Il commissariamento dei FFI: un’analisi

FFI

di Gianluca Martone

Nel corso di queste ultime settimane, si sta discutendo molto delle nuove vicende legate al commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, in particolare in seguito alla pubblicazione di due video-inchieste della giornalista Amalia De Simone sul Corriere della Sera. In un recente editoriale, lo scrittore cattolico Maurice Blondet ha cosi analizzato questa intricata vicenda.

“Forse non tanti lettori ricordano chi sono i Francescani dell’Immacolata dal saio azzurro: questo ordine religioso nuovo (fondato negli anni ’70 da padre Stefano Manelli, ancora vivente) col proposito di vivere radicalmente la “regola” di San Francesco d’Assisi e una speciale offerta di sé all’Immacolata – secondo la specifica ascetica di padre Kolbe, morto martire ad Auschwitz offrendosi di sostituire un condannato a morte padre di famiglia. Questa strada severa ha richiamato un gran numero di vocazioni: 800 frati e suore, mentre gli altri ordini religiosi sono ormai vuoti e radi. Ora, sono ormai oltre due anni che questo folto gruppo di anime, fra cui molti sacerdoti, e laici terziari, è oppresso e perseguitato. Sottoposto a commissariamento, il fondatore allontanato e praticamente agli arresti, i frati sacerdoti (mani consacrate) molti sospesi a divinis, tutti col divieto persino di cercare di lasciare l’ordine per cercare di diventare normali preti diocesani; i pochi vescovi che hanno accettato di incardinarli sono stati a loro volta commissariati: è accaduto al vescovo di Albenga che ne aveva accolto tre (in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali) . Troppo severo, troppo tradizionalista (Messa in latino)? Non si sa, perché un’accusa precisa non è stata mai formulata nelle forme dovute in tal modo, essi non possono difendersi. A mezza bocca, nelle stanze del potere si è farfugliato di mancanza di “sensus Ecclesiae”, in pratica li si accuserebbe di non essere entusiasti del Concilio Vaticano II. Ogni critica all’idolo comporta i fulmini di una gerarchia che, per il resto, è di manica larghissima sui vizi propri.  Fatto sta che si sono lasciate correre calunnie sui supposti tesori finanziari di padre Manelli (un novantenne) e sul come palpasse le sue suorine (un novantenne!); la Magistratura, che mai manca di obbedire a certi ordini, ha mandato la Finanza a sequestrare milioni di euro che sarebbero stati l’occulto tesoro dei Francescani azzurri; poi restituiti ai proprietari, perché qui beni non sono mai stati di proprietà dei francescani dell’Immacolata, ma dei benefattori e familiari che spontaneamente danno per mantenere le centinaia di frati e suore. La certezza che i Francescani nascondessero un mare di soldi ha indotto i persecutori, nel decreto di commissariamento, a stipendiare il Commissario persecutore e “l’onorario per il loro servizio” ai “collaboratori da lui eventualmente nominati”. Una imposizione che, come ebbe a scrivere il caro Mario Palmaro, “evoca l’uso dei regimi totalitari di addebitare ai familiari dei condannati il costo delle pallottole usate per l’esecuzione”,

Nel corso del suo interessante articolo, Blondet si è soffermato su diversi aspetti alquanto inquietanti della vicenda del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata.

