Non ci resta che dire al buon vecchio Enrico VIII: ‘Bentornato a casa!’. Riflessioni sulla riforma del processo di nullità canonica.

 

papa-francesco-bergoglio

di Gianluca Di Pietro

Era il 7 Ottobre 1528 quando l’allora zoppicante Cardinale Campeggi, affetto dalla gotta, approdò sulle coste inglesi in qualità di legato pontificio  a latere per la causa matrimoniale del re di Inghilterra Enrico VIII. Il compito che gli si prospettava era troppo complicato: condurre a nome del Papa un processo canonico di nullità matrimoniale voluto dal Re, già dispensato a sposare Caterina d’Aragona, moglie del fratello defunto. Il Cardinale sapeva bene che dal quel giorno l’Inghilterra cattolica di Frate Augustine non sarebbe più esistita: il processo alla fine tornò ad essere di competenza della Rota Romana, la quale sentenziò-come tutti si aspettavano- contro lo stesso Re. Lo scisma anglicano era iniziato da tempo.  Coloro che avevano dato la vita per difendere l’indissolubilità di questo matrimonio avevano vinto e con essi tutta la Chiesa che con monolitica fermezza aveva riaffermato la supremazia della fede sulle fuggevoli passioni terrene.

Da allora la situazione è mutata miserevolmente! Di  certo il buon vecchio Enrico oggi, presentandosi ad uno sportello della Curia Inglese con richiesta di  processo canonico, sarebbe stato accontentato senza dubbio: o tempora, o mores!

La situazione matrimoniale è davvero disastrosa: a partire da quel lontano ’68,anno della rivoluzione antropologica relativista, stiamo assistendo ad un terribile svilimento del Sacramento-Mistero del Matrimonio cui si applicano ,al momento della celebrazione, riserve mentali circa la sacramentalità, unicità, indissolubilità e fecondità da parte dei nubendi, indotti a seguire solamente le verità consolanti del Catechismo. La Chiesa  ha il dovere di adottare misure contro questa epidemia di peste spirituale e alzare i bastioni per evitare questa irruzione del secolarismo in materia sacramentale. Purtroppo, come oramai siamo abituati, questo ospedale da campo che è la Chiesa non sottopone più a cure, ma somministra solamente palliativi. In altre parole, non sottopone il  malato di tumore a cicli radioterapici, ma lo imbottisce di morfina. Sarebbe stato  opportuno vigilare, richiamare i candidati alla natura del sacramento, istruirli in maniera restrittiva sui tre bona matrimonii  e –perchè no?- negare la celebrazione se necessario. Vadano in comune! Invece, vi è lo scellerato uso di celebrare tradizionalmente, prodigalmente, incontrollatamente  e ex officio matrimoni non appena due giovani lo vogliano come se l’amore cristiano ( che è essenzialmente l’amore puro di amicizia) non avesse le sue regole.

Proprio questa scelleratezza da parte dei rappresentanti della Chiesa ha permesso il dilagare di queste situazioni irregolari: ci troviamo di fronte a questo fiume in piena di “divorziati risposati” , realtà –purtroppo- numericamente non più trascurabile. E la soluzione?

La volpe non arriva all’uva? Bene: non aspettiamo che questa volpe cresca, ma le indichiamo un tralcio più basso: questa è la politica suicida che sta seguendo la Chiesa.

A questo unico scopo è stato convocato il Sinodo dei Vescovi,che fra  meno di un mese si appresterà ad inaugurare la fase ordinaria. L’assemblea ha incoraggiato e, addirittura, spinto (parola di Mons. Pinto, presidente della Commissione Speciale per la riforma del processo canonico) per la riforma del processo di nullità matrimoniale, varata da Francesco con due Motu Proprio “Mitis Iudex Dominus Jesus” per la Chiesa Latina e “Mitis Et Misericors Jesus” per la Chiesa Orientale.

Per trecento anni da Prospero Lambertini, eminente giurista innalzato al Sommo Pontificato come Benedetto XIV (4 Novembre 1741-Cost. Ap. Dei miseratione, il processo è rimasto pressocchè invariato, sebbene San Pio X abbia apportato qualche modifica. Quella di Francesco, come sottolineato alla Conferenza di Presentazione dallo stesso  Mons. Pinto, è una davvero innovativa. Integrando l’insegnamento conciliare sulla collegialità e sull’ecumenismo con l’attenzione papale per i poveri, tra i quali vanno annoverati –ha precisato il prelato- i divorziati risposati, si è giunti ad un semplificazione ( disallarmante)  di un iter complesso, moralmente gravoso e straordinario quale è il processo canonico per la nullità matrimoniale. Ovviamente non sono nè un canonista  nè un giurista, pertanto mi limiterò a elencare i punti salienti della riforma e a sollevare dubbi secondo ragione.

