‘Permanere nella Verità di Cristo’, appunti controcorrente a margine del Sinodo

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di Gianluca Di Pietro

INTRODUZIONE

Si è aperta lunedì 5 ottobre la Sessione Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata da Francesco per discutere delle soluzioni alla disastrosa questione familiare nell’attuale quadro delle società relativiste in cui “ogni desiderio diventa diritto” (Prof. Stephan Kampowski, Convegno “Permanere della Verità di Cristo”)*.

Come il vaso di Pandora, questa occasione (durante questo Pontificato, per di più!) ha riversato all’interno della Chiesa le più pericolose e perniciose eresie in ambito familiare e morale, le quali rischiano realmente  di essere davvero codificate  come “dottrina ufficiale della Chiesa”.

La tensione è alle stelle, si respira la stessa atmosfera “turbolenta” del Concilio, anche se con qualche rischio in più: ossia che ne fuoriesca una Chiesa Cattolica ancora più “protestantizzata”, quasi “irrecuperabile”.

Se al Concilio i modernisti hanno sfruttato la scena mediatica per illudere i fedeli della bontà delle loro posizioni mentre l’ala conservatrice si dedicava ad un fine ma fin troppo schivo lavoro di critica, oggi l’ala conservatrice della Chiesa non sembra voler disdegnare i media o le conferenze per organizzare la resistenza contro coloro che vogliono relativizzare la famiglia, “prima cellula della società”.

Il giorno 30 settembre 2015 la Pontificia Università San Tommaso D’Aquino ha ospitato l’atteso Convegno “Permanere nella Verità di Cristo”.

Il pubblico è stato vastissimo: numerosi sacerdoti e vescovi, vaticanisti, direttori di testate telematiche, note figure di spicco del Cattolicesimo Romano e semplici laici. Tutti uniti per uno scopo: difendere la bellezza del matrimonio.

Alla presenza dei Cardinali Sarah, da poco Prefetto della Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti, e Brandmüller, Presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze storiche, più volte visitatore presso la Fraternità di San Pio X, hanno preso la parola i Cardinali Caffarra, Arcivescovo di Bologna, e Burke, Patrono del Sovrano Ordine Militare di Malta.

 

INTERVENTO DI SUA EMINENZA IL CARDINAL CAFFARRA

“Qual è la sfida che il mondo di oggi lancia alla Chiesa Cattolica in ambito familiare?”: è la domanda che si pone l’Arcivescovo in apertura al suo intervento.

La risposta è immediata e palese: “una decostruzione del matrimonio dei battezzati, il cui edificio architettonico principale non è più rappresentato dal rapporto Cristo-Chiesa,come evidenzia San Paolo”. Due sono i fattori catalizzatori di questo disastro familiare:

A) svincolare l’indissolubilità dalla dimensione naturale del matrimonio;

B) il vincolo matrimoniale viene percepito come qualcosa di estrinseco,una condizione imposta agli sposi.

 

Ed ecco che – lamenta il Cardinale – il matrimonio  non è più inteso come un “dono ontologico della grazia”, un “sacramento permanente come lo definisce San Bellarmino e lo riprende Pio XI nella Casti Connubii”, quanto più diventa un vuoto “atto liturgico”,  “un puro negotium cui si aggiunge la grazia per i battezzati”, un puro sentimento in cui la coscienza può eccepire come e quando vuole. Proprio questo approccio che spesso viene desunto erroneamente o dalla sociologia o dalla falsa misericordia conduce alla malsana idea di parlare di “germi di sacramentalità” in rapporti contrari alla Legge e al Vangelo: oltre che dottrinalmente errata – ribadisce il cardinale – è una scelta “pastoralmente perdente” perché si finirà per accettare tutto e, di conseguenza, si favorirà il diffondere del virus.

La Chiesa infatti “deve entrare in contatto con le persone, non con le ideologie, né dialogare con esse”.

Il Sinodo potrebbe essere l’occasione per organizzare la contro-offensiva, l’occasione tramite cui la Chiesa può rilanciare al mondo esterno la sua sfida: “non un matrimonio ideale, ma la semplice quotidianità dello stato matrimoniale”, secondo le parole eterne dell’Aquinate “prima la vita, poi la dottrina: la vita ci conduce alla conoscenza della dottrina”.

 

INTERVENTO DI SUA EMINENZA IL CARDINAL BURKE

“Da sempre la Chiesa è stato l’araldo fedele della verità matrimoniale. Ora invece la confusione e l’errore sono penetrate nella Chiesa: ciò è stato a tutti evidente durante la sessione straordinaria del sinodo […] La situazione è grave: la relatio post disceptationem è un manifesto ad un nuovo approccio alla sessualità e giustamente è stato definito “rivoluzionario”, visto che si allontana dalla dottrina costante della Chiesa”: è la descrizione desolante che propone un Cardinale seriamente allarmato per la piega che sta prendendo questo Sinodo. Non è bene minimizzare.

