Oratores, Bellatores, Laboratores: la società tripartita contro il militarismo risorgimentalista

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di Alessandro Luciani

 

 

In questi ultimi mesi si sente spesso dai pulpiti di una certa destra la proposta di reintrodurre il servizio militare obbligatorio, principalmente inteso come rimedio al degrado della società moderna e, in special modo, della gioventù. Le presunte ragioni della proposta sono caratterizzate da una marcata nota di ingenuità: infatti certi esponenti di destra credono che uno Stato (illegittimo e anticristiano) praticamente ateo, usuraio, propagatore di perversioni (con le politiche pro-gender), immoralità e infedeltà (con aborto & divorzio) possa formare una gioventù sana attraverso la leva obbligatoria. Inutile dire che si tratta di sciocche illusioni.
Questa ben nota ossessione della destra italiana per la leva obbligatoria ha evidenti radici ideologiche che nulla hanno a che fare con l’educazione della gioventù, ma che, piuttosto, sono riconducibili alle idee del Risorgimento.
Le manie dei risorgimentalisti (come quelle dei rivoluzionari) ebbero nel periodo dell’unità d’Italia, fino alla fine del secondo conflitto mondiale, l’obiettivo di restaurare la civiltà romana (mentre in realtà la distrussero con la Breccia di Porta Pia), in maniera particolare si voleva restaurare la “statolatria” che caratterizzava l’impostazione politico-religiosa di Roma. Per questo si adottarono, in diversi campi, metodi e atteggiamenti che Roma usava adottare in età arcaica; tra questi la leva obbligatoria.

Sebbene in alcune circostanze particolarissime si possa constatare la necessità momentanea di questa prassi, la storia ci insegna che le ripercussioni (a lungo termine) di questa pratica sulla stirpe dei romani non tardarono a manifestarsi: mentre il popolo romano delle origini era caratterizzato da una particolare coriaceità, robustezza e forza, con il passare dei secoli queste caratteristiche pian piano cominciarono ad affievolirsi e questo perché, mentre tutti gli uomini sani e forti venivano reclutati per partecipare a battaglie e lunghe campagne militari dove la maggior parte di essi moriva, quelli che venivano scartati perché cagionevoli di salute, deboli di costituzione o fisicamente inadatti, costruivano famiglie e si riproducevano; da qui l’assenza di un “ricambio”, che contribuì a determinare il declino più o meno progressivo dell’esercito romano, fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Con il medioevo la “Romanitas” discende negli inferi per risorgere “Christianitas” e la società tripartita prende il sopravvento nell’organizzazione degli stati (forse ad imitazione della natura trinitaria di Dio), basando la divisione delle classi sociali sulla semplice osservazione della realtà, grazie alla quale chiunque può constatare che «La più grande varietà esiste nella natura degli uomini; non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia; non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili conseguenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali » (Papa Leone XIII, Rerum Novarum, p.163), da questo principio (che non inventò Leone XIII) si giunse alla suddivisione del popolo in tre grandi gruppi: Oratores, Bellatores, Laboratores – rispettivamente – i sacerdoti, i soldati e i lavoratori, in questo preciso ordine gerarchico.  Questa gerarchia (che molti ammettevano già prima dell’incarnazione del Verbo) proviene da una profonda seppur semplice convinzione (anche se sarebbe più corretto definirla “consapevolezza”): perché un regno prosperi è necessario che Dio lo sostenga e, affinché ciò possa avvenire, è necessario che si ricorra alla preghiera della Chiesa (da Dio istituita) che si esprime nella Liturgia con la celebrazione dei Divini Misteri; dice infatti il Signore: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv XV, 5). Sostenuti dalla preghiera della Chiesa i soldati (o “nobili”), i “sangue blu” – sangue prezioso, versato sul campo di battaglia e per questo privilegiato – combattono con il favore divino i nemici della patria e la governano senza voler dominare sulla Chiesa e senza volerla assoggettare a ragioni terrene o ad uso e consumo dei sovrani, in modo da non inimicarsi l’Altissimo il quale è l’unico a poterne disporre; così, con il favore divino e la forza dei soldati a proteggerli, i contadini, gli operai e i lavoratori nutrono se stessi, sacerdoti, Re e soldati; costruiscono villaggi per i lavoratori, caserme per i soldati e cattedrali dove celebrare il culto divino.

