‘La fama di Lui per tutta la Siria’ (Perché la Siria? – I parte)

La fama di Lui (di N. S. Gesù Cristo) in Siria. Dopo secoli, assistiamo allo scandalo dei "crisitani divisi" tra quelli che seguono la Vera Fede e vari tipi di eretici e scismatici.
La fama di Lui (di N. S. Gesù Cristo) in Siria. Dopo secoli, assistiamo allo scandalo dei “cristiani divisi” tra quelli che seguono la Vera Fede e vari tipi di eretici e scismatici.

 

Perché la Siria? Cristiani, guerre ed escatologia 

La conferenza “Perché la Siria? Cristiani, guerre ed escatologia” è stata tenuta il 23 ottobre 2015 presso il “23° Convegno di Studi Cattolici” da Andrea Giacobazzi, collaboratore di Radio Spada. Riportiamo le trascrizioni delle quattro parti: I parte ***

Breve introduzione: “E si sparse la fama di Lui per tutta la Siria”

E si sparse la fama di Lui per tutta la Siria: e gli presentarono tutti quelli che avevan male; gli afflitti da dolori e da malattie diverse, indemoniati, lunatici, paralitici e li risanò. E lo seguivano numerose turbe dalla Galilea, dalla Decapoli e da Gerusalemme, dalla Giudea e d’oltre il Giordano[1]. 

Queste parole del Vangelo di Matteo ci parlano della prima predicazione di Gesù e già ci fanno intuire quanto per il Cristianesimo sia stata importante la Siria, intendendo con essa non semplicemente la terra compresa nei confini dell’attuale Repubblica Araba.“Siria Palestina” fu il nome che i romani dettero alla nota provincia ribelle dopo la sedazione delle rivolte ebraiche.

Lo stesso termine “Siria” – probabilmente derivante sul piano etimologico da “Assiria” – oggi è declinato geopoliticamente in modo molto diverso, partendo da chi non disdegnerebbe uno smembramento della “repubblica assadista”[2] fino a chi – ed è il caso del Partito Nazionalista Sociale Siriano – vorrebbe una Grande Siria comprendente oltre ai territori già inseriti negli attuali confini anche quelli di Cipro, Libano, Iraq, Giordania, Kuwait, Sinai egiziano, Cilicia (in Turchia), lo Shaṭṭ al-ʿArab e la Palestina[3].

Insomma, prima di iniziare qualsiasi analisi su questa terra risulterà impossibile non riconoscere il suo carattere davvero peculiare, il suo ruolo di ponte – e di campo di battaglia – tra il mondo turco e quello arabo, tra quello sciita e quello sunnita, tra l’Oriente, anche estremo, e l’area mediterranea, oggi terra di confronto tra Russia e Stati Uniti, ieri sfondo dei passi neotestamentari, ancor prima di quelli veterotestamentari: si pensi in particolare ad alcuni “che riferiscono della sua storia ricchissima (Damasco, Aleppo, Haarān, Hama, Khabur…)”[4].

I toponimi siriani sono in parte aramaici[5]. Aramaica è lingua parlata ancora oggi in alcuni villaggi[6], tra cui la cristiana Ma’lula, passata alle recenti cronache per gli scontri dovuti alla guerra civile. Questa è una terra di sette e culti particolarissimi, di minoranze che governano e di maggioranze che aspettano la riscossa.

Una terra di Santi e di infedeli, di crociati e di emiri, a volte valorosi. È qui che giace il condottiero Sayf ad-Dawla: quando morì fu composto con la guancia “su un mattone ottenuto dalla polvere che si raccoglieva sulla [sua] cotta di maglia […] dopo ogni battaglia. Tratto cavalleresco che ben dipinge l’emiro, la cui vita fu pressoché interamente dedita alla guerra”[7]. E se la “guerra” è inscindibile dall’umanità al punto da esserci ricordato dalla Sacra Scrittura che “Militia est vita hominis super terram[8], forse per la Siria questo principio ha contato un po’ di più.