“Il secondo firmatario del decreto di persecuzione, il segretario della Commissione per gli Istituti di Vita Consacrata (il ministero competente), elevato a quella poltrona personalmente da Papa Francesco di cui gode la piena fiducia – il “francescano” José Rodriguez Carballo – è poi stato travolto da uno scandalo finanziario con tanti di sequestri di milioni di euro da parte della magistratura svizzera, ai danni dell’ordine dei Frati Minori, pieni di quattrini, in una vicenda di “investimenti” speculativi da finanza allegra e gestione di un albergo di lusso a Roma. Quanto al primo firmatario, il cardinale Joao Braz de Aviz, di Brasilia, è un seguace della teologia della liberazione ed è noto al suo paese per aver tenuto la relazione introduttiva al Primo Forum Spirituale Mondiale, insieme ai rappresentanti di società spiritiste, teosofiche e massoniche, dove si è lanciato il progetto di una religione planetaria unificata. Il Papa ha voluto lui alla carica di Prefetto della detta Congregazione che controlla i religiosi, ossia di ministro del competente ministero. Ad un certo punto, il commissario mandato a sopprimerli, padre Fidenzio Volpi, troppo zelante persecutore, defunge. D’improvviso. Che vi sia qui un “signum Dei” lo credono soprattutto in Vaticano, al punto che per qualche giorno la ferale notizia vien tenuta nascosta come se fosse imbarazzante, anzi sul sito dei Francescani dell’Immacolata (i prigionieri) si fa’ pubblicare un comunicato, a firma del defunto, dove padre Volpi in persona comunica: “Ho già lasciato l’Ospedale in cui ero ricoverato ed ho iniziato la mia convalescenza. Ho già riassunto il pieno esercizio delle funzioni di governo”. Invece Padre Volpi era già morto di ictus da giorni. Si sperava che dopo la scomparsa del Volpi si alleviasse la persecuzione. Sono stati invece nominati tre commissari nuovi, con l’incarico di aggravare implacabilmente l’oppressione dei poveri francescani azzurri, delle suore e dei terziari. Lo si desume dall’incontro che uno dei commissari, Sabino Ardito, ha voluto avere coi Francescani dell’Immacolata – in pratica, coi superiori dei conventi e dei loro organismi – il 28 settembre. L’incontro doveva essere segreto. Da qualcuno che c’era, si son potuti ricavare per sommi capi gli ordini che l’Ardito ha impartito:

1 – E’ stato comunicato che non sarà concesso a nessuno di loro di lasciare l’ordine per operare, ad esempio, come sacerdoti  secolari incardinati in qualche diocesi;  potranno andarsene solo per essere ridotti allo stato laicale (cosa che implica una decisione del papa diretta) e sposarsi.  Insomma è vietato loro sia agire nell’ordine fondato da padre Manelli, sia di uscirne: li hanno chiusi in una gabbia. A che scopo? “Per rieducarli”, ipotizza un amico. Come faceva Pol Pot? Qualcuno ritiene che una simile decisione sia contraria al diritto canonico. Non so giudicare. Mi sembra di giudicare una volontà persecutoria certa e crudele. 2 – Dovranno strapparsi la “medaglietta miracolosa” che portano cucita sul saio (una particolarità degli Azzurri). La motivazione data dal commissario: “Se no, qualcuno potrebbe pensare che è davvero miracolosa”. “Medaglietta Miracolosa” la chiamò la Vergine, la quale apparve nel 1830 a suor (oggi santa) Caterina Labourè a Rue du Bac a Parigi. La Madonna le descrisse esattamente quali immagini e simboli dovessero apparire nel recto e nel verso, e promise molte grazie a chi la indossasse. L’ebreo Ratisbonne attribuì la sua (celebre) conversione a questa medaglietta. Madre Teresa e le sue suore ne hanno tenuto decine in tasca (sono povere cose di alluminio) e le danno a tutti, a chiunque. Ma in Vaticano pare scandalo che si abbia sul saio questa medaglietta. Potrebbe far credere che sia davvero miracolosa, che vergognosa superstizione.

3 – Dovranno spogliarsi del saio quando si coricano. Evidentemente, i FdI avevano ripreso l’uso antichissimo di San Francesco di dormire vestito del saio ruvido, per penitenza e castità. Capisco che al nostro mondo sembri strano. Ma lo faceva anche Padre Pio. 4 – Dovranno cancellare dai loro statuti il “Voto Mariano”.  “Voto Mariano” fu quello che padre Massimiliano Kolbe adottò per sé – di totale dedizione a Maria, fino alla morte, in aggiunta ai voti francescani (povertà, obbedienza, castità). E’ un atto di abnegazione eroica straordinaria. E’ anche l’anima e il fondamento specifico dell’ordine fondato da padre Manelli. 5 E’ stato  infine loro intimato di non parlare più e non fare più riferimento a San Massimiliano Kolbe. Un sopruso feroce ed assurdo. Spiegabile solo con un odium theologicum verso il martire polacco, il suo esempio, la chiamata soprannaturale all’eroismo, e un “odium ideologicum” con un padre Kolbe campione della polemica anti-massonica ed anti-giudaica. Ora, come reagiscono i FdI? Disobbediscono, essendo essi secondo l’accusa nemici del Concilio? Si rivoltano come fece monsignor Lefevre? Rifiutano di assoggettarsi ad una così evidente e malvagia usurpazione? No, nient’affatto. I frati e le suore che restano fedeli a padre Manelli, il fondatore prigioniero, affermano di stare accettando questa persecuzione per offrirla per il bene della Chiesa e la fine della crisi che la devasta.Insomma sono fedelissimi nell’obbedienza. Eroicamente fedeli. Agnelli fra le mani del macellaio”.

