Quando la Chiesa cattolica ‘abbracciò’ la stirpe di Abramo

INRI

 

Traduzione, con adattamenti, a cura di Ilaria Pisa dell’originale apparso in inglese su thejewishweek.com. Offriamo il testo ai nostri lettori senza ulteriori commenti, riservandoci soltanto di sottolineare (grassetto) alcuni passaggi e di segnalare in fondo alcuni articoli sul tema, già pubblicati da Radio Spada.

Cinquant’anni fa, per ogni fedele cattolico da New York alla Nuova Zelanda, gli Ebrei erano i ‘deicidi’. Il giudaismo era una religione oramai superata, soppiantata; e, per la gerarchia vaticana, il piccolo frammentario Stato mediorientale che ancora doveva compiere vent’anni, collocato in una terra santa per le tre maggiori religioni, non era meritevole neppure di relazioni diplomatiche.

Finché, il 28 ottobre 1965, giunsero queste stupefacenti parole:

Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. […] La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso.

Tali parole, contenute nel poetico documento intitolato Nostra Aetate, avrebbero rivoluzionato i rapporti tra Cattolicesimo e Giudaismo. Quest’ultimo era adesso un culto ufficialmente “redento”, spiritualmente pari al Cristianesimo e, dopo 20 secoli, parte del disegno salvifico di Dio. Rabbi Noam Marans, direttore delle relazioni interreligiose presso l’American Jewish Committee, chiama Nostra Aetate “una rivoluzione” da allora accettata dall’intera comunità cattolica.

[…] Prima di Nostra Aetate, i temi che separavano le comunità ebraica e cattolica erano profondi e radicati: li elenca Rabbi David Sandmel (Anti-Defamation League) “l’eredità dell’antisemitismo, il rifiuto di riconoscere Israele [accadrà solo nel 1993] e la condanna dei seguaci del Giudaismo”, tutte cose che vedevano la loro origine “nel disprezzo”. Dopo Nostra Aetate la lista si riduce, anche se rimangono alcuni punti problematici, come l’apertura degli archivi vaticani relativi al periodo della II Guerra Mondiale (per fare chiarezza sulle attività di Pio XII); la Messa del Venerdì Santo, che alcuni vedono come un ritorno alla teologia della sostituzione; le influenze in alcuni ambienti della Teologia della Liberazione, che considera Israele l’oppressore dei Palestinesi; un livello inadeguato di insegnamento dei principi di Nostra Aetate nei seminari (eccetto che negli USA).

[…] Nostra Aetate ha il suo background nelle relazioni via via più cordiali che si crearono con il mondo ebraico durante il secondo conflitto mondiale, quando Giovanni XXIII – all’epoca ancora Arcivescovo e nunzio – aiutò la fuga di decine di migliaia di ebrei ungheresi e slovacchi in Palestina e giocò un ruolo anche nel far scampare più di 50mila ebrei rumeni alla morte. La simpatia di Giovanni XXIII per la comunità ebraica, e la sua avversione per l’antisemitismo, furono ulteriormente sostenute da una conversazione con l’intellettuale e storico francese Jules Isaac (la cui famiglia perì nella Shoah), avvenuta nel 1960. Nel dopoguerra Isaac aveva scritto “Jésus et Israël”, massiccia monografia in cui era tracciata la storia degli insegnamenti antigiudaici della Chiesa.

Il Papa delegò larga parte della stesura di Nostra Aetate a Mons. John M. Oesterreicher, ebreo ceco convertito al Cattolicesimo, la cui famiglia era a sua volta perita nell’Olocausto. Così il Papa – un tempo fermo sostenitore della necessità per i Giudei di convertirsi a Cristo – cambiò idea, e riconobbe legittimazione spirituale al Giudaismo, rigettando l’idea della missionarietà della Chiesa nei confronti degli Ebrei. 

[…] Ora, secondo Rabbi Rosen, è difficile immaginare relazioni migliori tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. “La trasformazione nell’attitudine cattolica verso gli Ebrei, inaugurata da Nostra Aetate, non ha eguali nella storia umana proprio perché questi rapporti erano prima così singolarmente tesi e ora sono così felici”. Rabbi Rosen prenderà parte in Vaticano alle celebrazioni per l’anniversario di Nostra Aetate, a fine mese. Il Card. Timothy Dolan, Arcivescovo di New York, parlando recentemente di Nostra Aetate, ha lodato il “candore con cui sono state affrontate le controversie sorte” in questi ultimi anni tra Ebrei e Cattolici […], che non hanno intaccato il “coraggio” e la “perseveranza” nei mutui rapporti.

Ma i progressi di Nostra Aetate si possono considerare scolpiti nella pietra, o c’è preoccupazione di possibili retromarce con un futuro pontefice meno attento alla questione? “Gli Ebrei sono per definizione preoccupati”, dice Rabbi Marans, ma Nostra Aetate “è ora parte integrante della Chiesa Cattolica. I ‘dissidenti’ non hanno speranze di disfarsene”. A riprova di ciò l’American Jewish Committee, l’Anti-Defamation League, il 92nd Street Y, e varie istituzioni ebraiche statunitensi stanno lanciando celebrazioni per il cinquantesimo anniversario, e molte vedono la partecipazione degli esponenti cattolici della zona. L’ambasciatore vaticano presso l’ONU ha preso parte questa settimana a eventi organizzati da 92Y, e l’American Jewish Committee assegnerà il 2 novembre il suo Isaiah Award per i rapporti interreligiosi al Card. Dolan nell’ambito di una celebrazione di Nostra Aetate.

[…] Durante un discorso tenuto in occasione di un recente evento organizzato dalla Conferenza Episcopale statunitense e dalla Catholic University of America, Rabbi Marans ha definito Nostra Aetate “il gold standard che misurerà ogni altro documento cristiano sul Giudaismo”.

[…] Nostra Aetate dedica agli Ebrei (“stirpe di Abramo”) più di un terzo del testo:

Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.

E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.  E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura.

 

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Un commento a "Quando la Chiesa cattolica ‘abbracciò’ la stirpe di Abramo"

  1. #Mardunolbo   23 ottobre 2015 at 12:07 am

    E’ verissimo, la chiesa cattolica è SEMPRE stata legata alla stirpe di Abramo !
    Peccato che gli pseudo-papi conciliari abbiano voluto dimenticare che gli ebrei attuali non sono stirpe di Abramo ma di Satana, proprio come li apostrofò il Signore Nostro, Gesù Cristo, quando si rifiutarono di riconoscerLo Messia…
    La stirpe di Abramo fu quegli ebrei che si convertirono, divennero cristiani e diffusero nel mondo la religione del Cristo mescolandosi con i Gentili.
    Da allora Gentili ed Ebrei, stirpe di Abramo, si fusero insieme formando una sola grande famiglia: la stirpe di Abramo !
    Non ve ne sono altre !