La luna nel pozzo del Concilio: recensendo “Non possumus” di Pietro Ferrari

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«Tutti i conflitti umani sono ultimamente conflitti teologici»

(H. E. Manning)

di Luca Fumagalli

L’aspetto maggiormente esecrabile del modernismo, quello che in qualche modo rende ragione della sua natura più profonda, è il sentimento di sprezzante superiorità che dimostra nei confronti del passato, come se la Chiesa avesse insegnato per duemila anni puerili inesattezze, inadatte all’adulto e maturo mondo contemporaneo. Il Concilio Vaticano II ha elevato questa cultura a rango di verità, e tutti gli archeologismi e i sofismi che si sono susseguiti a ritmo frenetico negli anni del postconcilio sono stati generati dal desiderio dei novatori di riscattare la cattolicità dalla propria presunta ignoranza. L’esito è sotto gli occhi di tutti, e più che una nuova pentecoste si assiste all’ennesima scena di una tragicommedia mediocre e noiosa di cui, purtroppo, non si intravede la fine.

L’epoca di Bergoglio non ha fatto altro che confermare la deriva del cattolicesimo verso le spiagge poco accoglienti del criterio mondano. Il sinodo sulla famiglia, solo per fare un esempio recente, ha nuovamente ribadito una sorta di primogenitura del mondo che anticipa e informa la stessa Chiesa. L’antroposofia montiniana continua dunque a trovare nuovi adepti all’interno di un quadro teologico che, sovvertendo la dottrina tradizionale, prende marxisticamente le mosse da una prassi che dà corpo alla fede. Si tratta di una spaventosa contraddizione che porta a sostituire l’uomo a Dio, l’esperienza soggettiva alla verità oggettiva.

Il primo merito di Non possumus, il nuovo saggio di Pietro Ferrari che, come recita il sottotitolo, ha lo scopo di indagare proprio le deviazioni dottrinali e liturgiche del Concilio Vaticano II, è quello di essere un prodotto editoriale unico. Non che manchino volumi dedicati al tema – ce ne sono, al contrario, fin troppi – ma mai nessuno era riuscito con piglio così sistematico a riunire in una pratica raccolta le principali ragioni per una critica profonda alla rivoluzione conciliare, presentate al lettore in uno stile serio e godibile. La penna dell’autore si muove agile, districandosi con efficacia tra i tecnicismi e l’ampio apparato citazionistico messo in campo, abile nel confezionare un prodotto rivolto a un pubblico più ampio della ristretta cerchia degli esperti. Inoltre, il tappeto storico che accompagna e rende ragione degli argomenti esposti nel volume contribuisce a restituire un po’ di carne al discorso teologico che, per sua stessa natura, corre il rischio alla larga di risultare astratto o noioso.

I capitoli spaziano da argomenti di ampio respiro a momenti più attentamente dedicati alle deviazioni conciliari che hanno per oggetto la riforma del Messale e i nuovi Sacramenti e sacramentali. Ne risulta un ritratto d’insieme tutt’altro che scontato, capace con pochi tratti di restituire il sapore di un cambiamento epocale in atto, di uno sradicamento della tradizionale dottrina cattolica in nome di quel moderno vitello d’oro che prende il nome di ecumenismo.

Allo stesso tempo Non possumus si incarica di sfatare alcuni miti del postconcilio, soprattutto le presunte tendenze conservatrici che qualcuno ha preteso di rintracciare nei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Entrambi, al di là dei luoghi comuni, rivelano una perfetta continuità con i nuovi insegnamenti del Concilio. Wojtyla, per esempio, parlò in toni elogiativi dell’ «eredità spirituale di Lutero», partecipò al culto anglicano nella cattedrale di Canterbury e ricevette regolarmente membri della potente massoneria ebraica del B’nai B’rith, con cui aveva instaurato rapporti di collaborazione. Anche Ratzinger, in giovane età una delle punte del progressismo europeo, ha parlato in anni recenti della paternità spirituale degli ebrei – che possono salvarsi anche senza credere in Cristo -, ha messo in dubbio in alcuni suoi scritti la veridicità del racconto evangelico e nella Caritas in Veritate impiega un linguaggio più sociologico che religioso per offrire un contributo cristiano all’agenda del G8.