Sebbene questi tre gruppi possano sembrare ad un occhio superficiale (e malizioso) come un sistema dei potenti per schiavizzare e/o sfruttare i più deboli la realtà dei fatti ci mostra tutt’altro. La superiorità della Societas Christiana sulla Società Rivoluzionaria è evidente: mentre nella società moderna e risorgimentale si elimina Dio dall’organismo civile per vedere quest’ultimo corrompersi e crollare su se stesso a poco a poco, nella Societas Christiana si riconosce in Dio il fondamento della società, infatti senza la Grazia e il favore divino l’esercito verrà meno e con lui verranno meno contadini, lavoratori e operai. La Società Rivoluzionaria vuole anche che lo Stato si impossessi della Chiesa facendone ciò che vuole, per poi, infine, sostituirsi ad essa, privandosi del favore divino e attirando i castighi del Cielo; nella Societas Christiana lo Stato invece difende la Chiesa e dipende da essa, in quanto unico e vero legame con Dio, in grado di attirare la benevolenza del Cielo che fa prosperare la società civile. In ultimo, la Società Rivoluzionaria vuole che tutto sia sottomesso agli operai e ai lavoratori, facendone sacerdoti della laicità e soldati di leva.
Fu proprio questo ciò che i risorgimentalisti giacobini (precursori di certa destra) tentarono di fare a Gaetano Prosperi, detto “lo Spirito”, allo studente di diritto Assuero Ruggeri e ai loro compaesani della cittadina pontificia di Monghidoro (Emilia Romagna). Nel 1860, infatti, quando la gente di Monghidoro vide la novità del bando di leva obbligatoria introdotto dai Savoia si ribellò agli usurpatori sabaudi. Così, alle 5:00 del  7 agosto 1860, la sede comunale e l’abitazione del capo della Guardia Nazionale di Monghidoro furono circondate da gente armata in vario modo e guidata da Gaetano Prosperi (di professione mugnaio) e da Assuero Ruggeri i quali atterrarono lo stemma dei Savoia dalla facciata del Comune e lo sostituirono con quello pontificio. Ebbe così inizio una strenua resistenza contadina guidata da Prosperi, in nome della Societas Christiana e del Papa Re. Il mugnaio divenuto “brigante” girovagò per i boschi di tutta l’Emilia e arrivò fino a Roma e da solo tenne testa ai militari sabaudi per due anni; la polizia gli diede a lungo la caccia senza riuscire ad arrestarlo mentre i carabinieri inviavano gendarmi in borghese che Prosperi non esitava ad uccidere. Solo quando si ferì alla mano a causa di un incidente con il suo fucile fu catturato e rinchiuso a Bologna, dove il 15 dicembre 1863 fu decapitato dai piemontesi e, prima che l’ascia del boia calasse su di lui, gridò con il fiato che gli rimaneva: «Viva il Papa!»

Confidiamo tutti, quindi, che la moderna “destra piemontese” non si aspetti meno da noi di quanto si aspettò da Prosperi, poiché a noi non è lecito fare meno di quanto lui fece.

 

 

10 Commenti a "Oratores, Bellatores, Laboratores: la società tripartita contro il militarismo risorgimentalista"

  1. #bbruno   19 ottobre 2015 at 11:42 am

    ottime osservazioni, grazie Luciani. Direi che i Savoia sono stati per l’ Ialia quello che gli USA sono per il mondo intero: assassini e distruttori. VIVA PIO IX!