 

La riforma si incentra su:

  1. ll Vescovo è l’unico giudice in virtù della sua “potestà sacramentale”: ogni diocesi avrà un proprio tribunale costituito sotto l’autorità del Vescovo stesso;
  2. Abolizione della doppia conforme: la sentenza di I grado è esecutiva e non sarà trasmessa ex officio al tribunale di seconda istanza per la ratifica;
  3. Possibilità di appello alle strutture ecclesiastiche regionali, come pure alla Sede Metropolitana e alla Rota Romana, purché questo non sia puramente dilatorio pena il rigetto;
  4. Accanto al processo documentale vigente è stato istituito un processus brevior per le cause di nullità palesi (mancanza di fede, aborto procurato…) qualora le due parti siano concordi nel chiederlo. Qualora il Vescovo non abbia la certezza morale del vincolo può avviare il processo documentale ordinario;

Alla luce di queste riforme, si può evincere facilmente che si è voluto rendere ipso facto  –in termini procedurali e in termini territoriali- un processo come quello per la nullità ( che sarebbe dovuto rimanere straordinario) competitivo con il divorzio dello Stato. Incentivare le nullità per scoraggiare i divorzi?

L’abolizione della doppia conforme porterà ad abusi da parte dei singoli Vescovi? Chi ci dice che il Vescovo non ceda a pressioni (come nel caso storico di Enrico VIII che faceva leva sul Card. Wolsey) o, peggio, che l’Episcopato indubbiamente progressista non sciolga matrimoni validi,rati e consumati senza un organo superiore  che controlli la corretta amministrazione della giustizia in accordo con la Veritá? Una situazione analoga di disordine si era creato proprio in Polonia come spiega il sopra nominato Benedetto XIV nella Enciclica “Magnae Nobis” e, proprio per questo, si era convinto della necessità imprescindibile della doppia conforme.

Allo stesso pericolo di abusi espone il “processus brevior” (in assonanza col “divorzio breve” statale) che si configura come una separazione consensuale che il Vescovo deve solo ratificare.

Un fidato amico avvocato, in seguito a questa riforma, ha commentato: ”La riforma concerne la legge processuale, che viene modificata. Poiché il fine della legge processuale è massimizzare la possibilità che la verità processuale coincida con la verità storica (e quindi – nel nostro caso – che la dichiarazione processuale di nullità concerna un matrimonio realmente nullo), e ridurre al minimo il rischio che la verità processuale venga costruita per soddisfare iniquamente gli interessi delle parti (e cioè che un matrimonio valido venga indebitamente dichiarato nullo per soddisfare il desiderio dei coniugi di sciogliersi dal vincolo), la domanda da porsi è: la riforma – pur con il commendevole intento di contenere tempi e costi – migliora la struttura del processo matrimoniale ai fini di cui sopra (massimizzazione/minimizzazione)?”

Purtroppo, per ora non possiamo rispondere: il tempo darà ragione dei nostri dubbi?

Per il momento non ci resta che dire al buon vecchio Enrico: ”Bentornato a casa!”

 

10 Commenti a "Non ci resta che dire al buon vecchio Enrico VIII: ‘Bentornato a casa!’. Riflessioni sulla riforma del processo di nullità canonica."

  1. #Enrico Rossi   10 settembre 2015 at 2:24 pm

    “le seconde nozze sono soltanto una mediocre ristampa, una seconda edizione” ( Søren Kierkegaard )

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  2. #Mardunolbo   10 settembre 2015 at 7:57 pm

    Mi sembra che l’analisi pecchi “ab initio”, infatti se si ammette che la chiesa scellerata ha permesso e permette tuttora alle cnadide colombelle nubendi, di attuare un matrimonio in chiesa, senza esserne bene responsabili,allora risulta ovvio che la de-responsabilità non comporta la piena conoscenza degli obblighi !

