L’Onu impone lo ‘sviluppo di gender sostenibile’

onu

di Tommaso Scandroglio

Si chiamano Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tra il 2000 e il 2015 l’Onu ne aveva indicati otto, priorità che i governi soprattutto dei Paesi in via di sviluppo dovevano mettere in agenda, quali la lotta alla povertà, l’accesso a cibo, cure, istruzione per tutti, l’ambiente, l’innovazione industriale ed altri.  Ad agosto l’Organizzazione per le Nazioni Unite ha stilato una nuova serie di obiettivi – ben 17 con 169 sotto-obiettivi – per il periodo 2015-2030. E questa volta i goals voluti dall’Onu, approvati dall’Assemblea generale a settembre, dovranno essere soddisfatti da tutte le Nazioni.

A metà settembre a New York si è svolto un vertice tra i responsabili del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) e l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (Ohchr). In questa occasione si è discusso della creazione di un indice di inclusione delle persone Lgbt. Di cosa si tratta? L’intento è quello di mettere a punto dei parametri per capire se una tale nazione è “inclusiva” verso le persone omosessuali e transessuali (ed altre bizzarre varianti sessuali). In buona sostanza, l’Onu potrebbe bacchettare uno Stato non solo se il suo indice di povertà e scolarizzazione è molto basso, ma anche nel caso in cui si scopra che una certa quota di persone omosessuali non è presente in Parlamento, oppure se non è contemplata nei programmi scolastici una formazione filo gender o che non vi siano strumenti sanzionatori di carattere penale per impedire il dissenso su tematiche legate alla teoria del gender.

Ad onor del vero i criteri per soddisfare i requisiti di inclusività gender non sono stati ancora resi noti, ma crediamo di essere facili profeti nel predire che gli indici da noi appena accennati non saranno molto dissimili da quelli che potrebbe approvare l’Onu. La riunione di New York ha dato il via poi ad una consultazione tra organismi internazionali, multinazionali e docenti universitari al fine di precisare meglio quali e quanti dovranno essere i criteri affinché uno Stato possa ricevere il bollino blu-Onu, cioè per essere considerata una nazione amica dei gay. La consultazione si è conclusa lo scorso 23 novembre e i risultati verranno discussi tra esperti, attivisti gay e studi legali internazionali a metà dicembre.

Nel frattempo, tanto per soffiare sul fuoco, due tra le più influenti organizzazioni gay al mondo,l’International Lesbian and Gay Association (Ilga) e l’Outright Action International (Oai), sono scese in campo per far pressione sulle alte sfere dell’Onu affinché si approvino quanto prima questi indici inclusivi. L’Ilga e l’Oai, infatti, sono due Ong accreditate presso l’Onu con finalità consultive e sono state fatte partecipi della consultazione a cui facevamo cenno prima. In una nota dello scorso ottobre dal titolo “Consultation on the Development of Global Lgbti Inclusion Index in the context of the Sustainable Development Goals” queste due organizzazioni danno il proprio contributo alla consultazione. Nella nota si può leggere che negli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile 2015-2030 devono essere inclusi «l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’intersessualità o le persone Lgbti» dato «che la popolazione omosessuale fa parte della popolazione generale e per questo motivo meritevole delle protezioni previste secondo gli accordi internazionali vincolanti per i diritti umani».

Ilga e Oai, quindi, non si sono accontentate che all’obiettivo numero 5 impegna l’Onu a lottare per«l’uguaglianza di genere», ma vuole che un target specifico sia dedicato proprio alla valorizzazione dell’omosessualità e transessualità, tramite appunto la definizione di indici di inclusività specifica a cui dovranno attenersi tutte le nazioni del mondo. Si tratta in definitiva di fissare gli Obiettivi di sviluppo gender sostenibili.