Ma la novità principale del libro di Ferrari, più che la diagnosi, è la cura proposta. Non possumus, infatti, condisce le sue pagine di una pungente critica dal gusto sedevacantista, uno sguardo interpretativo che, come ricorda Piergiorgio Seveso nell’elegante postfazione al volume, è una boccata di aria fresca «dopo anni e anni di mantra sull’ “ermeneutica della continuità” ripetuti sino alla nausea, di antichi ma sempre rinnovati refrains sul “Concilio da interpretare alla luce della tradizione”, di “ripareggiatori” tanto messianicamente invocati ma mai giunti tra i nostri libri». A partire da questa ipotesi, l’autore si lancia in una disamina precisa e ricca che conduce a un coraggioso impatto con il problema dell’autorità, una questione che non è certo secondaria, costituendo anzi il cuore stesso della rivoluzione conciliare.

Nelle parole di Ferrari l’opposizione al Concilio prende la forma di una radicale scelta di vita che, lungi dal mero estetismo dei pizzi e dei merletti, si sostanzia in una lotta quotidiana, combattuta  prima di tutto con se stessi. Non esistono opzioni, compromessi o sotterfugi: il cattolicesimo o è integrale o non è; ed è proprio con questa sfida implicita che si chiude Non possumus. La conclusione, però, non è disperante, non parla di una sconfitta irrimediabile che, data l’evidente sproporzione tra le forze in campo, sembrerebbe cosa certa. Della parte del vero cattolico c’è Cristo, una luna che tinge di desiderio e speranza anche le tenebrose acque del pozzo conciliare.

Il libro: P. FERRARI, Non possumus. Indagine sulle deviazioni dottrinali e liturgiche a 50 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, Reggio Emilia, Radio Spada, 2015.

 

6 Commenti a "La luna nel pozzo del Concilio: recensendo “Non possumus” di Pietro Ferrari"

  1. #frank10   16 novembre 2015 at 9:09 am

    Ho appena finito di leggerlo.
    Innanzitutto un grazie al bravissimo Pietro: un libro eccellente, da consigliare.
    Come illustrato da guelfonero, l’ho trovato veramente completo nella disamina dei vari punti critici del CVII e del NOM.
    Molto utile anche la carrellata delle varie posizioni di resistenza a questa pseudoChiesa eretica, compresi gli accenni ai vari sedevacantismi.
    Magari avrei preferito un’impaginazione un po’ più schematica dei vari punti elencati: in più parti sono tutti uno di seguito all’altro, senza spaziature o meglio ancora numerazioni o capitoletti, ad es. per avere una più facile futura consultazione sui vari punti da citare.
    In ogni caso: Bravo!

  2. #frank10   16 novembre 2015 at 9:16 am

    Mi correggo, il post è di guelfonero, la recensione di Luca Fumagalli…
    PS: sarebbe magari utile avere la possibilità di editare i propri commenti per correggere cose come queste.

  3. #guelfonero   16 novembre 2015 at 3:51 pm

    Capita ma in questo caso nulla di male. Sono io che ringrazio Luca Fumagalli per essersi assunto il generoso onere della recensione. E’ un libro che farà del bene: nel caso di una seconda edizione molte cose potranno essere perfezionate, sia graficamente che contenutisticamente.

