Sinodo 2015: ‘fin de l’ère constantinienne’?

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di Alessandro Pini

 

«Laicizzare il Vangelo e conservare le aspirazioni umane del cristianesimo,
sopprimendo il Cristo,
non è forse tutta l’essenza della Rivoluzione?»

(J. Maritain, Trois réformateurs, p. 579).

Premessa
Lo scontro sinodale non è una semplice battaglia, bensì la Grande Battaglia: in ballo c’è l’essenza del Cattolicesimo – la vera Religione – quindi la salvezza di milioni di anime.
Molti, tuttavia, si sono concentrati sulle singole “questioni” (comunione ai divorziati, problema omosessualità, gender, ect.), ignorando che la lotta vertesse su ben altro; tremano i polsi a scriverlo, ma è evidente che si mira allo svuotamento finale (e definitivo) del soprannaturale nella Chiesa Cattolica. C’è poco da girarci intorno. Se così non fosse, siffatte questioni non si sarebbero neanche poste. Sarebbe bastata una rapida lettura del Vangelo (per esempio Mt 19,6 – Ef 5,25). Si tenta di “battezzare” la “Vera Chiesa”: priva di dogmi e razionalità.
Il peccato? Vecchio residuo di una falsa teologia, oramai sorpassata, grazie alla filosofia moderna che ha capovolto l’intera concezione classica della vita.
L’emergenza divorziati risposati? Le migliaia (sic!) di coppie gay assetate… di Dio?

 

Grimaldelli per penetrare nel cuore della Chiesa, neutralizzare l’unica oppositrice del mondo, rendendola innocua senza lo scontro violento, bensì tramite la depravazione e la deviazione dalla retta dottrina. Tutto ciò, sia chiaro, in nome della “misericordia”, per il nostro “bene” (soggettivo) e per quello “della società intera”.
Sovviene alla mente la Presa della Bastiglia, quale emblema e simbolo di un processo rivoluzionario ben precedente. I novatori che irrompono per liberare i prigionieri (cattolici) dalla tirannia (Chiesa “Costantiniana”). Così, come la famosa conquista della fortezza parigina divenne ben presto simbolo della liberazione dall’Ancien Régime – considerato dai rivoluzionari come il regno della tirannia e dell’ingiustizia -, questo Sinodo, per i padri sinodali più “misericordiosi”, rappresenta la stessa occasione: abbattere la tirannia (dogma) ed innalzare il vessillo della libertà (peccato). «La fin de l’ère constantinniene». (1)
Ecco, questo Sinodo da alcuni è visto proprio in tal senso, ovverossia come opportunità per finalizzare il processo in atto da secoli: la “presa” della Chiesa Cattolica, neutralizzando all’interno di essa l’elemento soprannaturale, riducendola invero ad un mero Organismo Spirituale Internazionale, atto ad aiutare l’uomo nella propria realizzazione sulla Terra.
La Chiesa postconciliare sembra aver recepito l’invito, il grido del folle di nietzschiana memoria, il quale irrompendo nelle chiese, ivi celebra il funerale di Dio. Il Dio cattolico è morto, lo ha annunciato il Papa stesso, quando ha negato l’esistenza di un tale Dio. Si tratta, adesso, di prenderne atto e quindi aggiornare la morale in tal senso.
In sintesi, si scontrano due filosofie: quella autenticamente cristiana (aristotelico-tomista) – a dire il vero timidamente rappresentata – e quella di marca protestante (soggettivista, idealista, nominalista, adogmatica), divenuta nichilismo libertario.
Dopo tale preambolo, giova far presente che non possiamo, e tanto meno vogliamo, attribuire al “partito conservatore” il ruolo di difensore della filosofia perenne e del Magistero della Chiesa, in quanto anche in siffatto schieramento si celano ambiguità e/o cedimenti nei principi e quindi nella Dottrina (ecumenismo, liturgia, etc.).
Pertanto, per inquadrare meglio la questione, occorre evidenziare che in questa lotta non vi saranno Eroi – cavalieri senza macchia – poiché il loro tempo è passato, adesso siamo nel Terzo Millennio e l’integrità non è più (ahimé) una virtù.
Triste e dolorosa disamina, ma “NON C’E’ PEGGIORE DISORDINE DELLO SPIRITO CHE IL GUARDARE ALLA REALTA’ NON COME ESSA E’, MA COME SI VORREBBE CHE FOSSE” (Bossuet).
Le due filosofie
Dopo la doverosa premessa, possiamo concentrarci sull’essenza dello scontro in atto: Chiesa di Dio o Chiesa dell’Uomo. Dogma e ragione contro volontà e sentimento. Cristo o Belial?
Il maggior rappresentante del “Partito della Misericordia” (PdM) è il cardinale Walter Kasper, il quale, forte del suo importante sponsor, ha intrapreso un’ardua lotta contro il Magistero infallibile, ma ancor prima contro la sana filosofia classica e il senso comune.