In un interessante articolo scritto da Maddalena Capobianco e pubblicato su Riscossa Cristiana, sono esaminati in modo attento le accuse mosse nei riguardi delle Suore Francescane dell’Immacolata e di Padre Stefano Maria Manelli, cofondatore dei Francescani dell’Immacolata, Istituto di diritto pontificio, approvato da San Giovanni Paolo II, con sede principale a Frigento (Avellino).

“L’iniquo gioco dei mass media e del giornalismo è evidente in questo orrendo “sbatti il mostro in prima pagina”, privo di qualsiasi verifica oggettiva dei fatti, che coinvolge peraltro un istituto religioso composto da circa 400 giovani religiose, che si sono viste improvvisamente trattate come fanatiche, plagiate e addirittura prostitute. Coloro che, come la giornalista Amalia de Simone del Corriere della Sera, sembrano tanto rispettosi dei diritti civili, non credono sia opportuno tutelare il diritto alla riservatezza e alla dignità di queste giovani religiose e delle loro famiglie, anziché lasciarsi andare a scoop su fatti non verificati e sotto inchiesta? 1)     Ci sarebbe da domandarsi come mai una ex-suora, uscita dall’istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata da parecchi anni, solo oggi decida di vuotare il sacco. Dice di farlo per amore per quelle consorelle che vede ancora “prigioniere” nei Lager-convento delle Suore dell’Immacolata. Non avrebbe allora potuto farlo subito, se questa è la vera ragione che la spingeva a farlo? Non avrebbe subito dovuto sporgere denuncia alle legittime autorità anziché aspettare così tanti anni. Non è che qualcuno abbia ben ben soffiato sul fuoco al momento giusto (forse con qualche mezzo ulteriore)? Non è che magari quegli stessi che hanno già distrutto dall’interno il ramo maschile dell’istituto ora si sfogano sulle suore, ree di non aver seguito il tracollo dei Frati e di voler rimanere fedeli al loro carisma? 2) La questione del documento di sangue, spacciato come una promessa di sangue al fondatore, ha poi del ridicolo. Innanzitutto a chi abbia la minima conoscenza di vita religiosa appare chiaro come quella formula scritta sul retro dell’immagine religiosa sia la formula di professione di voti (cioè dei voti di obbedienza, povertà e castità) alla Chiesa, e non al fondatore: ciò non è un’esclusiva torbida e misteriosa delle Suore Francescane dell’Immacolata e nemmeno, come maliziosamente dice la de Simone, un rito mafioso, bensì ciò che praticano tutte le religiose in tutto il mondo! Né si tratta di una formula dettata da padre Manelli, bensì della formula prescritta dalle Costituzioni dell’istituto religioso, approvate dalla Chiesa. A conferma di ciò in basso compare la formula con cui chi è autorizzato a farlo, in questo caso padre Manelli, accetta i voti religiosi in nome della Chiesa: “E io in nome della Chiesa e dell’Istituto ricevo i tuoi voti e se osserverai tutte queste cose ti prometto, da parte di Dio, la vita eterna”.

