22 novembre: due ricorrenze (e un anniversario personale)

PiusX-SilverAltar

di Mattia Rossi

Domenica 22 novembre. Si addensano, in questo giorno, due ricorrenze degne di nota per Radio Spada.

La prima è la memoria liturgica di santa Cecilia, la patrona della musica e dei musicisti. Non vogliamo indagare, ora, le singolari cause che portarono a identificare in Cecilia la patrona della musica. Accontentiamoci del fatto che lo sia: per cui invochiamo Cecilia vergine e martire in questi tempi di tiepidezza, di apostasia, di stupro della liturgia e della musica che sempre è stata propria del culto cattolico.

 

La seconda augusta occasione da commemorare oggi è l’anniversario del motu proprio Inter sollicitudines di Pio X sulla musica sacra pubblicato il 22 novembre del 1903.

In un panorama liturgico-musicale devastato, quale era quello dell’Ottocento in Italia, papa Sarto seppe intervenire con mano ferma e decisa sanando i mali che affliggevano il culto divino della Chiesa cattolica. Una liturgia infarcita sino al midollo di opera e melodramma, nell’Italia del secolo del Risorgimento: questo spinse il Sommo Pontefice Pio X, dopo soli tre mesi di pontificato (venne eletto il 4 agosto 1903), a intervenire pesantemente. E il fatto che tale motu proprio sia tra i primi atti del suo Supremo Magistero fa comprendere piuttosto bene quale fu l’importanza della musica liturgica nella mens di Pio X.

Il documento di papa Sarto spicca, nel mare magnum del Magistero cattolico, per la straordinaria capacità di fissare le cause e soprattutto le motivazioni per cui la liturgia cattolica dovesse essere sacra, nel senso etimologico del termine sacer, ovvero “separata” dall’immanenza umana, e, di conseguenza, perché la sua musica dovesse essere ontologicamente diversa da quella di consumo. Ontologicamente, non esteticamente, come spesso, anche nel mondo neo-tradizionalista o conservatore conciliare, si crede.

Ma non voglio anticipare troppo… Deo volente, sul tema di Pio X e la musica sacra tornerò in futuro. Per ora ci basti commemorare questo fausto anniversario.

 

Molto meno degno di nota è, infine, il terzo anniversario. Il 22 novembre dell’anno scorso, infatti, il sottoscritto, molto indegnamente, iniziava a collaborare con questa stupenda agorà cattolica integrale quale è Radio Spada. Un anno per il quale rendo grazie a Nostro Signore: per le tante cose lette e approfondite qui con mio sommo profitto spirituale e, soprattutto, per gli amici e fratelli che, qui, ho trovato. E sempre con l’aiuto di Nostro Signore e della Madonna del Buon Consiglio spero di poter continuare, su queste taglienti pagine, ad adoperare la penna – o, meglio, la tastiera del mio pc – “come una spada” (cit.). 

10 Commenti a "22 novembre: due ricorrenze (e un anniversario personale)"

  1. #Bonora Nicola   22 novembre 2015 at 8:56 pm

    Seguo con attenzione Radiospada da quando è iniziata la sua attività, condivido in gran parte tutto quello che normalmente leggo sul blog e sui libri da essa editi, a parte la posizione sedevacantista o sedeprivazionista di alcuni membri o simpatizzanti di Radiospada. Ritengo il canto gregoriano musica sublime, struggente ed empirea. In esso si uniscono “miracolosamente” la parola sacra e la musica; riconosco la bellezza oggettiva della polifonia, ma l’apprezzo di meno come musica liturgica. Tuttavia, sono rimasto attonito e stizzito dall’affermazione del sig. Rossi secondo la quale la liturgia (la s.ta Messa o anche l’ufficio divino cantato in pubblico?) del secondo Ottocento era afflitta dal male dell’opera e del melodramma: «Una liturgia infarcita sino al midollo di opera e melodramma, nell’Italia del secolo del Risorgimento». Innanzi tutto, mi sembra artificiosa la distinzione tra opera e melodramma; inoltre, il sig. Rossi sa che l’opera in musica o dramma in musica è nato alla fine del Cinquecento ed inizio del Seicento, che nell’epoca del risorgimento, così come nel Seicento, nel Settecento ed anche nella prima metà dell’Ottocento la santa Messa raramente era cantata, così come siamo abituati oggi colla Messa solenne o in terzo, ma ut in pluribus Messa con canti, cioè accompagnata o sovrastata non solo da opera in musica ma anche da musica strumentale, non solo Rossini, Donizzetti, Bellini, Mercadante o Verdi, ma anche Bach, Mozart, Beethoven ed altri cosiddetti minori. Forse il sig. Rossi, come spesso succede, odia l’opera in musica ed il melodramma? Concordo che sia certamente preferibile il canto gregoriano nella santa Messa di sempre. Ma è un male una Messa in cui venga suonata musica “umana”, come se il gregoriano fosse musica divina (non diciamo sciocchezze)? Non c’è nessuna distinzione ontologica tra gregoriano e musica moderna, sinfonica , orchestrale o in canto, tantomeno una distinzione tra musica naturale e quella supposta soprannaturale. La distinzione, forse, ci può essere solo nella mente di chi disprezza, per suoi gusti arbitrari e soggettivi, il melodramma.
    Grazie.

