Siamo davvero soli tra queste onde?

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«L’intenzione per cui oggi più intensamente prego

è la sopravvivenza di questa abbazia,

centro del mondo cristiano in mezzo al mare»

di Luca Fumagalli

Quando don Marco attraversa per la prima volta la soglia del monastero, nota sullo stipite della porta un’iscrizione latina, incisa tra un elmo imperiale e una scimitarra ottomana: conteret et confriget, spezzerà e ridurrà in polvere. È il destino che spetta a chi intende varcare l’ingresso con propositi malvagi.

Per don Marco le isole Tremiti che accolgono il monastero dei canonici lateranensi sono un luogo misterioso e attraente. Figlio di un mercante, travolto dalla vocazione durante una grave malattia, ha rinunciato a tutti gli agi per seguire le orme di Sant’Agostino sotto la benevole guida della Provvidenza: «Ti ho saggiato come oro nel crogiolo, ti ho gradito come perfetto olocausto». Dietro di lui il mondo che ha abbandonato e quel padre che non comprende il valore della sua scelta. Il suo compito è ora quello di portare la parola del Signore agli umili abitatori della costa, contadini e pescatori che vivono in luoghi remoti, raramente raggiunti da sacerdoti e predicatori. Giorno dopo giorno adempie alla missione assegnatagli con uno zelo che trae forza dallo sguardo dei tanti uomini toccati dalla sua parola. I battesimi frequenti e le messe ampiamente partecipate sono solo i frutti più evidenti di un raccolto spirituale che reca gioia soprattutto all’anima del protagonista: «L’isola e l’abbazia erano nella mia immaginazione una nave in viaggio verso oriente, verso Gerusalemme, verso la terra promessa in un luogo che speravo di pace, dove trionfasse la mansuetudine e la tracotanza dei violenti fosse per sempre bandita».

Ma nel XVI secolo, epoca tormentata che vive di faide incessanti, neanche la solitudine isolana è garanzia di sicurezza. L’eco della ferita provocata nella cristianità occidentale dalla Riforma luterana si riverbera su una popolazione ignorante, legata ancora agli ultimi rigurgiti di un paganesimo folkloristico. Nel mentre, ad aggiungere pericolo a pericolo, l’Impero ottomano sta seriamente minacciando l’Europa. Dopo la fallita invasione di Malta, l’obiettivo del sultano Selim II è infatti quello di assaltare le coste adriatiche della penisola italiana, attratto dal miraggio di facili saccheggi e ricchi bottini.  Anche l’abbazia lateranense delle isole Tremiti, con gli ori e le opere d’arte che custodisce, rientra nei piani di conquista del monarca islamico: «Tutto sembrava crollare sotto l’incalzante e inarrestabile corso degli avvenimenti e la gente comune, nel segreto delle case o nelle discussioni sulle piazze, si domanda se non fossero i segni della fine del mondo».

La luce sul mare, romanzo di Angelo Maurizio Mapelli, è un piccolo gioiello che risplende di una bellezza semplice e disarmante. Lontana da superflui preziosismi, la prosa scorre lineare e schietta attraverso le poche decine di pagine di quello che, a buona ragione, potrebbe essere definito più che altro un racconto lungo. La preoccupazione dell’autore non è tanto quella di sostenere tesi o di dimostrare qualcosa: fotografa semplicemente l’esistenza frugale del protagonista e dei suoi confratelli, costretti, nonostante l’animo pacifico, a impugnare le armi e a difendersi contro l’invasore turco.

La storia di don Marco, da lui raccontata retrospettivamente, ormai anziano,  in una sorta di diario personale, mostra soprattutto il lato affascinante dell’esistenza, quell’eroismo del quotidiano che è il sapore che la vita sa donare a chi l’abbraccia con affetto. Niente fanfare dunque, niente gesta eclatanti o pose eroiche; tutto è ridotto a una sfida, certamente gravida di conseguenze, accettata perché reputata santa e necessaria: «Non dimenticate mai che, se ci sarà battaglia, noi non solo non l’abbiamo voluta, ma neppure l’avremmo scatenata. Confidiamo in Dio, nel Suo aiuto e nelle nostre ostinate capacità». Proprio nel lento fluire degli eventi, quella sensazione che tutto sia terribile e al contempo naturale, risiede la forza descrittiva de La luce sul mare. In quel fatidico 1567 i badiali diventano, almeno per qualche istante, protagonisti della storia. Non tanto di quella scritta sui libri, quella dei personaggi illustri, ma di una storia per certi versi più vera, frutto dell’incontro tra le persone, fatta di tante azioni e parole discrete che, se non cambiano le sorti del mondo, hanno almeno la forza di mutare il cuore di molte persone. È solo grazie alla loro impresa se «l’abbazia, luce sull’acqua e sulle terre che il mare amico bagna», non viene ridotta a un povero scoglio abbandonato.

Al protagonista, mentre osserva il mare lontano – ancora una volta correlativo oggettivo dei sentimenti dei personaggi – prima di riporre la penna non rimane che un’ultima considerazione: «Vincemmo per la protezione della Santissima Vergine Maria, per l’orgoglio che ci animava e la fede che manifestavamo nelle nostre azioni».

Il libro: A. M. MAPELLI, La luce sul mare, Verona, Fede & Cultura, 2011, pp. 104.

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