico….proprio da prete.Amen

    • #bbruno   25 settembre 2015 at 9:47 am

      Dopo avere chiesto l’ abolizione della pena di morte, la fine del traffico d’armi e delle guerre, immancabile l’incontro coi senzatetto: ma come è buono il nostro uomo! Ma se provasse a starci coi senzatetto per un po’, un qualche mesetto… scordandosi ovviamente dei cibi prodotti bio delle sue Ville Pontificie, degli spaghetti all’ amatriciana, della bistecca cruda, e del materasse secundum formam o ‘foam’ suam…??? – A proposito poi dell’ appello a non essere schiavi della finanza, che dire della sua chiamata in vaticano dei Grandi Esperti – americani , ovviamente- a riassestare le sue di finanze, quelle del suo IOR??? – Uno che riesce a suscitare l’ ovazione dei potenti e e la commozione dei poveracci, che cosa è se non un Sommo IMBROGLIONE? ( tutto quadra, frank10, numei e fatti….)

  3. #frank10   25 settembre 2015 at 8:06 am

    Sarà una coincidenza (??), ma calcolando il famoso “nome della bestia o il numero del suo nome” su Bergoglio, viene:
    B + E + R + G +O+ G + L + I + O
    66+69+82+71+79+71+76+73+79= 6 6 6

  4. #bbruno   26 settembre 2015 at 3:23 pm

    Siccome qui non ci è dato di leggere il discorso tenuto dal nostro santissimo e carissimo papa Novello Francesco all’Assemblea dell’ ONU, mi premuro io di farlo, a dimostrazione che il predetto carissimo e santissimo quando vuole le cose le osa dire, apostolicamente. Ecco il testo:

    “Care signore e signori di questo rispettabile consesso, mentre vi ringraziamo dell’onore che ci date consentendoci di parlare davanti a voi in questa adunata solenne, prendiamo l’occasione, in nome del mandato divino che ci à stato attribuito a beneficio di tutti gli uomini- e al quale sentiamo il dovere di corrispondere fedelmente- di annunciarvi solennemente l’ apparizione della “ grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini”, la comunità dei quali voi con quanta efficacia qui rappresentate noi tutti sappiamo, e che sempre volete far crescere nel rispetto dei diritti di tutti e di ciscuno alla pace ed alla giustizia. Quella “grazia” vi annunciamo “che ci insegna a rinnegare l’empietà, che ci porta a cambiare la verità di Dio con la menzogna e ad adorare le creature al posto del Creatore; quella Grazia che ci insegna a rinnegare i desideri mondani e le passioni infami, per le quali le donne e gli uomini cambiano i rapporti naturali in rapporti contro natura , accendendosi di passione tra di loro negli stessi sessi, al punto da approvare tale rapporti in apposite leggi come affermazione di diritti umani fondamentali, pienamente liberatòri. Noi vi annunciamo quella grazia che al contario ci insegna a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, così da trasformare il mondo nel quale ora viviamo nella casa della vera ed unica convivenza umana, senza guerre fratricide, senza contese, attenti a non prevaricare gli uni sugli altri, tutti, nelle proprie terre, costruttori di condizioni di vita degne dell’uomo, nel reciproco armonioso intreccio di mutui rapporti di aiuto e sostegno tra tutte le nazioni…

    Ve la annunciamo, questa Grazia benedetta, per il bene della nostra vita qui in terra, e nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone”.

    Questa è la sostanza del mandato del quale siamo stati investiti, quello di insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta l’ autorità che da esso deriva. E che certamente troverà perfetta consonanza con gli intenti e i dettami d’azione di codesta assemblea delle Nazioni Unite quali, sono iscritti nel suo Statuto o Carta Fondamentale, e che l’ aiuto di Dio aiuterà a promuovere, con costanza e diligenza, dovunque se ne chieda l’applicazione.

    La pace e la benedizione del Signor Nostro Gesù Cristo, Re di questo mondo, sia con tutti voi…E da parte nostra con gioia impartiamo la Nostra Apostolica benedizione. Pax et bonum!.. ”

    -Fatto in New York, al Palazzo di Vetro, davati all’ Assemblea riunita in seduta plenaria delle Nazioni Unite, il 25.09.2015 a.Domini..

  5. #Lucia Oppizzi   27 settembre 2015 at 12:18 am

    bbruno.O non vuole o non può.Non possiamo farci niente.Passerà come sono passati altri papi in duemila anni.Ha da passà a nuttata!

    • #bbruno   27 settembre 2015 at 9:24 am

      Lucia, questo non è della serie dei 2000 anni, questo è della chiesa di questi ultimi 60 anni, la chiesa di loro signori… Certo, passerà, lo ‘scapolone’ sposato a questa variante di Sinagoga di Satana, èasserà, insieme alla sua sposa orrenda (similes cum similibus )……

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