Il referendum contro la riforma ‘Buona scuola’: firmare o no?

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di Massimo Micaletti

 

Esiste dunque una raccolta di firme contro la riforma renziana della scuola (Legge 107/2015), con tanto di comitato organizzatore agguerritissimo e punti di raccolta in tutti o quasi i Comuni d’Italia.

Leggendo le motivazioni dell’iniziativa[1], appare subito che esse sono lontane mille miglia dalla questione del gender: si tratta di rivendicazioni di categoria – alcune condivisibili, altre no – contro un provvedimento che, comunque, avrà un impatto rilevante sul sistema istruzione in Italia. Una volta tanto, però, qualcuno ha fornito un formidabile assist a noi cattolici per portare avanti i nostri temi e le nostre battaglie: spazzare via la “Buona scuola” vuol dire travolgere le norme che propugnano la teoria del gender che essa inequivocabilmente veicola.

Andiamo con ordine e chiariamo per prima cosa che, sebbene qualcuno lo metta in dubbio o addirittura sfacciatamente lo neghi[2] pure, incredibilmente, da cattolico[3] o addirittura da Vescovo[4], la riforma – pur senza menzionare espressamente la teoria di genere – spiana la strada perché la testa d’ariete dell’omosessualismo militante entri nelle classi di ogni ordine e grado.

Infatti, il comma 16 dell’articolo 1 della Legge 107 dispone espressamente la promozione “dell’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93”: e quali sarebbero queste “tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93”?

Le famose tematiche di cui all’art. 5 del DL 93/2013 sono sostanzialmente la violenza e la discriminazione sessuale e – tac! – di genere[5]; ma l’art. 5 del DL 93/2013 rimanda al ”Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che è stato effettivamente poi adottato. Cosa dice questo “Piano d’azione” che, lo ripetiamo, tramite il richiamo all’art. 5 del DL 93/2013 operato dalla riforma “Buona scuola” (a proposito: quella di prima era cattiva?) entra nelle scuole materne, nelle elementari, nelle medie, nelle superiori?

Il Piano in questione è stato effettivamente adottato[6] ed esordisce subito col riferimento alla Convenzione di Istanbul del maggio 2011[7]. Ora, questa convenzione si denomina “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” e fa ampio e frequente riferimento al “genere” nella accezione propria della teoria del gender. In primis, all’art. 3, lettera c sancisce “con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”: ecco quindi il maschile ed il femminile come costruzioni sociali e non come dati oggettivi. Questa è la teoria del gender, questo sta nella “Buona scuolae chi lo negasse sarebbe in crassa ignoranza o in patente mala fede.

Va inoltre rilevato che la Convenzione di Istanbul introduce ed applica questo fantasioso concetto alla violenza sulle donne mentre il Piano d’azione e quindi la riforma “Buona scuola” lo estendono alla condizione degli omosessuali: ma questa distorsione è presente già nella stessa Convenzione, là ove, all’art. 4 comma 3, dispone: “L’attuazione delle disposizioni della presente Convenzione da parte delle Parti contraenti, in particolare le misure destinate a tutelare i diritti delle vittime, deve essere garantita senza alcuna discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sulla razza, sul colore, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, sull’origine nazionale o sociale, sull’appartenenza a una minoranza nazionale, sul censo, sulla nascita, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sull’età, sulle condizioni di salute, sulla disabilità, sullo status matrimoniale, sullo status di migrante o di rifugiato o su qualunque altra condizione” (grassetto e sottolineato aggiunti). La Convenzione quindi dichiara che le donne vanno difese a prescindere dal loro genere, il che, oltre ad essere una chiara espressione della famigerata teoria, consente l’applicazione del testo anche alle donne omosessuali: da lì ad estenderlo agli omosessuali tout cour il passo è breve, ci ha pensato il Piano straordinario, peraltro opera del Governo Monti.

Agli articoli 12 e 14 della Convezione il gioco si disvela appieno. L’art. 12 introduce il concetto di “ruoli stereotipati dell’uomo e della donna”, fissazione questa che i propugnatori del gender ed i militanti gay hanno costantemente e che era alla base pure, ad esempio, del vergognoso esperimento del “Gioco del rispetto” a Trieste[8], ma è l’art. 14, rubricato “Educazione[9], che apre chiaramente il fuoco: “Le Parti (ossia gli Stati contraenti, n.d.r.) intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”. Eccoci qua! Ecco che questo articolo 14 – coi suoi “materiali didattici” da includere “nei programmi scolastici di ogni ordine e grado”, viaggia tramite il solito gioco di scatole cinesi proprio delle norme italiane fino al comma 16 della riforma della scuola e atterra fino ai nostri bambini ed ai loro insegnanti, che devono farci i conti.

E’ provato perciò che la teoria del gender ed i suoi nefasti aggregati e corollari sono ben presenti nel provvedimento voluto dal Governo e ratificato dal Parlamento e chi lo nega, ripeto, è in patente mala fede o in grave ignoranza.

Qualcuno ha gioito del cosiddetto “consenso informato” della famosa Circolare Giannini[10]: ebbene, senza mezzi termini si tratta di una presa in giro. In effetti, le parole del Ministro  sono chiare: “le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie[11]. Sottoscrivere i cosiddetto “patto di corresponsabilità” quindi è non solo un diritto ma anche un dovere: il patto è tale per modo di dire perché su questi temi è di fatto un prendere o lasciare. In effetti, questo strumento, previsto già dal 2007, può regolare, sostanzialmente, i rapporti tra scuola e genitori, ma non ha né può avere nulla a che vedere con le materie trattate o colle modalità con cui esse vengono presentate agli alunni.