  2. #bbruno   19 ottobre 2015 at 3:00 pm

    ma c’ è un punto su cui devo dissentire, là dove si parla della leva obbligatoria come di una idea di ‘destra’, a meno che non si debba credere che la rivoluzione francese, da cui nacque la pratica, sia stata una rivoluzione di destra! Anche se queste distinzioni,dx e sx, avessero poi un qualche senso reale, in un quadro rivoluzionario che le ingloba a fini tattici e che è sempre fondamentalmente lo stesso, quello disegnato e applicato costantemente dalla massoneria, che è sovversione di ogni idea di impianto sociale e politico cristiano! Nel caso specifico, Salvini riproponendo l’idea compie solo un atto di disperazione, senza nessun collegamento coi poteri che guidano le danze, e che proprio con un uomo di dx (!) – uno di loro – hanno provveduto qui in Italia a liberarci di quell’ obbligo di leva, che ormai non era più funzionale agli scopi loro, ma forse poteva in qualche rischiare di intralciarli…

  3. #antonio diano   19 ottobre 2015 at 4:09 pm

    Bello il paragone tra Savoia e USA. bbruno è sempre un ottimo commentatore.
    W l’esercito di Dio, abbasso i poteri democratici, anticristiani, moderni.

  4. #lister   19 ottobre 2015 at 7:19 pm

    “Questa ben nota ossessione della destra italiana per la leva obbligatoria ha evidenti radici ideologiche…”

    Egregio dr. Luciani, visto che non ne è a conoscenza,
    desidero renderLe noto che Giorgio Almirante propose, lui per primo, il Servizio di Leva volontario nel lontano 1983.
    Il 12 Luglio di quell’anno fu presentato un progetto di legge dal MSI a firma dell’On. Franco Franchi, con atto C57, a titolo:

    “Abolizione del servizio obbligatorio di leva e istituzione del servizio militare volontario. Trasformazione delle Forze armate in esercito professionale”.

    Tale proposta fu avversata dai sinistri con la motivazione che si sarebbe creata una casta: la Casta Militare.

    Tutta questa “ossessione per la Leva obbligatoria” da parte della Destra Italiana, dunque, non ha riscontri.
    O forse il MSI era “di Sinistra”?

    Ossequi

    • #Alessandro Luciani   19 ottobre 2015 at 8:58 pm

      Stimato dott. lister, visto che nell’articolo non si fa menzione alcuna di Giorgio Almirante e del MSI, vorrei mi spiegasse il senso del suo commento.

      Per il resto, se vuole trovare riscontri, la invito a visionare i programmi politici e/o ad ascoltare le proposte di tutti i movimenti che si rifanno alle idee della “destra” in Italia.

      Saluti.

  5. #lister   20 ottobre 2015 at 10:36 am

    Egr.dr Luciani
    Ho postato all’inizio del mio commento la Sue parole:
    “Questa ben nota ossessione della destra italiana per la leva obbligatoria…”
    per confutare, poi, tale asserzione, rendendoLe noto che “la Destra” non è così tanto “ossessionata” dalla Leva obbligatoria dato che, a suo tempo, il MSI di Almirante (ecco perché l’ho menzionati), presentò un Progetto di Legge sull’abolizione del Servizio di Leva obbligatorio e trasformazione delle Forze Armate in Esercito Professionale.
    Solo a quell’affermazione mi riferivo.
    Tutto qua.
    Mi vorrà perdonare se, per me, la “Destra” è stata soltanto Almirante e se non conosco altri “movimenti che si rifanno alle idee della Destra” che hanno “ossessioni” per la Leva obbligatoria.
    In ogni caso, anche se fosse, non mi sembra corretto proporre, in maniera così assoluta, il concetto che la Destra (tutta) sia affetta da tale “ossessione”.

    Ho spiegato sufficientemente “il senso” del mio commento?

    Rinnovo i miei ossequi

    • #Alessandro Luciani   20 ottobre 2015 at 12:15 pm

      Stimato lister

      Io la perdono volentieri, ma a questo punto direi che si tratta di sue personali opinioni. La Destra non è Almirante e basta, forse lo sarà per lei ma, oggettivamente, non è così. Esistono svariati partiti e movimenti di Destra che non sono il MSI (pur dicendosi di Destra) e alcuni di questi sono addirittura in Parlamento, la invito ad informarsi.

      Visto che dice di citare le mie parole la invito a rileggere con più attenzione l’articolo, specialmente nel primo rigo dove ho subito specificato che “In questi ultimi mesi si sente spesso dai pulpiti di una certa destra la proposta di reintrodurre il servizio militare obbligatorio”. Penso che intuirà facilmente che con “in questi ultimi mesi” non mi riferivo di certo ad Almirante e non a caso non l’ho mai nominato nel mio articolo. Più avanti ho scritto anche che l’ossessione per la leva obbligatoria è più o meno circoscritta al “periodo dell’unità d’Italia, fino alla fine del secondo conflitto mondiale”, quindi sbandierare una proposta di legge di Almirante degli anni ’80 non è molto pertinente con quanto riportato nell’articolo
      Inoltre nessuno ha parlato di “tutta la Destra”, anzi, ho specificato che certe proposte arrivano da “una certa destra” (sempre nel famoso primo rigo e addirittura in grassetto).