    Piergiorgio Seveso

  4. #frank10   16 novembre 2015 at 9:09 pm

    Venendo ai contenuti, sono rimasto abbastanza stupito a pag. 205-206 sulla pertinacia di un (ex-)papa eretico.
    Dunque oggi ci sarebbero “papi” eretici materiali ma non formali e il Papato decaduto formalmente ma non materialmente.
    Mah, a me questa tesi non convince.
    1) Dal libro, pag. 205: “L’elemento formale, anche nell’eresia, è la pertinacia, cioè non il ripetere per lungo tempo questa opinione sbagliata, ma il farlo sapendo che la Rivelazione le è opposta.”
    In particolare don Ricossa a pag. 206 sostiene che “Questa è la pertinacia, e noi non ne siamo certi, anzi apparentemente costoro pensano d’essere essi stessi il Magistero […] può darsi che nel loro foro interno si rendano perfettamente conto di […] non esplicitare l’insegnamento della Chiesa, ma non di contraddirlo […] La loro posizione apparentemente vuole essere ancora cattolica.”
    Ma stiamo scherzando?? Non stiamo mica parlando di qualche incolto pretino di campagna novello Lutero! Qui si parla di persone con decenni di studi alle spalle, perdipiù fatti pure prima del CVII! Ratzinger era pure insegnante di dogmatica e storia del dogma a Bonn, Munster, Ratisbona etc!!
    Stiamo parlando di gente che ha dichiarato che la Gaudium et Spes è “una sorta di contro-Sillabo”! Ma allora LO SA che lui segue una nuova dottrina che è OPPOSTA alla vecchia dichiarata infallibilmente!! Come si fa a dire che non si sa se lo sa!!
    O di Bergoglio che dice apertamente che non bisogna vergognarsi di dire che la Chiesa in passato ha sbagliato! Fresca fresca di ieri: “Lei [una luterana] va davanti al Signore e chiede perdono; Suo marito fa lo stesso e va dal sacerdote e chiede l’assoluzione. Sono rimedi per mantenere vivo il Battesimo […] quando voi insegnate ai vostri figli chi è Gesù, perché è venuto Gesù, cosa ci ha fatto Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica, ma è lo stesso. […] mi diceva un pastore amico: “Noi crediamo che il Signore è presente lì. E’ presente. Voi credete che il Signore è presente. E qual è la differenza?” – “Eh, sono le spiegazioni, le interpretazioni…”. La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni […] ‘padre siamo diversi perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri ne dicono un’altra’. Ma un grande vostro [luterano] ha detto un giorno che c’è l’ora della grazia riconciliata, di quel Dio che è venuto da noi per servire”. Una fra 1000 da citare, c’è bisogno d’altro per dire che SA che insegna cose contrarie alla dottrina cattolica? Anche un bambino delle elementari preconciliare saprebbe che queste frasi esprimono dottrine opposte al Magistero cattolico, è totalmente impossibile che lui, sacerdote, vescovo, “papa”, a 79anni, non lo sappia!!
    Altro che dubbi sulla “formalità” dell’eresia!
    (Per riderci un po’ sopra ha anche detto: “Amo tanto andare in carcere. Ogni volta che vado in carcere mi chiedo sempre perché loro sì e io no.” Fosse vero 😉 )
    2) Ricossa: “Per avere la certezza che essi hanno perso la virtù della Fede bisognerebbe che un’autorità (di fatto) che può parlare in nome della Chiesa chiedesse loro di ritrattare gli errori commessi”