Ciò che tratteremo potrà ovviamente toccare solo alcuni degli aspetti religiosi e sociali che riguardano una regione la cui civiltà affonda le proprie radici in molti millenni di storia. Ed è grazie all’ incremento delle ricerche sul campo dell’ultimo trentennio che

L’identità storica della Siria e il peso della tradizione delle culture propriamente locali sono emersi con piena evidenza, testimoniando le loro origini nelle prime formazioni delle società urbane complesse, tra il IV e il III millennio a.C., società note finora solo dall’Egitto faraonico e dalla Mesopotamia dei Sumeri, così da modificare sensibilmente il quadro storico di riferimento delle culture vicino-orientali preclassiche[9]

Tutte le civiltà dell’area

hanno lasciato forti impronte sulla Siria; sul suo territorio si è sviluppata una parte importante dell’avventura umana […] Con la Mesopotamia, essa ospita gli inizi dei racconti biblici. È la terra degli Aramei […], delle civiltà semitiche, delle prime città-Stato, dei regni mesopotamici […], della prima scrittura alfabetica nel VII secolo a. C.. Utilizzato dai Cananei e dai primi Fenici, l’alfabeto ugaritico influenzò quello greco[10].

Antonio Bresciani dipinge il quadro raffigurante la Conversione di San Paolo, ora conservato nella cappella di San Paolo della Cattedrale di Parma.
Antonio Bresciani dipinge il quadro raffigurante la Conversione di San Paolo, ora conservato nella cappella di San Paolo della Cattedrale di Parma.

Su questa terra, Paolo ebbe la sua conversione. Era sulla via di Damasco quando da persecutore dei cristiani, fu avvolto dalla luce. La Cristianità siriana, avrà una parte centrale in ciò che tratteremo, non solo perché l’evento cristiano è il crocevia della storia umana ma perché, ancora oggi, non si può parlare di questa porzione di globo senza affrontare questo tema. In ciò che diremo gli eventi sacri saranno inevitabilmente lambiti da quelli profani, la Vera Fede si troverà a confronto con errori e devianze, senza che il fascino eventuale di narrazioni particolari possa essere confuso con la retta Dottrina. E sarà proprio questo il motore del nostro discorso: come il Vero e l’errore abbiano trovato in questa terra uno dei luoghi più idonei per il loro combattimento. Come, dalla notte dei tempi, la Siria rappresenti uno “snodo” (politico, culturale ed escatologico) sarà uno degli argomenti più discussi.

***

[1] Mt 4, 24-25, La Sacra Bibbia, traduzione a cura del Padre E. Tintori, OFM, Pia Società San Paolo, 1945.

[2] Va in ogni caso notato che in generale “i siriani rifiutano categoricamente l’idea di una spartizione: il dogma dell’unità sembra inscritto nelle loro coscienze, pure in quelle dei curdi che chiedono una mera autonomia. La divisione della Siria su basi settarie sarebbe piuttosto una invenzione dell’occidente, obiettivo del piano americano-sionista per indebolire i paesi arabi e rafforzare Israele: prima l’Iraq nel 2003, poi il Sudan nel 2011, oggi la Siria. Fino a qualche mese fa i belligeranti erano persino riusciti a convincere gli occidentali che la guerra civile non fosse in preda ad una deriva settaria”. (F. Balanche, Il feudo degli alauiti, in: Limes – Guerra mondiale in Siria, Marzo 2013, 2/13, p. 99)

[3] ssnp.org

[4]  J. Yacoub, Le minoranze cristiane in Siria, in: AA.VV., a cura di M. Guidetti, Siria, Dalle antiche città-stato alla primavera interrotta di Damasco, JacaBook, 2006, p. 156.

[5]  Ibidem.

[6] G. Garbini, O. Durand, Introduzione alle lingue semitiche, Paideia, 1994, p 55.

[7] M. Diez, Sayf ad-Dawla tra mito e storia, in: AA.VV., a cura di M. Guidetti, Siria, Dalle antiche città-stato alla primavera interrotta di Damasco, JacaBook, 2006, p. 86.

[8] “La vita dell’uomo sulla terra è una milizia”: Gb 7, 1, La Sacra Bibbia, traduzione a cura del Padre E. Tintori, OFM, Pia Società San Paolo, 1945.

[9] R. Dolce, La Siria antica: una civiltà plurimillenaria, in: AA.VV., a cura di M. Guidetti, Siria, Dalle antiche città-stato alla primavera interrotta di Damasco, JacaBook, 2006, p. 6.

[10] Inoltre “è un territorio di opposizione e di confluenza tra Oriente (impero assiro e babilonese, regni aramei, regno siriano di Palmira della Regina di Zenobia) e Occidente (impero ellenistico dei Seleucidi, Roma, Bisanzio dal 395 al 640…)”: J. Yacoub, Le minoranze cristiane in Siria, in: AA.VV., a cura di M. Guidetti, Siria, Dalle antiche città-stato alla primavera interrotta di Damasco, JacaBook, 2006, p. 156.