Peraltro, prosegue la circolare, “Va inoltre specificato che i progetti relativi a qualsiasi tematica possono essere realizzati, in orario curricolare, sia nell’ambito del curricolo obbligatorio sia nell’ambito della quota parte facoltativa, ma pur sempre previsti dal Piano dell’Offerta Formativa. La partecipazione a tutte le attività extracurricolari, anch’esse inserite nel P.O.F., è per sua natura facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza”. Il punto è che per espressa previsione della stessa riforma “Buona scuola” i temi gender devono essere parte dell’ordinario insegnamento, perciò non rientreranno mai nelle attività extracurricolari facoltative e subordinate all’assenso dei genitori, ma faranno parte di quelle lezioni cui i bambini non possono sottrarsi e per le quali gli insegnanti e la scuola non sono tenuti a comunicare quando e come saranno svolte. Ad esempio io posso al più sapere che il “superamento degli stereotipi di genere” fa parte del programma di educazione civica, ma difficilmente qualcuno mi comunicherà che – poniamo – lunedì 12 ottobre dalle 11 alle 12:30 si spiegherà a mio figlio che è un maschio solo perché io l’ho educato così.

In maniera assolutamente capziosa ed ingannevole, pertanto, si parla di “consenso informato”: tale sarebbe se ci fosse comunque la possibilità di esprimere un dissenso, ossia di evitare che il bambino venga esposto a quelle tossiche frattaglie ideologiche post sessantottine, ma tale possibilità non c’è ergo piuttosto che di consenso informato sarebbe opportuno parlare di notifica generica. E c’è da temere che non avvenga manco quella: chi di voi ha letto il patto formativo della scuola cui ha iscritto i propri figli?

Ricapitolando: nella riforma renziana della scuola attuata con la Legge 107/2015 il gender c’è eccome[12] e il “consenso informato” alle relative lezioni è una bufala della peggior specie postdemocristiana.

Quindi arrivo al tema che ho posto all’inizio di questo mio ennesimo sproloquio: è giusto firmare contro la Legge 107? Certo che lo è. Così facendo ci si accoda a sindacati, cobas, soggetti cui del gender non importa nulla (anzi) e chi più ne ha più ne metta[13]? Pazienza, qui si tratta dei nostri figli e non è assolutamente il caso di andare per il sottile.

Qualcuno dice che invece di investire in toto la riforma bisognerebbe seguire altre strade, su registri differenti, ad esempio seguendo i consigli dell’Avv. Amato[14] che in sostanza giocano la partita sulla vigilanza da parte dei genitori. Consigli ottimi, per carità, ma ancora una volta sui temi della famiglia (come su quelli della Vita) si pone in termini di aut aut ciò che può benissimo sussistere in et et: tengo gli occhi aperti come consiglia l’ottimo Amato, ma intanto tento anche di abbattere i rischi cancellando una riforma pericolosa. Non vedo alcuna contrapposizione in questo, non c’è crasi ma perfetta complementarietà, mi pare. Tutto quello che si può fare va fatto, nella chiarezza e nella coerenza e questa raccolta di firme è una inattesa (ed un po’ rocambolesca) occasione per agire e farsi sentire: non esitiamo.

 


[1] http://www.referendumabrogativoscuola.it/
[2] Tra i molti, ad esempio, le dichiarazioni della deputata Pd Manuela Ghizzoni in http://www.orizzontescuola.it/news/ghizzoni-teoria-gender-nella-legge-107-non-esiste-bufala
[3] http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/6/27/SCUOLA-Lupi-Ncd-chi-vuole-colpire-il-gender-non-spari-sulla-Buona-Scuola/620445/ o anche http://www.iltempo.it/adn-kronos/2015/06/28/scuola-quagliariello-bene-giannini-su-gender-iniziative-conseguenti-1.1431437?localLinksEnabled=false
[4] http://www.formiche.net/2015/08/21/ecco-la-diocesi-padova-difende-il-governo-gender-buona-scuola/
[5] http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/08/16/13G00141/sg
[6] http://www.partecipa.gov.it/media/1027/descrizione-del-piano-d-azione-straordinario-contro-la-violenza-sessuale-e-di-genere.pdf
[7]http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/PrimoPiano/Convenzione_Istanbul_violenza_donne.pdf
[8] http://radiospada.org/2015/03/care-amiche-del-rispetto-cosi-so-bboni-tutti/
[9] Qui forse il traduttore ha preso un abbaglio perché la norma fa riferimento all’istruzione, termine che, appunto, sia in inglese che francese, lingue originali della Convezione, si dice “Education”.
[10] http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/scuola-consenso-informato-genitori-circolare-ministero-istruzione-pof.aspx
[11] Testo integrale della circolare su http://www.tempi.it/buona-scuola-ecco-la-circolare-del-ministero-sulle-attivita-extracurricolari#.VfXbutLtmko
[12] Ne parla diffusamente anche Gianfranco Amato su http://www.giuristiperlavita.org/joomla/scrittideisoci/646-il-gender-nella-buona-scuola-c-e-eccome
[13] http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3879
[14] http://www.giuristiperlavita.org/joomla/scrittideisoci/663-contro-l-ideologia-gender-a-scuola-7-pratici-consigli-ai-genitori

 

 

 

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