La volontà che il gender finisca nelle agende di tutti i governi del mondo mette in luce chel’omosessualità e i principi soggiacenti alle teorie sull’identità di genere non possono essere più semplicemente considerate come espressioni di mere libertà sessuali del singolo o di desideri presenti solo nelle sfera privatissima della persona, ma, avendole accostate a bisogni primari come acqua, cibo, energia, salute, pace, etc., assurgono a diritti fondamentali (ed infatti è di questo che si occupa l’Onu), a status antropologici, ad esigenze di base dell’uomo in quanto uomo. In questa prospettiva l’omosessualità e l’identità di genere declinata nell’acronimo Lgbt non devono essere più considerate mere varianti dell’inclinazione erotica o della percezione di sé nella sfera sessuale, bensì categorie antropologiche dell’umanità da sempre esistite e che chiedono di essere finalmente riconosciute. Quasi che il genere umano sia composto da uomo, donna, transgender, bisessuale, etc. La sigla Lgbt, allora, rimanda ad un concetto valoriale e pregno di propria dignità culturale come l’etnia o la razza, dimensioni naturali dell’homo. L’umanità è prima di tutto gender.

L’iniziativa delle lobby omosessualiste non è dunque di piccolo cabotaggio perché in fin dei contichiede soltanto che i gay non vengano insultati per strada o licenziati dal posto di lavoro, ma ha ben altra levatura dato che rivendica il riconoscimento e la tutela di un uomo nuovo, che può essere etero, omo, lesbo, etc. Non più quindi due categorie concettuali accostate tra loro – l’eterosessuale e l’omosessuale – ma un’unica realtà umana, un unico genere di persone al cui interno vi sono specie sessuali differenti. È questo l’ennesimo “uomo nuovo” dopo quello della rivoluzione francese – l’uomo illuminato e laico – quello della rivoluzione comunista – l’uomo proletario –  e quello nietzschiano – il Superuomo. Uomini appunto “nuovi”, perché di certo non inventati da Dio all’inizio della creazione.

 

Fonte

 

6 Commenti a "L’Onu impone lo ‘sviluppo di gender sostenibile’"

  1. #lucius   27 novembre 2015 at 1:53 pm

    Dopo aver letto tale articolo sul gender santificato dall’Onu mi chiedo se a noi cristiani Dio non ci chieda di reagire anche fisicamente se non ci resta altro per legittima difesa.

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  2. #bbruno   27 novembre 2015 at 4:31 pm

    Allora tra gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile, programmati dalla Suprema Organizzazione delle Nazioni Unite, non c’è solo la lotta alla povertà l’accesso al cibo, ma anche la protezione e promozione dei dirritti gay lesb trans omosex bisex omnisex, per rispondere alle pressioni della ILGA e della OAI che di quei diritti sono portavoce.!

    Sarà uno spettacolo vedere come si moverà ora , in proposito, la Santissima Sede Apostolica tramite il suo Osservatore Permanente presso la benemerita Organizzazione, della quale la detta Santissima Sede si sente onorata di far parte, per l’obiettivo comune di promuovere la “pacifica convivenza e collaborazione tra le Nazioni tutte” (Gio.Paolo II). E come sarà corrisposta “la fiducia e la convinzione ” che “in essa riponevano”, come in “eloquente e promettente segno dei nostri tempi” “i Pontefici Giovanni XXIII e Paolo Vi, e che lo stesso Pontefice, che tali cose dice nel discorso alle stesse Nazioni Unite, Giovanni P.II, ha “espresso più volte fin dai (suoi) primi mesi di pontificato”.

