Il velo delle donne in Chiesa. Motivi e un invito.

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di don A. M. Morselli

Il Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva alle donne di tenere il capo coperto in Chiesa, soprattutto al momento della Santa Comunione.

Nel nuovo Codice non c’è traccia di questa disposizione e ormai questa antica e venerabile usanza è caduta nel dimenticatoio; eppure essa era fondata su una disposizione dello stesso Apostolo San Paolo.

Ma, tra l’esegesi razionalista moderna, che tende a storicizzare tutte le disposizioni particolari (“roba d’altri tempi…”), e il famigerato luogo comune per cui “l’uomo di oggi” non sarebbe più in grado di capire certe cose, anche la consuetudine, per le donne, di coprire il capo in chiesa, è andata perduta.
Per non parlare poi di molte suore, che, un tempo ben vestite (chi non ricorda i cappelloni delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli?), oggi espongono il ciuffo, per andar di pari passo con chi ha gettato tonaca e colletto bianco alle ortiche (e qui, visti i magrissimi risultati estetici, avendo tolto il velo, c’è assai spesso da stenderne subito un altro, questa volta pietoso, come si suol dire).

Ma guai se ci limitassimo a rimpiangere i tesori che ci hanno scippato: dobbiamo cercare, con l’aiuto della Madonna, anche per questo caso, le ragioni della Tradizione: e allora leggiamo le parole dell’Apostolo, e vediamo come alcuni Padri della Chiesa le hanno interpretate.

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Dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi: [11,3] “Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. [4] Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5] Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. [6] Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.[7] L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. [8] E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; [9] né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. [10]Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [11] Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; [12] come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. [13] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? [14] Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, [15] mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. [16] Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio”.

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Da questo brano, noi possiamo ben comprendere i motivi per cui S. Paolo consiglia alle donne di tenere il capo coperto durante le azioni liturgiche. I motivi sono, essenzialmente, quattro:
1) La simbologia delle nozze tra Cristo e la natura umana. In chiesa, durante la liturgia, l’uomo e la donna non rappresentano solo se stessi, ma l’uomo – ogni uomo – rappresenta Cristo, lo Sposo: la donna rappresenta il genere umano, la natura umana sposa del Verbo. Possiamo comprendere ciò considerando la natura sponsale della fede (Ti sposerò nella fede e tu conoscerai il Signore – Os 2,22), il contesto generale della liturgia (l’atmosfera in cui la fede è esercitata nel modo più perfetto) e l’esplicito richiamo alle nozze di S. Paolo: E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo – 1 Cor 11, 8-9. Cristo sta all’uomo (maschio e femmina) come l’uomo sta alla donna. Inoltre l’uomo, diversamente dalla donna, è “immagine e gloria di Dio”, non per se stesso, ma in quanto rappresenta Cristo: perciò egli non può stare con il capo coperto, perché in questo modo egli “disonora il suo capo” (11,4) il suo proprio rappresentare Cristo: un uomo con il capo coperto non rappresenta bene Cristo, così una donna con il capo scoperto, non rappresenta bene la natura umana e la Chiesa sposa di Cristo. In questo senso Tertulliano dice: “Poiché io sono l’immagine del creatore, non c’è posto in me per un altro capo (che non sia Cristo)” (Contro Marcione, V, 8, 1).
2) Un segno della sottomissione a Cristo. Una donna con il capo coperto dal velo, ricorda a tutti coloro che sono in chiesa che la natura umana è sposa di Cristo: perciò la donna, in quanto rappresenta la natura umana, deve avere un segno della sua dipendenza sul suo capo (1 Cor 11,10): questo segno della dipendenza è il segno dell’autorità di Cristo nei confronti della sua Sposa, la natura umana. Perciò il Concilio Gangrense chiama il velo memoriale, ricordo della sottomissione. S. Giovanni Crisostomo lo chiama insegna della sottomissione; Tertulliano giogo della sua umiltà (cf. Cornelius a Lapide, ad loc.).

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3) Il rispetto del perfetto equilibrio del cosmo. L’edificio della chiesa rappresenta il cosmo, ricolmato della gloria di Dio, specialmente durante la celebrazione della S.Messa (I cieli e la terra sono pieni della tua gloria…). Il cosmo è perfettamente ordinato (Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso – Sap 11,20). Nessuno può dimenticare la presenza, all’interno della chiesa-cosmo, della gerarchia celeste, perfettamente ordinata (Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa… – Eb 12,22). Non è quindi conveniente che in un cosmo perfettamente ordinato qual è la celebrazione liturgica, la ordinata relazione tra Cristo-Sposo e Chiesa-Sposa – la particolare relazione che la celebrazione liturgica ricrea nel modo più perfetto -, non sia mostrata (Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli – 1 Cor 11,10).
4) Un segno naturale di umiltà. Ultimo aspetto, ma non di minore importanza: “Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo” (1 Cor 11, 14-15).