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    • #Mattia Rossi   23 novembre 2015 at 7:42 am

      Gentile Bonora,
      che il sottoscritto gradisca o meno il melodramma italico ottocentesco poco conta. Ciò che conta è se suddetto genere sia o meno adatto alla liturgia.
      In soldoni: è cosa buona e santa un valzer all’offertorio o una polka all’elevazione?
      Non v’è dubbio che si eseguissero musiche anche di altri autori come Bach (protestante) o Mozart (massone), ma, come lei certamente saprà, la letteratura organistica italiana ottocentesca è ben altro: melodramma, melodramma e ancora melodramma.
      E poi, che il gregoriano sia musica divina non lo dico io ma, uno fra tanti, ad esempio, san Dionigi Areopagita (un santo…). Infine, gentile Bonora, la “distinzione ontologica” tra gregoriano e musica profana non la faccio io: rimproveri, di ciò, san Pio X (toh, guarda, un altro santo).
      Con i miei più cordiali saluti,
      MR

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  2. #Bonora Nicola   23 novembre 2015 at 2:55 pm

    Non so dove san Pio X parli di musica sacra e di liturgia se non nel motu proprio “Tra le sollecitudini”. Ora tale testo non è né magistero straordinario né ordinario, ma una disposizione disciplinare, che ha a suo fondamento, senz’altro, una dottrina. Afferma san Pio X: «E però di moto proprio e certa scienza pubblichiamo la presente Nostra Istruzione, alla quale, quasi a codice giuridico della musica sacra, vogliamo dalla pienezza della Nostra Autorità Apostolica sia data forza di legge, imponendone a tutti col presente Nostro Chirografo la più scrupolosa osservanza»: dunque un codice giuridico, non una proposizione dogmatica sulla musica sacra, imposto all’osservanza più scrupolosa. Il santo padre continua :« La classica polifonia assai bene si accosta al supremo modello di ogni musica sacra che è il canto gregoriano, e per questa ragione meritò di essere accolta insieme col canto gregoriano, nelle funzioni più solenni della Chiesa…». Con tutto il rispetto e la venerazione che ho per san Pio X, non posso non dire che la polifonia non è per nulla fedele al conto gregoriano. Infatti, mentre il canto gregoriano permette al massimo grado di rendere intellegibile la parola sacra, la polifonia, invece, crea confusione, rendendo incomprensibile all’orecchie dei fedeli, i quali, sempre secondo san Pio X, dovrebbero partecipare attivamente alla sacra Liturgia cantando in gregoriano, perfino un Kyrie eleison, non parliamo, poi, del Gloria o delle parti rimanenti dell’ordinario. La MIssa papae Marcelli è un ‘autentica opera d’arte, musica, ma certamente non permette l’attiva partecipazione dei fedeli, come auspicato, invece,da san Pio X. «La Chiesa ha sempre riconosciuto e favorito il progresso delle arti, ammettendo a servizio del culto tutto ciò che il genio ha saputo trovare di buono e di bello nel corso dei secoli, salve però sempre le leggi liturgiche. Per conseguenza la musica più moderna è pure ammessa in chiesa, offrendo anch’essa composizioni di tale bontà, serietà e gravità, che non sono per nulla indegne delle funzioni liturgiche.
    Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si
    dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di
    motivi adoperati in teatro […]. Fra i vari generi della musica moderna, quello che apparve meno acconcio ad accompagnare le funzioni del culto è lo stile teatrale, che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia. Esso per sua natura presenta la massima opposizione al canto gregoriano ed alla classica polifonia e però alla legge più importante di ogni buona musica sacra»: la musica moderna è dunque ammessa in Chiesa, ma non quella teatrale, cioè, immagino voglia dire san Pio X, quella del melodramma ottocentesco. Nonostante le affermazioni del sig. Rossi, di cui sopra, nel mp “Tra le sollecitudini” san Pio X non fa alcuna distinzione ontologica fra musica e musica, tra gregoriano e musica più moderna o melodrammatica. La sola distinzione, per quanto mi appare, è l’opportunità dell’uso dell’una o dell’altra musica a seconda della sua capacità di rendere Gloria a Dio e di edificare i fedeli. Io penso che se la musica è musica è sempre bella e può, in linea generale, servire alla Gloria di Dio ed all’edificazione dei fedeli. Certamente per alcuni fedeli sarà più edificante il gregoriano o la polifonia, per altri, invece, la musica più moderna o il melodramma. Quindi anche la musica di Bach e quella di Mozart possono essere utili all’edificazione dei fedeli ed alla maggior Gloria di Dio, anche se Bach era un luterano e Mozart un cattolico massone e un libertino. E’ bene o male suonare, non ballare, un valzer o una polca all’offertorio o all’elevazione? Credo che sia un bene. Hic quaestio non est de nominibus, sed de substantia. Proscrivere dalla chiesa un pezzo musicale perché scritto da un protestante o da un massone è bieco moralismo.
    Mi stia bene, sig. Rossi.