L’intervento ha toccato alcuni punti fondamentali:

A) la natura canonica del Sinodo: si è data l’impressione sbagliata per cui il Sinodo deciderà a maggioranza se separare la dottrina dalla prassi. Come è stabilito dal Codex Juris Canonicis, il Sinodo non ha l’autorità di farlo: esso assiste solamente il Romano Pontefice nella salvaguardia della retta dottrina e della disciplina della Chiesa che proviene dalla Tradizione. Il dibattito sinodale può solamente interessarsi di come accompagnare le coppie sposate, anche nei primi anni del matrimonio.

B) Plenitudo Potestatis: erroneamente si crede che il Papa possa sciogliere qualsiasi matrimonio. “C’è differenza tra pienezza di potestà e potestà assoluta: il Papa esercita il ministero a servizio di Cristo, non può appellarsi ad una potestà assoluta che sarebbe arbitraria”. I matrimoni rati e consumati non possono essere sciolti da nessuna autorità umana.

C) Rapporto Prassi-Dottrina: la disciplina della Chiesa è in armonia con la dottrina e non può essere interrotta perché deriva direttamente dagli Apostoli. I cambiamenti della disciplina cattolica intaccano inevitabilmente la dottrina. “Nella mia esperienza come Prefetto della Segnatura Apostolica, ho constatato come negli Stati Uniti negli anni ’70- ’80 siano stati concesse sentenze di nullità sommarie senza la doppia conforme e con indebolimento della figura del difensore del vincolo. Questo dimostra come la Chiesa ‘pecchi di incoerenza’ [una figura retorica, ndr]: mentre professa il matrimonio unico e indissolubile, concede quello che viene percepito come un ‘divorzio cattolico’”.

D) Quanto è emerso dall’Instrumentum Laboris: il documento ha voluto insistere su: a) necessità di rendere più accessibili le cause di nullità matrimoniale; b) possibilità di dare rilevanza alla fede dei nubenti nelle cause di nullità. Quanto al primo punto, i processi canonici non sono ovviamente di diritto divino, ma non per questo possono essere trattati per via amministrativa come vorrebbe il cardinale Kasper. La ricerca della Verità è però richiesta dalla legge divina (Cfr. Allocuzione alla Rota di Pio XII). I tempi di un processo canonico sono necessari perché un personale competente e preparato possa accertarsi della validità morale del vincolo. D’altra parte, la “mancanza di fede” non rende nullo il matrimonio: dal momento che il matrimonio è un sacramento naturale, l’intenzione naturale rende valido il matrimonio; in caso di mancata fede i soggetti non risponderebbero alla grazia del sacramento. Quando si celebra il matrimonio religioso non si contrae un nuovo matrimonio: la sacramentalitá è l’essenza stessa del matrimonio all’interno dell’economia della salvezza.

 


 

* il Prof. Kampowski sarà ospite del convegno “Dal divorzio al gender”, organizzato da Radio Spada e Confederazione Civiltà Cristiana per il 28 novembre p.v. a Roma.

2 Commenti a "‘Permanere nella Verità di Cristo’, appunti controcorrente a margine del Sinodo"

  1. #bbruno   15 ottobre 2015 at 9:45 pm

    a questi signori cardinali, Caffarra e Burke in testa, chiedo, con quale logica chiedono al sinodo raccomandano al sinodo, supplicano il sinodo – mettetela come volete – di “permanere nella verità di Cristo”?Perché un sinodo, convocato dal papa in persona, correrebbe il rischio di uscire dalla verità di Cristo??? Nel caso anche ci fosse uno sbandamento sinodale, non basterrebbe a garantire la permanenza nella verità di Cristo la presenza del papa che alla protezione di quella ‘verità’ è deputato per mandato divino? E se mai temessero che il papa stesso potesse sbandare, e da tale sbandamento volessero metterlo in guardia, che concezione hanno della funzione papale??? E più semplicemente che senso ha un sinodo per discutere e passare ai voti la stessa verità di Cristo”???
    Non è allucinante???

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  2. #ale   15 ottobre 2015 at 11:58 pm

    Allucinante è un eufemismo, caro bbruno! Il sedicente card. Burke e compagnia cantante sono ancora peggio dei modernisti fino al midollo. Quelli come il mantellato Burke, con la loro infausta presenza, impediscono al popolo di Dio ben disposto di aprire gli occhi e mandare a ramengo tutti questi apostati vaticanosecondisti loro compresi!

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