Esaminando il suo pensiero, pertanto, possiamo capire meglio le intenzioni e la filosofia che si celano dietro la maschera della misericordia. Giustappunto, i suoi riferimenti sono di tipo idealista: Schelling ed Hegel i suoi (cattivi) maestri. Nemo dat quod non habet.
Vediamo a tal proposito un testo del sofista tedesco:

L’unicità d’ogni persona è un fondamentale aspetto costitutivo dell’antropologia cristiana. Nessun essere umano è semplicemente un caso di un’essenza umana universale né può essere giudicato soltanto secondo una regola generale. Gesù non ha mai parlato di un “-ismo”: né di individualismo, né di consumismo, né di capitalismo, né di relativismo, né di pansessualismo ecc. In una parabola Gesù parla del buon pastore che lascia le novantanove pecore per andare in cerca dell’unica che si è perduta, per riportarla all’ovile. E aggiunge: “Così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione” (Luca, 15, 1-7). In altre parole: non ci sono i divorziati risposati; ci sono piuttosto situazioni molto diversificate di divorziati risposati, che si devono accuratamente distinguere. Non c’è neppure “la” situazione oggettiva, che si oppone all’ammissione alla comunione, ma ci sono molte situazioni assai differenti (…) Ci si deve piuttosto chiedere sul serio se noi crediamo realmente nel perdono dei peccati, come professiamo nel Credo, e se crediamo realmente che uno che ha commesso uno sbaglio, se ne pente e, non potendolo eliminare senza nuova colpa, fa però tutto ciò che gli è possibile, possa ottenere il perdono di Dio. E allora possiamo noi rifiutargli l’assoluzione? Sarebbe questo il comportamento del buon pastore e del samaritano misericordioso? (2)

Splendida apologia della famosa filosofia nominalista – apripista dell’idealismo moderno e del razionalismo – la quale ritiene che i concetti universali e la natura (o essenza) non hanno nessuna realtà oggettiva fuori della mente pensante; l’unica realtà extra-mentale è il singolare, l’individuo (per esempio, Kasper). In altri termini, gli universali logici (nomi) e ontologici (essenze o nature) sono soltanto pure voci, senza alcuna consistenza, né logica né ontologica. Non esiste nella realtà la natura umana che si ritrova in Pietro come in Paolo e in Giovanni.
Da questo (falso) principio deriva, inesorabilmente, la conclusione che “non c’è neppure la situazione oggettiva“, “ma molte situazioni assai differenti”. La situazione soggettiva prevale e sostituisce la legge, quindi la morale oggettiva. Primato del pensiero-sentimento sulla realtà. Sofistica.
La conseguenza è la scomparsa del senso del peccato, la negazione degli assoluti morali, la svalutazione della ragione – “la più grande delle puttane del diavolo” (Martin Lutero, Scritti politici) -, la Rivoluzione sessantottina accolta e addirittura “benedetta” dalla Chiesa.
Questo è il vero scopo del Sinodo. Introdurre in maniera definitiva un nuovo dogma (soggettivismo libertario), slegato dalla Rivelazione ma ancorato alla contro-filosofia moderna, la quale, giova ricordarlo, è un virus mortale, fautore dell’attuale società nichilista ed in-felice.
La filosofia kasperiana è, inoltre, facilmente rinvenibile nell’Instrumentum laboris (2014), nel quale traspare con evidenza il ripudio della legge naturale: leggiamo, infatti, che “il concetto di ‘legge naturale’ risulta essere come tale oggi nei diversi contesti culturali, assai problematico, se non addirittura incomprensibile” (n. 21), giacché “oggi, non solo in Occidente, ma progressivamente in ogni parte della terra, la ricerca scientifica rappresenta una seria sfida al concetto di natura. L’evoluzione, la biologia e le neuroscienze, confrontandosi con l’idea tradizionale di legge naturale, giungono a concludere che essa non è da considerarsi ‘scientifica’” (n. 22). (3)
Così, invece, Sant’Agostino, e con lui tutti i Padri (prima) e gli scolastici (dopo): « La tua Legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare».