Mente e annebbia la verità quindi l’ex suora quando presenta questa come un voto di obbedienza alla persona del fondatore, anziché ammettere che sia semplicemente la formula di professione religiosa con cui si era consacrata a Dio. 3)  E’ peraltro stupido poi mascherare la voce e la faccia dell’ex-suora se poi si mostra chiaramente la sua firma col nome religioso, perché in tal modo chiunque l’abbia conosciuta da suora può sapere chi è! 4) Il fatto che sia scritto con il sangue (se così è realmente) poi non dimostra nulla: il siglare col sangue una promessa può significare icasticamente l’impegno totale con cui la si vuole vivere e la volontà di perseverarvi sino alla fine, sino alla morte e persino a quello che ogni cristiano dovrebbe proporsi come traguardo, il martirio per Cristo. Se dunque tale segno esteriore vuole rappresentare questa realtà interiore non troviamo nulla di male in questo uso, certo per noi un po’ strano e “barocco”, ma che ricorda il voto di sangue all’Immacolata con cui molti uomini, e persino dei santi, promisero tra il ‘500 e l’ ‘800 di voler difendere l’Immacolato Concepimento di Maria, prima che questo venisse proclamato dogmaticamente. Non pare peraltro una pratica particolarmente sadica e dolorosa e, se l’ex-suora lo ha fatto volontariamente e liberamente (e il contrario sarebbe da dimostrare) non ci pare ci sia nulla di scandaloso: molto più doloroso e sadico altrimenti dovrebbe essere un’iniezione all’ospedale o un tatuaggio. Se poi l’ex-suora vuole raccontarci che da 22 anni porta sul dito il segno di una puntura di ago, sinceramente ci sarebbe dubitare della buona fede o della salute mentale di questa. Se infatti potessimo credere a questo sarebbe la nostra salute mentale a essere problematica!  5)  Chi entra in un ordine religioso vi deve entrare liberamente ma, una volta che ha deciso liberamente di entrarvi, deve vivere quella forma di vita che ha abbracciato. Tra gli aspetti che ogni vita religiosa comporta, e quella francescana in particolare, vi è quello della penitenza. Chi vuole vivere da religioso è tenuto più degli altri a seguire le parole di Cristo e le sue prime parole,  così come registrate nel Vangelo, sono: “Convertitevi e fate penitenza” (Mc 1, 15). Dato che l’uomo è fatto di anima e di corpo, non basta mortificare la propria parte spirituale ma si devono praticare anche forme di penitenza corporale: la Chiesa, con il digiuno prescritto e obbligatorio, ci impone delle forme di penitenza corporale.

Nella tradizione religiosa, e soprattutto in quella francescana (l’ordine dei penitenti), la penitenza corporale ha assunto anche aspetti forse poco digeribili per la moderna mentalità edonistica, come l’uso del cilizio, la flagellazione, ecc. Tali pratiche penitenziali non sono un orrido rimasuglio medievale, ma un perenne tesoro a cui quasi tutti i santi hanno attinto, persino quelli apparentemente più delicati e spirituali. Scrive il beato Tommaso da Celano su san Francesco: “soggiogava il suo corpo, assolutamente innocente, con flagelli e privazioni e gli moltiplicava le percosse senza motivo. Infatti il calore dello spirito aveva talmente affinato il corpo, che come l’anima aveva sete di Dio, così ne era sitibonda in molteplici modi anche la sua carne santissima” (2 Cel, 129; FF 713). San Massimiliano Maria Kolbe poi mise tra i punti fondamentali della  riforma del francescanesimo quello di reintrodurre la pratica obbligatoria della disciplina, ovvero della flagellazione, per la santificazione personale e per la salvezza delle anime. Niente di spaventoso dunque, niente di straordinario, ma ciò che i religiosi hanno sempre fatto e ciò che lo stesso Concilio Vaticano II raccomanda: “ . Certo ciò che è normale in un convento, trascinato fuori dal silenzio dei chiostri per essere esposto al ludibrio delle telecamere di una giornalista d’inchiesta digiuna di cattolicesimo diventa “scandalo e stoltezza”, lo stesso scandalo e stoltezza di Gesù Crocifisso (1Cor 1, 23). Solo attraverso lo scandalo e la stoltezza della Croce però Gesù ha salvato tutti gli uomini, tutti gli uomini… persino la giornalista d’inchiesta e l’ex-suora. 6)   L’altra ex-suora, coadiuvata dalle maliziose domande della giornalista, tenta di presentare padre Stefano Maria Manelli e l’intero ordine dei Francescani dell’Immacolata come dei fanatici masochisti, intenti a trovare e sperimentare nuove sofferenze. In particolare l’ex-suora sembra voler sottolineare la follia di accostare tali pratiche masochiste all’amore per Dio e per Nostro Signore. In realtà è lo stesso Magistero pontificio a ricordarci che tutte le pratiche penitenziali “hanno come termine l’amore”, come dice la Paenitemini di Paolo VI, e vanno fatte quindi non come una sfida alla propria resistenza fisica o come una prova di resistenza stoica al dolore, bensì con amore e per amore, l’amore di Dio e l’amore delle anime. Come diceva santa Angela da Foligno la via direttissima è quella “di amare e soffrire per amore”.

