La bellissima, commovente storia di conversione dei fratelli Lehmann/Lémann

Joseph-et-Augustin-Lémann

 

a cura di Ilaria Pisa

 

I fratelli Augustin e Joseph Lehmann (Lémann secondo la grafia francese) erano due gemelli monozigoti ebrei ashkenaziti (1836 – 1909/1915), rimasti presto orfani e pertanto cresciuti da zii e zie in una ricca famiglia ebraica di Lione.

Di loro spontanea iniziativa e all’oscuro dei familiari, furono battezzati entrando a far parte del gregge cattolico a diciotto anni; quando la famiglia lo scoprì, cercò di convincere i ragazzi a tornare sui propri passi, e, fallito con le buone, alcuni zii passarono alle vie di fatto attentando alla loro vita. Quando ormai la situazione sembrava disperata, uno dei gemelli riuscì a gridare per chiedere aiuto, attirando l’attenzione della polizia, che li soccorse.

Data l’ottima fama di cui godeva la famiglia, l’incidente sollevò uno scandalo notevole, e la famiglia tentò di giustificarsi affermando che i ragazzi erano stati circuiti e plagiati dal prete che li aveva battezzati, in realtà desideroso, a loro dire, di mettere le mani sulla cospicua eredità.

Per difendere il buon nome del prete, i ragazzi scrissero una lettera che indirizzarono alla stampa locale:

Domenica, 17 settembre 1854

Gentile Direttore,

Ci vediamo costretti a rompere un silenzio che ci eravamo imposti di mantenere. I giornali hanno parlato fin troppo dell’incidente che ci ha portati all’attenzione pubblica. Ora, se l’accusa riguardasse noi soli, la condanna per la nostra conversione ci importerebbe poco; la nostra coscienza appartiene a noi soltanto, e nessuno può rivendicare diritti su di essa. Ma dal momento che c’è chi sta mettendo in giro maliziose insinuazioni sul conto di esponenti del clero cattolico, diventa nostro dovere rivelare la verità e fornire a tutte le persone ragionevoli gli strumenti per giudicare.

Tutto, nella nostra conversione, è stata opera di Dio. Fin da bambini, rimanevamo molto impressionati dalla vista delle funzioni religiose cattoliche, al punto di rammaricarci del non essere cristiani. Iniziata la scuola, questo rammarico si è fatto vieppiù acuto; da un lato, vedevamo pochi Ebrei; dall’altro lato, una gran quantità di bambini cristiani. Questa differenza ci colpiva. Quando i nostri compagni andavano a Messa e sentivamo i loro canti accompagnati dall’organo, arrossivamo delle nostre riunioni, svolte in una stanza normalissima e scandite da un rituale senza senso.

Ma quello che ci scosse ancor di più furono l’amore e la devozione di preti e religiosi che si votavano al servizio degli ammalati e bisognosi, una devozione che comparavamo alla freddezza e indifferenza di chi ci circondava.

Proprio allora, uno di noi si ammalò gravemente. Fummo sempre più attratti verso il Cattolicesimo, anche se non osavamo affrontare apertamente l’argomento; desideravamo studiarlo più attentamente. E più studiavamo, più vedevamo con nitidezza l’errore in cui versavamo. Esaminammo la storia, e non potemmo fare a meno di acquisire consapevolezza dello stato presente dei Giudei, paragonato a quello del passato.

Sempre maggiori dubbi si accumulavano nelle nostre teste, senza che il nostro rabbino fosse in grado di scioglierli. Lo studio dei classici, di Bossuet, di Fenelon, di Massillon, preparò i nostri cuori a ricevere la Grazia dal Dio della misericordia.

Ricercammo poi nelle Sacre Scritture. Comprendemmo da subito che non potevamo farlo senza una guida; dovevamo trovare un santo sacerdote. Ogni giorno egli ci catechizzava, dissipava i nostri dubbi, ci spiegava le profezie, e ci consentiva di cogliere il nesso tra l’antica e la nuova Alleanza.

A quel punto, ci dicemmo “se il Messia è già venuto, dev’essere Gesù Cristo, e noi dobbiamo farci cristiani. Se invece non è ancora arrivato, non possiamo comunque rimanere Ebrei, in quanto il tempo della promessa è oramai scaduto, e i nostri libri si sono rivelati menzogneri”.