    Ma poi è falso che non siano mai stati fatti notare i loro errori: da Lefebvre ad altri vescovi successivamente e con scritti fatti pervenire loro e con il fatto stesso delle separazioni dei Vescovi dei vari sedevacantismi (tanto che li ritengono scismatici): sanno benissimo che il problema dei loro insegnamenti (del CVII) è contrario alla dottrina di sempre, ma ignorano volontariamente di rispondere ai punti, se non a vanvera con parole senza nessuna dimostrazione, tipo “ermeneutica della continuità”. Oppure con la demonizzazione degli avversari “tradizionalisti”, tipica del dittatore argentino Bergoglio. Insomma come si fa a farsi ingannare dalla tattica modernista che, per definizione, usa continuamente l’ambiguità del dire-non dire, affermare-smentire per confondere le acque e procedere indisturbata oltre le accuse??
    3) Queste dissertazioni risentono di epoche passate, più schiette e lente, dove gli eretici rimanevano orgogliosamente al di fuori della Chiesa, oppure si infiltravano sì, ma non certo con le tattiche moderne di neolingua e ambiguità di oggi, e li individuavi facilmente; dove il tempo scorreva lento e potevi fare con calma i tuoi bravi processi anche decennali; e mancavano i mezzi di comunicazione attuali, dove un giorno equivale ad anni di distruzione. Continuare con queste teorie -giuste ma anacronistiche- rivela la mentalità di un teologo/speculatore, non di un generale: la teoria, non la pratica. Il problema oggi non è materiale/formale, il problema è quel PUBBLICO in un mondo moderno.
    4) Ma poi chi se ne importa di cosa pensano nel loro foro interno questi qui: è accertato che sono eretici materiali PUBBLICI, questo DEVE (DOVEVA….) bastare per rimuoverli immediatamente dal posto che occupano per impedire loro di fare danni incommensurabili con l’insegnamento apparentemente Magisteriale a tutti i cattolici, ma anche a tutti gli altri, in un mondo mediatico come quello attuale. Una volta tolto il pericolo, POI si potrà accertare, con processi vari, la realtà della pertinacia o meno.
    Non si può tollerare che stiano tranquillamente a pontificare nel loro presunto papato materiale pur essendo eretici con il papato decaduto di fatto! E per 50 -dicasi cinquanta- anni, non qualche mese di tolleranza!! A questo punto, verrebbe quasi da dire che è perfino questa Tesi di Cassiciacum ad essere corresponsabile di lasciare le cose come stanno. Dato che nessun Vescovo si fa avanti, lasciamo tutto così, finchè poi non c’è più nulla da fare, dato che sono tutti diventati eretici inconsapevoli.
    5) Infine mi domando: quei Vescovi che sanno che servirebbe il loro intervento per denunciare questi “papi” eretici, cosa temono?? Se sono sedevacantisti non temono nulla, dato che hanno già perso tutto dal punto di vista di cariche ecclesiali ufficiali. Non avendo nulla da perdere, perché non *urlano* dalla mattina alla sera davanti ai sedenti? E non per una settimana, ma per mesi o anni? Non è l’ora di fare *chiasso*, scandalo pubblico in modo che si sia costretti tutti a prendere decisioni? Pensano che basti scrivere articoli su un blog di 4 gatti? Ma, ancora di più, non era da fare 50 anni FA??
    Guérard des Lauriers, creatore della Tesi è stato fatto Vescovo nel 1981, per 7 anni avrebbe avuto il tempo per farlo lui, no?
    O dovremmo aspettare l’intervento di Vescovi residenziali che ormai sono tutti modernisti di fatto?
    Ora come purtroppo dice giustamente don Ricossa alla fine del capitolo, l’eresia si è diffusa a tutti i livelli, vescovi, preti e laici, chi ascolterebbe più OGGI un papa Cattolico?!
    Ormai è rimasto solo un piccol(issim)o Gregge.