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  3. #Mardunolbo   10 settembre 2015 at 7:58 pm

    La mancata conoscenza delle regole, degli obblighi e delle clausole di matrimonio, rendono de facto il matrimonio , pur celebrato in chiesa per dare più sfarzo e luce di “normalità” alla cerimonia, un atto senza alcuna realtà sacramentale, quindi un non-matrimonio.
    In questo caso non è Bergoglio che si è adeguato ai tempi ed alle leggi statali, ma semplicemente mette in atto quel che di fatto lo è già: milioni di matrimoni invalidi !
    Ovvero prende solo atto in modo semplificato, che esistono ben pochi matrimoni validi.

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  4. #Mardunolbo   10 settembre 2015 at 7:58 pm

    Piuttosto era doveroso cercare di istruire maggiormente sulla sacralità dello stesso.
    Ma chi è in grado di farlo ora ?
    Un sacerdote di cui non si sa se consacrato validamente o no ?
    Uno pseudo-vescovo ?
    Uno pseudo-cardinale?
    Lo pseudo-papa ?

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  5. #Bussolare   10 settembre 2015 at 10:16 pm

    “Can. 1082 ut matrimonialis consensus haberi possit, necesse est ut
    contrahentes saltem non ignorent matrimonium esse SOCIETATEM PERMANENTEM inter virum et mulierem ad FILIOS PROCREANDOS.” Codice del 1917 (così non dite che è postconciliare-apostata-invalido). Mardunolbo non far tanto il custode della tradizione e poi dire idiozie tipo “mancanza di conoscenze delle regole/obblighi/clausole”, “milioni di matrimoni invalidi”: come se uno dovesse studiarsi tutto il codice di diritto canonico prima di potersi sposare. Altro che pseudo-papa, evita te di fare lo pseudo-canonista.

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    • #Mardunolbo   11 settembre 2015 at 10:40 pm

      Poverino, citi il latino senza ben capire cosa si intende, poichè non si riferisce affatto all’ignoranza conclamata che,come ognuno ben sa, egregio Bussolare senza bussola, esime da ogni colpa.
      Ma forse qualcuno non l’ha ancora capito, quindi come crede nel papocchio Francesco, crede anche ad altro. e addossa colpe a chi non le può portare…

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      • #Bussolare   12 settembre 2015 at 1:28 pm

        Deliri soltanto o riesci anche a capire quello che ti viene detto e a ragionare? Sede vacante o meno (canonicamente, non spetta a noi poveri fedeli di Cristo dirlo) perché consista il consenso matrimoniale che forma il matrimonio, a norma di un Codice esente da ogni possibile critica anche da un ambiente che non riconosce la potestà dei pontefici (o pseudo-pontefici: ripeto, non sta a noi dirlo)”conciliari”, sono sufficienti la conoscenza del fatto che il matrimonio è un’unione permanente e aperta alla procreazione.

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  6. #Simone Petrus Basileus   10 settembre 2015 at 10:27 pm

    La “”rota”” stessa non dovrebbe esistere poichè, e la storia penso lo dimostri, ha resi nulli matrimoni che invece erano validi, solo per qualche capriccio nobiliare o per chi se lo poteva permettere. Quindi nihil novum sub sole. Tuttavia, è ovvio che ove vi siano determinati elementi a prova di questa nullità, nulla vieta o impone che i processo e gli esami di verifica debbano essere lunghi come la fame. Ergo se accelerare i tempi, quando vi sono dei ragionevolissimi casi di comprovata nullità fa risparmiare notevolmente, non vedo perché non farlo, dato che la Chiesa lo consente da sempre.

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  7. #bbruno   12 settembre 2015 at 4:24 pm

    in fondo che cosa chiedeva il “buon Enrico VIII” se non “perfezionare” nel sacro vincolo del matrimonio il suo nuovo amore per Anna Bolena? No, testardi a Roma, a inchiodarlo sul letto di quella Caterina che nemmeno un figlio maschio era capace di dargli! E lui si arrabbiò molto, e la fece pagare cara persino ad Anna, e a quelle altre, e a quei bastardi di Inglesi che si erano voluti incrociare col papa di Roma!

    Ci fosse stata come cura la misericordia di Bergoglio, quante tragedie risparmiate!

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  8. #Mardunolbo   16 settembre 2015 at 2:36 am

    Cito questo articolo di un sacerdote perchè esprime molto bene della situazione, pur elogiando chi non vorrei elogiare. Ritiene che sia una responsabilizzazione dei vescovi su un problema che sta più a monte, ma che non viene visto ….http://www.losai.eu/era-necessaria-la-riforma-sulla-dichiarazione-di-nullita-del-matrimonio-di-papa-francesco/

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