In sintesi, la legge naturale è eterna ed immutabile, come il Creatore, ed essa – come ben scrisse l’Aquinate – altro non è che la luce dell’intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l’ha donata alla creazione.
La formula classica che esprime il precetto fondamentale della legge naturale è la seguente: bisogna fare il bene ed evitare il male.
Soltanto la superbia umana può disprezzare un tale dono di Dio, offerto all’uomo per la fondazione di una società sana e stabile, in cammino verso il vero ed unico Fine.
Nella società moderna – e nella mente di molti prelati kasperiani – questa legge rappresenta invece un peso insopportabile, una catena ed un vincolo intollerabile per l’uomo, che pretende d’essere misura e addirittura creatore della realtà.  La questione è antica, trattasi del rifiuto gnostico dell’ordine divino, della CREAZIONE e del limite umano, che sfocia nella ribellione a Dio, l’Essere per essenza.
Abbiamo citato due testi-chiave circa l’ideologia sposata dall’ala postmodernista della Chiesa Cattolica, e da essi emergono chiaramente alcuni “punti fermi” di siffatta “filosofia”:

  • Ripudio totale della filosofia tomistica, altresì sposalizio con il nominalismo: “Nessun essere umano è semplicemente un caso di un’essenza umana universale”.
  • Applicazione della filosofia idealista in campo morale: “Non c’è neppure “la” situazione oggettiva, che si oppone all’ammissione alla comunione, ma ci sono molte situazioni assai differenti”.
  • Rifiuto della legge naturale: “il concetto di ‘legge naturale’ risulta essere … assai problematico, se non addirittura incomprensibile”, “oggi, non solo in Occidente, ma progressivamente in ogni parte della terra, la ricerca scientifica rappresenta una seria sfida al concetto di natura. L’evoluzione, la biologia e le neuroscienze, confrontandosi con l’idea tradizionale di legge naturale, giungono a concludere che essa non è da considerarsi ‘scientifica’”.

Sembra assurdo, ma c’è della logica in questa follia. Infatti, se l’uomo è incapace di cogliere l’essenze delle cose, niente è definibile, e tutto mutabile. La legge naturale, in realtà, è universale, immutabile e conoscibile. Contrariamente a quanto appena affermato, i “kasperiani” negano tali proprietà fondamentali, e questo – secondo la loro “logica” – a giusta ragione, in quanto tali caratteristiche presuppongono la conoscenza e l’immutabilità dell’essenza umana.
Nella Premessa avevo anticipato che la battaglia sinodale andava inquadrata in un’ottica più ampia; quanto finora esposto dimostra la suddetta tesi, poiché abbiamo appurato che il PdM (Partito della Misericordia) rigetta la legge naturale – e con essa i Dieci Comandamenti, espressioni della stessa – in nome di una falsa e cattiva filosofia. Logico interrogativo: che cosa rimane del Cattolicesimo?
Di fatto, se la legge naturale è inconoscibile, come meravigliarsi delle battaglie svolte dal PdM a favore dei divorziati risposati e per il riconoscimento delle coppie gay? Perché stupirsi della debole e timida reazione alla diabolica ideologia gender, quando non si considera l’essenza umana immutabile e conoscibile?
Ci stupiamo, a torto, di alcuni paragrafi del nuovo Instrumentum laboris (4): nel documento ufficiale, infatti, la nozione di matrimonio è indefinita, l’indissolubilità non rappresenta più una proprietà fondamentale, bensì una “possibilità” (per gli eroi) o una “vocazione” (per i masochisti). Le minacce all’istituto familiare non derivano dall’ideologia gender, dal laicismo, o dall’agnosticismo di Stato, bensì dalla disoccupazione, dall’inquinamento e da altri fattori affini (immanenti).