  5. #Pietro Ferrari   1 marzo 2016 at 6:06 pm

    Per frank10

    Che serva la pertinacia nell’eresìa è pacifico come è pacifica la distinzione tra peccati materiali e formali, che se confessati evidentemente sono o diventano formali.

    L’ apostolicità viene mantenuta anche grazie (MALGRADO!?!) gli occupanti, proprio come il male diventa strumento per il bene essendo Dio invincibile. Il caso di necessità che renderebbe elettore un concilio imperfetto è proprio la MANCANZA DI CARDINALI. Se da decenni non ne avessimo neanche materialiter, comunque nel concilio imperfetto non potrebbero starci i ‘nostri’ e questo da CODEX che è legge universale ed infallibile, ancora vigente per ovvi motivi. A mio avviso anche la tesi fatimita di Araì potrebbe sposarsi col papato materiale, in quanto l’abbattimento SIMBOLICO del papato (essendo comunque occupato da qualcuno) può benissimo riferirsi al sedevacantismo formaliter mentre da qui a considerare NECESSARIAMENTE E CERTAMENTE INVALIDI i conclavi (senza fondamento canonico) mi pare invece logicamente un salto nel vuoto.

    Paradossalmente è grazie all’aspetto ‘giuridico-legale-materiale’ che la Chiesa IN POTENZA MA NON IN ATTO è ancora TALE e necessariamente in quanto INDEFETTIBILE. In ESSA sta il seme per la fioritura o RIfioritura ma se il seme è stato distrutto dalla vacanza totale allora servirebbe una nuova Chiesa che nasca ex novo (contro le promesse di Gesù) o cedere alle svariate forme di conclavismo.
    in atto non vi è Giurisdizione ma in potenza è sempre ed ancora possibile che Essa POSSA tornare in capo alla gerarchia.

    Non se ne esce altrimenti e il criptoconclavismo implicito di qualcuno parte proprio da un rifiuto aprioristico della Tesi. A mio avviso la Tesi è una spiegazione della crisi che evita di commettere altri errori per non seguire quelli ufficiali. Non è un dogma nel modo più assoluto né è mai stata presentata come tale ma non per questo è da rigettarsi, in quanto è fino a prova contraria vera. La Bolla prevedeva non la necessità di dichiarazione COSTITUTIVA in quanto sarebbe priva di senso se considerasse la riparazione come automatismo: è necessario che QUALCUNO PROVVEDA A RIMUOVERE E A COSTITUIRE. Ai tempi di Paolo IV avrebbe provveduto la Chiesa che era in ordine ma oggi non lo è.

    A ben vedere anche la Bolla di Paolo IV prevedeva che “siano tolti” (da chi e come?) onori etc. in quanto è di buon senso concludere con Des Lauriers che chi ha autorità per dichiarare la vacanza totale è il medesimo soggetto ad avere autorità nel provvedere alla riparazione….. e torniamo al conclave…..

    Gli occupanti non possono distruggere la Chiesa essenso Essa INDEFETTIBILE. L’eresia non è il mezzo ma l’ostacolo. È ovvio che il miracolo consiste nella ritrovata ortodossia che poi andrà a causare monizioni, dichiarazione di vacanza e conclave….ma conclave legittimo ; -)

    • #frank10   2 marzo 2016 at 11:20 am

      Caro Pietro,
      grazie del commento.

      Diciamo che sono d’accordo su tutto!

      “Che serva la pertinacia nell’eresìa è pacifico”
      Certamente.
      Riassumendo, la pertinacia consiste semplicemente nel SAPERE qual è la Dottrina cattolica e ovviamente voler continuare ugualmente nell’eresia. Le intenzioni dei soggetti contano nulla: basta solo sapere se sanno oppure no, il perché lo fanno non ci interessa, se la vedranno con Dio.

      Nel mio commento sopra non criticavo la Tesi, ma in particolare un solo aspetto, e cioè la dimostrazione formale di eresia dei sedenti tramite processo canonico. Cioè, ho capito che giuridicamente la procedura per appurare la pertinacia dovrebbe essere fatta con un processo coi dovuti crismi, MA dire che perciò NON possiamo sapere veramente se hanno o no la pertinacia nella loro eresia, mi pare un eccesso di garanzia nei loro confronti. Non perché sia sbagliata la garanzia in sè, ma perché di prove abbondanti del fatto che loro SANNO qual è la Dottrina cattolica ce ne sono in abbondanza, come ho accennato sopra. E sapere le loro intenzioni è ininfluente.