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    • #Mattia Rossi   23 novembre 2015 at 6:53 pm

      Lei considera un bene suonare un valzer o una polka all’offertorio o all’elevazione. Io – e, checché ne dica lei, san Pio X – crediamo di no.
      Stia bene anche lei, caro Bonora.

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      • #jeannedarc   23 novembre 2015 at 9:22 pm

        Nicola e Mattia sono due carissimi amici di Radio Spada oltre che nostri personali, e non desideriamo che vi siano gli screzi o i malintesi che internet, talora, può portare 🙂 pertanto ci tengo a chiarire che Mattia non è un austero moralista, e ancor meno Nicola è un… “liberale”! Rinnovo pertanto gli attestati di stima che entrambi meritano e invito a mantenere la pax Christi in regno Christi 😀 <3

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  3. #Bonora Nicola   23 novembre 2015 at 7:51 pm

    Carissimo sig. Rossi, Lei sembra non argomentare, infatti sostiene la Sua opinione sulla base del principio di autorità quod est infirmissimum in philosophia. Perciò a me non resta che cantare con Leporello : «Ho capito, signor, sì! Chino il capo e me ne vo,
    giacché piace a voi così, altre repliche non fo, no, no. Cavalier voi siete, già, dubitar non posso affè, me lo dice la bontà che volete aver per me».

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    • #jeannedarc   23 novembre 2015 at 9:22 pm

      Nicola e Mattia sono due carissimi amici di Radio Spada oltre che nostri personali, e non desideriamo che vi siano gli screzi o i malintesi che internet, talora, può portare 🙂 pertanto ci tengo a chiarire che Mattia non è un austero moralista, e ancor meno Nicola è un… “liberale”! Rinnovo pertanto gli attestati di stima che entrambi meritano e invito a mantenere la pax Christi in regno Christi 😀 <3

      ilaria

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    • #Mattia Rossi   24 novembre 2015 at 7:19 am

      Apprezzo la citazione melodrammatica: decisamente a tema 😀
      Un caro saluto, Nicola (e anche alla cara Ilaria),
      MR

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  4. #guelfonero   27 novembre 2015 at 4:58 pm

    Ringrazio Mattia Rossi che decora e arricchisce con la sua amicizia, ancora prima che con la sua preparazione, questo nostro sito.

    Piergiorgio Seveso

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  5. #lister   30 novembre 2015 at 10:11 am

    ” E’ bene o male suonare, non ballare, un valzer o una polca all’offertorio o all’elevazione? Credo che sia un bene. Hic quaestio non est de nominibus, sed de substantia. ”

    Beh, effettivamente, mette più allegria sentir cantare, a tempo di valzer, ” libiamo, libiamo ne’ lieti calici” che non ” Domine in simplicitate cordis mei” oppure “la donna è mobile qual piuma al vento” che non “tota pulchra es Maria”…
    Ah, no: siamo in Chiesa!
    😀

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