L’ex-suora invece dipinge a tinte fosche, con i toni di un romanzo gotico dell’800, quella che è la realtà luminosa della vita immolata e dedicata a Dio, offendendo la scelta di molte consorelle di continuare a vivere nell’istituto ed essere felici in esso, nonostante tutti i sacrifici umani che comporta tale scelta. 7)  Peraltro il nerbo della questione è questo: decidendo liberamente di vivere nell’istituto le suore accettano anche le pratiche penitenziali stabilite, sul cui significato vengono debitamente istruite. Penitenze ulteriori sono da loro liberamente decise. Quindi la questione è: l’ex-suora è stata costretta oppure ha fatto liberamente tali penitenze? Se le ha scelte liberamente – il contrario sarebbe strano e tutto da dimostrare – perché ora se ne lamenta? Purtroppo a volte sembra che dietro a queste parole si nasconda il risentimento determinato dal proprio personale fallimento: dopo aver liberamente vergato col sangue la propria consacrazione a Dio ed essersi liberamente marchiata il cristogramma sul petto, si è tornati indietro! Purtroppo… 8)  In ultima analisi – con le poche e laconiche parole che meritano tali insinuazioni – le accuse più pesanti riguardano i presunti casi di abusi sessuali, fino all’istigazione alla prostituzione. Riflettiamo un attimo: una ragazza vuole consacrare a Dio la propria verginità e sceglie un istituto religioso nel quale vivere la sua sponsalità con Cristo. Ora, anziché preservare la loro castità, le superiore e il fondatore mandano queste spose di Cristo a concedersi liberamente alla libidine di un benefattore, pronto a versare molti soldi. Attenzione bene… soldi di cui queste molte ragazze (come dice l’ex-suora) non vedranno nemmeno l’ombra, in quanto per sua stessa ammissione, l’ex-suora afferma che queste fanno una vitaccia e mangiano cibo scaduto. Ma vi sembra razionalmente possibile tutto ciò? Nemmeno una prostituta di professione accetterebbe tali condizioni, figuriamoci una ragazza, magari proveniente da famiglia abbiente, educata ai principi cattolici. Peraltro poi è credibile che di tutte queste suore dedite ad una moderna forma di ierodulia solo una, dopo 15 anni circa, si sia ribellata al sistema iniquo… E questi soldi che fine farebbero: padre Stefano ha sempre vissuto in convento, assimilandosi in tutto alla vita dei confratelli, e tutt’oggi vive, ospite, in una cella di forse 5 metri quadrati! Dunque è pensabile che per sostenere le missioni e l’apostolato che le fa faticare molto, le stesse suore andrebbero a prostituirsi dai benefattori?”.

In una recente intervista rilasciata in esclusiva a “Mezzogiorno Quotidiano”, l’Avv. Enrico Tuccillo, legale di Padre Stefano Maria Manelli, ha affermato.