Il prete ci fece attendere un anno. Un mese dopo il diploma, insistemmo per ricevere il Battesimo; non poté rifiutarcelo, diventammo cristiani e finalmente felici. Nessuno può farci rinunciare alla nostra fede; piuttosto, la morte!

Ci sembra che diciotto anni sia un’età sufficiente per discernere il vero dal falso. Peraltro, i Giudei hanno chiesto la libertà religiosa per sé e per i protestanti, difficilmente potranno negarcela.

 

I gemelli divennero poi sacerdoti, teologi, canonici onorari di diverse basiliche e cattedrali, Monsignori per volontà di S. Pio X, e fecondi autori – a quattro mani o singolarmente – di circa 150 pubblicazioni; nel 1892 fondarono ad Haifa il convento di Nostra Signora del Monte Carmelo.

Furono in ottimi rapporti con Papa Pio IX e giocarono un ruolo di primo piano al Concilio Vaticano I, ove fecero circolare un Postulatum che fu firmato da quasi tutti i Padri conciliari, con l’appoggio di Pio IX. Solo lo scoppio della guerra franco-prussiana, che concluse prematuramente il Concilio, impedì che il Postulatum fosse adottato e promulgato ufficialmente; si trattava in un accorato invito agli Ebrei ad abbracciare la Chiesa Cattolica, del seguente tenore:

I Padri conciliari pregano umilmente ma urgentemente che questo sacro Concilio ecumenico si degni di venire in aiuto della sventurata nazione di Israele, con un invito paterno; esprimendo l’auspicio che, fiaccati ormai da un’attesa tanto lunga quanto futile, gli Israeliti s’affrettino a riconoscere il Messia, il nostro Salvatore Gesù Cristo, promesso ad Abramo e annunciato da Mosé, a completamento e coronamento, non a rovesciamento, della religione mosaica.

Da un lato, i Padri hanno la ferma fiducia che il sacro Concilio avrà compassione degli Israeliti, che per le promesse fatte ai loro padri sono sempre rimasti cari a Dio, oltre che per aver dato i natali al Cristo secondo la carne. Dall’altro lato, i Padri condividono l’intima, dolce speranza che questo ardente desiderio, con l’ausilio dello Spirito Santo, sarà fatto proprio da molti figli di Abramo, dal momento che gli ostacoli che finora li hanno trattenuti dalla vera fede sembrano via via svanire, e l’antico muro di separazione è crollato.

Voglia dunque il Cielo che essi acclamino presto il Cristo: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!”. Voglia il Cielo che essi si gettino tra le braccia dell’Immacolata Vergine Maria, anch’Ella loro sorella secondo la carne, e desiderosa di esser loro anche madre secondo la Grazia, com’è madre nostra.

 

 

5 Commenti a "La bellissima, commovente storia di conversione dei fratelli Lehmann/Lémann"

  1. #Andrhellas   21 settembre 2015 at 2:05 pm

    Se non ricordo male lessi un bel profilo dei fratelli scritto da Rino Cammilleri su un Timone di qualche tempo fa: tra le altre cose, i fratelli hanno scritto un libro che analizza giuridicamente il processo a Nostro Signore Gesù Cristo, evidenziandone tutti gli errori, formali e sostanziali. Veramente due idoli, insomma. Grazie.

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  2. #Mardunolbo   21 settembre 2015 at 5:34 pm

    Bellissimo ed auspico che spesso su questo sito si rifaccia la storia di tutti gli ebrei che si convertirono !

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  3. #lister   13 settembre 2016 at 10:30 am

    “Quando i nostri compagni andavano a Messa e sentivamo i loro canti accompagnati dall’organo…”
    Adesso si sentono suoni di chitarre e tamburi che accompagnano il ballo di donne in abiti discinti e, fino a poco tempo fa, si sentiva cantare “Bella ciao”.

    “.. l’amore e la devozione di preti e religiosi che si votavano al servizio degli ammalati e bisognosi..”
    Adesso preti e religiosi si votano, con amore e devozione, al servizio di…preti, di ebrei e di musulmani.

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