    E vedere come è giustificata l’ attestazione di stima nell’ “importanza dell’ Onu” ancora recentemenre riconosciuta in nome della Chiesa Cattolca da tanti (così eminenti) suoi predecessori, anche da parte dell’ ‘attuale papa Francesco, nel suo discorso a New York nella sede della stessa Associazione. Vedremo cosa saprà ottenere, o come agirà, l’attuale detto papa Franciesco,così attento al rispetto dei diritti delle persone e dei popoli. …Se riuscirài a gridare, il dovere al rispetto del diritto, oltre che alla “casa, lavoro, libertà e terra -e al cibo all’ acqua e alle fogne” , anche del diritto che Dio ha di vedere rispettata la sessualità dell’uomo come da Lui voluta. Non è il Vicario del Figlio di Dio Redentore dell’ ‘uomo??? O il popolo redento dal Sangue di Cristo, è un popolo che esiste solo per assecondare laicamente i diritti dell’uomo senza Dio, sanzionati solennemente in quella sede solenne, da lui e dagli illustri e qui nominati suoi predecessori, così prepotentemente e costantemente elogiata, per l’ opera che vi si svolge a favore della “pacifica convivenza e collaborazione tra le Nazioni tutte”???

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  3. #bbruno   27 novembre 2015 at 8:51 pm

    …e quindi abbiamo una chiesa che si compiace del ruolo guida dell’ONU per i popoli. Quella che è la funzione della Chiesa di Cristo, di essere faro di luce per l’umanità, da condurre a Cristo per farla uscire dalle tenebre nelle quali brancola, dalla nuova chiesa trasferita dalle rive del Tevere a quelle dell’Hudson, e messa nelle mani di una conventicola di odiatori di Dio! ! Ma chi odia Dio se non Satana, l’avversario? Quindi, per il detto dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, vediamo chiaramente a servizio di chi è, questa nova chiesa!: Sinagoga satanae, appunto!..

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  4. #bbruno   27 novembre 2015 at 10:07 pm

    Dimenticavo la citazione:

    “ Egli [ il Papa della Chiesa cattolica]non ha alcuna potenza temporale, né alcuna ambizione di competere con voi; non abbiamo infatti alcuna cosa da chiedere, nessuna questione da sollevare; se mai un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere, quello di potervi SERVIRE in ciò che a Noi è dato di fare, con disinteresse, con umiltà e amore. “
    Discorso del santo padre Paolo VI 
alle Nazioni Unite-lunedì, 4 ottobre 1965

    –Capito? Il papa non ha nulla da chiedere, nessuna questione da sollevare, solo un desiderio da esprimere,un permesso da chiedere, davanti a quel “Consesso unico al mondo”: aver l’ onore di poter fare il servo dell’ONU! (Da “Servus servorum Dei” a servo dell’ ONU!).

    Se lo dice l’ ONU, se l’ ordina l’ONU, l’aborto, l’ eutanasia, il matrimonio omo, il gender…sono solo correzioni di sbagli di natura, perfezionamenti della natura, e quindi eccoci pronti a SERVIRE l’ONU in quest’azione di perfezionamento dell’ HOMO”!!!”. In spiritu “umilitatis” et in “amore” hominis!

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  5. #lister   28 novembre 2015 at 12:18 pm

    Cosa ci si poteva aspettare dall’Ordine Nuovo Universale?!
    La massoneria ordina, il Mondo obbedisce. La Chiesa pure, bbruno.
    Sentiremo cosa ne dirà Putin.

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  6. #Alessio   29 novembre 2015 at 1:31 pm

    Nulla di cui stupirsi, e nulla che riesca ormai più ad amareggiarmi.
    Ormai è noto che l’orientamento politico e legale di tutti i Paesi della NATO sarà sempre più anticristiano, e che i massoni che gestiscono tali Paesi faranno il possibile per estendere questo cancro al mondo intero.
    Quindi, chi non vuole essere complice di questi servi si Satana si abitui ad essere un fuorilegge, parola che in questo senso verrà ad assumere un significato sempre più alto e nobile. Se chi muove la politica è nemico di Dio, le leggi che dalla politica scaturiscono lo sono altrettanto e noi abbiamo non solo il diritto ma il dovere di non rispettarle.
    Reagire fisicamente? Di sicuro, con l’aiuto di Dio, perhè non so chi altri ci potrà o vorrà aiutare (Putin?). Il nome del vecchio partito indipendentista irlandese fà al caso nostro : Sinn Fèin = Noialtri soli. Ma non per questo ci dovremo mai piegare.

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