      Ma oltretutto avanzavo perplessità su questo modo di ragionare GIUSTO e corretto nella TEORIA, e non lo nego, MA forse anacronistico nella nostra situazione attuale. Ovviamente non relativisticamente come se le cose giuste di ieri non siano giuste oggi, ma piuttosto per le mutate condizioni storiche in cui la modernità ci ha fatti piombare: la drammatica capacità di propagazione dell’errore a tutto il globo terrestre istantaneamente e ripetutamente con relativo lavaggio del cervello di menti sempre più annebbiate e indifese. In poche parole: si sta corrompendo nell’eresia -anche inconsapevolmente- tutta la cristianità mondiale (se appunto non è già corrotta irrimediabilmente)! Di fronte a questa tragedia non si può tergiversare sui codici…

      Insomma, certo che le regole sono giuste e andrebbero usate, MA vi sono momenti di emergenza in cui l’agire normale non può più essere considerato “giusto” ed è necessario agire in modo diverso; e più estrema è l’emergenza più c’è la giustificazione allo “strappo” alla regola.
      Del resto non è una novità anche nella Chiesa stessa: cito due esempi ma ce ne sono altri.
      Quando la cattolicità stava rischiando di cadere nel pericolo concretissimo di avere un papa ebreo, fintamente convertito, il famoso Pierleoni, realizzando così i sogni dei massimi nemici di essa, se non c’era l’energia e la forza del cardinale Almerico che decise un colpo di forza coi pochi cardinali antiebrei per eleggere segretamente Innocenzo II, la frittata si sarebbe fatta. Bè, non è che quell’elezione avesse tutti i crismi della regolarità… ma se si fosse aspettato come voleva la teoria… addio.
      Allo stesso modo durante lo Scisma d’Occidente coi famosi antipapi, il concilio di Costanza non è che fosse proprio una procedura perfettamente “legale” e corretta, ma grazie a Dio che è stata fatta comunque e si è risolta così la situazione.

      Esattamente come dicevi tu:
      “Ai tempi di Paolo IV avrebbe provveduto la Chiesa che era in ordine ma oggi non lo è.”
      Le procedure e le leggi sono ottime fintanto che c’è tutta la struttura ben funzionante ad applicarle; se viene a mancare *completamente* non si può pensare di aspettare all’infinito di poter applicare i codici per filo e per segno.

      Siamo d’accordo che il conclavismo non va bene.
      Ma a mio parere c’è chi pone troppa speranza in un intervento di un vescovo residenziale!
      Nel senso che se per miracolo si ribellasse al “sistema” conciliare, verrebbe immediatamente espulso da tutti gli altri, “papa” in testa, mediaticamente messo alla gogna e diventerebbe dunque irrilevante, rientrando subito nel novero degli altri sedevacantisti e saremmo di nuovo a piedi…! Ma poi, all’epoca, i vari Vescovi che hanno fatto le varie “monizioni” ai vari “papi”, nessuno di loro era “residenziale”?? Quindi la famosa monizione già ci sarebbe stata… Quante ne dovremmo fare? Una per ogni nuovo falso “papa”?? E’ debilitante ragionare così: vuol dire disperdere le forze all’infinito. Non penso sia importante fare monizioni ai singoli “papi” di volta in volta, MA colpire al cuore l’eresia alla base di tutto il sistema: il CONCILIO e di conseguenza TUTTI quelli che lo accettano in automatico. Che poi il Concilio non è altro che il (neo-ultra-post)modernismo GIA’ condannato ufficialmente. Ma allora appunto E’ GIA’ stato fatto….
      Il problema non sono le monizioni, passate o future, MA che NESSUNO se le fila: a nessun Vescovo/Cardinale interessa, tutti sono felici e contenti del CVII!! Come potrà mai bastare un residenziale che smetta di fare il don Abbondio?? Per non parlare del popolo (ex)cattolico abituato ai sapori del CVII…
      Appunto come dicevi tu, ci vuole un MIRACOLO colossale che comporti il ritorno di MOLTI all’ortodossia… Magari per “provocarlo” bisogna anche agire fuori delle “regole” ufficiali previste, come sopra….