“I tempi, le modalità e le caratteristiche monotone di queste accuse confermano il sospetto di un programma calunnioso non fondato su fatti reali, finalizzato al raggiungimento di obiettivi destabilizzanti ed anti cristiani! Volti nascosti, nomi oscurati, siti anonimi non caratterizzano chi annuncia la verità ma chi vuole nasconderla! A parte il ridicolo della mostra di una cicatrice di 23 anni fa,causata da una puntura di un ago. Quanto ai giri di danaro chissà che proprio questo elemento, assimilato da Francesco d’Assisi allo”sterco di un asino” non sia uno dei principali obbiettivi delle reiterate accuse. I frati e le suore dell’Immacolata sembrano oggetto di un vero e proprio attentato che cerca di minarne l’identità. Lo stesso Papa – ho letto recentemente- avrebbe accennato ad una persecuzione da Lui definita ” diabolica “. A noi difensori compete di difendere l’Istituto, confermato da San Giovanni Paolo II, in sede penale e civile. Ed allo stato e’ a dire che la Magistratura giudicante ha respinto tutti i provvedimenti richiesti dall’avvocato della Congregazione per i religiosi, non riconoscendo validi gli elementi da questi allegati. Nella settimana anche il Tribunale civile si è pronunciato in tal senso! Ed infine aspettiamo fiduciosi l’esito del ricorso in Cassazione presentato dal difensore perdente. Caro Martone, come abbiamo riflettuto con Padre Stefano e la Generale, anche Lei sollevata dalla Commissaria recentemente nominata, ci troviamo nel mezzo di una terribile guerra tra luce e tenebre che mi piacerebbe di definire così:” I Figli dell’Immacolata aggrediti dalle potenze delle tenebre “. Se così è possiamo rasserenarci tutti. C’è solo un problema di tempo: arriverà la luce e non vi sarà più tenebra!”.

In un eccezionale editoriale pubblicato lo scorso 24 marzo sulla “Nuova Bussola Quotidiana”, Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara- Comacchio affermò.

Come ci insegna la testimonianza dei pastori nel passato grande della Chiesa cattolica, non ci rimane altro che affidare di nuovo, sempre di nuovo, la vita al Signore Gesù Cristo, perché la salvezza dell’uomo oggi come sempre è nel riconoscimento che Egli è presente. Abita in mezzo a noi nel suo popolo; e se Lo seguiamo, nel suo popolo avviene la trasformazione dell’intelligenza e del cuore. Ma subito dopo il riconoscimento di Cristo, il nostro popolo da secoli ha pregato Sua Madre perché Sua Madre è l’unica che può aiutare Chiesa e società a non essere travolta dalla valanga del male che in certi momenti sembra indomabile”.

Queste parole rappresentino un forte invito per i frati a credere che, dopo il buio di questa vicenda, splenderà la luce di Cristo e di Maria. Questa è la nostra Speranza, questa è la nostra Fede!

 

 

9 Commenti a "Il commissariamento dei FFI: un’analisi"

  1. #bbruno   26 novembre 2015 at 6:04 pm

    ma una Santa Ribellione a questo Sommo Impostore, una Sconfessione aperta di questa Falsa Chiesa Cattolica, a quando??? Chi sono costoro per Commissariare chi? In qualità di eretici conclamati, QUESTI sono FUORI della Chiesa: la loro Autorità è inesistente: leggete il Diritto canonico della Chiesa, il CJC del 1917. COMMISSARIAMO loro, SMASCHERANDOLI E NON TENENDONE MINIMAMENTE CONTO! (intanto se fossi in questi Frati, sai quante messe di San Pio V direi? E perfettamente Ex authoritate Summi Pontificis et in spiritu oboedientiae Vicario Christi!!

    • #Alessio   26 novembre 2015 at 9:23 pm

      Giustissimo!
      E poi come sarebbe “commissariare”? Il celeberrimo “chi sono io per giudicare” in questo caso non vale? Pare di no : in effetti, i Francescani dell’Immacolata non sono politicamente corretti e istituzionalmente appoggiati come i pederasti, quindi possono essere giudicati tranquillamente! E chi li giudica fa di tutto per inventare una pagliuzza nel loro occhio senza vedere la sequoia nel suo.

      • #Annalisa Lucchetti   27 novembre 2015 at 3:21 pm

        Condivido,in TOTO e toto Corde le risposte di bbruno ed Alessio

  2. #lucaguzzardi1969luca   28 novembre 2015 at 6:16 am

    Vi prego di essere molto molto più concisi nel testo, troppo lungo, anche i più pazienti avrebbero difficoltà a finire la lettura. Impariamo dai nemici l’arte mediatica. Per il resto condivido.