      Per concludere, le rivelo che Almirante non propose l’abolizione della leva perché voleva restaurare la società tradizionale della tripartizione, ma lo fece per ragioni molto più “pratiche” e funzionali. Ma questa è un’altra storia.

      Detto questo la saluto perché le sue, più che critiche costruttive, mi sembrano semplici polemiche e – non me ne voglia – a me le polemiche non interessano molto.

      Buon proseguimento.

  6. #lister   20 ottobre 2015 at 3:40 pm

    Egr. dr Luciani,
    “Questa BEN NOTA ossessione della destra italiana per la leva obbligatoria” l’ha scritto Lei.

    In Parlamento ci sono Partiti che “si dicono di Destra”?
    Beh, “Fratelli d’Italia” ha per Presidente Giorgia Meloni che, quando venne abolita l’obbligatorietà, affermò: “Era ora!”
    “Forza Italia”, Governo Berlusconi, ha abolito la Leva obbligatoria.
    Chi altri? La “Lega Nord”?
    Ah, ecco, dicendo:
    “In questi ultimi mesi si sente spesso dai pulpiti di una certa destra…”
    si riferisce a Salvini, considerando Salvini “di Destra”…
    Beh, allora io (?) non ho capito niente.
    Fuori del Parlamento, poi, c’è “Forza Nuova”: negli 8 punti del suo Programma, non c’è accenno alla Leva obbligatoria.

    Quello che dice nell’incipit: “in questi ultimi mesi” viene superato dalla dicitura “BEN NOTA ossessione della Destra Italiana” dove si sottintende un riferimento a “TUTTA” la Destra, fin dall’unità d’Italia.

    Il mio “sbandierare” la proposta di Legge di Almirante è mirato a negare la Sua asserzione circa l'”ossessione della Destra” (…tutta).

    Quanto alla Sua “rivelazione” posso dirLe che, avendo conosciuto di persona Giorgio Almirante, sono certo che le sue intenzioni erano volte a rivalutare le Forze Armate, ridotte, ormai, ad una “Armata Brancaleone” (parole sue) al netto di “ragioni pratiche e funzionali” da Lei ventilate.
    A proposito, mi sa proporre il nome di un uomo di Destra che, almeno, uguagli la statura politica di Giorgio Almirante (da lui in poi), visto che “oggettivamente” la Destra “non è Almirante e basta”?

    Concludendo, la mia non era affatto una polemica: era solo una puntualizzazione che Lei dimostra di non voler accettare per autoconvincersi di non aver “toppato” mentre usa, per di più, toni sarcastici nei miei confronti ( penso che intuirà facilmente…) che risultano offensivi.

    Le invio, comunque, i miei ossequi.

    P.S. C’è un altro commento più su, che conferma la Sua “toppa”:
    bbruno
    “ma c’ è un punto su cui devo dissentire, là dove si parla della leva obbligatoria come di una idea di ‘destra’…”

  7. #Rosa   25 settembre 2016 at 9:19 pm

    Per altro la tripartizione citata esisteva da millenni nelle culture indioeuropee: sacerdoti, guerrieri, agricoltori-allevatori-minatori-metallurgici, ecc.ecc.
    La rovina di Roma inizio’ con i soldati mercenari, non più solo cives romani, chiamati a difendere la propria terra

    • #Carlo Gulisano   26 settembre 2016 at 11:11 am

      In realtà a Roma c’era la tanto vituperata leva obbligatoria e una divisione tra sacerdoti, guerrieri e lavoratori era impensabile: le cariche pubbliche comportavano anche incarichi militari e non erano incompatibili col sacerdozio: nelle Res Gestae Augusto elenca minuziosamente tutte le cariche civili, militari e religiose da lui stesso ricoperte