 

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Fonte [ex multis]

 


Leggi anche le nostre Riflessioni circa la piena reintroduzione del velo cattolico (con video e immagini)

 

 

17 Commenti a "Il velo delle donne in Chiesa. Motivi e un invito."

  1. #Matteo   13 novembre 2015 at 11:12 am

    Ogni volta che vedo in chiesa una donna col velo, vedo la bellezza, vedo la devozione, vedo la forma che fa rifulgere la sostanza, vedo la femminilità nel suo specifico risplendere in bambine, ragazze, mamme e nonne, giovani anziane, vedo lo sguardo tenero di Maria Immacolata filtrare attraverso quei ricami e merletti che ne sono veste e cornice.

    Vedere ancora oggi qualche donna velata in Chiesa mi riempie di gioia serena e di speranza risvegliata.

    Grazie a tutte voi signorine e signore, bambine e vegliarde che col vostro umile coraggio e la vostra
    bellezza d’animo preservate e rinnovate per tutti noi questo dono sublime che in realtà è il vostro grande privilegio.

    A noi spetta il capo scoperto, a voi il velo doppio delle chiome e dei ricami come si conviene ai veri tesori.

  2. #bbruno   13 novembre 2015 at 11:40 am

    ci sono ancora chiese dove si possono vedere donne col velo, soprattutto bambine ragazze e mamme? Io fino a quando sono andato in chiesa per una liturgia del nuovo conio, mi colpivano ragazze ben attillate in jeans fare le letture, con bella chioma in vista, fresca di parrucchiera, o donne , d’estate, talmente strette nelle loro ridotte coperture, mostrare facilmente, al minimo movimento verso il basso, le loro parti un tempo chiamate pudende…Ma tant’é, in una chiesa senza più fede cattolica – o senza più religione ( anche Battiato è arrivato a dire che ‘sto papa parla di tutto fuorché di Dio – tra un po’ lo sentiremo intervenire sui piercing all’ ombelico e sui tattuaggi…) – che meraviglia è che non ci sia più nessun segno della fede apostolica???

  3. #martha   13 novembre 2015 at 2:59 pm

    Vorrei porre una domanda : io indosso piuttosto il cappello. Il codice prescrive il ‘capo coperto’. Purtuttavia, il velo esprime ottimamente la simbologia sponsale e universale della donna. Devo, dunque, procurare di abbandonare quest’abitudine? Grazie!!

    • #Matteo   13 novembre 2015 at 5:42 pm

      A me le donne col velo piacciono molto quelle col cappello invece no.
      Maria Immacolata
      non porta certo cappelli.
      Ad ogni modo è meglio che nulla.
      Si regoli come crede, io esprimo solo il mio pensiero e sono convinto che col velo starebbe molto meglio.

  4. #martha   13 novembre 2015 at 6:17 pm

    La ringrazio per il Suo commento. Mi permetto tuttavia una postilla ed una critica alla metodologia della Sua risposta. Non avevo posta la domanda col fine di ‘piacere a’ ; sul piano della Fede questo equivale a soggettivismo. Volevo sapere se ‘oggettivamente’ questa fosse un’abitudine intrinsecamente deplorabile, conto tenuto del fatto che storicamente la veletta si è diffusa recentemente e che ci siano state varie mode relative ai copricapo femminili (da cui, credo, derivi l’asserzione neutra di ‘tener coperto il capo’ nel codice pio-benedettino).

    • #jeannedarc   13 novembre 2015 at 7:00 pm

      che io sappia è uguale, magari se si hanno capelli lunghi fino alle cosce il cappello copre poco, tutto qui 😀

      • #martha   13 novembre 2015 at 9:07 pm

        Infatti è una riflessione che faccio frequentemente. Ho i capelli molto lunghi e quindi li inserisco nel berrettino, un po’ alla rinascimentale diciamo, perché a volte mi pare che il velo non copra sufficientemente i capelli e li renda troppo in vista. Tra l’altro – ma la questione è tutta personale – a volte ho visto esagerazioni che, perdonate il mio poco coraggio, mi hanno un po’ avvilita : veli con ricamo abbinato alle calze, foulard patriottici alla nonna che buttano nella spazzatura una graziosa e sana femminilità. Leggendo l’articolo, molto illuminante, mi rendo conto tuttavia che la simbologia del velo in quanto sigillo sponsale ha davvero un valore importante, mentre personalmente io davo molta più rilevanza al nascondere i capelli – che in ogni donna rappresentano la beltà – in rispetto alla bellezza del Santo Sacrificio. Grazie! 🙂

  5. #ritabettaglio   13 novembre 2015 at 7:15 pm

    Ho 49 anni ed ho scoperto l’uso del velo muliebre solo frequentando la Messa antica. Da allora mi sono informata e ne ho conosciuto ed apprezzato il significato. Ora lo porto anche alla Messa quotidiana in Novus Ordo. Sono l’unica della mia parrocchia a indossarlo, ma molte persone anziane mi hanno fermato con interesse. Sono anche l’unica che fa la S. Comunione in ginocchio e tutti mi guardano. Immagino che alcuni cattolici ‘adulti’ mi commiserino per questo e perchè durante la Messa, specie il tempo dell’omelia, recito il Rosario.