  3. #ale   30 novembre 2015 at 8:07 pm

    “potranno andarsene solo per essere ridotti allo stato laicale (cosa che implica una decisione del papa diretta) e sposarsi”

    E di grazia, qualcuno sa se i matrimoni saranno pure combinati, magari con qualcuno di non cattolico(così tanto per variare le angherie che stanno subendo)? Non capisco: manco possono rimanere dei laici celibi? Credo che l’articolista abbia sbagliato mettendo una “e” al posto di una “o”, altrimenti i parenti avrebbero il sacrosanto diritto di prendere il sedicente papa a calci là dove non batte il sole e, nel caso avessero bisogno di manforte, mi rendo disponibilissimo! Non se ne può più! Il fumo di Satana che quel demonio di montini aveva “scoperto”, questi qui se lo sono fumato e lo stanno pure smerciando all’ingrosso! Roba da pazzi!

  4. #bbruno   30 novembre 2015 at 9:27 pm

    ma l’assatanato papa bergoglio può distruggere anche i loro conventi? Può tagliare loro i viveri?
    Può ordinare una spedizione di guardie svizzere per impedire loro di dire e ascoltare la Messa Cattolica? Non sanno che un ‘clericus’ che venga meno alla fede cattolica ( e questo qui nemmeno un’ idea di fede cristiana ha ) ipso facto perde ogni autorità??? Dice infatti il can.188 al comma 4:

    “Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia
    vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus… A fide catholica publice defecerit”.

    Capito? Questi officia VACANT, ipso facto et sine ulla declaratione ( che cavolo di idea è quella che ci vorrebbe un altro papa o concilio per decretare cosa???). Allora fraticelli miei e suorine, un po’ di palle, e mandatelo a quel paese questo Imbroglio Imbiancato, magari in Africa, nella bidonville, dove diceva di sentirsi a casa sua , ma eccolo di nuovo a Roma, il furbino, pronto a nuove pagliacciate, per l’ onore della madre chiesa framassonica…)

    • #Alessio   3 dicembre 2015 at 8:10 pm

      Tutto giusto, ma parli di palle? Nell’occidente democratico? Ormai trovare chi ne abbia un po’ è diventata un’impresa, e l’ambito cattolico non fa certo eccezione. Palle… un cattolico con le palle, specie se del clero, viene giudicato ufficialmente un nemico del dialogo, un estremista, un cattivo.
      Quanti cattolici conosci, tradizionalisti o no, che se vedono una bestemmia scritta su un muro da qualche lercio da centro sociale prendono una bomboletta e la cancellano? Molto pochi, suppongo ; e cancellare una scritta non può certo dirsi una dimostrazione di palle. In questo stesso sito si parla di gente che non recita un Rosario antiabortista solo perchè qualche fetente compagno del Comune o della Prefettura glielo ha proibito (proibito! Che ridere!) e che a un lurido blasfemo si permette di giocare impunemente con delle ostie, consacrate o no, per fare i suoi obbrobri… dove sono più le palle?
      Comunque sia, dopo aver ascoltato di nullità che vorrebbero rinunciare al Natale per non infastidire i barba fà piacere un discorso come il tuo, per un po’ utopico che sia almeno per ora.

      • #Diego   3 dicembre 2015 at 10:36 pm

        Splendido commento!

  5. #Catholicus   2 dicembre 2015 at 9:37 pm

    Sono perfettamente d’accordo con Bruno e Alessio. Purtroppo temo che questi frati e suore non attetreranno di un passo dalla loro attuale posizione: antepongono la falsa obbedienza al servizio (pubblica testimonianza) alla Verità tutta intera, a discapito delle molte anime che vedono in loro una guida sicura. Sfortunatamente non lo sono più, essendo diventati taciti conniventi con il Male, con gli Apostati, essendosi sottomessi alla loro spocchia livorosa, alla loro saccenteria arrogante, al loro odio ancestrale per tutto ciò che ancora odora ci sana dottrina cattolica. non vogliono ammettere pubblicamente chhe questi falsi pastori, questi gerarchi preferiscono il male ed il peccato, che non chiamano più così, camuffandolo da condivisione misericordiosa, mentre accusano di fanatismo integralista chi osa ancora ammonire, invitare i peccatori impenitenti al pentimento, al ravvedimento operoso ed al cambiamento di vita.