Nella misura in cui Dio viene avvolto in una nube d’inconoscibilità, non rimane altro che dedicarsi all’uomo, pertanto la “Vera Chiesa” porterà la salvezza, intesa in senso “orizzontale”: ecologismo, immigrazionismo, sindacalismo, et similia.
La sana filosofia conduce invece verso altre mete, reali, quindi vere. Con la sola ragione possiamo, infatti, riconoscere l’indissolubilità del matrimonio quale proprietà fondamentale di tale vincolo, reso sacramento da Nostro Signore e fulcro d’ogni virtuosa società.
L’essenza del problema, come abbiamo visto, è di tipo filosofico; il mondo contemporaneo ha reso testimonianza all’assioma tomistico “parvus error in principio magnus est in fine”, dacché dal rifiuto della metafisica dell’essere si è giunti al rinnegamento totale della ragione umana, con il nominalismo e l’idealismo che hanno invaso l’ultimo Baluardo della civiltà.
Tale errore, infatti, è penetrato all’interno della Chiesa stessa, ed oggi assistiamo al suo esito finale.
L’agnosticismo “cristiano” – diagnosticato già da San Pio X nella Pascendi – è la conseguenza dell’abbandono del vero tomismo, e da esso trova linfa vitale il neomodernismo, il quale non ammette più dogmi immutabili, bensì verità parziali e soprattutto mutabili in base alla situazione soggettiva e al contesto socio-culturale (spirito del mondo).
Conclusione
Checché ne dicano i novatori, l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 26-27), ed è pertanto capace di Dio, in forza di questa somiglianza proporzionale.
La preziosa legge dell’analogia ci permette infatti di ascendere attraverso la realtà creaturale a Dio, senza sbandare né a destra (agnosticismo), né a sinistra (panteismo). Ci svela, inoltre, che la natura umana è ontologicamente legata alla Causa prima, pertanto questo vincolo deve orientare tutta la vita della persona. La grazia s’innesterà in questa essenza e la perfezionerà, elevandola al soprannaturale.
Reciso questo vincolo reale, salta tutta la Weltanschauung cristiana. L’uomo sprofonda nell’angoscia esistenziale o s’innalza con inaudita superbia sul trono di Dio.
Questa ultima opzione sembra essere quella scelta dal movimento kasperiano, il quale pretende di abolire la legge eterna per edificare una nuova morale, a misura d’uomo: esito finale del Culto dell’Uomo penetrato nella “Chiesa Conciliare” e celebrato dalla “Chiesa postconciliare”.
Concludo citando le bellissime e quanto mai significative parole di Gesù, tratte dal Vangelo di San Matteo:
In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.”
Gran verità. Luce per i nostri tempi.
Infatti, il bambino è il vero metafisico, l’autentico realista, colui il quale si pone le domande fondamentali: perché? che cosa è?. Si interroga, poiché il mondo che lo circonda desta in lui meraviglia e candido stupore.

Dunque, non resta altra via che quella di tornare “bambini”, ossia osservare quanto ci circonda, riflettere su queste realtà e soprattutto chiamare le cose con il proprio nome!

 

***

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Note
(1) Marie-Dominique CHENU, La fin de l’ère constantinienne, in J.-P. DUBOIS-DUMÉE et alii, Un concile pour notre temp, Les Éditions du Cerf, Paris 1961.
(2) http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350739
(3) http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20140626_instrumentum-laboris-familia_it.html#Problematicit%C3%A0_della_legge_naturale_oggi_
(4) http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20150623_instrumentum-xiv-assembly_it.html

 

 

4 Commenti a "Sinodo 2015: ‘fin de l’ère constantinienne’?"

  1. #bbruno   20 ottobre 2015 at 10:04 pm

    Tutto giusto quanto scritto. Ma perché continuare a parlare di una chiesa che fa di tutto per distruggere se stessa, quando invece siamo in presenza di una chiesa che fa di tutto – dal momento della sua nascita 60 anni fa – per affermare se stessa, in antitesi alla Chiesa vera???Ma che istruiscano ( i loro pupi) come vogliono, e che diano le loro comunioni a chi vogliono e le loro benedizioni anche!

  2. #algophagitis   21 ottobre 2015 at 2:14 pm

    Bellissima analisi, grazie.

    • #bbruno   21 ottobre 2015 at 2:53 pm

      e appunto, sopprimendo il Cristo Dio, questa chiesa dichiara se stessa altra cosa da Cristo, quindi non Sua sposa…..Non è stato l’agnosticismo ad entarare nella chiesa (conciliare /postconciliare –stessa cosa),ma è l’agnosticismo che fa da supporto alla NUOVA chiesa, bergogliana kasperiana e giù giù, roncalliana…Una sconcia SOVRAPPOSIZIONE che conferma, per contrasto, la bellezza della Chiesa di Cristo … “Non sopporteranno più la sana dottrina…Roma perderà la fede…la Chiesa sarà eclissata…”.

      Il sole non si eclissa da sè, non entra in confusione, viene eclissato e non sconvolto: ma rimane intatto in tutto il suo splendore… Aspettiamo solo che l’ombra nera venga ricacciata negli abissi, con gli amanti suoi…

  3. #massimo trevia   23 ottobre 2015 at 4:04 pm

    tempi…….modernisti!!