  6. #giuseppina coppotelli   13 novembre 2015 at 9:02 pm

    Ritabettaglio, recitare il Santo Rosario durante l’omelia non è proprio indicato,, per questa pratica religiosa si dedica altro tempo. L’omelia fa parte della celebrazione della Santa Messa, e va ascoltata attentamente, perché il celebrante in quel momento ci dice proprio quello che Dio ci vuole dire e che noi dobbiamo mettere in pratica, se vogliamo raggiungere la salvezza

    • #bbruno   13 novembre 2015 at 9:49 pm

      a me invece sembra che ritabettaglio riscatti almeno in parte il suo tempo dedicato a questa falsa messa appunto recitando il Rosario, contro il quale avrebbero tanto da dire i ‘fratelli’ protestanti, come invece altrattanto non fanno per questa messa novo conio, fatta secondo i loro desideri…

      • #Luisa S.   13 novembre 2015 at 10:34 pm

        Durante la S.Messa feriale no perché non dura il tempo per recitare il rosario, ma alla S.Messa festiva lo recitavo eccome proprio per non dover ascoltare l’omelia, poi ho trovato dove si celebra V.O. e ho risolto il problema

    • #martha   13 novembre 2015 at 10:17 pm

      Cara Giuseppina Coppotelli, purtroppo ci sono delle inesattezze. L’omelia non è parte della Santa Messa – questa cosa ovviamente non è affatto chiara nel Novus ordo, in cui sul modello protestante c’è una liturgia della parola e una parte dedicata all’Eucarestia, con tutta la trafela di abusi liturgici che ne conseguono. La Santa Messa è la ripetizione non cruenta del Sacrificio di NS Gesù Cristo sull’altare. La ‘Messa è finita’ (ite missa est) lo è quando il prete ha consacrato l’ostia e si è comunicato. In tempi antichi, infatti, la comunione dei fedeli (preceduta dal confiteor ovvero ‘Confesso a Dio Onnipotente’ etc..) e l’omelia o la predicazione, non facevano parte della Messa ed in realtà non ne fanno propriamente parte. Conto tenuto del fatto che la signora assiste al Novus Ordo e che ad esso si accompagni una ambigua dottrina, la signora Rita Bettaglio fa mooolto bene a recitare il Rosario!! (cosa che molto spesso si faceva, prima delle riforme liturgiche, tra gli assistenti alla Messa, le nostre pie nonne in primis, in segno di riverenza e preghiera).

  7. #anonimo   13 novembre 2015 at 11:16 pm

    Io preferisco leggere i paragrafi 369 e seguenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, anche se per voi saranno troppo “modernisti”

  8. #marziam   13 novembre 2015 at 11:30 pm

    Salve. Trovo la signora Rita molto coraggiosa e devota a Dio nel prendere la comunione nel modo definito più giusto da padri della chiesa e ritengo che sia molto lodevole il fatto che non si faccia condizionare dalla massa ma faccia ciò che ritiene giusto, sia per la comunione in ginocchio che per il rinnovato uso del velo. Mi permetto di dare un consiglio alla signora Rita, per me non è opportuno recitare il rosario durante la messa anche se non è celebrata nel modo più fine e rispettoso; poichè noi comunque nella messa se pur non celebrata nel modo più ortodosso, pur che sia celebrata da un sacerdote cattolico, assistiamo al regno e al sacrificio di Cristo. Penso infine e voglio intendere con il mio discorso questo: non è che il concilio ha portato solo male e neppure solo bene, e non è che nel pre-concilio ci fosse una comunità di credenti e dei modi di fare solo giustissimi e insostituibili, per molti casi è così, ma si commettevano abusi anche allora, e io sono dell’idea che sovrapporre il rosario alla messa sia un abuso e sia sbagliato poichè ti distolgie dalla partecipazione coi fratelli al sacrificio di Cristo.Mi scuso se mi sono permesso di consigliarle buona cammino. 🙂

  9. #Don Alfredo Morselli   14 novembre 2015 at 10:23 am

    Ave Maria! Questo articolo è stato scritto da me, anni fa, su Messainlatino
    Chiedo gentilmente di rettificare la fonte
    Grazie
    Don Alfredo Morselli

    • #jeannedarc   14 novembre 2015 at 1:32 pm

      Caro Reverendo, la fonte é esatta in quanto da ultimo il Suo articolo é comparso su gloria.tv. Sapevamo che l’Autore é Lei (visibile nella fonte linkata in fondo all’articolo) così come che il pezzo é originariamente apparso su MiL nel 2009, per poi essere variamente ripreso, per cui abbiamo specificato nel link alla fonte “ex multis”.

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